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  • Acerbo (Rifondazione): esplosione a Colleferro conferma insicurezza impianti. Riconvertire subito Acerbo (Rifondazione): esplosione a Colleferro conferma insicurezza impianti. Riconvertire subitoL’esplosione della KNDS Ammo Italy di Colleferro conferma inquietanti lacune per quanto riguarda la sicurezza degli impianti ad alto rischio in Italia e nel Lazio nonostante la Direttiva Seveso.Ma ancor di più si rende evidente che la prospettiva occupazionale di un territorio e del paese non può essere affidata al riarmo e all’economia di guerra.L’esplosione a Colleferro pone una domanda inevitabile: cosa sarebbe successo se un incidente di questa natura fosse avvenuto ad Anagni, nello stabilimento KNDS in località La Macchia con l’autostrada A1 a 800 metri in linea d’aria con la produzione di nitrogelatina?È esattamente lo scenario che denunciamo da tempo con il comitato no war della Valle del Sacco.Governo, Regione e enti locali hanno il dovere di garantire la piena applicazione della Direttiva Seveso in tutti gli impianti ad alto rischio.Sosteniamo i comitati che nel territorio di Colleferro e Anagni si sono mobilitati contro l’industria bellica e per la riconversione verso settori civili, ecologici e socialmente utili.Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista Rifondazione Comunista https://ift.tt/J4D0vit

  • Genova, Rifondazione: a 8 anni dalla strage del ponte Morandi l’unica grande opera necessaria è la messa in sicurezza del territorio Genova, Rifondazione: a 8 anni dalla strage del ponte Morandi l’unica grande opera necessaria è la messa in sicurezza del territorioOggi, 14 agosto 2026, sono 8 anni dalla strage del Ponte Morandi. Otto anni dalla morte di 43 persone. Otto anni di dolore per le loro famiglie e per una città, Genova, che non ha dimenticato. Il nostro pensiero va alle vittime e ai loro familiari. Ma ricordare significa anche non rimuovere le responsabilità. Quelle 43 vite spezzate non sono il frutto di una fatalità inevitabile. Sono il simbolo drammatico delle conseguenze di un sistema nel quale la sicurezza e la manutenzione possono essere subordinate alla ricerca del profitto. Non nascondiamo la nostra rabbia verso chi ha trasformato infrastrutture fondamentali per la collettività in occasioni di profitto privato, verso una politica che ha costruito regole troppo spesso favorevoli ai concessionari e verso chi ancora oggi presenta la ripubblicizzazione delle autostrade come un’esagerazione ideologica. La sicurezza non è una merce. La manutenzione non è un costo da comprimere. La vita delle persone viene prima dei profitti. Per questo, a otto anni dal crollo, la nostra rabbia diventa ancora una volta una richiesta politica precisa: le autostrade devono tornare sotto il pieno controllo pubblico.Giovanni Ferretti: Segretario provinciale di Rifondazione Comunista Genova Jacopo Ricciardi: Segretario regionale ligure di Rifondazione Comunista Rifondazione Comunista https://ift.tt/Lz7V0Uu

  • Neofascisti: dalla vergogna alla menzogna. Ovvero: la “villeggiatura” di Gramsci Neofascisti: dalla vergogna alla menzogna. Ovvero: la “villeggiatura” di Gramscidi Raul Mordenti –In data 5 agosto, su “Il Foglio”, trovava spazio un pessimo articolo basato sulle dichiarazioni di uno degli esponenti in parlamento di Futuro Nazionale e relativo al confino di Antonio Gramsci a Turi, definendolo “villeggiatura” Abbiamo chiesto ad un compagno autorevole com Raul Mordenti di replicare e inviato il testo che segue al direttore e ai caporedattori del quotidiano. Non è stato pubblicato né ci sono giunte risposte in merito alla nostra ferma ma cortese richiesta. Per tale ragione consideriamo doveroso metterlo a disposizione delle compagne e dei compagni del Partito.Alessandro Natta commentò uno dei ricorrenti attacchi contro Gramsci e Togliatti, parlando di “una campagna triste e verminosa”.Credo che possiamo fare nostre queste parole per commentare la scoperta di un esponente neo-fascista, l’on. Furgiuele, a proposito di Gramsci: “Ma quale carcere? a Turi era in villeggiatura.” Questa scoperta fa il paio con la definizione di “banda musicale” riservata dal sen. La Russa alle truppe di occupazione naziste fatte oggetto dell’azione di guerra partigiana di Via Rasella. Questi eredi del fascismo trasformano in menzogna la vergogna (che pesa sulla loro tradizione). In realtà le condizioni di salute di Antonio Gramsci, ben note a tutti e di certo a Mussolini, rendevano fin dall’inizio la carcerazione un tentato omicidio, un lento feroce intenzionale omicidio. Non per caso Gramsci ebbe a dire a Mauro Scoccimarro (nel loro ultimo incontro a conclusione del processo fascista): “Io ho l’impressione che non uscirò vivo dalla prigione”.Già all’età di quattro anni, Antonio (Nino) per tre giorni di seguito soffrì di emorragie associate a convulsioni, secondo i medici avvisaglie di un’imminente morte, tanto che vennero comperati una piccola bara e un abito per la sepoltura (lo stesso Gramsci ricordò con ironia questo episodio dicendo di essere già morto una volta). Si manifestò anche Il morbo di Pott, una spondilite tubercolare, in cui il bacillo di Koch s’insinua nelle vertebre provocando fra l’altro la gibbosità. Anche per questo Nino andò alle elementari con un anno di ritardo e più tardi all’università dovette saltare una sessione di esami per i suoi gravi problemi di salute. Molti anni dopo, quando Gramsci si recò a Mosca come rappresentante del PCI nell’Esecutivo dell’Internazionale, fu lo stesso Zinov’ev che, considerate le condizioni di salute di Gramsci, volle che si ricoverasse in un sanatorio. Lì il dirigente italiano rimase per sei mesi (e conobbe le sorelle Schucht).Dopo l’arresto (del tutto illegale) e la condanna da parte del fascismo, una visita medica accertò condizioni di salute talmente gravi da trasformare l’originaria destinazione a Portolongone, sull’isola d’Elba, in un’assegnazione a Turi. Ciò non impedì il sadico trasferimento del prigioniero con i chiavettoni ai polsi e lo “sfogo di S. Antonio”, su e giù per l’Italia, da Roma a Napoli, da Napoli a Palermo, da Palermo a Ustica, e poi per il processo a Milano un viaggio in “traduzione ordinaria” durato 19 giorni (che Gramsci ricordò sempre con orrore).A Turi, sembra su indicazioni dirette di Mussolini che seguiva personalmente il caso, non mancarono modalità che puntavano a “rendere la vita impossibile” a Gramsci, come l’assegnazione nella sua stessa cella di agenti provocatori e le ispezioni notturne con rumore di manganelli sbattuti sulle sbarre che rendevano impossibile il sonno del prigioniero, aggravando l’insonnia di cui soffriva.Nel frattempo alla tubercolosi, all’uricemia e alla nevrosi si era aggiunta anche una piorrea espulsiva che comportò la perdita dei denti. Mussolini intanto si opponeva personalmente alla ripetute proposte di scambio di Gramsci con prigionieri in Russia, e anche alla mediazione vaticana del card. Pizzardo (che si recò a Turi ma senza che gli fosse permesso incontrare Gramsci).Una grave crisi…

  • Catania, Rifondazione: “a Salvini chiediamo treni straordinari, non il ponte” Catania, Rifondazione: “a Salvini chiediamo treni straordinari, non il ponte”L’emergenza provocata dall’attività dell’Etna sta mettendo a dura prova il sistema dei trasporti siciliano. Centinaia di voli cancellati o dirottati, migliaia di passeggeri in difficoltà e collegamenti alternativi insufficienti stanno producendo disagi enormi proprio nel periodo di maggiore affluenza turistica. L’Etna non è una sorpresa. È lì da sempre. La sua attività fa parte della realtà del territorio e, naturalmente, la sicurezza dei voli deve venire prima di tutto. La sorpresa, piuttosto, è trovarsi di fronte a un sistema dei trasporti così fragile da non riuscire a garantire alternative adeguate quando uno dei principali aeroporti del Paese entra in difficoltà. È in questa situazione che il Governo dovrebbe intervenire con una risposta straordinaria. Chiediamo al ministro Salvini di attivare immediatamente un piano nazionale di mobilità ferroviaria, con treni aggiuntivi e gratuiti dalle principali città italiane verso la Sicilia e con il potenziamento dei collegamenti ferroviari interni all’Isola. Roma, Napoli, Firenze, Bologna, Milano e gli altri principali nodi ferroviari devono essere collegati con servizi straordinari verso la Sicilia, coordinati con i collegamenti sullo Stretto e con la rete ferroviaria siciliana. L’obiettivo deve essere quello di ridurre al minimo i disagi per chi ha subito la cancellazione o il dirottamento del proprio volo e garantire un’alternativa pubblica a chi oggi rischia di rimanere bloccato. Chi ha perso un volo non può essere lasciato solo a cercare un’alternativa, spesso pagando prezzi esorbitanti o affrontando ore di attesa. In una situazione di emergenza lo Stato deve garantire il diritto alla mobilità e mettere a disposizione dei cittadini una rete di trasporto pubblico capace di assorbire, per quanto possibile, gli effetti della crisi. Mentre migliaia di persone sono alle prese con un problema immediato e concreto, il ministro Salvini continua a indicare il Ponte sullo Stretto e la TAV Torino-Lione come grandi priorità infrastrutturali del Paese. Sono proprio queste le priorità che contestiamo. Non abbiamo bisogno di concentrare risorse pubbliche in grandi opere controverse e di lunghissima realizzazione mentre la rete ferroviaria ordinaria, il trasporto pubblico locale e i collegamenti nel Mezzogiorno continuano a presentare gravi carenze. La vicenda di Catania mostra invece quali dovrebbero essere le vere priorità: potenziare il trasporto pubblico, rafforzare la rete ferroviaria, costruire collegamenti alternativi efficienti e rendere il sistema dei trasporti capace di resistere alle emergenze. Il Mezzogiorno non ha bisogno soltanto di grandi opere da inaugurare tra anni, ha bisogno di infrastrutture che funzionino ogni giorno, siano accessibili a tutti e sappiano garantire la mobilità anche quando una parte della rete va in crisi. Per questo chiediamo al Governo di intervenire subito con treni straordinari, gratuiti e coordinati con la rete nazionale, per garantire un’alternativa concreta alle migliaia di persone coinvolte dalle cancellazioni. Meno grandi opere inutili. Più trasporto pubblico, più infrastrutture utili, più diritti.Stefano Vento: responsabile nazionale ambiente e beni comuni di Rifondazione Comunista Rifondazione Comunista https://ift.tt/EgNRQpH

  • Superare con urgenza i motivi della debolezza politica dei difensori della Costituzione Superare con urgenza i motivi della debolezza politica dei difensori della Costituzionedi Raul Mordenti –(1) La legge elettorale della destra, che il Parlamento si accinge ad approvare in via definitiva, rappresenta in assoluto il più grave attacco alla democrazia mai verificatosi nella storia repubblicana. Questa non è un’affermazione esagerata. Non si tratta solo degli aspetti palesemente anticostituzionali della legge elettorale “melonellum” (lo stupro degli artt. 48 e 92), che sono stati chiariti (praticamente all’unanimità) dai costituzionalisti italiani. Si tratta di ben di peggio, e per capirlo basta riflettere al fatto che qualsiasi legge-vergogna (e ce ne sono tante!) potrà essere abolita da un Parlamento con una diversa maggioranza, ma la legge elettorale di Meloni sconvolgerà la stessa composizione del Parlamento futuro! Determinerà un Parlamento violentemente deformato a colpi di premi di maggioranza e sbarramenti, in cui la destra con una maggioranza schiacciante di seggi (ma non di voti!) potrà eleggersi da sola tutti gli organi di garanzia, compreso il Presidente della Repubblica, e modificare a piacimento la stessa Costituzione senza passare per referendum.Senza contare che questa legge è fatta “su misura”, con una sfacciataggine ignota perfino a Berlusconi e alle sue leggi “ad personam”. I sondaggi danno la destra al 43%? Bene, si fissa la quota per conseguire il premio di maggioranza al 42%, non al 25% come per la legge Acerbo del 1923-24, non al 50% come per la legge truffa del 1953, non al 35% o al 45% o a qualche altra percentuale, no: al 42%. Esiste, specie dopo le scelte di Rifondazione Comunista, la possibilità che si verifichi una convergenza tattica di molte forze di opposizione magari minori, che però sommandosi metterebbero in minoranza per il premierato Meloni? Non c’è problema: si prevede nella legge elettorale che le liste sotto il 3% siano escluse non solo dal computo per l’assegnazione dei seggi ma anche dal computo relativo all’elezione del/della premier, voti cancellati con un colpo di bacchetta magica, elettori resi fantasmi. Ma in tal modo la destra rischia di cancellare anche i suoi “moderati”, variamente sommati che saranno sotto il 3%? Niente di irresolubile: la legge prevede che la cancellazione del voto non valga per una delle liste sotto il 3%, si noti per una e una sola. L’opinione pubblica (e anche la Corte) considera inammissibile la cancellazione delle preferenze, e cioè che i nominativi degli eletti siano scelti dalle segreterie dei Partiti, togliendo qualsiasi potere di scelta agli elettori? Si può risolvere anche questo problemino: si tiene ben ferma l’elezione automatica dei capilista (che consente giochi e giochetti di alleanze) e si introduce la preferenza per il secondo o per il terzo nominativo[1], sapendo che quasi nessun Partito elegge più di un parlamentare in uno stesso collegio elettorale.Eppure l’opinione pubblica democratica non sembra affatto consapevole della portata della minaccia, ed è mancata finora (anche da parte nostra) un’adeguata mobilitazione politica e culturale, paragonabile a quella contro la “legge truffa” nel 1953 o alle mobilitazioni vittoriose contro la schiforma renziana e in difesa dell’autonomia della Magistratura.Né basta aspettare l’intervento della Corte, la quale purtroppo ha già chiarito con un precedente che anche un Parlamento eletto con una legge elettorale anti-costituzionale resta valido e vigente.No, come cercheremo di argomentare, la soluzione va cercata altrove e passa per altre vie, cioè – come sempre quando la Costituzione è in pericolo – la sconfitta del “melonellum” può passare solo per una vasta iniziativa di massa che è ancora tutta da costruire.(2) Sui motivi della debolezza politica di chi difende la Costituzione occorre dunque riflettere seriamente, perché se non si mette mano, e con urgenza, al superamento dei nostri limiti non è possibile nessuna resistenza e nessuna vittoria.Ci…

  • Diario da Cuba parte 1 Diario da Cuba parte 1Cuba no està sola… Appunti dei primi quattro giorni di viaggio con Let cuba breathe ed il Convoy nuestra America per il centenario di Fidel Castro Ruz.Quattro giorni intensissimi con la visita di comunità agricole della Sierra Maestra, Scuole primarie, Consultori locali, oltre ai centri culturali della Città di Santiago de Cuba.Primo giorno 7 agosto: Siamo arrivati allle 16.30 ora locale del 7 agosto all’aeroporto di Holguin accolti calorosamente dalle autorità locali e dalla stampa che hanno ringraziato il convoy per il carico dei materiali, soprattutto medicinali. 79 gli scatoloni da 40 kg l’uno caricati a Fiumicino. Circa 46 i partecipanti alla missione umanitaria. Molti giovani, due mediche che lavorano a Napoli anche presso ambulatori sociali, rappresentanti della CGIL FLAI di varie pari d’Italia, Lazio regionale, Roma, Palermo, Savona, Rovigo, dell’Usb, studenti di Roma, Piemonte, uno storico di Faenza , una giovane assistente al Parlamento Europeo dei Verdi, dei foto reporter e giornalisti freelance, esponenti di forze politiche come appunto noi di Rifondazione Comunista, Potere al Popolo, ecc. Con questa umanità siamo saliti su due scassati pullman ’ diretti versi la provincia del Granma, nella città di Bayano, dove inizia il nostro viaggio solidale. Nell’albergo abbiamo capito subito le difficoltà dettate dal tremendo bloqueo che causa assenza di energia elettrica per buona parte della giornata. Le strade di questa piccola città sono piene di gente. Nonostante le difficoltà del momento Cuba è capace di accoglierti nei migliori dei modi.Secondo giorno 8 agosto: ll giorno successivo siamo entrati nel vivo del viaggio. Ci siamo diretti verso la Sierra Maestra al municipio di Guisa dove ci hanno accolto le autorità locali. Qui ci siamo recati nei siti stotici di “La Tanqueta” e “Loma” del Capitán Braulio Coromeaux, legati all’eroica battaglia di Guisa diretta dal Comandante in Capo Fidel Castro. Poi siamo entrati nella Cuba di oggi con la visita alla Stazione Agroforestale Sperimentale di Guisa. Un centro all’avanguardia, fondato nel lontano 1970, in particolare per favorire la coltivazione e produzione di caffè e di cacao. E’ un importante centro di ricerca, sviluppi, sperimentazione selezione qualitativa e del caffè e del cacao. Il caffè è la principale coltivazione della zona e una delle più importanti del Paese. Siamo stati all a comunità cafetalera di Guama in montagna in piena Sierra Maestra. Si tratta di una comunità di circa 250 abitanti che si raggiunge solo con una strada disconnessa e non asfaltata. Un viaggio avventuroso ci ha portato fin lassù. Seppure isolati in una zona impervia, il governo Cubano assicura i servizi essenziali (molto di più di alcuni nostri paesini di montagna in via di spopolamento). La comunità ha una panetteria, ben due scuole, un consultorio medico e la sala della tv. Ai/lle bambini/e, che con le loro mamme e le autorità del posto, ci hanno accolto fraternamente, abbiamo portato giochi e materiale didattico che scarseggia sempre a causa del criminale bloqueo. Abbiamo poi parlato a lungo con loro, con il maestro e il medico del villaggio. Assicurare pane, scuola e cure mediche in un luogo inaccessibile non è cosa da poco conto in tutta la latinoamerica dove i/le bambini/e vivono spesso nella miseria più nera. Questa è la dignità del popolo cubano che non intende rinunciare alle conquiste della sua fantastica Rivoluzione. A biamo poi visitato la casa Museo del Padre della Patria Carlos Manuel De Cespedas.Terzo giorno 9 agosto. Ci siamo spostati da Bayamo a Santiago de Cuba, la terra degli eroi cubani, dove Fidel Castro ha vissuto gli anni più importanti. Abbiamo iniziato con la suggestiva visita al Morro, fortezza di una delle battaglia decisive a fine 800 della lotta per l’indipendenza contro gli spagnoli. Successivamente un vivace centro ricreativo per bambini/e in riva al mare, con relativa premiazione e visita presso il museo di esposizione storica sul patrimonio marittimo. Dopo un bellissimo…

  • Intervento di Walter Baier a Cuba Intervento di Walter Baier a CubaPubblichiamo l’intervento di Walter Baier, presidente della European Left in occasione dell’apertura del Colloquio “100 anni di Fidel” in corso a L’Avana, Cuba. Nell’occasione è stato sottoscritto un protocollo di collaborazione e cooperazione tra Sinistra Europea e Partito Comunista di Cuba.Cari compagni e amici, vi porto la solidarietà del Partito della Sinistra Europea. Vi porto la solidarietà dei nostri 40 partiti membri e osservatori provenienti da 27 paesi. E, soprattutto, vi porto la solidarietà di milioni di persone progressiste in tutta Europa. Oggi celebriamo la vita e l’eredità di Fidel Castro. Un rivoluzionario. Uno statista. Un internazionalista. Un uomo che ha cambiato la storia. Per la mia generazione, la vittoria della Rivoluzione cubana è stata più di un semplice evento politico. Ha cambiato la nostra percezione del mondo. È stata la prova che la storia non è scritta solo dai potenti. È stata la prova che il coraggio può sconfiggere la disperazione. E che la dignità può superare l’oppressione. Quella lezione è importante oggi come lo era allora. Fidel non ha mai accettato che il mondo dovesse rimanere com’era. E nemmeno noi! Credeva che le persone potessero cambiare la storia. E anche noi lo crediamo! Credeva che la solidarietà fosse più forte dell’egoismo. E ha dimostrato che questa convinzione cambia il mondo. Per più di sessant’anni, gli Stati Uniti hanno cercato di spezzare la volontà del popolo cubano. Per più di sei decenni, Cuba ha difeso la propria sovranità. Ha affrontato l’invasione da parte degli Stati Uniti. Ha affrontato il sabotaggio e il terrorismo. Ha sopportato un blocco economico per generazioni. Molti credevano che il popolo cubano si sarebbe arreso. Si sbagliavano. Non si è mai arreso. Perché la dignità non può essere «bloccata». Perché la volontà di un popolo orgoglioso non può essere spezzata. Ed è per questo che Cuba è rispettata in tutto il mondo. Non perché sia il Paese più grande. Non perché sia il più ricco. Ma perché ha difeso la propria dignità. Compagni, oggi Cuba ha bisogno della nostra solidarietà più che mai. Il blocco economico, l’assedio energetico e le restrizioni finanziarie imposte dagli Stati Uniti costituiscono una punizione collettiva. È una guerra economica. Ma la solidarietà è più forte dell’isolamento. Nessuna nazione ha il diritto di decidere il futuro di un’altra nazione. Ecco perché affermiamo, con chiarezza e senza esitazione: Porre fine al blocco e all’assedio energetico. Porre fine all’aggressione. Rispettare la sovranità di Cuba. Lasciare che il popolo cubano viva in pace. Cari amici, ci troviamo in un momento pericoloso della storia. Le guerre si stanno diffondendo. Il diritto internazionale è sotto attacco. L’autorità delle Nazioni Unite viene indebolita. L’uso della forza sta sostituendo lo Stato di diritto. Siamo sull’orlo di un abisso. Troppi governi credono che la potenza militare garantisca la sicurezza. La storia insegna il contrario. Non può esserci sicurezza duratura senza giustizia. Non può esserci pace duratura senza il rispetto della sovranità. Ecco perché la lotta per Cuba non è solo la lotta di Cuba. È la lotta di tutti coloro che credono nella sovranità nazionale. È la lotta di tutti coloro che credono nel diritto internazionale. Oggi l’Europa si trova di fronte a scelte storiche. L’Unione Europea seguirà la strada del trumpismo e dell’estrema destra? Continuerà ad applicare due pesi e due misure e, con il suo silenzio, a sostenere il genocidio perpetrato da Israele a Gaza?Noi lottiamo per un’altra Europa.Ci opponiamo al riarmo senza precedenti da 800 miliardi di euro imposto dalla NATO e dall’UE – dalla Commissione europea – per prepararsi alla guerra.L’Europa non deve mai più diventare teatro di una guerra.Una guerra che questa volta minaccerebbe letteralmente l’esistenza stessa dell’intera razza umana.Ecco perché la lotta per la pace costituisce il fulcro stesso della politica progressista.Vogliamo che l’Europa si liberi…

  • Diaz Canel: Cuba isola di resistenza contro imperialismo e fascismo Diaz Canel: Cuba isola di resistenza contro imperialismo e fascismoDiscorso pronunciato da Miguel Mario Díaz-Canel Bermúdez, Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba e Presidente della Repubblica, in occasione della chiusura del XXIV Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai, presso il Palazzo dei Congressi di L’Avana, l’8 agosto 2026, “Anno del Centenario del Comandante in Capo Fidel Castro Ruz”. All’incontro ha partecipato il segretario nazionale di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo. Compagni dei partiti comunisti e operai di tutto il mondo; Caro collega Kemal Okuyan; Sorelle e fratelli provenienti da ogni angolo del mondo che oggi ci onorano con la loro presenza in questa capitale ribelle:È un onore aver celebrato questo incontro nel contesto del centenario della nascita di Fidel, che con la sua indiscutibile eredità ci chiama ad affrontare le enormi sfide e difficoltà di questo presente turbolento e minaccioso che ci troviamo a vivere.Cuba, isola di dignità e di storica resistenza contro l’impero, oggi anche contro il fascismo, vi accoglie a braccia aperte e vi ringrazia per il coraggio e la determinazione che vi hanno permesso di arrivare fin qui, nonostante le tante pressioni, i ricatti e le menzogne.Nel precedente incontro all’Avana, nell’ottobre del 2022, i rappresentanti dei partiti comunisti e dei partiti dei lavoratori provenienti da oltre 60 paesi, riunitisi in quell’occasione, concordarono di mettere in guardia sulla pericolosa situazione che l’umanità si trovava ad affrontare. Quasi quattro anni dopo, possiamo ribadire, senza ombra di dubbio, che il mondo sta attraversando uno dei periodi più incerti e pericolosi della sua storia.Stiamo vivendo un periodo di estrema intensificazione delle contraddizioni del capitalismo: eccessiva concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi, disuguaglianze nella sua distribuzione, distruzione ambientale e guerre per i mercati, le risorse e le aree di influenza.L’analisi marxista e leninista rimane pienamente valida nell’affermare che queste crisi non sono casuali, bensì il risultato delle leggi di sviluppo del capitalismo monopolistico e imperialista.Il capitalismo, consumato dalle proprie contraddizioni, ha scatenato una tempesta perfetta: guerre di aggressione nell’Europa orientale e in Medio Oriente; un genocidio aperto a Gaza; una crisi climatica che non è più un avvertimento, ma una realtà; una fame strutturale che divora milioni di persone; e un debito estero che i popoli del Sud del mondo non saranno mai in grado di ripagare, perché è stato concepito per schiavizzarci, non per svilupparci.In questo contesto, la rinascita del fascismo ci lancia un severo monito. Fidel ci aveva avvertito anni fa, di come stesse cambiando aspetto pur mantenendo la sua essenza. Oggi denunciamo la rinascita dei regimi fascisti in tutto il mondo.Nazionalismo, egemonia, supremazia e discriminazione razziale; xenofobia, deportazione e sterminio di popolazioni; guerre di conquista di territori e risorse naturali; punizioni che si abbattono su milioni di esseri umani e la messa al bando di ideologie e libertà civili: questi sono tratti inequivocabili dell’attuale fascismo e del suo predecessore hitleriano.Non contenti del genocidio a Gaza e della sua vergognosa diffusione pubblica, stanno cercando di ripeterlo a Cuba, attraverso una politica aggressiva e criminale, che viene dichiarata e negata, confutata e intensificata senza veli.Il soffocamento totale a cui siamo sottoposti costituisce una punizione collettiva che mira, attraverso la privazione delle risorse e dei servizi più elementari per la sopravvivenza, a promuovere stanchezza, scoraggiamento e frattura sociale, con l’obiettivo di distruggere il progetto socialista cubano.Coloro che con sadismo ordiscono un blocco energetico contro un’intera nazione, lasciando dietro di sé un bilancio umanitario di proporzioni allarmanti che priva i bambini cubani della vita alla nascita…

  • L’ambiente mediatico interpreta la devastazione di Cuba da parte degli Stati Uniti come una giustificazione per ulteriori devastazioni L’ambiente mediatico interpreta la devastazione di Cuba da parte degli Stati Uniti come una giustificazione per ulteriori devastazioniIl blocco energetico imposto dall’amministrazione Trump a Cuba sta mettendo a dura prova l’isola. Come ha recentemente sottolineato l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Volker Türk (UN News, 8/6/2026):Le restrizioni sui carburanti imposte dall’inizio del 2026 e il recente inasprimento delle sanzioni extraterritoriali, considerati nel loro insieme, stanno danneggiando direttamente i cubani, soprattutto i più vulnerabili. I bambini muoiono perché i medici non hanno accesso a forniture mediche e medicinali essenziali… Queste sanzioni devono essere revocate immediatamente.Ampie fasce dell’élite mediatica statunitense hanno adottato un punto di vista diverso, suggerendo che il governo cubano sia la causa principale, se non l’unica, delle difficoltà che il paese sta affrontando. La funzione di tale propaganda è quella di giustificare la guerra economica statunitense: se il governo cubano non è in grado di governare il paese, secondo questa logica, allora gli Stati Uniti hanno ragione a cercare di rovesciarlo.Si tratta della stessa narrativa promossa dai funzionari statunitensi e dai cubani in esilio, che insieme costituiscono la grande maggioranza delle fonti nella copertura giornalistica di Cuba da parte di importanti testate statunitensi, come ha dimostrato un recente studio di FAIR (15/07/2026).Gran parte dei commentatori statunitensi finge inoltre che gli straordinari successi della rivoluzione cubana non siano avvenuti. Riconoscerli, ovviamente, ostacolerebbe la narrazione secondo cui i leader cubani sono così malvagi e incompetenti da obbligare gli Stati Uniti a provocare una controrivoluzione.‘Un’occasione d’oro’A volte, gli opinionisti si esprimono esplicitamente a favore di un cambio di regime a Cuba. Sul Wall Street Journal (7/12/26), Mary Anastasia O’Grady ha scritto:Una volta che il Sudafrica ha cessato di essere una pedina della Guerra Fredda, i costi economici delle sanzioni imposte dai paesi di tutto il mondo hanno spezzato la resistenza del governo… È improbabile che i cubani riescano a sfuggire alla tirannia senza un simile aiuto dall’esterno.Il paragone con l’apartheid sudafricano è assurdo: dopo la vittoria della rivoluzione, il governo cubano fece della lotta alla discriminazione razziale una priorità (Black Perspectives, 8/3/2016), e Cuba svolse un ruolo cruciale nel sostenere la lotta del Sudafrica contro l’apartheid.Ma l’aspetto più rilevante qui è il suggerimento di O’Grady secondo cui “l’esterno” sta imponendo “i costi economici delle sanzioni” affinché i cubani possano “sfuggire alla tirannia”. Come ha fatto notare Türk, questo piano anti-“tirannia” prevede l’uccisione di bambini privandoli dell'”accesso a forniture mediche e medicinali essenziali”.Il comitato editoriale del Washington Post (6/2/26) si è mostrato impressionato dagli effetti dell’assedio di Trump. “La pressione di Washington sull’Avana sta funzionando”, ha scritto:Cuba sembra sull’orlo del collasso. L’isola soffre di carenze alimentari, blackout energetici e un imminente collasso economico. La decisione del presidente Donald Trump di rimuovere dal potere il dittatore venezuelano Nicolás Maduro ha tagliato fuori i cubani da quella che storicamente è stata la loro principale fonte di petrolio. Avendo esercitato pressioni sul governo messicano affinché riducesse anche le forniture di petrolio, Trump ha di fatto creato un blocco che ha messo in ginocchio il regime.Con una tale straordinaria influenza, sarebbe imprudente accontentarsi di qualcosa di meno di un cambiamento radicale alle condizioni degli Stati Uniti: libertà economica, personale e politica per tutti i cubani.In sintesi, il giornale plaudiva al blocco statunitense che avrebbe causato “carenza di cibo, blackout energetici e un imminente collasso…

  • Palazzo San Gervasio, Rifondazione – Sinistra Europea: “CPR: luoghi di morte annunciata.” Palazzo San Gervasio, Rifondazione – Sinistra Europea: “CPR: luoghi di morte annunciata.”Palazzo San Gervasio, provincia di Potenza. Per Lassoueed Dhoui, cittadino tunisino di 30 anni, in condizioni di vulnerabilità non doveva essere permessa la detenzione amministrativa. Ma su persone “di scarto”, come sono considerati i “trattenuti” nei centri, la risposta è cinica: altri 90 giorni di trattenimento. Lui non ha retto, è salito sulla palazzina del centro con l’intenzione di impiccarsi, poi -sembra – è scivolato ed è caduto a terra perdendo la vita. In pochi minuti è scoppiata una rivolta inevitabile, sono stati incendiati alcuni moduli abitativi e un altro ragazzo ha tentato di uccidersi bevendo detersivo. I soccorsi sono giunti in ritardo, all’inizio si è pensato fosse morto anche lui, le ultime notizie lo danno come ricoverato, grave, ma vivo. In condizioni simili è, da alcuni giorni, un altro trattenuto al CPR di Milano, si teme per i danni provocati dal tentativo di farla finita. 8 “trattenuti” della rivolta di Palazzo San Gervasio, sono stati arrestati e rischiano condanne fino a 5 anni, come da decreto Piantedosi. Con le misure previste nel Patto europeo i tempi massimi di trattenimento passeranno a 24 mesi a cui se ne potrebbero aggiungere 6 per procedere a deportazioni spesso impossibili. Facile prevedere che l’aumento dei centri, dei tempi di privazione della libertà personale, i tentativi di esternalizzarli in “Paesi sicuri” e di rinchiudere più richiedenti asilo, provocheranno ancora più morti e rivolte. Continuiamo a credere ed è dimostrabile, che nessuna misura peggiorativa o migliorativa è possibile per cambiare i centri. Chiuderli definitivamente, in ogni angolo d’Europa, è la sola opzione possibile, insieme a un sistema di accoglienza e controllo che tratti le persone migranti per quello che sono: esseri umani. I centri sono una delle tante vergogne del continente.Anna Camposampiero, Segretariato Sinistra Europea Stefano Galieni, Responsabile nazionale Immigrazione, Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea Rifondazione Comunista https://ift.tt/5b3dzye

  • Continua la orrenda catena delle vittime in agricoltura Continua la orrenda catena delle vittime in agricolturaÈ accaduto ancora: un gruppo di braccianti, di origine marocchina, tornava a bordo di un furgone dal Molise diretto alla provincia foggiana, dove vivevano. Il veicolo è uscito dalla carreggiata e si è ribaltato. Bilancio: un morto e 8 feriti di cui uno molto grave. L’ennesimo uomo che a fine giornata guadagnava pochi euro per portare frutta nelle nostre tavole, ha perso la vita a causa di un trasporto conddotto irregolarmente. Ci auguriamo che le indagini della polizia appurino le cause dell’incidente ma una cosa è certa: le aziende agricole non possono ingaggiare i lavoratori senza essersi dotate di strumenti di trasporto decenti con autisti autorizzati che svolgano unicamente tale attività, senza essere costretti poi a lavorare per 8/10 ore nei campi insieme agli altri compagni di lavoro con le temperature estreme prodotte dal cambiamento climatico e soprattutto con mezzi poco sicuri. Di nuovo una famiglia piangerà il proprio congiunto ed altre 8 famiglie in Marocco cadranno nella disperazione per la sorte di altri 8 esseri umani di cui ancora si ignorano le generalità. I lavoratori agricoli non possono essere gestiti dai proprietari aziendali come fossimo ancora negli anni 60 del secolo scorso, non possono essere sballottati in lungo ed in largo per tutta la Puglia e regioni limitrofe. C’è una legge che li dovrebbe garantire e va applicata. Spazi abitativi dignitosi per chi lavora e sistema di trasporto pubblico sicuro, sono parte dello stesso problema da affrontare con gli stessi criteri che si utilizzano per chi è impiegato nei grandi poli industriali. È il minimo da pretendere. Altrimenti la catena delle vittime del lavoro continuerà a crescere insieme all’ipocrisia e alle lacrime di coccodrillo istituzionale.Angelo Leo, Responsabile nazionale Agricoltura Stefano Galieni, responsabile nazionale Immigrazione, Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea Rifondazione Comunista https://ift.tt/qulAeO9

  • Intervento di Maurizio Acerbo all’incontro internazionale dei partiti comunisti in corso a L’Avana Intervento di Maurizio Acerbo all’incontro internazionale dei partiti comunisti in corso a L’AvanaCare compagne e cari compagni,ringrazio il Partido Comunista de Cuba per aver organizzato questo incontro in un momento così difficile per l’isola. Il nostro partito della Rifondazione Comunista partecipa a questo incontro per ribadire il nostro legame storico con la rivoluzione cubana e il nostro profondo rispetto e la nostra riconoscenza verso il comandante Fidel Castro nel centenario della nascita. Come italiano sono qui anche per ringraziare il personale sanitario della Brigata Henry Reeve per il soccorso che ha portato al nostro popolo durante la pandemia di coronavirus.Voglio in questa occasione rendere omaggio alla memoria del nostro compagno Gino Donè, partigiano italiano durante la Seconda Guerra Mondiale, e poi al fianco di Fidel, Raul e Ernesto sul Gramna e nella guerriglia. La nostra presenza in questo incontro internazionale è un modo per esprimere la nostra solidarietà con il popolo, il governo e il partito comunista cubano e il nostro impegno nella lotta contro il criminale blocco imposto dagli Stati Uniti che ha raggiunto con Trump livelli di disumanità mai visti. Il blocco totale che Cuba sta subendo è una forma di genocidio silenzioso come ci ha detto ieri il compagno Bruno Rodriguez. Mentre prosegue il genocidio in Palestina l’imperialismo nordamericano vuole trasformare Cuba in una nuova Gaza. Vogliono attraverso il blocco creare un pretesto per l’aggressione militare contro l’isola. Vogliono imporre un regime change per cancellare una rivoluzione che ha sfidato il dominio imperiale sull’America Latina. Noi del partito della Rifondazione Comunista condividiamo la denuncia da parte dei compagni cubani del nuovo fascismo esposta con parole meditate ieri dal compagno Emilio: siamo di fronte a una nuova forma di fascismo a livello mondiale. E di fronte a questa minaccia sentiamo l’urgenza nel nostro paese di costruire un fronte antifascista per sconfiggere il governo di Giorgia Meloni alle prossime elezioni e in Europa un largo movimento per la pace e contro la guerra, il riarmo e la militarizzazione delle relazioni internazionali.Come aveva previsto un grande studioso marxista Samir Amin siamo di fronte al risorgere del fascismo dentro la crisi e all’esplosione delle contraddizioni del capitalismo neoliberista e alla crisi di egemonia dell’imperialismo degli Stati Uniti. Questo nuovo fascismo cerca di imporre con la forza il proprio predominio e per questo ha come bersaglio lo stesso diritto internazionale e persino la Carta delle Nazioni Unite che è una preziosa eredità della sconfitta del nazifascismo. Questo nuovo fascismo apertamente riabilita secoli di colonialismo e imperialismo occidentale, come ha fatto Rubio nel suo discorso alla conferenza di Monaco. Questo nuovo fascismo è apertamente razzista e fomenta l’odio verso i lavoratori immigrati in Europa e negli USA per creare una massa reazionaria a sostegno della classe miliardaria e dividere la classe lavoratrice. Gli immigrati oggi sono quello che erano gli ebrei nella propaganda di Hitler, la causa di ogni male verso cui indirizzare il malcontento popolare. Questo nuovo fascismo è suprematista bianco e in nome della presunta superiorità dell’Occidente giustifica lo sterminio dei popoli come abbiamo visto a Gaza.Questo nuovo fascismo è un’internazionale che emerge in tutti continenti ma che ha la testa negli Stati Uniti dove l’estrema concentrazione della ricchezza e del capitale rendono la classe miliardaria sempre più insofferente verso la democrazia e il diritto che devono essere piegati ai suoi interessi. Questo nuovo fascismo è contro la classe lavoratrice e contro i popoli del sud del mondo. Questo nuovo fascismo nega la crisi ecologica e il cambiamento climatico perchè la necessaria regolazione dell’economia minaccerebbe i profitti della classe miliardaria.Questo nuovo fascismo è anticomunista come…

  • Morto sul lavoro a Padova, Rifondazione: “la strage continua” Morto sul lavoro a Padova, Rifondazione: “la strage continua”Ancora un morto sul lavoro ieri a Padova: un giovane operaio moldavo appena arrivato in Italia. Lavorava in nero. Colpito da un malore è stato trasportato prima in casa del suo datore di lavoro e successivamente portato in auto verso il pronto soccorso: è morto nel tragitto. La sua morte si aggiunge ad altre in queste settimane di caldo infernale. Si muore nei cantieri, nelle campagne, nei luoghi dove una classe operaia piu esposta al ricatto dei padroni è costretta a lavorare in ogni condizione. Gli effetti devastanti della crisi climatica picchiano sui settori più fragili della società. I proletari che vivono nei quartieri devastati dalla cementificazione, in appartamenti sovraffollati, gli anziani con poche risorse, chi è costretto a lavorare in ogni condizione per poter vivere. Ieri è morto un altro lavoratore, al suo primo giorno di lavoro Un altro omicidio sul lavoro che si aggiunge alla insopportabile catena che si allunga ogni giorno e che è il prodotto delle condizioni di ricatto e sfruttamento a cui è costretta una parte sempre più rilevante della nostra classe in questo paese. Non si spezza la catena dei morti sul lavoro senza abrogare le leggi che hanno precarizzato il lavoro e lo hanno reso fragile di fronte ad ogni tipo di ricatto; se non si abrogano il Jobs Act e la Bossi/Fini; se non si introduce nel nostro paese il reato di omicidio sul lavoro. Una legge sempre più urgente che deve essere accompagnata da un rafforzamento delle attività di controllo, nell’azione preventiva, nella stessa formazione. Pianificazione ecologica, contrasto ai cambiamenti climatici, difesa del lavoro e dei settori popolari sono parti indissolubili dell’alternativa al capitalismo predatorio e guerrafondaio.Paolo Benvegnu’, resp. nazionale Lavoro Stefano Vento, resp. nazionale Ambiente e beni comuni Daniela Ruffini, segretaria provinciale Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra Europea Rifondazione Comunista https://ift.tt/F1qnG3x

  • Rifondazione: con l’Assemblea NO PONTE, in piazza a Messina l’8 agosto Rifondazione: con l’Assemblea NO PONTE, in piazza a Messina l’8 agostoRifondazione Comunista aderisce alla manifestazione nazionale contro il Ponte sullo Stretto di Messina promossa dall’Assemblea NO PONTE, in programma a Messina sabato 8 agosto a partire dalla 18.30 da Piazza Cairoli. Saremo in piazza al fianco dei comitati, delle associazioni e delle migliaia di cittadine e cittadini che da decenni difendono lo Stretto dall’ennesima operazione di propaganda del Governo. Il Ponte sullo Stretto non è la risposta ai problemi del Mezzogiorno: è una gigantesca operazione politica e finanziaria costruita per alimentare interessi economici, distribuire risorse pubbliche e imporre un modello di sviluppo fondato sulle grandi opere inutili, mentre Calabria e Sicilia continuano a fare i conti con strade provinciali che crollano, linee ferroviarie lente e incomplete, ponti e viadotti che attendono manutenzione, dissesto idrogeologico e servizi pubblici sempre più impoveriti. Il simbolo di questa operazione è la Stretto di Messina S.p.A., una società riesumata dal Governo Meloni esclusivamente per realizzare il Ponte e trasformata in un enorme centro di spesa pubblica. Una struttura che continua ad assorbire milioni di euro senza aver costruito un solo metro di infrastruttura utile ai cittadini, mentre interi territori attendono interventi urgenti per la sicurezza delle scuole, delle strade, delle ferrovie e dei corsi d’acqua. La Stretto di Messina S.p.A. è il paradigma di un modo distorto di utilizzare le risorse pubbliche: una società creata per aggirare il confronto democratico, accentrare decisioni e velocizzare un progetto contestato sotto il profilo ambientale, economico e sociale. Mentre si chiedono sacrifici ai lavoratori, ai pensionati e agli enti locali, il Governo non esita a destinare miliardi a un’opera che continua a presentare enormi criticità tecniche e finanziarie e che non risponde ai bisogni reali delle popolazioni dello Stretto. È inaccettabile che si continuino a raccontare favole sul rilancio del Sud quando migliaia di pendolari impiegano ancora ore per spostarsi tra città distanti pochi chilometri, quando i collegamenti ferroviari restano tra i peggiori d’Europa e quando ogni evento meteorologico estremo provoca frane, alluvioni e isolamento di intere comunità. Prima del Ponte servono manutenzione, trasporto pubblico, ferrovie moderne, messa in sicurezza del territorio e un grande piano pubblico per la cura del Mezzogiorno. Inoltre, in un’area come quella dello Stretto e di tutto il Sud Italia, sempre più coinvolta in scelte geostrategiche nell’uso dei porti – (vedi Gioia Tauro, Messina e Reggio Calabria)- con l’uso di logiche di guerra israeliane e non e politiche che mirano a rafforzare il processo di militarizzazione in tutta l’area dello stretto, ci deve impegnare a cominciare a collegare questa lotta a quella del Ponte sullo stretto, già in atto grazie all’impegno di movimenti e sindacati di base. Per Rifondazione Comunista il Ponte rappresenta una scelta profondamente sbagliata: non è un investimento per il futuro, ma un gigantesco trasferimento di risorse pubbliche verso un’opera simbolo del cemento, della speculazione e della subordinazione dell’interesse collettivo agli interessi di pochi. Per questo saremo in piazza sabato insieme al movimento No Ponte. Per fermare un progetto inutile e dannoso, chiedere lo scioglimento della Stretto di Messina S.p.A. e rivendicare un’altra idea di sviluppo: fondata sulla giustizia sociale, sulla conversione ecologica, sulla cura dei territori e sul diritto di tutte e tutti a una mobilità sicura, efficiente e accessibile.Tania Poguisch – Segretaria Regionale Sicilia Rifondazione Comunista Mimmo Serrao – Segretario Regionale Calabria Rifondazione Comunista Stefano Vento – Responsabile Ambiente e Beni Comuni Rifondazione Comunista Rifondazione Comunista https://ift.tt/DhfVoTa

  • Delle guerre ibride dal Kosovo a Ceuta Delle guerre ibride dal Kosovo a Ceutadi Stefano Galieni –In numerosi commenti, apparsi in questi giorni, sono emerse critiche verso chi riteneva la crisi di Ceuta, come connessa tout court alle politiche migratorie. In sostanza, le affermazioni più reiterate considerano come focus il fatto che, contro il governo Sanchez si sia scatenata l’ennesima “guerra ibrida”. Il ragionamento contiene elementi di verità ed altri che invece dovrebbero costituire ulteriori forme di analisi. Il presupposto è semplice: si considera guerra ibrida “una strategia di conflitto che unisce tattiche militari tradizionali e metodi non convenzionali, come attacchi informatici, disinformazione e pressioni economiche. L’obiettivo è destabilizzare un Paese dall’interno senza scatenare una guerra aperta”. Una definizione che ha il vizio di rimandare troppo alla nuova religione, quella della geopolitica che poco ha a che fare con una analisi minimamente materialista. Per discuterne è necessario partire da un punto di vista concreto: le politiche di esternalizzazione delle frontiere, che a Ceuta e Melilla, hanno avuto una loro fase sperimentale, se vogliamo rendere tridimensionale il concetto di guerra ibrida, ne sono da decenni parte integrante se non fattore oggi preminente. Ne abbiamo avuto prova in numerose occasioni e con modalità diverse.Restando confinati nello spazio europeo, si provi a pensare all’emergenza determinata dal conflitto in Kosovo. Lì ci fu un concreto intervento militare – la destabilizzazione non avvenne unicamente dall’interno – ma l’arrivo, non solo in Italia dei profughi di quella guerra del secolo passato non fu circoscritto alla chiacchierata “Missione Arcobaleno” (i processi per la malagestione dell’accoglienza si sono conclusi con la prescrizione e non con l’assoluzione), ma portò coloro che di quella guerra erano lo scarto, principalmente famiglie rom, a fuggire in Italia tanto dalla Slovenia che sulle coste pugliesi. Il fattore destabilizzante – la presenza di “non cittadini” – tanto per la Serbia che per il neonato Stato del Kosovo -ancora oggi riconosciuto dalla maggioranza delle Nazioni Unite (101 Stati su 193), ha portato ad agevolare l’espulsione di rom, serbi e appartenenti ad altre minoranze. L’Italia che ha bombardato il Paese in osservanza agli obblighi NATO, si è dovuta far carico di queste espulsioni insieme ad altri paesi UE, al punto che nel 2001, dopo aver lasciato migliaia di persone in un limbo giuridico, il Parlamento Europeo dovette approvare la risoluzione 55/2001, che garantiva protezione temporanea e che è stata riutilizzata solo a seguito dell’invasione russa in Ucraina. Ma prima ancora, restando nei Balcani, furono i diversi governi albanesi a usare la disperazione di chi non vedeva un futuro per convincere i paesi vicini a investimenti economici e ad una affatto disinteressata cooperazione.Il blocco navale realizzato, illegalmente(ma non da un punto di vista puramente formale, a causa di un accodo bilaterale iniquo), dall’Italia di Prodi, nel 1997/98 e che portò tra l’altro all’affondamento di una nave albanese, la Kater I Radesh, con un centinaio di vittime e prima ancora l’orrendo episodio della nave Vlora dell’agosto 1991, potrebbero essere ascritti, materialmente, al concetto di guerra ibrida. Una nave con 27 mila persone parte, cogliendo un governo impreparato che risponde chiudendo nello stadio di Bari chi arriva e poi, illudendole con programmi di falsa accoglienza, in realtà rimandandole in Albania, previo accordo col regime di Tirana. Anche in questo caso ci si potrebbe limitare a dire, ne parleremo più in avanti, di un episodio in cui l’arma dell’invasione è stata utilizzata per convincere i governi europei a collaborare con, in questo caso, il governo albanese. Negli anni successivi, in numerosi Paesi di emigrazione, si è compreso che il miglior modo per ottenere sostegno economico e militare da parte dei Paesi UE era quello di utilizzare la minaccia migratoria come arma destabilizzante. L’Italia…

  • Rifondazione: Allarme qualcuno spieghi al governo cos’è l’area Schengen Rifondazione: Allarme qualcuno spieghi al governo cos’è l’area SchengenDopo la misera figura rimediata con la Spagna e con l’impossibile invasione da Ceuta, il governo Meloni sbatte un’altra volta il grugno sugli accordi di Schengen che evidentemente non aveva ben compreso. Dopo l’approvazione del Patto migrazione e asilo con le nuove procedure per i rimpatri, dal Viminale hanno pensato bene di applicarle immediatamente anche al confine sloveno. Peccato che questo non sia possibile: servirebbe un decreto ministeriale che comporterebbe l’abolizione unilaterale della libera circolazione fra Slovenia e Italia. Il ministro ci ha provato, facendo passare metà Friuli-Venezia Giulia come “zona di transito” e le stazioni come “luoghi di frontiera”, ma i tribunali lo hanno smentito. In due casi, addirittura in Cassazione, una persona fermata alla stazione di Trieste ed un’altra che era andata volontariamente a presentare domanda di asilo alla questura di Gorizia rischiavano di essere rimpatriate o trattenute. Ma questo, se si vuole rispettare “Schengen” non si può fare. Sarebbe come dire che in Lombardia si dovessero identificare quelli che arrivano dal Veneto, perché avendo abolito i controlli, con Schengen, chi vive in UE, teoricamente non deve essere sottoposto a limitazioni. La Slovenia può effettuare controlli alla sua frontiera esterna ma per chi entra in Italia si applicano le normali procedure in cui peraltro non rientra il trattenimento. Di ricorsi ne stanno fioccando già parecchi. Viene da dire: “E’ l’UE bellezza” e ti devi adeguare. Invece di dare lezioni a Sanchez facendo fare al Paese intero una figuraccia epocale, applichi le disposizioni che, per quanto restrittive, devono tenere conto del diritto internazionale e degli accordi perennemente ratificati. Uno comprende la necessità di poter fare propaganda contro il nemico immaginario, ma c’è un limite invalicabile. Ma per il governo Meloni almeno questo confine non sembra esistere.Stefano Galieni, resp nazionale immigrazione Roberto Criscitiello, segretario regionale Friuli-Venezia Giulia, Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea Rifondazione Comunista https://ift.tt/werzQsd

  • Acerbo (Rifondazione): “molti lavorano per far vincere Meloni come nel 2022” Acerbo (Rifondazione): “molti lavorano per far vincere Meloni come nel 2022”È un fatto molto positivo che Schlein, Conte e AVS presentino insieme una risoluzione in parlamento contro il riarmo. Non a caso protestano la destra del Pd e lo schieramento politico e di opinione che ha scatenato in questi giorni una canea contro le dichiarazioni di Conte sulla guerra in Ucraina. Si è arrivati persino ad attacchi che auspicano la rottura. Quelli che definiscono Conte un Vannacci vogliono il bis del 2022 e consegnare di nuovo a Meloni la vittoria a tavolino pur di proseguire la guerra. Porre come condizione imprescindibile per l’unità contro la destra la prosecuzione dell’invio di armi all’Ucraina significa voler rompere ogni possibilità di coalizione ma soprattutto la connessione sentimentale con la maggioranza del popolo italiano e soprattutto di quello di sinistra e cattolico. Il no all’invio delle armi non è una posizione isolata di Conte. Non è condivisa solo da Rifondazione Comunista o da Avs, ma è dall’inizio del conflitto la posizione di Cgil, Anpi, Arci, Pax Christi, Rete Pace Disarmo e gran parte dell’associazionismo e dei movimenti. La stessa rappresentazione manichea del conflitto che assegna tutte le responsabilità alla Russia di Putin fu autorevolmente smontata da Papa Francesco con parole inequivocabili. Ricordo che l’invio di armi a un paese in guerra è esplicitamente vietato da una legge del nostro paese e che per l’Ucraina si sta derogando da anni. È evidente che la linea dell’UE e dei cosiddetti volenterosi è volta alla prosecuzione a oltranza di un conflitto di cui sono vittime innanzitutto gli ucraini che si dice di voler aiutare. Non è accettabile la caccia alle streghe che trasforma in putiniani tutti coloro che chiedono che l’Italia esca dalla guerra, a cui non ci obbliga alcun trattato internazionale, e assuma un protagonismo diplomatico in linea con la nostra storia e il dettato dell’articolo 11 della Costituzione. La guerra va lasciata a Calenda, Picierno, Meloni e Crosetto.Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista Rifondazione Comunista https://ift.tt/rqiesPn

  • I nemici fantasma di Trump I nemici fantasma di Trumpdi Chris Hedges –L’amministrazione Trump sta gettando le basi per inserire nella lista nera e criminalizzare ogni forma di dissenso di sinistra, progressista, pacifista e anti-imperialista. Il rapporto di 100 pagine del Dipartimento di Stato sulla «campagna di sovversione contro gli Stati Uniti» condotta da Cuba, insieme all’affermazione di Donald Trump secondo cui «agli americani sono state raccontate palesi menzogne riguardo alla sicurezza delle nostre infrastrutture elettorali», getta le basi per una dittatura.Le elezioni saranno sabotate in nome della «sicurezza nazionale». Il dissenso di sinistra sarà criminalizzato in nome della «lotta al terrorismo». La democrazia sarà soffocata in nome della tutela della «libertà».Trump, che ultimamente si è messo a lanciare avvertimenti su un complotto comunista per conquistare l’America, sostiene che un’isola di 9,6 milioni di persone — di cui quasi il 90 per cento vive in condizioni di estrema povertà, tra blackout prolungati dovuti a decenni di guerra economica da parte degli Stati Uniti — rappresenti una minaccia esistenziale.Queste accuse non hanno alcuna pretesa di razionalità. Sono, come l’accusa secondo cui le nostre elezioni sarebbero manipolate, pretesti evidenti per prendersela con istituzioni e individui considerati una minaccia per il controllo assoluto del potere da parte di Trump e del Partito Repubblicano. Mentre Cuba avrebbe «messo in atto una delle infiltrazioni di intelligence straniera più durature e dannose nella storia americana», Russia, Cina, Iran e Corea del Nord, così come gruppi non statali, «hanno la capacità di compromettere l’infrastruttura elettorale statunitense».Sotto il titolo “Gruppi di facciata e simpatizzanti”, il rapporto raccoglie un insieme eterogeneo di organizzazioni appartenenti alla “rete ideologica” di Cuba.Ad esempio, la Fondazione Interreligiosa per l’Organizzazione Comunitaria (IFCO), fondata come organizzazione ecumenica per la giustizia sociale dalla Chiesa Presbiteriana, viene descritta come parte di una “rete di solidarietà” con Cuba che “favorisce l’agitazione radicale all’interno degli Stati Uniti”.Sono un ministro presbiteriano ordinato. Posso assicurarvi che la Chiesa Presbiteriana non sta favorendo alcuna «agitazione radicale».Il rapporto elenca un’ampia varietà di organizzazioni per conto delle quali l’IFCO ha agito da intermediario — in modo perfettamente legale — facilitando donazioni esenti da imposte e occupandosi della gestione delle sovvenzioni, della conformità normativa e della rendicontazione. Tra queste figurano The Jericho Movement, Equality for Flatbush, la Claudia Jones School, Haitian Women for Haitian Refugees, changingFrequencies, Viva Palestina US e The People’s Forum, che il rapporto descrive come «un importante gruppo attivista nella rete ideologica cubana negli Stati Uniti».Nel medesimo capitolo vengono criticati aspramente il National Lawyers Guild (NLG) e i Democratic Socialists of America (DSA). L’NLG «è una delle organizzazioni più persistentemente rilevanti — e insidiose — della rete cubana negli Stati Uniti».Il rapporto prosegue:L’associazione di avvocati di estrema sinistra e attivisti di strada radicali ha svolto un ruolo chiave in una quota sproporzionata degli atti di terrorismo e violenza di estrema sinistra che hanno afflitto gli Stati Uniti dagli anni ’60 fino ad oggi. Nel corso della sua storia, ha mantenuto stretti legami con Cuba e altri regimi comunisti e ha cercato esplicitamente di promuovere le cause dell’estrema sinistra internazionale, anche impegnandosi a difendere e agevolare il terrorismo e la violenza estremista — dal Weather Underground degli anni ’70 ai violenti militanti del BLM e alle cellule terroristiche dell’Antifa di oggi.La NLG viene etichettata come un’operazione di influenza straniera perché fornisce assistenza agli attivisti, il cui diritto alla rappresentanza legale è sancito dalla Costituzione.Nel 2025, l’amministrazione Trump ha subordinato i finanziamenti federali…

  • Napoli, Rifondazione: Corte dei Conti boccia giunta Manfredi su svendita patrimonio, avevamo ragione noi Napoli, Rifondazione: Corte dei Conti boccia giunta Manfredi su svendita patrimonio, avevamo ragione noiLa Corte dei Conti ha bocciato la delibera che prevedeva la creazione della Napoli Patrimonio che avrebbe dovuto occuparsi della (s)vendita del patrimonio della città di Napoli attraverso la Napoli Holding . Dopo la bocciatura della Corte dei Conti l’assessore Baretta è stato costretto a fare marcia indietro. Che cosa accadrà? Saranno costretti a fare una nuova delibera che tenga conto dei rilievi del Giudice amministrativo o capiranno finalmente che Napoli non si vende? Lo capiranno anche i consiglieri che con un po’ di mal di pancia avevano alzato la mano? Il partito della Rifondazione Comunista, in prima linea in questa battaglia, è sempre dalla parte dei cittadini e dei lavoratori e non si arrende a che la città venga ulteriormente privatizzata! Dopo questa brutta figura invitiamo i partiti del campo largo che sostengono il sindaco Manfredi a praticare umiltà e responsabilità. Dovrebbero imparare la lezione e bloccare la delibera di trasformazione di ABC in spa. Napoli può vantare il merito di essere stato l’unico comune a dare attuazione al referendum per l’acqua bene comune procedendo alla ripubblicizzazione. E’ vergognoso che ora si voglia cancellare questo straordinario elemento di orgoglio per la nostra città tradendo il popolo che votò in massa nel referendum e gli impegni assunti dalle forze politiche di centrosinistra all’epoca.Elena Coccia, segretaria della Federazione di Napoli di Rifondazione Comunista Rifondazione Comunista https://ift.tt/SgMI0la

  • Con la Legge Cinema tutto cambia per non cambiare Con la Legge Cinema tutto cambia per non cambiareIntervento di Stefania Brai, responsabile cultura di Rifondazione comunista, pubblicato sul quotidiano il manifesto del 4 luglio 2026.Votata già all’unanimità nella Commissione cultura, la riforma del cinema è arrivata all’esame della Camera. E in tutti gli interventi in aula si è esaltata l’importanza della convergenza delle opposizioni con i partiti di destra al governo. Perché, secondo il Pd, «il cinema non appartiene a questa o a quella maggioranza politica, ma è un patrimonio della Repubblica».Invece la salute, la scuola, il lavoro non sono diritti garantiti dalla Costituzione e «patrimonio della Repubblica»? O forse il cinema, e la cultura, sono terreno «neutro» e hanno così poca importanza «politica» da poter essere «condivisi» con la destra? Con questa destra al governo che sta sferrando gli attacchi più pesanti alla libertà di opinione e di informazione, alla libertà di pensiero e di dissenso, alle istituzioni culturali e al servizio pubblico radiotelevisivo, alla libertà della cultura in generale (per non parlare degli attacchi ai diritti civili e sociali e delle leggi liberticide). Quale può essere la visione, l’idea e il progetto culturale, e dunque tutto politico, che unifica i partiti di opposizione con questo governo?PD, AVS E M5S condividono l’idea che l’Agenzia per il cinema che la legge introdurrebbe abbia come primo compito quello del «rafforzamento dell’identità della Nazione»? Non credo ci sia bisogno di spiegare il significato tutto politico di questa norma. Anche per il Pd, Avs e M5S l’importanza di questa legge consiste nel «superamento di un sistema fondato su assistenzialismo, burocrazia ed egemonie culturali», come ha affermato l’esponente di Fratelli d’Italia?Fa anche effetto che non si dia più peso alle parole, cioè ai concetti, alle visioni del mondo espressi in questa legge. Pd, Avs, M5S concordano per esempio sul fatto che tra gli scopi di un finanziamento pubblico alla cultura ci sia quello di rafforzare la «competitività del sistema economico», di rispettare la «neutralità tecnologica», di garantire «l’equilibrio tra esigenze industriali e obiettivi culturali»? È in questo modo che si attua quel dettato costituzionale che dice che «è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese»?E FA ANCORA EFFETTO come la cancellazione della memoria delle battaglie e delle proposte del mondo del cinema abbia pervaso anche chi viene da quelle battaglie. Ci si chiede come si faccia a spacciare per «rivoluzionaria» l’idea di una Agenzia per il cinema, idea contestata addirittura nel 2006 quando rappresentanti delle diverse professionalità del cinema in un seminario delle «Giornate del cinema» elaborarono una piattaforma per la riforma del settore che contestava esattamente quell’idea. All’ipotesi di una Agenzia si contrapponeva quella di un «Centro nazionale del cinema e dell’audiovisivo» completamente autonomo dal Ministero, e il cui cda era nominato dal Parlamento «attingendo a proposte vincolanti di ristrette rose di nomi indicate dalle categorie più rappresentative della cultura e dell’industria cinematografica».Al Cnc, in quella proposta, erano destinate tutte le risorse provenienti dalla fiscalità generale e dalla fiscalità di scopo. Per chi non lo sa, o ha scarsa memoria, fiscalità di scopo vuol dire prelievo effettuato in una quota percentuale da «tutti» quei soggetti che traggono profitto economico dall’utilizzazione del «prodotto» film. Ipotesi scomparsa da tempo da tutte le agende politiche e ricomparsa magicamente in Aula proposta da Avs: «Piccola tassa di scopo del 5% sugli utili delle piattaforme». «Piccola», finalizzata, e solo dalle piattaforme, evidentemente anche qui per non spaventare…

Rifondazione Comunista — tgindex