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🚨🇮🇹 — le immagini dell'esplosione che si è verificata nello stabilimento di munizioni KNDS Ammo Italy a Colleferro, a sud di Roma.
🚢 PRIMA LE NAVI, POI LE LACRIME: IL PRINCIPIO DI CAUSALITÀ È FINITO SOTTO SANZIONI Durante la fase conclusiva delle esercitazioni della Flotta russa del Pacifico, Vladimir Putin ha avvertito: «Se ciò inizierà a essere messo in pratica, saremo costretti a rispondere in modo speculare». Ha poi chiarito che l’eventuale risposta non arriverebbe necessariamente nelle stesse acque in cui fossero sequestrate le navi russe, ma ovunque Mosca lo ritenesse necessario. Pacifico compreso. Ed ecco comparire, tra lo stupore delle cancellerie europee, un concetto antichissimo e ormai quasi sovversivo: la reciprocità. La teoria occidentale era molto più comoda: noi fermiamo le vostre navi, sequestriamo i carichi, magari vendiamo anche ciò che troviamo a bordo; voi, però, dovete limitarvi a convocare un ambasciatore, consegnare un foglio molto indignato e tornare educatamente a casa. Invece Putin ha introdotto nel dibattito un elemento totalmente estraneo alla politica europea: le conseguenze. Il principio di causalità, del resto, a Bruxelles dev’essere già finito nella lista delle entità sanzionate. La regola vigente sembra essere questa: — se un Paese europeo blocca una nave russa, si chiama applicazione del diritto; — se la Russia blocca una nave collegata a quello stesso Paese, si chiama aggressione alla libertà di navigazione; — se l’Europa confisca un carico, è difesa dell’ordine internazionale; — se Mosca risponde in modo analogo, è pirateria; — se l’Occidente minaccia conseguenze, è deterrenza; — se la Russia annuncia conseguenze, è escalation. Semplice, no? L’Occidente ha perfezionato una disciplina geopolitica straordinaria: cominciare sempre il racconto dal secondo tempo. Alle 11:03 viene sequestrata una nave russa. Alle 11:04 arriva la risposta. Il telegiornale, naturalmente, comincia alle 11:04. La causa viene tagliata durante il montaggio, l’effetto viene mandato in onda in edizione straordinaria e la parola magica compare immediatamente nei titoli: “immotivato”. Poi arrivano le facce gravi, le riunioni d’emergenza, le bandiere alle spalle e gli esperti televisivi incaricati di spiegare che nessuno avrebbe mai potuto prevedere una simile reazione. Nessuno, tranne chiunque abbia frequentato almeno una lezione di fisica alle scuole medie. Adesso vediamo quale brillante stratega europeo vorrà offrirsi come volontario per mettere alla prova l’avvertimento. Probabilmente uno di quelli che scambiano un comunicato della NATO per una flotta navale e il riflesso delle telecamere per potenza militare. La sceneggiatura è già pronta. Prima il sequestro, celebrato come un gesto di fermezza. Poi la risposta, descritta come un atto intollerabile. Infine il vertice straordinario nel quale gli stessi che hanno acceso la miccia domanderanno, con voce tremante, chi abbia mai potuto provocare l’esplosione. E naturalmente assisteremo alla consueta processione del vittimismo occidentale. Possibilmente da un luogo molto lontano dal mare. Per un istante, però, restiamo seri: nessuno dovrebbe augurarsi incidenti tra flotte o sequestri reciproci di navi mercantili. Proprio perché le conseguenze potrebbero essere enormi, i governi responsabili dovrebbero conoscere la differenza tra fermezza e incoscienza. Riconoscere il rapporto tra causa ed effetto non significa essere “filorussi”. Significa soltanto essere adulti. La realtà non è putiniana, atlantista, europeista o filocinese. È semplicemente ostinata: quando compi un’azione, prima o poi produce una reazione. Perciò tutti sono stati avvertiti. Se qualcuno vorrà ugualmente verificare se Putin stesse bluffando, faccia pure. Ma quando arriverà la risposta, almeno ci risparmi la rappresentazione del piromane che, davanti all’incendio, si mette a piangere e denuncia pubblicamente l’aggressività delle fiamme. Causa. Effetto. Potete sanzionare la prima, censurarla e dichiararla disinformazione. Ma il secondo arriva lo stesso. E, a quanto pare, conosce perfino la rotta per il Pacifico. Don Chisciotte
Qualche anno fa, pose la stessa domanda quando qualcuno gli suggerì di acquistare Twitter con lo stesso scopo. Musk chiese: "Quanto costa?". E poi... acquistò Twitter.
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𝗖𝗢𝗠𝗘 𝗦𝗜 𝗖𝗢𝗦𝗧𝗥𝗨𝗜𝗦𝗖𝗘 𝗨𝗡 𝗦𝗢𝗦𝗣𝗘𝗧𝗧𝗢: 𝗔𝗣𝗣𝗨𝗡𝗧𝗜 𝗦𝗨𝗟𝗟'«𝗘𝗖𝗢𝗦𝗜𝗦𝗧𝗘𝗠𝗔» 𝗔𝗧𝗟𝗔𝗡𝗧𝗜𝗦𝗧𝗔 Da ieri circola un documento in inglese, pubblicato da una delle tante società di comunicazione strategica che hanno per clienti governi e organizzazioni internazionali di matrice atlantista, nel quale il mio nome compare all'interno di quello che viene chiamato l'ecosistema FIMI italiano. La sigla sta per Foreign Information Manipulation and Interference e l'ha inventata la diplomazia dell'Unione Europea (il Servizio europeo per l'azione esterna). Nel 2022 è entrata nella "Bussola strategica per la sicurezza e la difesa", il documento che fissa le priorità militari dell'Europa (una vera bibbia del Partito del Riarmo) e da allora i governi la usano come categoria ufficiale per classificare persone e siti. Vale la pena guardare come è costruito il testo. Non contiene accuse nei miei confronti, e nemmeno l'insinuazione che io riceva istruzioni o denaro, cosa che del resto sarebbe indimostrabile. Contiene l'osservazione che ho ripubblicato un'intervista, che sul mio canale cito con una certa frequenza determinate fonti e che ho proposto un'alleanza politica fondata su «pace, sovranità e lavoro». Sono cose che ho fatto in pubblico, con la mia firma, e che chiunque poteva già leggere. Collocate però dentro un elenco popolato da RT e dai canali attribuiti al ministero della Difesa russo, producono un effetto che nessuna frase del documento si assume la responsabilità di affermare. Il vantaggio di questa tecnica, per chi la pratica, sta nel non lasciare appigli. Non c'è un'affermazione da rettificare né un addebito che si possa portare davanti a un giudice, e resta un deposito documentale destinato a essere indicizzato, ripreso nei report successivi, riversato nelle schede che circolano fra uffici e ormai anche nelle risposte dei sistemi automatici a cui sempre più persone chiedono chi sei. Misurato giorno per giorno il danno è modesto. Non ha però una scadenza. Sul perché esista un mercato per prodotti di questo genere ho un'opinione. Il riarmo europeo costa moltissimo, sottrae risorse a comparti che ne avrebbero bisogno e ci consegna a una dipendenza industriale e tecnologica di cui si discute pochissimo. Una scelta simile non si regge senza una minaccia che la giustifichi in permanenza, e la cosiddetta “guerra ibrida” assolve bene questo compito perché non ha mai l'obbligo di essere dimostrata. Nel momento in cui si stabilisce che il conflitto è già in corso nel campo delle opinioni, chi contesta le spese militari smette di essere un interlocutore politico e diventa un elemento del dispositivo avversario, con il risultato pratico che alle sue obiezioni non occorre più rispondere nel merito. Una sorta di Inquisizione a bassa intensità che crea un clima passo dopo passo, trasformando l’insinuazione in senso comune. Chi ha seguito la vicenda ucraina dal 2014 ha visto strumenti simili all'opera a Kiev, dove hanno ridefinito ciò che era dicibile e chi potesse legittimamente candidarsi a rappresentare qualcuno. È un cliché ormai collaudato e facile da replicare a tavolino su scala continentale, tanto più che decine di risoluzioni dell'Europarlamento sulla “disinformazione” benedette da santa Pina Picierno hanno già preparato il terreno. Discuterne adesso, prima che diventi ordinaria amministrazione, mi pare il minimo. Aggiungo una cosa. Una struttura che si occupa professionalmente dell'interferenza informativa altrui, e che vende le proprie analisi a governi, non rende noti i propri finanziatori. Se la trasparenza sulle fonti di finanziamento è il criterio, dovrebbe valere anche per chi lo maneggia. Il documento è linkato qui sotto. Conviene leggerlo per intero, e soprattutto le note in fondo. https://ekstrategies.org/articles/kremlin-adapts-right-wing-narratives-across-germany-france-and-italy
https://youtu.be/c_blba8pFTE?is=JAZgNF9Bl_GyWqHu
Inonda i media di paura e guarda le persone implorare protezione. Crea crisi costante e guarda le persone scambiare la libertà per l’illusione di sicurezza. Dividi tutti per politica, identità, classe, ideologia, e guardali combattere tra loro invece di guardare verso l’alto. Nel frattempo le vere strutture di potere siedono dietro fondazioni, consigli, sistemi bancari e organismi internazionali che non compaiono mai su una scheda elettorale. Decisioni prese in stanze in cui non entrerai mai, da persone che non incontrerai mai, i cui nomi non sentirai mai. Chiedi perché c’è debito infinito. Perché il debito è controllo. Chiedi perché il denaro sta al centro di tutto. Perché chi controlla la moneta controlla il comportamento. Chiedi perché il crimine sembra ignorato in alcuni posti mentre le regole si stringono in altri. Perché caos e controllo possono coesistere perfettamente se entrambi spingono le persone verso la dipendenza dalla stessa autorità. Chiedi perché c’è guerra costante, crisi costante, emergenza costante. Perché una popolazione in modalità sopravvivenza non mette in discussione le strutture a lungo termine. Reagisce soltanto. Quindi quando qualcuno dice «Perché dovrebbero mai fare tutto questo?» sento qualcuno che pensa ancora che il sistema sia costruito pensando a lui. Non lo è. I sistemi basati sul potere sono costruiti per mantenere il potere. Sempre lo sono stati. Sempre lo saranno. Non hai bisogno che ogni cospirazione sia vera per vedere il modello. Devi solo notare che il controllo tende a concentrarsi, la ricchezza tende a concentrarsi, l’influenza tende a concentrarsi, e chi la detiene raramente si offre volontario per rinunciarvi. Non è fantasia. È storia. A un certo punto smetti di chiedere «perché» come se il mondo ti dovesse una risposta rassicurante e inizi a chiedere «chi ci guadagna» e «come si sostiene». Perché una volta che comprendi gli incentivi, il quadro smette di sembrare casuale. Inizia a sembrare strutturato. E una volta che vedi la struttura, ti rendi conto che la più grande illusione non è che le persone potenti possano coordinarsi. È che non lo farebbero. Róisín Doyle
Ecco la traduzione in italiano: Continui a porre quella domanda soft, perplessa, come se fosse una sorta di scudo intellettuale. «Ma perché dovrebbero farlo?» Perché dovrebbero manipolare i mercati, architettare guerre, creare sistemi di debito, avvelenare il cibo, abbassare il livello dell’istruzione, inondare le strade di cibo spazzatura e farmaci, modificare il clima, inquinare la terra, l’acqua, l’aria? Perché dovrebbero costruire club privati e società a porte chiuse e reti di lignaggi? Perché dovrebbero creare paura, malattia, dipendenza? Perché vorrebbero una popolazione distratto, divisa, esausta, che discute tra di sé mentre un pugno di persone siede sopra la scacchiera? Lo chiedi come se fosse impossibile. Come se il potere non avesse mai corrotto nessuno. Come se la storia non fosse un cimitero pieno di esempi. Stai cercando di capire una struttura di controllo usando la mentalità di qualcuno che crede ancora che la struttura esista per servirli. Questo è il disallineamento. Presupponi una morale condivisa. Presupponi l’empatia. Presupponi che le persone al vertice pensino come quelle in basso. Non è così. Sono cresciute in modo diverso. Si muovono in circoli che tu non vedi mai. Club privati, scuole private, società private, reti private, vecchie famiglie, vecchio denaro, vecchio potere. Chiamali come vuoi. Logge, ordini, consigli, fondazioni, think tank. Non operano in pubblico perché la responsabilità pubblica non fa parte del progetto. Il potere protegge il potere. Sempre. Quindi quando dici «perché dovrebbero fare questo», stai facendo la domanda sbagliata. La vera domanda è perché non dovrebbero. Se puoi modellare le economie, modellare le politiche, modellare le narrazioni, modellare ciò che le persone mangiano, bevono, respirano, credono, temono, comprano, votano e per cui combattono, perché non useresti quella leva. Se il controllo porta denaro, e il denaro porta influenza, e l’influenza porta più controllo, perché quel ciclo non dovrebbe essere mantenuto. Non si costruiscono sistemi globali per caso. Il debito non compare dal nulla. I sistemi monetari non incanalano magicamente la ricchezza verso l’alto. Le guerre non accadono solo perché i leader hanno avuto una brutta giornata. Le catene di approvvigionamento non spingono per coincidenza le sostanze più economiche, più dipendenti e più redditizie in ogni corsia di supermercato. Fast food a ogni angolo. Oli di semi in tutto. Zucchero ovunque. Schermi ovunque. Rumore ovunque. Stress ovunque. Poi la cura rivenduta a te in piccoli pacchetti ordinati con un abbonamento mensile. E la gente continua a sedersi lì a dire: «Ma perché dovrebbero tenerci malati?» Perché le persone malate sono più facili da gestire di quelle sane. Perché la paura mantiene le persone docili. Perché una popolazione distratto non si organizza. Perché una popolazione medicata non si ribella. Perché se crei il problema, controlli la soluzione. Non è una grande rivelazione. È affari. Crea dipendenza, mantieni la dipendenza, trae profitto dalla dipendenza. Espandila in ogni ambito della vita. Cibo, medicina, finanza, abitazione, energia, informazione. Poi avvolgi tutto nel linguaggio della sicurezza e del progresso, così chiunque lo metta in discussione sembra squilibrato. Pensi che le società segrete siano una fantasia perché le immagini come figure ammantate in stanze illuminate a lume di candela. Ma gli esseri umani formano reti ovunque. Club d’affari, circoli politici, reti di vecchi ragazzi, ordini fraterni. Ora scala questo attraverso le generazioni con denaro, terra e influenza. Non hai bisogno di teatralità quando hai struttura. Non hai bisogno di annunci pubblici quando le decisioni vengono prese in privato. Non hai bisogno che tutto il mondo sia «dentro». Hai solo bisogno di strati. Compartimentazione. Abbastanza persone che seguono incentivi, carriere e flussi di finanziamento senza mai vedere il quadro completo. È così che i sistemi si sostengono. E poi c’è l’ingegneria culturale. Inonda le strade di dopamina a basso costo e guarda collassare i tempi di attenzione.
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Le idee contano, eccome se contano. La sovrastruttura culturale influenza la struttura economica, non solo viceversa. E l’esempio più mirabile di ciò è il processo culturale che ha demolito l’Italia portandola da 5a potenza mondiale negli anni ’80 (Pil procapite come la Germania) a 28a per Pil procapite oggi. Esiste un fiaba con cui i giornalisti a gettone hanno infarcito le nostre teste: la storia dell’Italia spendacciona, che avendo vissuto al di sopra delle sue possibilità ha prodotto perciò un mostruoso debito pubblico, condannando le generazioni successive alle catene debitorie. È stata un’invenzione prodotta e pompata nell’atmosfera della rivoluzione neoliberale. Come molti sanno, ma è bene ricordarlo, la catastrofe debitoria degli anni ’80 (debito dal 60% al 120% del PIL) fu dovuta a una precisa scelta politica, cioè al cosiddetto “divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia”: la rinuncia a contenere i tassi di interesse acquistando i titoli del Tesoro non collocati nelle aste pubbliche. Questa scelta fu presa perché i responsabili economici del paese (Andreatta,Ciampi, ecc.) decisero di imporre al paese un “vincolo esterno”, subordinando lo stato frutto del patto costituzionale all’“equilibrio dei mercati internazionali”. La verità è che la spesa pubblica, al netto degli interessi sul debito, aumenta un po’ all’inizio degli anni ’80 per poi rimanere stabile dal 1985 al 2001. Ad esplodere è la spesa per interessi sul debito, che si impenna proprio con il “divorzio” del 1981. Ergo: economisti nutriti di teoria neoclassica, formati su manualistica anglosassone, sensibili alle nuove èlite neoliberali decisero di “dare una lezione” alla giovane democrazia italiana, togliendo potere alla politica e consegnandola al mercato dei capitali. La china delle privatizzazioni dell’industria pubblica ne fu una conseguenza, con la scusa di usare i soldi per ridurre il debito pubblico (fallendo). La tecnocrazia si è imposta sulla democrazia. L’ideologia neoliberale si è imposta sullo stato sociale. Il futuro di una nazione è stato dato in ostaggio, rovinando due generazioni (finora). Traditori. Sovversivi. Golpisti in doppiopetto.
2) Trovare il modo per togliere dalla circolazione, almeno nel breve periodo, anche i rei di reati “minori”. Se questo deve significare la costruzione di nuove carceri, è triste ma così sia. Anche gli atti di criminalità minore da parte di chi ha poco da perdere devono poter essere oggetto di sanzione efficace e dissuasiva. Non è possibile che lo scippatore arrestato ieri sia in strada oggi. 3) Escludere i rei da risarcimenti e compensazioni monetarie in caso di danni subiti nel corso dell’esercizio dei propri reati. Un reato non può essere trattato come un incidente sul lavoro. Chi si mette al di fuori della legge per perseguire i propri scopi a danni di terzi deve sapere che non potrà comunque trarne beneficio economico. 4) Trasferire l’attenzione e le energie delle forze dell’ordine sulla criminalità ordinaria, distogliendola dal concentrarsi sulle proteste civili. Non è accettabile assistere – come accade sempre più spesso – a forze dell’ordine (e giudici) che intervengono pesantemente e in massa su proteste pacifiche, manifestazioni, sit-in, mentre latitano quando si tratta di colpire spacciatori, violenti, vandali, scippatori, ecc. • CIÒ CHE NON SI DEVE FARE È: 1) NON si devono rimuovere i limiti di proporzionalità e incombenza del pericolo nell’esercizio della legittima difesa. (Eventualmente si possono produrre delle casistiche esemplificative che consentano alle persone di capire meglio quali reazioni siano adeguate e quali no.) 2) NON si deve “chiudere un occhio” sulle modalità di intervento delle forze dell’ordine. Il fatto che lo stato avochi a sé il “monopolio della violenza” comporta una rigorosa assunzione di responsabilità nei confronti dei civili. Proprio perché esiste il reato di “resistenza a pubblico ufficiale”, che obbliga il cittadino ad accondiscendere all’operato delle forze dell’ordine, deve esistere una rigorosa responsabilità intorno ai limiti consentiti a tali interventi.
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"Atti di terrorismo" virgolettato ovviamente. Nel frattempo il regime terrorista di Kiev ha fatto 106 morti in attacchi mirati sui civili e strutture commerciali solo nelle ultime 2 settimane, tra i quali 11 bambini. Sponsorizzato dai governi criminali occidentali, Italia in prima linea, ed esaltato dalle press-titute della disinformazione. 📱 Russian Tour 🌐 Russiantour.com
DEMOCRAZIA SOVRANA E POPOLARE Dipartimento Esteri COMUNICATO STAMPA · 2 agosto 2026 Pantelleria: l'Italia si arruola nella guerra mondiale a pezzi Un abbordaggio senza mandato ONU, mentre 700 militari italiani presidiano il Golfo per conto di chi bombarda l'Iran All'alba di domenica 2 agosto una squadra di militari italiani si è calata da un elicottero sulla petroliera Toa Payoh, in acque internazionali a ovest di Pantelleria. Il ministro Crosetto si è complimentato per la «fermezza dimostrata». Democrazia Sovrana e Popolare esprime invece grave preoccupazione per un atto che espone il Paese a un attrito diretto con la Federazione Russa, su una base giuridica fragile e con un mandato che nessun Parlamento ha mai conferito. I fatti che il comunicato della Difesa non racconta. Nave Thaon di Revel è l'ammiraglia di EUNAVFOR MED IRINI, missione europea il cui compito è l'attuazione dell'embargo ONU sulle armi da e per la Libia. La Toa Payoh era partita da Cotonou, in Benin, con rotta su Istanbul: nessun rapporto con la Libia, nessun sospetto di traffico d'armi. Soprattutto: la risoluzione 2292 del Consiglio di Sicurezza, che autorizzava IRINI alle ispezioni coercitive in alto mare, è scaduta il 25 maggio scorso e non è stata rinnovata. Uno strumento nato per un teatro e sotto una copertura ONU viene oggi riorientato verso un teatro completamente diverso — il contenimento della Russia — proprio dopo che quella copertura è venuta meno. Il problema di legalità internazionale. Il governo si copre con l'articolo 110 della Convenzione di Montego Bay, che consente alla nave militare la verifica della bandiera. Ma i casi previsti da quell'articolo sono tassativi: pirateria, tratta di schiavi, trasmissioni non autorizzate, assenza di nazionalità, falsa bandiera. Le sanzioni autonome dell'Unione Europea non compaiono in quell'elenco e non vincolano né il Camerun né alcuno Stato terzo: non sono diritto internazionale, sono una misura regionale. Usare la verifica di bandiera come grimaldello per far rispettare in alto mare un regime sanzionatorio unilaterale significa piegare l'articolo 110 a una funzione che non gli appartiene. È esattamente il metodo che l'Occidente denuncia quando lo praticano altri. Il rischio che ci assumiamo. Un abbordaggio coercitivo — il comandante, dice la Difesa, non ha inizialmente collaborato — su un carico riconducibile a una potenza nucleare, condotto da militari italiani per conto dell'Unione Europea, senza mandato ONU e senza dibattito parlamentare, è un atto di forza. Non è «sicurezza del Mediterraneo»: è l'ingresso dell'Italia in una linea di frizione navale con Mosca, nella quale il rischio di incidente non è ipotetico e nella quale la prima nave a trovarsi esposta batte bandiera italiana. Chi ha deciso tutto questo? Non le Camere. Il doppio standard. Questa solerzia nell'applicare «il diritto internazionale» contro la Russia convive con un silenzio totale altrove. Da fine luglio sappiamo che dalla seconda metà di marzo l'Italia ha schierato la Task Force Air-Arabia in Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein: circa 400 militari dell'Aeronautica confermati dalla Difesa, cui fonti specializzate aggiungono un contingente dell'Esercito con batterie SAMP-T. L'Arabia Saudita non rientra tra i Paesi previsti dalla scheda 4 della delibera missioni 2026 — lo hanno rilevato anche i gruppi parlamentari del Partito Democratico. Un dispiegamento durato mesi, in un Paese coinvolto nel conflitto con l'Iran, reso noto soltanto dopo la rivelazione di un giornalista. Là dove sono in gioco l'aggressione all'Iran, la guerra nello Yemen, il genocidio a Gaza, il diritto internazionale diventa improvvisamente un tema delicato. Contro Mosca torna a essere una bandiera. Il diritto è invocato a intermittenza e quindi non è più diritto, ma mera propaganda. La cornice. Papa Francesco l'aveva chiamata guerra mondiale a pezzi. I pezzi si stanno saldando. Golfo Persico, Mar Nero, Mediterraneo centrale, Baltico: teatri diversi che una sola catena di comando politico sta ricucendo in un unico fronte. L'Italia vi entra per addizioni successive, ciascuna presentata come tecnica, nessuna mai votata. Nessuna singola decisione sembra mai la decisione decisiva. È così che i Paesi entrano in guerra. Chiediamo: 1. che il governo riferisca immediatamente alle Camere sulla base giuridica dell'operazione del 2 agosto e sull'esistenza o meno di un'autorizzazione dello Stato di bandiera; 2. che si chiarisca in quale atto parlamentare sia stata deliberata l'estensione dei compiti di IRINI dall'embargo libico all'applicazione delle sanzioni contro la Russia, e con quali regole d'ingaggio; 3. che sia sospesa la partecipazione italiana a operazioni di interdizione navale prive di copertura del Consiglio di Sicurezza; 4. che il governo riferisca con completezza su consistenza, dislocazione, catena di comando e base autorizzativa dei contingenti schierati nel Golfo; 5. che il Parlamento riprenda la titolarità che l'articolo 78 della Costituzione gli assegna, prima che sia un incidente a decidere al posto nostro. Pino Cabras Responsabile Esteri — Democrazia Sovrana e Popolare
La chiamavano moderazione salariale.
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🚨🇪🇺 Sveglia, Europa... È ora di porre fine al tradimento? Diretta dal Parlamento Europeo. Ewa distrugge completamente von der Leyen e Pfizer. 🚨Ursula è stata invitata a recarsi in "PRIGIONE" dalla parlamentare polacca Ewa Zajączkowska Hernik. Liberiamoci di von der Leyen e Pfizer! I traditori del popolo dovrebbero essere condannati all'ergastolo. Ewa esprime ciò che le persone normali nell'UE pensano. Le falsità di von der Leyen sono inaccettabili e lei deve essere in prigione, è una criminale di guerra. Ha affermato: "Lei è il volto del Green Deal europeo, che sta distruggendo l'economia e l'agricoltura europea, portando l'Europa a diventare un'area economicamente arretrata." 🇷🇺🇪🇺 L'Europa non può semplicemente interrompere lo scontro con la Russia. Il progetto ucraino ha coinvolto enormi somme di denaro, carriere politiche e decenni di prosperità. Ai cittadini europei è stato detto che tutti i sacrifici sarebbero stati compensati dalla sconfitta della Russia e dall'accesso alle nostre risorse. 👉 Riconoscere questo fallimento significa ammettere che l'Europa ha distrutto il proprio modello economico per niente. — Boris Pervushin Un giorno, gli europei apriranno finalmente gli occhi. La consapevolezza arriverà lentamente, dolorosamente, ma arriverà. E in quel giorno, l'Europa capirà che la minaccia non era russa, ma che si trovava all'interno del Parlamento Europeo. 🤔 Il disprezzo che Ursula e i suoi hanno per gli europei e per l'umanità stessa è spaventoso e molti stanno prendendo coscienza dell'entità del tradimento. Un continente sacrificato sull'altare dell'avidità, della corruzione e dell'isteria anti-russa. Non è la Russia che temono, ma gli europei che si risvegliano.