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Ogni persona ha l’assoluto diritto e dovere di sviluppare pienamente il suo UNICO, PROFONDO scopo nella vita - conosciuto come Vera Volontà - senza interferenze o imposizioni da parte di altri. Va comunque ricordato che la Vera Volontà è espressione del Vero Io, che va ri-scoperto tramite la coltivazione e la rettificazione orizzontale.
CODICE 33 Realizzazione nella materia " significato 33°"
Come fa il resto della Terra ad adattarsi con l’altra parte della “palla”???
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Andrà tutto bene… tu continua a credere al 33… ripetilo come un mantra, dici sempre Trentatré…
Tu continua a credere al 33… mi raccomando
Sogni e natura interdimensionale della realtà A Greg Reese Report Voce Dino Tinelli Credits: Canal104Plus
L’ECLISSI, RĀHU E KETU Questa sera il Sole non tramonterà integro: scenderà sotto l’orizzonte ancora eclissato, con la propria luce quasi totalmente occultata. Astronomicamente è un fenomeno preciso; nella simbologia della Jyotiṣa (astrologia tradizionale indiana) è un’immagine particolarmente severa, perché l’eclissi appartiene all’asse di Rāhu e Ketu, i due Chāyā-graha, i Pianeti d’Ombra. Rāhu e Ketu non sono due forze indipendenti, ma le due parti di un unico essere asurico smembrato. Rāhu è la testa immortale che divora senza potersi saziare: desiderio, ossessione, ambizione, fame di potere, fascinazione, propaganda, eccesso, trasgressione, espansione incontrollata. È la forza che continua a promettere: “ancora questo, e finalmente sarai completo”. Ma ciò che viene conquistato non basta mai, perché una testa senza corpo può divorare, ma non può conoscere la sazietà. Ketu è la controparte oscura di quella stessa tragedia. È il corpo decapitato, privo della testa che desidera e progetta. Per questo recide, separa, svuota, dissolve il legame con ciò che prima sembrava essenziale. Ketu può certamente aprire al distacco e, nelle configurazioni superiori, persino alla liberazione; ma resta una potenza asurica e la sua esperienza può essere molto più cupa: perdita di significato, disillusione, estraneità, rifiuto, nichilismo, sensazione che nulla di ciò che è stato conquistato riesca più a nutrire l’essere. Rāhu dice: “Devo ancora ottenere.” Ketu risponde: “Ho ottenuto, e non significa più nulla, non mi soddisfa.” Questa è la terribile complementarità dei nodi. Rāhu alimenta la fame; Ketu rivela il vuoto lasciato dalla sazietà impossibile. Rāhu gonfia l’oggetto del desiderio fino a renderlo assoluto; Ketu lo svuota improvvisamente di valore. Uno trascina verso l’accumulazione, l’altro verso la perdita di senso. Uno esaspera l’attaccamento, l’altro recide il legame e rinnova la fame quando ciò che era stato inseguito mostra finalmente la propria inconsistenza. L’eclissi rende visibile questo asse karmico. Ciò che era latente può emergere, ciò che era già esasperato può raggiungere il limite, ciò che sembrava stabile può manifestare la propria fragilità. E questa volta il simbolo possiede un’immagine ancora più cupa: il Sole non viene soltanto raggiunto dall’Ombra; tramonta mentre l’Ombra è ancora su di lui. Rāhu divora. Ketu svuota. La fame e la perdita di significato sono le due estremità dello stesso serpente. E quando questo asse oscura il Sole proprio mentre la luce scompare sotto l’orizzonte, la tradizione astrologica vi riconosce il segno di forze che portano all’estremo ciò che è già instabile, fino al momento in cui l’eccesso incontra la dissoluzione.
🔥 For the Love of God 🔥
https://salvatorebrizzi.com/non-guardate-leclissi/
Cieli e stivali. Non so a voi, ma a me questa storia delle temperature record suona come la faccenda dei morti COVID. Paro paro. Stesso allarmismo. Stessa risonanza. Stesse bufale. Fino a parlare di “temperatura percepita”, alla faccia di qualunque criterio scientifico. Ma dove vogliamo andare a parare, se ancora diamo retta alle rilevazioni riferite dal mainstream o da Google, quando sappiamo benissimo che misurano la temperatura al sole, al suolo e fra un po' pure sugli specchi? Il problema, forse che forse, è un altro. Che non è la calura in sé, né l'afa, né l'umidità: sono tutte cose già ampiamente sperimentate da chiunque ogni benedetta estate. No. La questione, semmai, è tutta nel cosiddetto “effetto microonde”, a cui sempre più gente fa riferimento parlando delle anomalie del meteo attuale. Cioè: non siamo più al cosiddetto “effetto phon” percepibile in moto nelle giornate più calde. E siamo ben al di là pure della situazione in cui ci si bagnava la maglietta addosso, e passava la paura. No. Qui è di gran lunga peggio. Della serie: le scatolette di cibo, riposte in una dispensa dentro casa, vengono fuori come fossero state a bagnomaria sui fornelli. L'acqua esce dal rubinetto sempre calda, sempre. Anche quando hai lo scaldabagno staccato da mesi. E il pavimento in marmo sembra parquet, altro che cercare il fresco per terra. E che una di queste cose possa capitare in un giorno, ci può stare; ma che sia sempre così per mesi e mesi, anche no. Almeno, non se vivi in una città sul mare tradizionalmente famosa per il suo maestrale. Totale: magari non sarà uguale dappertutto e sarà un fenomeno con gradazione geograficamente variabile, ma da bravo complottista il riscaldamento di materiali diversi non esposti al sole mi sa tanto di sollecitazione tramite onde a livello molecolare, proprio come avviene in un microonde. Perché non ci sono temperature così alte da poter giustificare una cosa simile, eppure è come se tutto fosse rimasto al sole per ore ed ore, pur essendo riposto rigorosamente all'interno della casa, magari a piano terra o in cantina interrata. Certo, si dirà che è un'idea bislacca. Eppure, un'azione in sottofondo tramite onde elettromagnetiche potrebbe in qualche modo spiegare tale fenomenologia, così come la sempre più marcata, frequente e diffusa percezione che sia difficile inalare ossigeno. Già, viene sempre da spiegarlo con afa, calura e tassi di umidità. Ma non sarà che il disegno dei soliti noti voglia che coloro che hanno capito l'agenda politica dietro il climate change di origine antropica… siano i primi a sminuire ciò che va realmente accadendo? Pensiamoci: per i sieri, differenti lotti e differenti condizioni di salute dei destinatari hanno determinato esiti diversi. Il risultato è stata una mancata percezione dei danni, o la possibilità di sminuirli da parte dei sostenitori della bontà della puntura salvifica. Qui, differenti zone geografiche e differenti condizioni climatiche determinano tipi di azioni modulate in vario modo e varia misura, cosicché anche in questo caso si ottengano risultati che vengono percepiti in modo diverso a seconda del posto(da alcuni grandine tipo albicocca, da altri piogge torrenziali e trombe d'aria, da altri ancora caldo da urlo). E pure stavolta, guarda caso, la frammentazione delle condizioni meteo, pur modificate, fa sì che il tutto si diluisca in un “è sempre successo”. No. Per me non è sempre successo. Ma neanche per sogno. Forse negli incubi. In quelli peggiori. Dove il cielo non era più il cielo, ma era la cassa di risonanza di questi irraggiamenti elettromagnetici. Era la gabbia fatta di scie di nanoparticolato, altro che di normale condensa. Era la suola del maledetto stivale che sta schiacciando le nostre vite sotto questa coltre di perenne grigiore. @Lanonaelica vi saluta.
E qui c’è un’altra piccola ironia: ci hanno persino insegnato a chiamare questa enorme macchina biologica “società”. Come se fosse semplicemente un gruppo di persone che si sono messe d’accordo spontaneamente per complicarsi la vita a vicenda. Un nome elegante per un sistema nel quale quasi tutti recitano una parte, molti non sanno di recitarla e quelli che provano a leggere il copione vengono generalmente invitati a rilassarsi. Ecco perché l’amicizia è stata svuotata del suo significato. È stata ridotta a una parola da social network, a una lista di contatti, a una convenienza reciproca, a una presenza occasionale. Non dovevano abolirla. Sarebbe stato troppo evidente. Dovevano conservarne il nome e ucciderne il contenuto. È una tecnica antica: lasciare in piedi il tempio dopo averne rubato la divinità. E forse Gaia, poverina, non ha nemmeno bisogno di censurare l’amicizia. È sufficiente insegnarci a usarne il nome per qualunque rapporto ci faccia comodo. Così possiamo avere cinquecento “amici” e non sapere a chi telefonare quando il mondo ci crolla addosso. Un progresso straordinario: abbiamo sconfitto la solitudine moltiplicandola per cinquecento. Forse è proprio questo il motivo per cui, quando nella vita incontri qualcuno che ti vede davvero, provi una sensazione così rara da sembrare impossibile. Non è semplice affinità. È il sistema che, per un istante, smette di funzionare. È una crepa nel vetro della Cupola. E ogni crepa contiene una possibilità che il Terrario non può permettersi che abbastanza anime si riconoscano, comprendano di non essere mai state realmente sole e trasformino quella che chiamavano amicizia in ciò che è sempre stata… la prima forma di libertà. E forse è proprio per questo che, su Gaia, la cosa più sovversiva che due esseri umani possano ancora fare non è ribellarsi. È riconoscersi. Riguardo a tutto il resto, prima o poi, lo raccoglieranno nella mietitura. (Dedicato a Lanonaelica) t.me/ArredaLaMatrix ®
L’amicizia Hanno convinto intere generazioni che fosse un sentimento. Una piacevole coincidenza della vita. Un lusso emotivo. Una compagnia. Niente di più comodo per chi deve custodire un Terrario. Perché se riesci a convincere gli esseri umani che l’amicizia è soltanto un’emozione, nessuno si accorgerà mai della sua vera funzione. L’amicizia non nasce per riempire il tempo. Non nasce per alleviare la solitudine. Nasce come un meccanismo di riconoscimento. Due anime non diventano amiche perché condividono gli stessi gusti, ma perché riconoscono nell’altra qualcosa che credevano perduto. È un linguaggio che precede le parole. Una memoria che riaffiora senza sapere da dove provenga. E già qui qualcuno potrebbe chiedersi perché mai chiamarlo Terrario. In fondo abbiamo già un nome molto più rassicurante: Gaia. Un nome meraviglioso, quasi materno. Gaia. La grande Madre. La casa comune. Il “pianeta” che ci accoglie tutti. Suona molto meglio di “struttura chiusa per l’allevamento e l’osservazione di organismi senzienti”. Anche il marketing, evidentemente, ha avuto una certa evoluzione. Ed è qui che il Terrario mostra tutta la propria intelligenza. Non impedisce che le anime si incontrino. Sarebbe impossibile. Lascia che accada. Anzi, ne favorisce alcune. Perché soltanto osservando un incontro autentico può comprenderne la forza. Il suo compito non è evitare il riconoscimento. Il suo compito è impedirne la propagazione. Un’anima che ricorda è un’anomalia. Due anime che si riconoscono sono una possibilità. Ma quando quel riconoscimento si trasmette ad altre, quando la fiducia diventa una rete e la rete diventa coscienza, allora nasce qualcosa che nessun sistema chiuso può più controllare. Gaia, d’altronde, è un nome perfetto per un Terrario. È abbastanza poetico da farci dimenticare che viviamo dentro una scatola. E se proprio dobbiamo stare in una scatola, tanto vale chiamarla Madre Terra: sembra quasi che ci abbiano fatto un favore nel mentre ringraziamo. È in quel momento che entra in gioco ciò che le civiltà hanno descritto con mille nomi diversi e che io chiamerò semplicemente mietitura. Non un massacro. Sarebbe un gesto rozzo. A volte un po’ grezzo e sanguinolento, ma del resto ad alcuni piace il sangue. Non la distruzione dei corpi, che continuano a essere utili al Terrario, ma la raccolta di tutto ciò che rende un’anima capace di riconoscerne un’altra. Perché i corpi servono. Sono i vettori attraverso i quali le anime attraversano la materia, fanno esperienza, si incontrano e, soprattutto, si riconoscono. Utili vettori. Distruggere il vettore quando ciò che trasporta è ancora utile sarebbe una forma piuttosto stupida di gestione. Il vero pericolo, quindi, non è il corpo. È quello che può accadere tra ciò che un corpo contiene e ciò che ne contiene un altro. Il vero pericolo non è l’uomo. È il legame. Un uomo isolato può essere educato, corretto, rieducato, perfino convinto di aver scelto liberamente la propria prigione. Ma un gruppo di anime che si riconosce spontaneamente inizia a confrontare ricordi, intuizioni, dubbi, anomalie. Ognuna colma le lacune dell’altra. Ciò che uno dimentica, l’altro lo ricorda. Ciò che uno non vede, l’altro lo indica. Ed è così che il Terrario perde il suo vantaggio più grande: quello di poter riscrivere ogni coscienza una alla volta. [Take a breeze, part II is below...]👇
Cari Amici, buongiorno…