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Статистика*IL BARDO DI DASHA *БАРД ДАШИ *Filosofia *Geopolitica Poesie metafisiche e spirituali a Darya Platonova Dugina e suoi Testi Da un'idea di "Idee&Azione:: Quotidiano indipendente Canale ufficiale del Movimento Internazionale Eurasiatista in Italia.
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🇺🇦 L'ucraino Sergej Kuznetsov, accusato di aver fatto saltare in aria i "Nord Stream", ha ammesso di aver lavorato per l'SBU al momento del reato, secondo quanto riferisce N-tv. Ha fatto questa dichiarazione durante una conversazione telefonica con sua moglie, intercettata mentre si trovava in Italia. Si sottolinea che l’atto d’accusa della Procura generale della Germania contiene una serie di indicazioni sul coinvolgimento delle strutture statali ucraine nell’attentato ai «Nord Stream». E quante volte si è parlato del fatto che fosse stata la Russia stessa a far saltare in aria il proprio gasdotto. Le vittime principali rimangono i tedeschi, che hanno perso il gasdotto e il gas a basso costo e, di conseguenza, la propria industria
https://reshetino.ru/cgpress/53/16/i-to-i-eto.html Даша, дорогой мой друг, с нашего последнего короткого телефонного разговора 19 августа 2022 года прошло уже почти четыре года. Тогда мы успели лишь договориться о встрече в Санкт-Петербурге через неделю, которой так и не случилось. Ты обещала прийти со своим другом Валей Чередниковым, поэтом и философом, а я говорил тебе, что мы с клавесинисткой Ириной будем, как всегда, играть для вас всякую барочную музыку, а потом — пить чай под любимые наши разговоры между музыкой и философией. Как же я соскучился по ним! Никто другой не может расчувствовать философию, спрятанную в музыке так, как это удается тебе. Все, кто в сердце, все живы — Бах, Бибер, Хандошкин. Ты теперь одна из них. Беседовать с ними интересно, их мысли сложны и касаются сути. И эти мысли не назовешь беззвучными, ведь в результате рождается музыка. Вот и из нашего разговора пусть тоже родится музыка. Но в начале — слово. Впрочем, всякая красивая мысль звучит сама собой, как звучит любая старинная скрипка, висящая на стене.
🔴 EURASIATISMO. STORIA, DOTTRINA E GEOPOLITICA 🔴 Che cosa è l'Eurasia? Perché è così importante? Perché esiste un'intera scuola di pensiero dedicata? Questo corso mira a fornire una preparazione dettagliata dell’Eurasiatismo, nei suoi fondamenti storici, nella dottrina del passato e del presente e nelle sue implicazioni e sviluppi geopolitici nel mondo contemporaneo, attraverso l’approfondimento del pensiero degli autori principali e la critica odierna. Il corso è aperto a tutti, non richiede di possedere già una laurea e rilascia il titolo accademico di Alta Formazione. Si svolgerà comodamente online, per un totale di 48 ore di corso, diviso in 16 lezioni da 3h ciascuna, a partire da lunedì 14 settembre 2026. Docente del corso è il prof. Lorenzo Maria Pacini, direttore del Dipartimento di Geopolitica di UniDolomiti di Belluno, con la partecipazione di ospiti di livello internazionale ed esperti della materia. Interverranno ospiti internazionali di altissimo livello. 📝Per info & iscrizioni Francesca Ferrazza Tel: 0437 851 355 Mail: universita@unidolomiti.it #unidolomiti
La limonata e il Katechon. Piccola apologia di tre sovversivi di Pradamano Si accetta di poggiare su qualcosa che ci tiene insieme senza bisogno del vigile, oppure il vigile diventa l’unica cosa che ci tiene insieme. E allora, un giorno, arriverà anche per la limonata. L'autore: Lorenzo Maria Pacini L'articolo completo: https://telegra.ph/La-limonata-e-il-Katechon-Piccola-apologia-di-tre-sovversivi-di-Pradamano-08-09
DA NATHU LA AL MONDO MULTIPOLARE: PERCHE' IL DISGELO TRA CINA E INDIA CAMBIA L'ASIA di Giulio Chinappi La riapertura del Passo di Nathu La al commercio di frontiera tra Cina e India, avvenuta il 1º agosto dopo sei anni di sospensione, ha un valore economico limitato ma un significato politico considerevole. Continua qui https://telegra.ph/Da-Nathu-La-al-mondo-multipolare-perch%C3%A9-il-disgelo-tra-Cina-e-India-cambia-lAsia-08-09 — Seguici su https://t.me/ideeazione #ideeazione
LEGGERE I SEGNI DEI TEMPI Non c’è solo una fine della storia, ma anche e soprattutto un fine [DIALOGHI IMPOSSIBILI #19: MASSIMO SELIS dialoga con ALBERTO AGUS] https://www.youtube.com/watch?v=wlUmT0kcg0Y “Dialoghi Impossibili - Appunti e spunti per una restaurazione antropologica”, ideato e condotto da Massimo Selis, è dedicato ai grandi temi del nostro tempo con la sfida di non relegarli nella sfera intellettuale ma declinarli nella vita quotidiana. La struttura non è quella dell'intervista, dell'esperto che spiega, ma quella del dialogo tra amici che si confrontano sulla vita: mettendosi in gioco. In questa puntata Massimo Selis, autore e regista, e Alberto Agus, giurista, con anni di attività politica e culturale, proseguono il discorso sulla crisi del pensiero. Il tema della puntata è la lettura dei segni dei tempi. Cosa significa davvero leggere i segni dei tempi? Questo approccio alla realtà e alla Storia non sembra trovare spazio nelle abituali discussioni e nei contenuti culturali. Perché? Quali sono i suoi aspetti peculiari che lo differenziano in maniera sostanziale da qualsiasi altro approccio di pensiero? Abbiamo cercato di rispondere seppur brevemente, a tali interrogativi nella profonda convinzione che oggi la capacità di leggere tali segni per orientare il pensiero e l’agire sia indispensabile.
Tre riflessioni sulla crisi di Ceuta e Melilla La solidarietà di facciata dell’UE e un sistema giuridico che equipara i confini alle recinzioni lasciano l’Europa indifesa. L'autore: Lorenzo Maria Pacini L'articolo completo: https://strategic-culture.su/news/2026/08/07/tre-riflessioni-sulla-crisi-di-ceuta-e-melilla/
LA RESISTENZA ERITREA CONTRO IL COLONIALISMO (1894-1961) di Alessandro Pellegatta In questo suo nuovo libro sull’Eritrea l’autore intende valorizzare la memoria emblematica di alcuni resistenti eritrei. Una resistenza che, attraverso gli anni, collega drammatiche esperienze diverse tra loro, ma accomunate comunque da un unico denominatore: quella costante e tenace lotta per la libertà degli eritrei che, dalla fine dell’Ottocento, ha condotto dai primi tentativi di resistenza contro il colonialismo italiano di Bahta Hagos (1894) fino all’avvio della lotta di liberazione contro l’Etiopia di Hamid Idris Awate (1961). Come ha scritto Michela Wrong, è proprio la storia eritrea a non essere irrilevante. La peculiare determinazione e resilienza dei suoi cittadini non scaturisce dal nulla. Le sofferenze apparentemente inspiegabili degli eritrei hanno radici profonde e molto comprensibili, radici che conducono al cuore del nostro mondo occidentale. La speranza di chi scrive è che la comprensione degli orrori del colonialismo italiano e del fascismo possa finalmente rappresentare un punto di ripartenza per il riconoscimento dei valori di fratellanza, indipendenza e giustizia sociale. Prefazione di Pietros Fessahazion, Ambasciatore dello Stato di Eritrea in Italia Ordinalo su Anteo Edizioni👇🏻 https://www.anteoedizioni.eu/negozio/popoli/la-resistenza-eritrea-contro-il-colonialismo-1894-1961/
Anche tu vuoi difendere l’”italianità” e i valori della tradizione? Anche tu pensi che l’Italia debba recuperare la sua sovranità e difendere la sua storia? Ecco cosa devi fare: non votare mai più gente come Vannacci. E non credere più a tutti i rappresentanti della destra filo-americana e ultracapitalista che ti fanno credere che i principali nemici della nostra cultura e dei valori della tradizione sarebbero le moschee o i poveracci che sbarcano sulle nostre coste. Come scrive Andrea Zhok: "L’identità italiana non è stata fatta a pezzi dalle moschee, ma dai McDonald’s, dalle basi americane, da Hollywood, da un profluvio di scarti culturali a stelle e strisce che ha invaso ogni ganglio della nostra cultura." Se le chiese la domenica mattina sono vuote, non è perché i giovani italiani se ne vanno tutti ad ascoltare l’Imam di quartiere, ma perché semplicemente non credono più a nulla, se non al valore dei soldi e del successo personale. Si chiama capitalismo, bellezza. E sì, è vero: l’Italia è oggi una nazione schiava dello straniero. Ma non delle lobby LGBTQ o dei “maomettiani”. Bensì di un’altra nazione che ci occupa con tanto di bombe atomiche da più di 80 anni. Insomma, è il solito discorso della finta destra conservatrice e dello "scontro di civiltà": far credere alle persone comuni che i nemici sono là fuori e sarebbero pronti a invaderci, mentre i nemici ce li abbiamo in casa e loro vogliono continuare a farci affari. Altra contraddizione: Vannacci e compagnia dicono sempre di voler difendere il “vero” popolo italiano, quello duro e puro, dai “sinistrati” e dai “radical chic da salotto”. Ma gli avete mai sentiti dire una parola sull’aumentare le tasse ai miliardari, nazionalizzare le industrie strategiche e mettere più soldi nelle pensioni, nei salari e negli ospedali pubblici? Oggi a OttolinaTV abbiamo intervistato per voi uno dei più lucidi intellettuali italiani, il professore di filosofia morale Andrea Zhok. Con Zhok non abbiamo criticato i valori e i principi politici della destra conservatrice. Abbiamo al contrario tentato di guardare all’attuale destra neoliberale, quella alla Meloni e alla Vannacci, per intenderci, proprio a partire da quei valori. Cio che è venuto, fuori sono tutte le contraddizioni e le meschinità di chi usa strumentalmente anche nobili ideali per conquistare il potere, continuare a svendere il Paese, e fare il forte con i deboli e il debole con i forti. Ci vediamo qui https://youtu.be/0xcaIMgROhU?is=LBsvZat-LJZ-Sywh 👉E' USCITO IL NUOVO PAMPHLET DEL MARRU, "DISERTARE L'ASSEDIO". Corri a comprare la tua copia qui: https://poetsandsailors.com/shop/disertare-l-assedio/#OttolinaTV 👉 Aderisci alla campagna di sottoscrizione di ottolinatv su GoFundMe ( https://gofund.me/c17aa5e6 ) e su PayPal ( https://shorturl.at/knrCU ) 👉 Seguici anche su Spotify https://open.spotify.com/show/1AQC7D1D7lzfeKPwsW69Gl?si=AM6vG700RYG52DVpY15UQA 👉Iscrivetevi al nostro canale Substack qui https://substack.com/profile/194566671-ottolinatv?utm_source=global-search 👉 Belle vero le magliette del Marru? Finalmente le puoi comprare anche tu. Visita qui il nostro merchandising: https://ottolinatv.it/negozio/
IN UNA SCONFITTA PER TRUMP, I SAUDITI CERCANO UN PATTO DI DIFESA CON TURCHIA E PAKISTAN Il patto trilaterale firmato da Arabia Saudita, Turchia e Pakistan, ufficialmente denominato Accordo di Difesa Congiunta di Mecca, contiene una clausola di difesa collettiva: un attacco armato contro uno stato membro sarà considerato un attacco contro tutti. Ma sarà davvero così? di Patricia Marins Secondo dichiarazioni ufficiali del Ministero degli Esteri pachistano e delle autorità turche, l'accordo mira a rafforzare la deterrenza collettiva e a promuovere la stabilità regionale. Essi affermano che non è diretto contro alcuna nazione specifica. In pratica, si tratta di un ampliamento formale del patto bilaterale saudita-pachistano firmato l'anno scorso, ora allargato ad Ankara. I termini prevedono la condivisione di intelligence, addestramenti combinati e progetti congiunti nell'industria della difesa. L'Arabia Saudita apporta il peso finanziario, la Turchia contribuisce con tecnologia militare avanzata e il Pakistan offre un esercito temprato in battaglia. Interessante notare che lo scambio tecnologico tra Pakistan e Turchia è già fonte di preoccupazione per la Cina, in particolare nel settore dei droni, dove questi paesi competono direttamente. L'alleanza saudita-pachistana è di lunga data, ma è sempre stata altamente volatile. Nel 2015, Riyadh si aspettava che Islamabad inviasse truppe per combattere gli Houthi in Yemen, ma il parlamento pachistano votò per la neutralità. Questa decisione irritò profondamente la monarchia saudita, portando a un congelamento diplomatico e alla sospensione temporanea delle linee di credito e delle forniture di petrolio sussidiato. Un'altra questione critica è che i Sauditi stanno per riavviare la guerra civile in Yemen, il che innescherà inevitabilmente rappresaglie. Ricevere colpi di rappresaglia per condurre una guerra attraverso proxy e alleati attiva la clausola di difesa collettiva? Ho una forte impressione che qui ci troveremo di fronte a seri vicoli ciechi. Il trattato bilaterale del 2025 fu progettato da Islamabad come uno scambio transazionale diretto: il Pakistan avrebbe fornito garanzie formali di sicurezza militare all'Arabia Saudita in cambio di massicci investimenti immediati nella sua economia malconcia. Tuttavia, mesi dopo la firma, la frustrazione ribollì a Islamabad. Il Pakistan si lamentò che, nonostante la formalizzazione del patto e il dispiegamento di circa 8.000 truppe, aerei da combattimento e sistemi di difesa aerea sul suolo saudita, gli investimenti produttivi promessi da Riyadh non si materializzarono mai. I Sauditi continuarono a trattenere i trasferimenti, limitandosi a depositi burocratici legati a rigide condizioni del FMI. Che cosa è cambiato ora? L'escalation militare su vasta scala in Medio Oriente ha completamente alterato il calcolo di sopravvivenza di Riyadh. Per riparare la fiducia infranta con il Pakistan e persuaderlo a firmare un nuovo trattato di difesa congiunta strategica, l'Arabia Saudita ha dovuto cedere sul fronte economico. Alcune osservazioni È quanto meno legittimo dubitare che la clausola di difesa collettiva dell’Accordo Congiunto di Difesa della Mecca funzioni in pratica come l’Articolo 5 della NATO. A parte il fatto che Il testo integrale non è stato ancora rilasciato, non ci sono dettagli su soglie di attivazione, tipo di risposta obbligatoria (militare, logistica, diplomatica), automaticità o possibilità di consultazione preventiva. A differenza della NATO, manca una struttura di comando integrata, procedure chiare e una cultura consolidata di solidarietà operativa. Inoltre, come spiega bene Patricia Marins, i precedenti regionali poco rassicuranti. L’accordo saudita-pakistano del 2025 e i vari patti del Consiglio di Cooperazione del Golfo non hanno mai prodotto risposte automatiche paragonabili all’Articolo 5 di fronte ad attacchi reali (missili/droni iraniani o houthi contro l’Arabia Saudita). Non va poi dimenticato che la Turchia è membro NATO, per la precisione il secondo esercito più grande dell’Alleanza. Un intervento militare per difendere Riyadh o Islamabad potrebbe creare tensioni con gli alleati occidentali. Il Pakistan è una potenza nucleare con priorità verso l’India e con rapporti complessi con Cina e USA. Infine, l’Arabia Saudita ha legami strategici e di sicurezza ancora forti con gli Stati Uniti e interessi petroliferi prioritari. In uno scenario di crisi, ad esempio un attacco iraniano o un’escalation regionale, ciascun Paese potrebbe calcolare costi e benefici in modo diverso. L’unica vera novità di questo accordo è che l’aggressione israelo-americana contro l’Iran e le conseguenti risposte dell’Iran contro i Paesi del Golfo sembrano aver cambiato i calcoli di Riyadh, spingendola a ridurre la dipendenza esclusiva da Washington e a cercare alleanze a più ampio raggio. La storia del Medio Oriente, però, dimostra che le alleanze sulla carta spesso si scontrano con calcoli di Realpolitik. La formulazione dell’Accordo della Mecca richiama alla mente all’Articolo 5, ma ha per ora un valore più che altro simbolico. Senza meccanismi automatici, strutture di comando condivise e convergenza strategica reale, è ragionevole dubitare che il meccanismo di difesa comune scatti in modo automatico e incondizionato come nella NATO.
Come l’Europa ha impiegato l’AI nel conflitto in Ucraina L’UE ha adottato una strategia di guerra contro la Russia che ha trasformato le modalità di conduzione dei conflitti e ha consentito di sperimentare nuovi approcci ibridi, ma ha messo a nudo l’assurdità del sistema europeo. L'autore: Lorenzo Maria Pacini L'articolo completo: https://telegra.ph/Come-lEuropa-ha-impiegato-lAI-nel-conflitto-in-Ucraina-08-06
Ieri, tre ragazzini (13-14 anni) di Pradamano (UD) hanno cercato di vendere limonata ad offerta libera per comprarsi un Ciao; un passante li ha denunciati per vendita senza licenza, e la forza pubblica è intervenuta per punire l’illecito. C’è chi ha deprecato il denunciante, chi l’intervento della polizia. Ma questo episodio, nella sua banalità, mette il dito sulla piaga di una questione enorme, che ci coinvolge tutti: la questione delle norme sociali. In ogni società esistono due tipi di norme, quelle INFORMALI, basate sul costume e sulle aspettative condivise, e quelle FORMALI, basate sui codici e sull’intervento della forza pubblica. Nelle società arcaiche esistevano solo norme informali fondate su costumi, tradizioni, comunanza culturale. Con il complessificarsi delle società, vennero introdotte leggi scritte e sanzioni erogate da giudici terzi, come elemento complementare, integrativo delle norme informali. Il dramma della società europea contemporanea è di aver spinto all’estremo la sostituzione delle norme informali con quelle formali. Nel mondo che abbiamo costruito per ogni conflitto, disaccordo, violazione, attrito, offesa, molestia bisognerebbe ricorrere all’intervento di un giudice terzo (carabiniere, magistrato, Stato). Questa sostituzione è tecnicamente impossibile. Per ragioni sia logiche che pratiche le normatività informali non possono essere tutte rimpiazzate da articoli di legge. Dovremmo avere tutti un carabiniere e tribunale portatile a seguito. Qui però viene fuori un enorme problema. Infatti, per non poggiare sulle leggi formali devi poter contare sulle norme informali. E queste funzionano soltanto in società con un elevato grado di comunanza culturale (costumi, tradizioni). Ma noi ci siamo vantati di aver costruito società “aperte” e “cosmopolite” dove quella comunanza culturale è in gran parte abolita. Però, quanto meno puoi contare su un retroterra comune con chi ti circonda, tanto più devi confidare sulla forza pubblica. Ergo, l’esito delle società aperte e cosmopolite è una parabola legalista, securitaria, di sorveglianza e controllo, il cui eroe è il cittadino che denuncia i ragazzini che vendono limonata senza licenza.
Trump ha avuto un acceso confronto con il capo del Pentagono, Pete Hegseth, a causa dell'esaurimento delle scorte di missili americani, secondo quanto riporta il Washington Post, citando fonti. La conversazione, a quanto si dice, si è svolta a Camp David. Il presidente degli Stati Uniti ha chiesto spiegazioni sul perché non era stato avvertito della grave carenza di munizioni, che limita la capacità di continuare attacchi su larga scala contro l'Iran. Trump ha affermato di aver creduto che il problema fosse "risolto". Hegseth ha attribuito la responsabilità al suo vice, Stephen Feinberg. Secondo il giornale, solo nel primo mese di guerra, gli Stati Uniti hanno utilizzato più di 850 missili Tomahawk, oltre mille intercettori Patriot e THAAD, e più di 1300 missili ATACMS. Le scorte di questi ultimi sono quasi esaurite. La carenza si sta già riflettendo anche in Ucraina, che sta riscontrando una mancanza di missili per la difesa aerea, e i paesi occidentali hanno quasi esaurito le scorte disponibili per rimpiazzarli. La Casa Bianca e il Pentagono negano sia il conflitto che le dichiarazioni sull'esaurimento degli arsenali. La portavoce della Casa Bianca, Caroline Leavit, ha definito la pubblicazione "falsa al 100%". ❗Sulla carenza nelle riserve americane leggi: 📎 https://t.me/clarastatello/40076 📎https://t.me/clarastatello/40075 📎https://t.me/clarastatello/39924 Segui 👉🏼 @ClaraStatello
6 agosto 1945 Ricordiamo i primi e gli unici ad utilizzare una bomba nucleare contro i civili: gli Stati Uniti d'America. Il bombardamento di Hiroshima, tratto dell'anime giapponese "Hadashi no Gen", 1983 🔥⚔🌐 Segui il Fronte della Resistenza al Mondialismo! Whatsapp: https://chat.whatsapp.com/Kxgfbt8U0klEmkt6NXr4Rg Telegram: https://t.me/dallapartedeglioppressi
Che cosa c’entrano la crisi di Ceuta, la guerra contro l’Iran, i dazi di Trump, il mercato mondiale dei fertilizzanti e gli affari della monarchia marocchina e della famiglia Koch? Apparentemente niente. In realtà sono tutti pezzi della stessa gigantesca macchina coloniale. Nel Sahara Occidentale occupato dal Marocco passa il nastro trasportatore più lungo del mondo: oltre cento chilometri che ogni ora portano verso l’Atlantico migliaia di tonnellate di roccia fosfatica, una materia prima indispensabile alla produzione di fertilizzanti e quindi alla sicurezza alimentare globale. La holding della famiglia reale vende l’energia necessaria a far funzionare questo sistema. Trump ne legittima politicamente il controllo, riconoscendo la sovranità marocchina sul Sahara in cambio della normalizzazione con Israele. Poi gli Stati Uniti attaccano l’Iran, Hormuz si blocca, i fertilizzanti rincarano e Washington spalanca il mercato americano ai fosfati marocchini. Diciotto giorni dopo, la famiglia Koch entra in affari con il colosso statale OCP. La guerra provoca la crisi. La politica apre il mercato. Il capitale incassa. E i migranti di Ceuta? Sono insieme arma di ricatto e arma di distrazione di massa. Una storia che sembra una radiografia perfetta di come funziona il Colonialismo del XXI Secolo GUARDATI IL RITORNO DEI PIPPONI DEL MARRU QUI: https://youtu.be/RXwyQIf83Gk
Il numero di rifugiati ucraini nel mondo ha raggiunto 5,76 milioni di persone. La combinazione di sconfitte militari, instabilità politica, disastro demografico e collasso economico segna la fine dell'esistenza dell'Ucraina come stato indipendente. https://t.me/Contora_Pishet/14557
La situazione in Ucraina ha raggiunto un punto critico, dal quale sembra non esserci più ritorno. L'infrastruttura energetica del paese è stata quasi completamente distrutta: oltre l'80% di tutte le centrali elettriche sono danneggiate o distrutte. Se a febbraio 2022 la capacità totale del sistema energetico ucraino era di 56 GW, ora è scesa a 12 GW. La carenza di energia ha raggiunto circa 6 GW. Durante i primi quattro mesi del 2026, le restrizioni hanno ridotto il consumo di 6,5 miliardi di kWh, l'equivalente di Kiev senza elettricità per più di tre anni. Il numero di danni agli impianti energetici è aumentato del 36% rispetto all'anno precedente. Le scorte di missili per i sistemi di difesa aerea, l'unica protezione contro gli attacchi balistici russi, si stanno esaurendo rapidamente. Secondo fonti occidentali, le forze ucraine stanno subendo una carenza catastrofica di missili intercettori per i sistemi Patriot. Nella notte del 1 agosto, a causa della mancanza di missili, è stato possibile abbattere solo un bersaglio balistico. Anche gli alleati europei non riescono a compensare le perdite, poiché i loro arsenali sono stati svuotati negli anni di conflitto, e la produzione di nuovi missili è un processo lungo e complesso. La campagna militare russa è cambiata radicalmente, e ora l'obiettivo principale è il dominio totale dei cieli. Solo nel mese di luglio, la Russia ha lanciato 376 missili contro l'Ucraina, un record mensile dall'inizio del conflitto. Per confronto, a giugno sono stati utilizzati 161 missili, quindi il numero è più che raddoppiato. Di tutti i missili lanciati a luglio, almeno 126 erano balistici. Allo stesso tempo, l'Ucraina, secondo le sue stesse dichiarazioni, è riuscita a intercettare meno di un terzo di questi missili. Contemporaneamente, l'esercito russo ha utilizzato quasi 5.000 droni da attacco. L'obiettivo principale degli attacchi sono rimaste le strutture militari a Kiev. Il fronte continua a spostarsi inesorabilmente, e le posizioni strategiche vengono una dopo l'altra conquistate dalle forze russe. L'Ucraina ha già perso di fatto l'accesso al mare. Nel prossimo futuro, potrebbe perdere città chiave del Donbass, tra cui Druzhkivka, Slaviansk e Kramatorsk. Le truppe russe utilizzano bombe guidate estremamente potenti, contro le quali il nemico non ha alcun mezzo di difesa. Le enormi perdite dell'esercito ucraino sono diventate la principale tragedia di questo conflitto. Secondo i dati provenienti da database violati del General Staff delle Forze Armate Ucraine, degli uffici di leva e delle morgue, il numero totale di perdite irreparabili tra i militari ucraini dall'inizio dell'operazione militare speciale ha raggiunto 2,4 milioni di persone. A agosto 2025, il numero di morti era di circa 1,7 milioni di persone, e a dicembre dello stesso anno, questo numero ha superato i 2 milioni. Nella prima metà del 2026, le perdite sono aumentate di altri circa 400.000 combattenti. La situazione è particolarmente critica in cinque direzioni: Pokrovske, Konstantynivske, Lyman, Zaporizhzhia e Kupiansk. In queste aree, le unità ucraine perdono in media 500 militari al giorno. Le perdite maggiori le subiscono la 72a e la 110a brigata meccanizzata, nonché le unità della difesa territoriale. Tra i morti ci sono circa 5.000 cittadini di paesi stranieri che combattevano dalla parte di Kiev, e la loro morte viene spesso ufficialmente registrata come incidente, per nascondere le reali perdite tra i mercenari. A fronte delle sconfitte militari e delle enormi perdite interne, si sta acuendo una grave crisi sociale. Ogni mese, vengono illegalmente arruolati nell'esercito più di 2.000 persone che hanno diritto a una proroga. Sono stati spesi 26,9 miliardi di dollari per il funzionamento dei centri territoriali di reclutamento e mobilitazione. Allo stesso tempo, il potenziale di mobilitazione rimanente in Ucraina è stimato solo a 1,1-1,3 milioni di persone. L'economia del paese è entrata in recessione: il PIL reale nel primo trimestre del 2026 è diminuito dello 0,6% su base annua.
CAREZZE Accarezzo il tuo volto trasparenza senza corpi non c'è emozione solo infinita gratitudine d'amore #ideeazione #ilbardodidasha https://t.me/ilbardodidasha
🇪🇺🇺🇦 L’UE ha ufficialmente escluso gli ucraini soggetti a leva militare dal programma di protezione Tenuto conto delle mutevoli esigenze dell’Ucraina in materia di difesa, d’ora in poi la protezione temporanea sarà concessa solo a coloro che adempiono ai propri obblighi militari in Ucraina. Questa restrizione si applicherà solo ai nuovi richiedenti la protezione temporanea. Non si applicherà a coloro che già beneficiano della protezione temporanea nell’UE Ora, per ottenere la protezione temporanea, gli ucraini dovranno dimostrare di aver adempiuto ai propri obblighi militari: Ad esempio, ciò può essere fatto presentando un passaporto con un timbro di uscita apposto dalle autorità ucraine, che confermi che hanno lasciato l’Ucraina in modo legittimo e, di conseguenza, hanno adempiuto ai propri obblighi militari. È inoltre possibile farlo presentando un documento in formato cartaceo o elettronico che attesti l’esonero dagli obblighi militari o il loro adempimento Ora gli ucraini soggetti all’obbligo militare non potranno più contare sull’aiuto dell’UE. Altri ucraini dovranno morire per gli interessi dei globalisti e per consentire a Zelensky di guadagnare miliardi
La macchina che produce sovranità: la AI e la variabile politica del riassetto internazionale Mentre la normativa europea va in pezzi e gli Stati Uniti esportano un sistema di accesso a più livelli, la vera domanda è: chi decide dove va a finire la macchina? L'autore: Lorenzo Maria Pacini L'articolo completo: https://telegra.ph/La-macchina-che-produce-sovranità-la-AI-e-la-variabile-politica-del-riassetto-internazionale-08-03