Campetto occupato
Статистика- Последний пост
- 14 авг.
- Последнее чтение
- 15 авг.
- Постов за неделю
- 8
- Всего постов
- 26
- Тип
- открытый
- Язык
- итальянский
- В каталоге с
- 13 авг.
- 1/24сутки в ленте
- 33
- 1/48двое суток
- 37
- 1/72трое суток
- 40
Оценка по просмотрам недавних постов: пост набирает почти всё за первые сутки.
Посты
видео или голосовое, без подписи
🤜 Riceviamo e pubblichiamo. Anche al carcere di Pescara, alla vigilia di ferragosto, un caloroso saluto ai detenuti che hanno risposto dalle sbarre delle celle. https://www.instagram.com/reel/DcCDl_0O2MS/?igsh=MXZkMmV0aW90eGJ2ZA==
видео или голосовое, без подписи
🤜 Martedì 18 agosto dalle 17:30 Laboratorio di stampa a caldo. Su magliette, sacche e quel che c'è 🤜 a cena PASTASCIUTTA ANTIFASCISTA Perché l'antifascismo è tutti i giorni. E il ricavato andrà a sostenere la campagna Free All Antifas. Per chi l'antifascismo lo pratica e ne paga anche le conseguenze giuridiche. Per una buona organizzazione, per la cena, se potete confermare al numero 3205316720 - Davide 🤜 a seguire cantata collettiva di De André e canti partigiani e di lotta. Dopo la partecipata iniziativa al porto la riproponiamo, invitando chiunque a portare una chitarra, se vuole, ed unirsi ai canti. Al Parco Cerasari a Giulianova paese https://www.instagram.com/p/Db-6izOMM6_/?igsh=cjRpYTlobzluZmFo
видео или голосовое, без подписи
🤜 Questi, tra i tanti, sono giorni brutti per chi è in galera. Giorni di feste, fuori. Giorni in cui si acuisce la separazione e la reclusione, dentro. Giorni caldi, caldissimi, nelle celle. Un piccolo saluto, solo qualche momento, ma che rincuora e abbraccia, può voler dir tanto per chi è recluso/a. E il lungo applauso (che nel video non si vede purtroppo) dalla celle che I detenuti ci hanno rivolto, per essere andati a fare anche un così piccolo saluto, fa capire l'importanza anche dei piccoli gesti. Non lasciamole/i sole/i. Per la libertà di tuttx! https://www.instagram.com/reel/Db9QhT2seQ9/?igsh=MXM1azZxbzg4cTkwNg==
Aggressione a Maja in carcere e procedimento disciplinare Queste aggressioni non devono rallentare il processo di solidarietà a lotta contro la repressione, ma ci devono stimolare a moltiplicare le iniziative in occasione delle udienze per Maja, Gabri e Anna del 18 e 30 settembre! Sul blog la traduzione completa del testo del comitato di solidarietà: https://freeallantifas.noblogs.org/aggressione-a-maja-in-carcere-e-procedimento-disciplinare/ Maja scrive a riguardo: “Voglio parlarne perché non smettono di trattarci con condiscendenza con regole, divieti e istruzioni, a volte persino ricorrendo alla violenza, come oggi. Possiamo rispettarci a vicenda, oppure dobbiamo lottare per farlo”. Continua: “Sapevo che sarebbe finita così. Ho assaporato ogni giorno in cui ho trovato la fiducia in me stessa per amarmi ed essere onesta con me stessa. Tanti sguardi inquietanti, commenti stupidi, urla, essere ignorata, tutto perché indossavo ciò che mi piaceva”. #FreeMaja #FreeAllAntifas
Il CPR di Palazzo San Gervasio, in provincia di Potenza, ha ucciso ancora. Nel tardo pomeriggio di oggi si è diffusa la notizia della morte di una persona reclusa, della quale non è stato diffuso nemmeno il nome, della protesta dei suoi compagni, di incendi e dell'intervento repressivo di polizia, carabinieri e guardia di finanza, di altri feriti tra i reclusi, dell'arrivo di una ambulanza e un'eliambulanza. Le informazioni sono come al solito confuse e frammentate, perché quello che avviene nei lager deve sempre essere filtrato dalle autorità per silenziarne la violenza quotidiana. Seguiranno aggiornamenti
видео или голосовое, без подписи
Oggi, come ogni anno, l'8 agosto per noi abruzzesi non é un giorno come un altro. Molti dei nostri nonni, furono merce di scambio dello Stato italiano nelle miniere belghe. Tra le centinaia di morti che vi furono a Marcinelle, soffocati nel ventre della miniera dai fumi delle fiamme che si erano sprigionate, quell'8 agosto 1956, molti erano abruzzesi. E molti altri erano nelle miniere belghe sparse per il paese. Molti, non morirono come successe a Marcinelle, ma si portarono dietro i danni fisici del lavoro in miniera, che li uccise lentamente, anche quando fecero ritorno in Italia. Erano andati a cercar fortuna... Migranti economici, si direbbe oggi. Non vi era alcuna guerra da noi, anzi, era oltre un decennio che vi era l'Italia "liberata", eppure in molti partirono. Nord Europa e Americhe, principalmente. Erano i nostri padri ed i nostri nonni. Col Belgio, in particolar modo, l'Italia aveva stipulato un protocollo nel dopoguerra, in cui, sostanzialmente barattava la vita delle persone che emigravano con il carbone da importare. Le vite umane come merce di scambio, quel che siamo da sempre per gli Stati. A Marcinelle, delle 275 persone presenti in quella miniera, a lavorare come schiavi, lontani dagli occhi della civiltà, morirono in 262. 136 erano immigrati italiani, gran parte abruzzesi. Marcinelle non fu l'unica tragedia dell'emigrazione italiana. Vi furono anche, per ricordarne un paio, i disastri e le tragedie di Monongah e di Dawson, negli Stati Uniti, dove le vittime furono anche di più. Ma Marcinelle, per noi abruzzesi, é la tragedia che tutti ricordano, che molti, sempre di meno purtroppo, raccontano. Ma soprattutto è la tragedia che ci ricorda di quando emigranti eravamo noi... Noi che oggi ci facciamo abbindolare da politici che sull'odio e la paura contro il diverso, fondano il loro consenso politico https://www.instagram.com/p/Dbxo7oDOzDD/?igsh=Zmkyc2FvaHp2NTBx
https://www.ondarossa.info/redazionali/2026/08/guccini-e-radio-ondarossa?fbclid=IwdGRjcATi4zlwZG9mBWV4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkDDM1MDY4NTUzMTcyOAABHuT81pFDUnb1QuFB03Hygf4GkPRQVcdK5Ho4rjtSKbGMRuD9nEQpKIR1Ly9c_aem_BmzCrmwXM1N_ahESZcajPw
Nel novembre 1979 furono arrestati 3 compagni del collettivo del policlinico ad Ortona, un paese abruzzese, trovati in possesso di due lanciamissili. Uno dei compagni era Daniele Pifano. Per sostenere le spese processuali furono organizzate diverse iniziative anche per recarsi a L'Aquila per il processo. Si chiese a diversi cantautori tra cui Guccini. Si manda quindi un compagno con la macchina a cercare Guccini in via Paolo Fabbri 43. Gli aprì la madre dicendo: Francesco è uscito qualche minuto fa sta in quell'osteria, fuori porta. All'osteria era appena andato via verso un paesino tosco emiliano. Quindi si parte anche verso questo paesino. Cercandolo all'alba lo vede affacciato ad una finestra. - Sono un compagno di Roma ti volevo chiedere una cosa.... - Vieni dentro che ti offro un caffè Il resto ve lo lasciamo all'ascolto della corrispondenza.
1312: Licenza di uccidere. Oleksandr Muravyski, ucraino di 35 anni è morto dopo un inseguimento in strada durante l'arresto da parte delle pattuglie dei carabinieri e della polizia a Senigallia la mattina del 2 agosto. Le versioni inizialmente filtrate sulla stampa locale sono state lacunose e contraddittorie. La morte dell'uomo era stata descritta come improvvisa al pronto soccorso quando invece le informazioni più attendibili descrivono un quadro diverso. Oleksandr ha resistito all'arresto ed è nata una violentissima colluttazione. L'utilizzo del taser, le botte, l'uso di sedativi da parte del personale del 118 hanno probabilmente provocato l'arresto cardiaco che ha ucciso il 35enne. Sulla stampa filtra l'ipotesi della tragica fatalità dell'allergia al farmaco sedativo... in questo caso per il coro dei giornalisti amici della Questura tutti sarebbero allegramente assolti: è morto, sfiga. Si legge tra le righe. In attesa dei risultati ufficiali della autopsia possiamo però già affermare una cosa: Oleksandr è stato ucciso perchè ha resistito all'arresto, perchè chi è intervenuto non è stato capace o non ha voluto mettere la sua vita al sicuro. Non era armato e quando è stato arrestato stava scappando a piedi. La sua morte è avvenuta pochi giorni dopo l'omicidio di Abderrahim Fakir a Bologna e descrive plasticamente l'escalation di violenza poliziesca in corso ormai da settimane associata alla infame impunità garantita dalla recente norma dello "scudo penale". La lotta per la verità e la giustizia in tanti casi analoghi ha richiesto anni. Tutti ci ricordiamo la storia di Stefano Cucchi ucciso dalle scale! Ma oggi in Italia oggi non è più così e la piccola fabbrica borghese del turismo di Senigallia viene sbattuta al centro di una contraddizione più grande di lei. Il meccanismo comunicativo, giudiziario e poliziesco si allineano per dare sempre e comunque una giustificazione per la violenta reazione dello Stato a chi viola le regole. Il discorso pubblico della destra neofascista si nutre di gesti e parole di odio e razzismo, alimenta l'implicita convinzione che esistano vite che valgono meno, che possono essere sacrificate senza problemi per mantenere a tutti i costi la legge e l'ordine. Non possiamo e non vogliamo accettare la normalizzazione di questa violenza in stile "americano" e per questo sosteniamo come nel caso di Fakir le richieste di verità e giustizia delle famiglie e della società civile che purtroppo scopre solo in questi casi tragici la normalità della violenza dei corpi armati dello Stato. Viviamo tempi in cui la retorica di Stato vorrebbe arruolare tutti/e in buon ordine dietro le forze armate che vengono mandate perfino nelle scuole primarie a rifarsi un'immagine. Ma se lo Stato vuole la licenza di uccidere deve aspettarsi l'ostilità e la resistenza di chi sa di essere stato già condannato al ruolo di vittima. Non è facile rompere questa narrazione velenosa ma non abbiamo altre opzioni. Che la paura cambi di campo!
видео или голосовое, без подписи
Dopo Fakir e Momo, il 2 agosto un altro "morto" nelle mani della Polizia Italiana, in questo caso - sempre in una situazione di grande agitazione psicoemotiva, a sottolineare ancora una volta il legame tra psichiatrizzazione e mentalità poliziesca - al centro del dibattito c'è l'uso del TASER e le sue problematiche. ORA IN ARCHIVIO: Rapporto Taser. Storie, controversie e zone d'ombra della pistola a impulsi elettrici. di Associazione Antigone, giugno 2026, 30 p. Al netto delle posizioni riformiste dell'Associazione, il rapporto offre un panorama nitido sulle controversie legate al "dissuasore elettrico" - in Italia sempre più diffuso e in via di introduzione capillare dal 2018. ⚠ NB: il taser, così denominata la pistola ad impulsi elettrici dall'azienda che lo ha brevettato e battezzato, è classificato dall'azienda stessa come ARMA MENO LETALE e non come NON-LETALE Taser o non taser, non si può riformare qualcosa che funziona perfettamente per quello per cui è progettato!
È stato approvato il decreto sul riconoscimento facciale, con qualche modifica Soprattutto riguardo al punto più delicato, cioè la raccolta dei dati biometrici nei luoghi pubblici Leggi tutto: https://ilpost.link/2Fg0yvcSeZ
Detenzione amministrativa negli Stati Uniti? Tra chi ci lucra e come si resiste Parliamo della detenzione amministrativa negli Stati Uniti, un tema centrale per capire come la macchina del razzismo istituzionalizzato dell’amministrazione Trump – dalle retate ICE nelle strade alla detenzione – si muova nel cuore del capitalismo. Gli Administrative Detention Centers, il corrispettivo statunitense dei nostri CPR, vengono gestiti in gran parte da colossi privati che lucrano miliardi sulla pelle delle persone recluse, con investimenti pubblici esplosi dalla seconda amministrazione Trump. Ripercorriamo due momenti di lotta che hanno scosso quei centri dalle fondamenta negli ultimi anni: lo sciopero della fame collettivo dell’aprile 2020 all’Otay Mesa Detention Center di San Diego, e di come una forma di protesta di solito individuale sia diventata lotta collettiva, “contagiandosi” tra vari centri di reclusione negli USA – un parallelo che ci risuona con le rivolte nelle carceri italiane della stessa primavera 2020 e con la repressione durissima che le ha seguite. Poi le proteste e lo sciopero della fame e del lavoro del maggio 2026 a Delaney Hall, New Jersey, dove la lotta interna si è saldata con la solidarietà e i blocchi fuori dal centro, incontrando anch’essa una risposta repressiva molto violenta. Ascolta: https://radioblackout.org/podcast/detenzione-amministrativa-negli-stati-uniti-tra-chi-ci-lucra-e-come-si-resiste
A San Ferdinando in Calabria, per la quarta volta in 16 anni, è stata sgomberata e distrutta dalle ruspe la tendopoli istituzionale allestita per segregarvi lavoratori agricoli immigrati dopo la rivolta del 2010. I media raccontano di uno sgombero lampo, ordinato, senza problemi, a differenza dei precedenti, quando abitanti e solidali cercarono di resistere e rivendicare i propri bisogni. I politici locali hanno esultato per "l'evento storico", che rappresenta "una delle pagine più belle della storia della Calabria". I sindacati parlano di una "spinta positiva". Le associazioni e gruppi locali si lamentano di non essere state consultate. In realtà si è trattato ancora una volta di un violento atto di repressione e di controllo. Durante lo sgombero la polizia ha identificato 458 persone nella zona, e perquisito 60 tende e identificato 165 lavoratori all’interno della tendopoli. 42 persone sono state portate in questura: 8 hanno ricevuto un decreto di espulsione e 4 sono state recluse nei CPR. Un centinaio di lavoratori, che avevano un permesso di soggiorno e un contratto di lavoro, sono stati trasferiti nelle 4 palazzine di contrada Serricelle a Rosarno, ultimate nel 2018 e lasciate vuote per 7 anni e mezzo, pur essendo vincolate fin dall’origine del progetto ad abitazioni per lavoratori agricoli immigrati. Qui i lavoratori alloggeranno solo temporaneamente, con controlli all’ingresso e uscita e il coprifuoco notturno, dopo aver sborsato 160 euro come caparra per l’affitto, e successivamente verranno trasferiti nella prevista “Fattoria solidale”, in prefabbricati di legno, una struttura della quale non si conosce pubblicamente né il progetto né la durata dei lavori di costruzione. Nel marzo 2019, durante il penultimo sgombero, queste palazzine erano già disponibili ma le autorità costrinsero i lavoratori, che reclamavano queste case come da progetto, a lasciare la vecchia tendopoli per trasferirsi nella nuova, proprio quest’ultima sgomberata e smantellata negli scorsi giorni. All’epoca le voci dei lavoratori, che già avevano indicato la strada giusta con la lotta, restarono inascoltate. Ora decine di persone sono rimaste prive di un minimo riparo, e la stessa mancanza di alloggi riguarderà i lavoratori che arriveranno in autunno per l'inizio della stagione di raccolta. Solo la lotta può contrastare questo regime di sfruttamento, apartheid e violenza istituzionale. Documenti, case e contratti per tutti e tutte!
https://lanavedeifolli.noblogs.org/post/2026/08/02/episodio-7-32/
Racconto, aggiornamenti e riflessioni sulla solidarietà alla Cisgiordania Dall’inizio della guerra di Israele a Gaza nell’ottobre 2023, le forze e i coloni israeliani hanno intensificato le operazioni in tutta la Cisgiordania occupata, uccidendo più di 1.182 palestinesi, ferendone circa 13.000 e arrestandone quasi altri 24.000, secondo i dati ufficiali palestinesi. Ci facciamo raccontare da una compagna tornata da pochi giorni dalla Cisgiordania qual è la situazione, la vita quotidiana nei territori occupati, la violenza dei coloni, e come lx palestinesi guardano alla solidarietà dal resto del mondo, e resistono sul loro territorio.