𝗔𝗥𝗖𝗔𝗗𝗜𝗔.𝗯𝗹𝗼𝗴
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«Non credo più alle teste coronate. I Romanov erano marci, come i Borboni o gli Hohenzollern. Tutto questo fa parte del vecchio mondo» «21 giugno 1920. Solstizio d’estate. Ho ordinato ai miei cosacchi di accendere dei fuochi sulle colline che circondano Dauria. I partigiani bolscevichi si chiederanno cosa stiamo preparando per loro. Molto semplicemente, un’altra rivoluzione, un po’ più terribile della loro. Loro adorano la stella rossa. Noi festeggiamo il sole giallo. Guerra di religione». ✍🏻 Ungern Khan
“Nel corso della seconda guerra mondiale innumerevoli uomini hanno perduto la vita per dare all'Europa un ordine nuovo, per edificare, di là dai tristi miti democratici, il nuovo stato dell'autorità e della giustizia. Oggi il sacrificio di quegli uomini, caduti in vista del Nilo o del Volga, assassinati sui laghi di Lombardia o nel vasto pian dell'Ile de France, è misconosciuto, maledetto, additato all'odio di parte. Ma noi sentiamo che tanto sangue non è scorso invano, che esso è un'invisibile energia che impedisce all'albero della civiltà occidentale di marcire irrimediabilmente. E sentiamo, e sappiamo, che i morti vivono ancora". ✍🏻 Adriano Romualdi
«Attraverso una serie di rappresentazioni leggendarie o simboliche, il mito indoeuropeo non cessa di celebrare l'illimitato potere creativo dell'uomo. Quando descrive gli dèi come autori della propria esistenza, non lo fa per opporli alle creature umane, ma per proporre ad esse un modello ideale al quale tentare di adeguarsi. È in se stesso che l'uomo, individuale o collettivo, può, come gli dèi, trovare i mezzi per superare se stesso». ✍🏻 Alain De Benoist 🎬 300, Z. Snyder (2006)
Sánchez attento ancora ci prudono le mani 🔥
"Chi dà la colpa agli altri, ai suoi nemici o allo spirito del tempo per i suoi fallimenti non merita di trionfare. Poiché è nell'ordine naturale delle cose che il nemico ti opprima e che le circostanze siano ostili”. ✍🏻 Guillaume Faye
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Da Welcome to Favelas a Welcome to Repubblica Popolare Cinese 🇨🇳
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Breviario contro i semicolti «Ceuta è in Africa» Sì. Ed è territorio spagnolo, quindi dell’Unione europea. «Chi entra a Ceuta non entra nell’Ue» Falso. Ceuta è nell’Ue. Esistono regimi speciali per Schengen e dogane, non una geografia alternativa. «Non possono arrivare in Europa» Possono essere sottoposti a controlli, certo. Ma chi ottiene accesso alla procedura d’asilo può poi muoversi nel territorio spagnolo secondo le regole previste. «Cosa volete fare, mettere i cancelli sul mare?» No. Si chiamano confini marittimi, Guardia costiera, Marina, pattugliamenti, respingimenti e Remigrazione.
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«Gli apologeti del cosmopolitismo dicono: "siamo un solo popolo su tutta la Terra, mescoliamoci". Vogliono farci credere che il futuro del pianeta è il meticciato generale e che le frontiere politiche e economiche stanno scomparendo. Sofismi. Non è questo che sta accadendo. L'omogeneità meticcia dell'umanità non è dietro l'angolo, anzi, i blocchi etnici si vanno rafforzando. Solo l'Europa e l'America del Nord sono vittime dei flussi migratori. Solo l'Europa e l'America del Nord, o piuttosto le loro intelligence, credono e fanno credere che il melting-pot planetario sia inevitabile, così come il marxismo voleva far credere che il regno del socialismo internazionalista era scientificamente ineluttabile. Il mondialismo è uno dei capitoli centrali dell'ideologia cosmopolita che vuole spiegarci con supponenza come dobbiamo "storicamente" accogliere massicci flussi migratori afroasiatici e abbandonare definitivamente un'identità antropo-etnica europea plurimillenaria. Secondo questi impostori la mondializzazione e i flussi migratori sono un fenomeno planetario che va nel senso della Storia. In realtà solo noi siamo vittime di una massiccia colonizzazione di popolamento. La Cina, l'India, l'Africa, i paesi arabo-musulmani non si mescolano più, esportano il loro sangue e restano dei blocchi chiusi. Ci conquistano (in parte per spirito di rivincita come abbiamo ricordato) con un metodo di infiltrazione, più efficace dell'invasione militare perchè non provoca moti di rivolta immediati. Esiste tuttavia un'elevata probabilità, a medio termine, che scoppi una guerra civile etnica in Europa quando essa vorrà ricuperare la sua identità e la sua omogeneità. Una rivolta civile degli Europei autoctoni, che potrebbe essere scatenata dalla convergenza delle catastrofi. L'ottuso pacifismo degli immigrazionisti e le loro fantasticherie di armoniose mescolanze etniche sfoceranno nella guerra. Tanto meglio. Le idee stupide vengono sempre sconfitte dai fatti». ✍🏻 Guillaume Faye
“Le sedi dei fascisti si chiudono col fuoco”
LA GRANDE QUERRA IN UN'ORA DI ISPIRAZIONE DIONISIACA HA FАТТО ANCH'ESSA LA SUA STATUA - UNA SOLA STATUA - UNA SOLA FORMA DI UMANITÀ EROICA - TALE CHE NON LA SUPERA NESSUNO DEI SIMULACRI OFFERTI AL SANTUARIO DI DELFO IN GLORIA DEGLI ATLETI CANTATI DA PINDARO - UNA SOLA. L'ARDITO D'ITALIA. ✍🏻 Gabriele D’Annunzio ☠️ 29 luglio 1917, nasceva il primo reparto d’assalto degli Arditi
«L’immigrazione è l’ultimo rifugio degli incapaci» Nella Fondazione, attraverso il personaggio di Salvor Hardin, Isaac Asimov scriveva che «la violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci»: la soluzione elementare scelta da chi non possiede intelligenza, pazienza o strumenti sufficienti per governare una situazione complessa. La stessa formula potrebbe essere applicata alla pretesa di risolvere qualunque problema italiano importando continuamente nuova manodopera. 1. Di chi non vuole aumentare i salari Quando un’impresa non trova personale, la prima domanda dovrebbe essere: a quale salario e a quali condizioni? In Italia, invece, la risposta è quasi sempre importare nuovi lavoratori. Così si evita che la scarsità faccia salire stipendi e tutele. I «lavori che gli italiani non vogliono fare» sono spesso lavori che non vogliono fare a quelle paghe, con quegli orari e senza prospettive. L’immigrazione non risolve il lavoro povero: gli procura nuova manodopera. 2. Di chi non vuole innovare Quando il lavoro scarseggia, le imprese sono spinte a investire in macchinari, automazione, formazione e organizzazione. Se invece possono contare su un flusso continuo di manodopera economica, conviene aggiungere braccia anziché innovare. L’incapace cerca nuovi braccianti, facchini o camerieri; chi governa il futuro investe in tecnologia e produttività. L’immigrazione diventa così il modo più semplice per rinviare la modernizzazione. 3. Di chi non valorizza gli esclusi L’Italia non è un Paese senza lavoratori: ha milioni di inattivi, bassa occupazione femminile, giovani che emigrano e interi territori esclusi dallo sviluppo. Riattivare queste energie richiede asili, trasporti, case, formazione e salari migliori. Importare adulti già disponibili e più ricattabili costa meno e non obbliga a cambiare nulla. Il sistema non valorizza le persone presenti: le sostituisce, lasciando intatte le cause dell’esclusione. 4. Di chi ha rinunciato alla natalità Il calo delle nascite viene trattato come un destino inevitabile, da compensare importando popolazione. È una confessione di fallimento: lo Stato non sa rendere possibile una famiglia, ma sa programmare centinaia di migliaia di ingressi. Sostenere la natalità richiede salari, case, servizi e stabilità; l’immigrazione offre numeri immediati. Ma una società non è un foglio Excel: sostituire chi non nasce non cura le cause del declino. 5. Di chi confonde quantità e sviluppo Attirare ricercatori, medici e tecnici è diverso dall’importare masse di lavoratori per agricoltura, logistica, turismo o assistenza a basso costo. L’Italia usa gran parte dell’immigrazione per alimentare i settori meno produttivi, non quelli più innovativi. Così confonde più occupati con più sviluppo, più produzione con più produttività. Un’economia moderna non si misura dal numero di braccia disponibili, ma dal valore e dalla conoscenza prodotti da ciascun lavoratore. 6. Di un sistema che non vuole cambiare Destra datoriale e sinistra dell’accoglienza difendono lo stesso modello. La prima apre le quote per le imprese; la seconda trasforma i flussi in dovere morale e ne gestisce l’integrazione. Una domanda manodopera, l’altra offre legittimazione e servizi. Entrambe evitano che salari, natalità, produttività e innovazione diventino il centro della politica. A ogni problema rispondono allo stesso modo: immigrazione. L’Italia ha bisogno di più idee, non di più braccia povere.
"Il liberalismo è, in una parola, debolezza. [...]. Il liberalismo è una fuga dalla durezza verso la morbidezza, dalla maschilità verso la femminilità, dalla Storia verso la postura da pecore, dalla realtà verso sogni erbivori, dal Destino verso la Felicità." ✍🏻 Francis Parker Yockey