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  • AVVISO Dalla prima Domenica di Avvento, 29 Novembre 2026, riprenderanno le pubblicazioni dell'Apostolato Internazionale Christus vincit con una veste rinnovata. Lodiamo sempre la SS. Trinità e invochiamo il patrocinio della Beata Vergine del Monte Carmelo, sotto la cui protezione milita questo Apostolato. NOTICE Starting on the first Sunday of Advent, November 29, 2026, the publications of the International Apostolate Christus Vincit will resume with a renewed look. Let us always praise the Most Holy Trinity and invoke the patronage of the Blessed Virgin of Mount Carmel, under whose protection this Apostolate serves.

  • MARTIROLOGIO ROMANO, 1955 Sancti et Sanctae Dei, orate pro nobis. 🙏🏻🕯🌹

  • Santa Messa https://www.youtube.com/live/iZXDcf5QbuU?feature=shared

  • 19 сент. 2025 г.1 4785из Christusvincit

    L’ultima preghiera del Papa Re Era il 19 settembre 1870. Le truppe italiane avevano completato l’investimento della città eterna, e l’ultimo atto del dramma cominciato nel 1859 stava per recitarsi; il sacrifizio stava per consumarsi. Il Santo Padre entrava alla Scala Santa. Giunto all’ultimo gradino dopo essersi curvato a baciare la Croce che segna la traccia del Sangue del Salvatore, il Santo Padre, levando le braccia come Mosè alla vista della terra di Canaan, rivolse questa preghiera al Dio degli eserciti... https://www.radiospada.org/2019/09/lultima-preghiera-del-papa-re/

  • 19 сент. 2025 г.9506из Christusvincit

    [QUESTIONE ROMANA] ‘Dall’alto dell’Apostolico Seggio’. Lo sguardo di Leone XIII sulla Rivoluzione Italiana È il piano delle sette, che si svolge ora in Italia, specialmente nella parte che tocca la Chiesa e la religione cattolica; collo scopo finale e notorio di ridurla, se fosse possibile, al niente. https://www.radiospada.org/2020/09/questione-romana-dallalto-dellapotolico-seggio-lo-sguardo-di-leone-xiii-sulla-rivoluzione-italiana/

  • 19 сент. 2025 г.7009из Christusvincit

    La Salette: il Segreto condannato. Da tutto questo deriva che: 1) il testo del Segreto non è stato approvato dalla Chiesa come lo è stata l’apparizione del 1846; 2) il Sant’Uffizio ne ha vietata la diffusione sotto pena di pesanti sanzioni nel 1915; 3) ne è stato vietato anche il possesso e la lettura nel 1923; 4) il Sant’Uffizio ha precisato che intendeva condannarne il contenuto nel 1957. https://www.radiospada.org/2022/09/la-salette-il-segreto-condannato/

  • 19 сент. 2025 г.5319из Christusvincit

    P. Serafino Tognetti, L'Ordine della Gran Madre di Dio e degli Apostoli degli ultimi tempi: regola dettata a Melania dalla B.V.M. a La Salette

  • 19 сент. 2025 г.60110из Christusvincit

    P. Serafino Tognetti, Il messaggio segreto della B.V.M. a La Salette

  • 19 сент. 2025 г.5889из Christusvincit

    P. Serafino Tognetti, Il messaggio pubblico della B.V.M. a La Salette

  • 19 сент. 2025 г.4474из Christusvincit

    Deum verum, unum in Trinitáte, et Trinitátem in Unitáte, * Veníte, adorémus. - Dio vero, uno nella Trinità, e Trino nell'Unità, * Venite, adoriamolo.

  • MEDITAZIONE QUOTIDIANA Dai «Trattati su Giovanni» di sant'Agostino, Vescovo. (Tratt. 26, 4-6; CCL 36, 261-263) Ecco, io salverò il mio popolo. «Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre» (Joann 6:44). Non pensare di essere attirato contro la tua volontà: l'anima è attirata anche dall'amore. Né dobbiamo temere di essere criticati per queste parole evangeliche della Sacra Scrittura da quanti stanno a pesare le parole, ma sono del tutto incapaci di comprendere le realtà divine. Costoro potrebbero obiettarci: Come posso ammettere che la mia fede sia un atto libero, se vengo trascinato? Rispondo: Nessuna meraviglia che sentiamo una forza di attrazione sulla volontà. Anche il piacere ha una tale forza di attrazione. Che significa essere attratti dal piacere? «Cerca la gioia nel Signore, esaudirà i desideri del tuo cuore» (Ps 36:4). Esiste dunque una certa delizia del cuore, per cui esso gode di quel pane celeste. Il poeta Virgilio poté affermare: Ciascuno è attratto dal proprio piacere. Non dunque dalla necessità, ma dal piacere, non dalla costrizione, ma dal diletto. Tanto più noi possiamo dire che viene attirato a Cristo l'uomo che trova la sua delizia nella verità, nella beatitudine, nella giustizia, nella vita eterna, dal momento che Cristo è proprio tutto questo. O forse che i sensi del corpo hanno i loro piaceri e l'anima non dovrebbe averli? Se l'anima non ha le sue delizie, come mai il salmo dice: «Si rifugiano gli uomini all'ombra delle tue ali, si saziano dell'abbondanza della tua casa, e li disseti al torrente delle tue delizie. È in te la sorgente della vita e alla tua luce vediamo la luce»? (Ps 35:8-10). Dammi uno che ami, e capirà quello che sto dicendo. Dammi uno che arda di desiderio, uno che abbia fame, che si senta pellegrino e assetato in questo deserto, uno che sospiri alla fonte della patria eterna, dammi uno che sperimenti dentro di sé tutto questo ed egli capirà la mia affermazione. Se invece parlo ad un cuore freddo e insensibile, non potrà capire ciò che dico. Tu mostri ad una pecora un ramoscello verde e te la tiri dietro. Mostri ad un fanciullo delle noci, ed egli viene attratto e là corre dove si sente attratto: è attirato dall'amore, è attirato senza subire costrizione fisica; è attirato dal vincolo che lega il cuore. Se, dunque, queste delizie e piaceri terreni, presentati ai loro amatori, esercitano su di loro una forte attrattiva - perché rimane sempre vero che ciascuno è attratto dal proprio piacere - come non sarà capace di attrarci Cristo, che ci viene rivelato dal Padre? Che altro desidera più ardentemente l'anima, se non la verità? Di che cosa dovrà essere avido l'uomo, a qual fine dovrà desiderare che il suo interno palato sia sano nel giudicare il vero, se non per saziarsi della sapienza, della giustizia, della verità, della vita immortale? Dice perciò il Signore: «Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia», quaggiù, «perché saranno saziati», lassù (Matth 5:6). Gli concedo quello che ama, gli rendo quello che spera. Vedrà quello che ora senza vedere accetta per fede. Si ciberà di ciò di cui ora ha fame, sarà dissetato con ciò di cui ora ha sete. Ma quando e dove? Nella risurrezione dei morti, perché: «Io lo risusciterò nell'ultimo giorno» (Joann 6:54).

  • 19 сент. 2025 г.4052из Christusvincit

    Responsorio e Supplica a San Gennaro Ad Januarii Sanguinem, Qui ter quotannis aestuat Si damna te dejiciant, Devota Siren advola. https://www.radiospada.org/2021/09/responsorio-e-supplica-a-san-gennaro/

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  • 19 сент. 2025 г.3961из Christusvincit

    Sancte Januari, ora pro nobis. 🙏🏻🌹🕯

  • 19 сент. 2025 г.3291из Christusvincit

    ORAZIONE A SAN GENNARO RECITATA DALLE PARENTI DEL SANTO Pe’ lu sanghe e pe’ la testa liberace d’e tempeste! Pe’ la testa e pe’ lu sanghe liberace a tutte quante! San Gennaro mio fa tu ca io nun ne pozzo proprio cchiù La speranza e la mia fede tutta sta riposta in Te Tu ‘o vvide e Tu ‘o ssaje arrimmierece chisti guaje Popolo mio va te cunfessa popolo mio e nun peccare cchiù Chisto è stato San Gennaro c’ha priato lu buon Gesù Viva viva lu Protettore viva viva San Gennaro che de Napule è lu Patrone e viva ‘o gran Santone E lu Pate sia ludato e lu Figlio e lu Spiritussanto Chè San Gennaro è grande e dona tanto San Gennaro mio putente prega a Dio pe’ tanta gente San Gennaro mio protettore prega a Dio nostro Signore Chè San Gennaro è grande e dona tanto Jesce e fance ‘a grazia cavaliere ‘e Giesucristo Putenzia ‘e San Gennaro puteggece Sanghe ‘e San Gennaro defennece Clemenza ‘e San Gennaro cunzolace Viva viva Giesù e Maria e viva viva San Gennaro San Gennaro è gluriuso San Gennaro è miraculuso E popolo mio fa festa e pe’ tutta la città che bella grazia ca ‘nce ha fatto San Gennaro ringrazziamme E lu Pate sia ludato e lu Figlio e lu Spiritussanto… Tu sempe nc’haje cunzulate e sempe nc’haje cunzulà sempe nc’haje difese e sempe nc’haje defennere sempe nc’haje aiutate e sempe nc’haje aiutà e in vita e in morte nun ce abbandunà Da tanne ‘nzì a chest’ora cillu sanghe bolle e vive e viva lu grande Iddio che a nuje lu destinà E lu Pate sia ludato e lu Figlio e lu Spiritussanto…

  • 19 сент. 2025 г.409из Christusvincit

    Omelia di san Giovanni Crisostomo. Omelia 54 su Matteo, dopo l'inizio. Dopo che il Signore ebbe espulso ogni timore dal cuore dei discepoli, li ebbe armati con la manifestazione dei miracoli, separati da ogni affare secolare, liberati da ogni cura temporale ed in qualche modo li ebbe resi ferrei ed adamantini; allora finalmente predice loro le avversità a venire. Infatti da questa predizione di cose future conseguivano molti benefici: anzitutto apprendevano la forza della sua prescienza; inoltre nessuno avrebbe sospettato che dalla sofferenza del Maestro derivassero mali tanto gravi; di più, coloro che avrebbero patito le cose predette, non sarebbero stati scossi da un evento subitaneo e inatteso; infine, nell'ascoltare queste cose nel tempo della passione di lui, non fossero eccessivamente turbati. Invero perché capiscano che questo è un nuovo genere di guerra e un insolito modo di combattere, mandandoli nudi, con una sola tunica, senza calzari, senza bastone, senza cintura e senza bisaccia; e comandando che fossero  nutriti da coloro che li ricevessero; non concluse qui il suo discorso, ma, esponendo l'inesplicabile sua potenza disse: “Nell'andare, mostratevi mansueti come pecore, sebbene stiate andando verso dei lupi, e non semplicemente verso dei lupi, ma in mezzo ai lupi (invero comanda loro di avere non solo la mansuetudine delle pecore, ma anche la semplicità della colomba); così farò gran mostra della potenza, allorché i lupi saranno sopraffatti dalle pecore: e sebbene esse siano in mezzo ai lupi, e siano lacerate da innumerevoli morsi, non saranno affatto uccise, ma trasformeranno i lupi in pecore”. E cosa certamente più grandiosa e più ammirabile, cambiare la mente degli avversari e trasformarli, che ucciderli: soprattutto essendo essi dodici soltanto ed essendo di lupi pieno il mondo. Vergognamoci dunque noi che, facendo il contrario, ci avventiamo sugli avversari come lupi. Vinciamo fintanto che saremo pecore, anche se mille lupi ci stanno attorno, li soprafacciamo e siamo vincitori. Invece quando saremo lupi saremo vinti. Allora infatti si allontana da noi l'aiuto del Pastore che pasce pecore e non lupi. https://tradidiaccepi.blogspot.com/2017/09/san-gennaro-vescovo-di-benevento-e.html?m=1

  • 19 сент. 2025 г.578из Christusvincit

    Dai «Discorsi» di sant'Agostino, Vescovo. (Disc. 340, 1; PL 38, 1483-1484) Per voi sono vescovo, con voi sono cristiano. Da quando mi è stato posto sulle spalle questo peso, di cui dovrò rendere un non facile conto a Dio, sempre sono tormentato dalla preoccupazione per la mia dignità. La cosa più temibile nell'esercizio di questo incarico è il pericolo di preferire l'onore proprio alla salvezza altrui. Però, se da una parte mi spaventa ciò che io sono per voi, dall'altra mi consola il fatto che sono con voi. Per voi infatti io sono vescovo, con voi sono cristiano. Quello è nome di un mandato che ho ricevuto, questo è nome di grazia. Quello di pericolo, questo di salvezza. Veramente ci sentiamo come in un mare immenso e come sbattuti dalle tempeste, proprio a causa dell'incombenza pastorale affidataci. Ci ricordiamo però a prezzo di quale sangue siamo stati redenti e, consolati da questo pensiero, entriamo come in un porto sicuro. Mentre ci affatichiamo nel lavoro apostolico ci conforta la certezza del beneficio comune che ne risulta. Assai di più mi consola il pensiero di essere stato redento con voi, che non il fatto di essere stato preposto a voi. Seguendo perciò il comando del Signore, cercherò di essere ancor più pienamente al vostro servizio, per non essere ingrato a quel riscatto che mi ha reso vostro fratello. Debbo infatti amare il Redentore, e so quello che ha detto a Pietro: «Pietro, mi ami? Pasci le mie pecorelle» (Joann 21:17). Questo disse una prima, una seconda, una terza volta. Prima veniva richiesto l'amore e poi imposto l'onere, perché dove maggiore è l'amore, minore è il peso della fatica. «Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato?» (Ps 115:12). Se dico di offrire al Signore il ministero di pascere le sue pecorelle, dico la verità. Lo faccio, infatti, «non io, ma la grazia di Dio che è con me» (1Cor 15:10). E allora come posso credere di essere uno che dà il contraccambio, se in tutto sono prevenuto da lui? Se amiamo disinteressamente e pascoliamo il gregge gratuitamente come possiamo esigere la ricompensa? Non sembrano inconciliabili le due cose: amore disinteressato e servizio gratuito con lo stipendio? E tuttavia si conciliano. Infatti non si potrebbe esigere la ricompensa da colui che viene amato disinteressatamente, se, chi è amato, non costituisse lui stesso la ricompensa dell'amore. Se, infatti, in cambio del dono di averci redenti, gli rendiamo il servizio di pascolare le sue pecorelle, qual contraccambio potremmo ancora offrirgli per il fatto che ci ha costituiti pastori? Effettivamente cattivi pastori, che Dio non voglia, lo siamo per nostra colpa, mentre buoni pastori, che Dio lo voglia, non possiamo esserlo se non per sua grazia. Perciò, miei fratelli: «Vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio» (2Cor 6:1). Rendete fruttuoso il nostro ministero. «Voi siete il campo di Dio» (1Cor 3:9). Dall'esterno ricevete chi pianta e chi irriga, dall'interno, invece, colui che fa crescere. Aiutateci con la vostra preghiera e la vostra obbedienza, perché troviamo la nostra gioia non tanto nell'essere vostri capi, quanto nell'esservi utili servitori.

  • 19 сент. 2025 г.219из Christusvincit

    SAN GENNARO, VESCOVO DI BENEVENTO E MARTIRE, PATRONO PRINCIPALE DELLA CITTÀ E DEL REGNO DI NAPOLI Doppio di I classe con Ottava comune. Paramenti rossi. Infierendo Diocleziano e Massimiano contro i Cristiani, Gennaro, vescovo di Benevento, fu condotto a Nola davanti a Timoteo, prefetto della Campania, perché professava la fede cristiana. Là, sottoposta la sua costanza a varie prove, e gettato in una fornace ardente, ne uscì sì bene illeso, che la fiamma non gli bruciò né l'abito e neppure un capello. Quindi il prefetto, furibondo, ordinò di squartare il corpo del Martire fino a rompere le articolazioni dei nervi e delle membra. Frattanto il suo diacono Festo e il lettore Desiderio presi e incatenati, sono trascinati insieme col vescovo davanti al carro del prefetto fino a Pozzuoli, e gettati nella stessa prigione in cui si detenevano Sosio di Miseno e Procolo di Pozzuoli, diacono, Eutichio e Acuzio, laici, tutti condannati alle belve. Il giorno dopo furono tutti esposti alle fiere nell'anfiteatro; ma queste, dimentiche della loro naturale ferocia, si accovacciarono ai piedi di Gennaro. Timoteo attribuendolo a incantesimi, pronunziò contro i Martiri di Cristo la sentenza capitale; ma divenuto cieco all'istante, e ricuperata subito la vista per le preghiere di Gennaro, a questo miracolo abbracciarono la fede di Cristo quasi cinquemila uomini. Tuttavia l'ingrato giudice non raddolcito punto dal beneficio, anzi furibondo per tanta moltitudine di conversioni, e fanatico osservatore dei decreti imperiali, ordinò che il santo Vescovo coi compagni fossero colpiti di spada. Le città circonvicine, desiderando ciascuna adottarsi uno di essi per patrono presso Dio, ebbero cura di seppellirne i corpi. I Napoletani, dietro avviso celeste, rilevarono il corpo di Gennaro; il quale fu trasferito prima a Benevento, poi nel monastero di Monte Vergine, e infine a Napoli dove, collocato nella chiesa principale, è glorificato da molti miracoli. Fra i quali è da ricordare in primo luogo l'estinzione di vortici di fiamme che uscirono una volta dal monte Vesuvio, gettando spavento e distruzione non pure nelle regioni vicine, ma anche nelle più lontane. E, ancora più splendido, il fatto del suo sangue, che si conserva nello stato solido in un'ampolla di vetro, il quale fino ai nostri giorni, allorché si pone davanti al capo dello stesso Martire, si vede miracolosamente liquefare e bollire, come se venisse versato al presente: «Si espone l'ampolla del sangue insieme col capo del Martire e dopo uno spazio più o meno lungo di preghiera, il sangue comincia a liquefarsi, aumentando il volume, come se fosse allora in ebollizione [...] Dio vuol mostrare al suo popolo di Napoli, che il sangue del loro gran Patrono - “æterno flori” come là lo chiamano nell'antica iscrizione sepolcrale - è sempre rubicondo e vivo al cospetto del Signore perché nell'eternità e in Dio non esiste passato, ma tutto è presente e in vita a lui dinnanzi. Il martirio del glorioso Vescovo protegge continuamente la bella e cara città di Partenope, così ricca in genio dei suoi figli, come i fiori magnifici di santità» (Card. A.I. Schuster, Liber Sacramentorum, Torino, 1932, vol. VIII, p. 262). Il culto di questo celebre Santo venne già attestato da San Paolino da Nola.

  • 19 сент. 2025 г.261из Christusvincit

    SANTI GENNARO VESCOVO E COMPAGNI, MARTIRI Doppio. Paramenti rossi. I santi Martiri Gennaro, Vescovo della città di Benevento, Festo suo Diacono, e Desiderio Lettore; Sosio, Diacono della Chiesa di Miseno; Procolo, Diacono di Pozzuoli; Eutichio ed Acuzio, dopo le catene ed il carcere, furono decapitati sotto il Principe Diocleziano. Il corpo di san Gennaro fu portato a Napoli ed onorevolmente sepolto nella chiesa, dove pure si conserva ancora in una ampolla di vetro il sangue del beatissimo Martire, che, posto in presenza della sua testa, si vede liquefarsi e bollire, come se fosse sparso di fresco. Omelia di sant'Ilario Vescovo. Commento su Matteo can. 25. I discepoli domandano al Signore quando avverranno queste cose, e quale sarà il segnale della sua venuta e della fine del mondo. E siccome gli si fanno tre quesiti nello stesso tempo, egli li separa con tre risposte, distinguendone il tempo per farli comprendere. La prima risposta riguarda la rovina della città, e li conferma colla verità della sua dottrina, affinché nessun impostore potesse sedurre questi spiriti ancora ignoranti; ché anche ai loro tempi sarebbero sorti degli uomini che si sarebbero spacciati per il Cristo. Egli pertanto li preavvisa di non prestar fede a sì perniciosa menzogna. Quindi egli li fortifica a sopportare per il suo nome sofferenze, fughe, battiture, la morte e l'odio pubblico. Certo, molti saranno sconcertati per queste persecuzioni, e scandalizzati per tanti mali sopraggiunti, ed eccitati a odiarsi l'un l'altro. E ci saranno dei falsi profeti (come fu Nicola, uno dei sette diaconi) e pervertiranno molti con un'apparenza di verità; e, in questo progredir dell'iniquità, la carità di molti si raffredderà. Ma la salvezza è riserbata a chi persevererà sino alla fine; e allora gli uomini apostolici, dispersi in tutte le parti del mondo, predicheranno la verità del Vangelo. E allorquando sarà portata dappertutto la cognizione del mistero celeste, allora Gerusalemme non tarderà a cadere e perire; affinché la punizione degl'infedeli, e lo spavento della distruzione della città confermino la fede che sarà stata predicata. Or dunque tutto questo s'è compiuto su di quella, com'era stato predetto; e, lapidati, messi in fuga e a morte gli Apostoli, essa fu distrutta dalla fame, dalla guerra, dalla schiavitù. E allora non fu più degna di esistere da quando, rigettati i predicatori di Cristo, si mostrò indegna di udire parlare di Dio. https://sardiniatridentina.blogspot.com/2017/09/san-gennaro-vescovo-e-compagni-martiri.html?m=0

  • 18 сент. 2025 г.2093из Christusvincit

    * La regola del digiuno e dell’astinenza così può essere sintetizzata: - LA LEGGE DEL DIGIUNO obbliga tutti i fedeli che hanno compiuto i 21 anni e non hanno ancora iniziato il 60° anno. - LA LEGGE DELL’ASTINENZA dalla carne obbliga tutti i fedeli a partire dai 7 anni compiuti. IL DIGIUNO consiste nel fare un solo pasto al giorno e due piccole refezioni nel corso della giornata (i moralisti quantificano in 60 grammi al mattino e 250 grammi alla sera; la refezione serale è sempre di magro). L’ASTINENZA vieta l’uso della carne, di estratto o brodo di carne, ma non quello delle uova, dei latticini e di qualsiasi condimento di grasso animale. GIORNI DI ASTINENZA DALLE CARNI: - tutti i Venerdì dell’anno (tranne se vi cade una festa di precetto, ma questo vale solo al di fuori della Quaresima). GIORNI DI ASTINENZA E DI DIGIUNO: - Mercoledì delle Ceneri; - ogni Venerdì e Sabato di Quaresima; - il Mercoledì, il Venerdì e il Sabato delle Quattro Tempora; - le Vigilie di Natale (24 Dicembre), di Pentecoste, dell’Assunzione (14 agosto), d’Ognissanti (31 Ottobre). GIORNI DI SOLO DIGIUNO SENZA ASTINENZA: - tutti gli altri giorni feriali di Quaresima (le Domeniche non c’è digiuno). POSSONO NON PRATICARE L’ASTINENZA: - i poveri che ricevono carne in elemosina e non hanno altro da mangiare; - gli infermi, i convalescenti, i deboli di stomaco, le donne che allattano, le donne incinte se deboli; - gli operai che fanno lavori più pesanti quotidianamente; - mogli, figli, servi, tutti coloro che esercitano un servizio essendovi costretti, e che non possono avere altro cibo sufficientemente nutriente. POSSONO NON PRATICARE IL DIGIUNO: - coloro che digiunerebbero con grave incomodo: ammalati, convalescenti, deboli di nervi, donne che allattano o incinte; - poveri che hanno già poco cibo a disposizione; - coloro che esercitano un lavoro che è moralmente e ordinariamente incompatibile con il digiuno (es. lavori pesanti); - coloro che fanno un lavoro intellettuale molto faticoso (es. studenti sotto esami); - chi deve fare un lungo e faticoso viaggio; per un maggiore bene o per un’opera di pietà più grande, se questa è moralmente incompatibile con il digiuno (es. assistenza ai malati). (Canoni 1250-1254 del Diritto Canonico piano-benedettino del 1917, modificati dal Decreto dalla S. Congregazione dei Riti del 16 settembre 1955 e dalla S. Congregazione Concilio del 25 luglio 1957 sotto il pontificato di Pio XII)

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