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The Submarine

The Submarine è uno spazio di informazione online nato a Milano nel 2016. 👉🏼 https://thesubmarine.it

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  • C’è una grave crisi di condizioni di vita — e di salute mentale — sulla portaerei USS Abraham Lincoln, salpata da san Diego il 21 novembre, in anticipo per l’aggressione statunitense e israeliana dell’Iran. A bordo ci sono circa 5.000 persone, tra marinai e marines, che dovevano tornare al più tardi a maggio, e ormai hanno accumulato più di 250 in mare, un periodo molto più alto di quanto si fa in tempi moderni, senza uno scalo in porto da più di 200 giorni. Non è un primato: nei giorni scorsi anche siti di settore — che come potete immaginare non sono esattamente di area progressita — hanno denunciato una crisi di salute mentale nell’equipaggio. Il 3 agosto un marinaio è finito in acqua, e i familiari riferiscono di ripetuti tentativi da parte del personale di gettarsi dalla portaerei. Le testimonianze che sono state raccolte dai media statunitensi sono pesanti: si parla di un uomo che è saltato in mare e che ora è in “fermo sanitario” all’interno della portaerei, in contatto raro e parziale con la propria famiglia a casa. “Ha paura. Pensa che gli daranno un congedo con disonore, che solo perché era esausto la sua carriera di 13 anni è rovinata, così, di colpo,” riferisce la moglie. Durante una riunione tra familiari del personale presente, un’altra donna ha riferito che il marito le dice che “spera di non svegliarsi domani.” La madre di un militare, parlando con NBC News, ha paragonato la vita a bordo a “scene da American Horror Story,” “dove sono tutti morti, ma non lo sanno ancora.” Continua a leggere su the Submarine: https://www.thesubmarine.it/2026/08/14/la-crisi-di-salute-mentale-dei-marinai-intrappolati-dalla-guerra-contro-liran/

  • Nella gara tra capi di stato e di governo europei a chi è più nazifascista, entra anche il cancelliere Merz, affaticato dalla concorrenza interna di AfD. La Germania, infatti, ha deciso di riattivare le deportazioni dei richiedenti asilo che sono arrivati sul proprio territorio passando dall’Italia — e della quale accoglienza, quindi, sarebbe responsabilità di Roma, in base al regolamento di Dublino. Il prossimo 19 agosto la prima richiedente asilo in quasi 4 anni sarà respinta verso l’Italia: una cittadina somala di 22 anni, Abdirisaq Warsame, arrivata in Germania a marzo. Da fine 2022 il governo Meloni aveva rifiutato sistematicamente di riprendersi i “dublinanti,” citando una presunta “emergenza nazionale” in corso — voi vi siete accorti che c’era? — e a dicembre 2025 aveva ottenuto che Berlino cancellasse i casi pregressi, ottenendo di non dover accogliere qualche migliaio di persone. Secondo Repubblica, ora il ministero dell’Interno tedesco vuole rispettare le regole alla lettera: “Un sistema di Dublino funzionante è la premessa per il successo della Riforma dell’asilo europeo,” ha dichiarato un portavoce del ministero, che sottolinea, di conseguenza: “La Germania si aspetta che i trasferimenti in Italia e in Grecia vengano ripristinati” — almeno dal 12 giugno, quando sono entrate in vigore le nuove regole europee per l’asilo. Il ministero ricorda che lo scorso autunno Roma e Atene hanno accettato accordi bilaterali con la Germania per “implementare di nuovo il regolamento di Dublino a partire dall’entrata in vigore del Geas,” la riforma del diritto d’asilo, appunto. Continua a leggere su the Submarine: https://www.thesubmarine.it/2026/08/10/lestate-nazifascista-dellunione-europea/

  • Un’inchiesta esclusiva di Reuters rivela che in 5 mesi di guerra con l’Iran gli Stati Uniti hanno consumato gran parte delle loro scorte globali di missili di precisione a lungo raggio. L’esercito avrebbe usato “virtualmente tutti” (!) i missili terra-terra ATACMS e PrSM — ordigni da oltre un milione di dollari l’uno —, mentre sarebbe stato bruciato “poco meno della metà” dell’arsenale di missili da crociera Tomahawk. Cifre che, avvertono le fonti, sollevano dubbi sulla prontezza militare statunitense in caso di nuovi conflitti; e che, se confermate, potrebbero costringere Donald Trump a ripiegare su più rischiose missioni di bombardamento con piloti qualora volesse rilanciare attacchi su larga scala contro Teheran. Questo retroscena va ad aggiungersi alle notizie che riportavamo i giorni scorsi riguardo all’erosione drastica delle scorte di intercettori. La Casa bianca, ovviamente, nega tutto: Trump sostiene che gli Stati Uniti continuano ad avere “molte più munizioni di chiunque al mondo,” e “molte più di quante ce ne servano.”Il portavoce del Pentagono Parnell assicura che l’esercito “ha tutto ciò che serve.” Continua a leggere su the Submarine: https://www.thesubmarine.it/2026/08/05/gli-stati-uniti-disarmati/

  • 3 авг.837311

    La Guardia Civil spagnola avrebbe scoperto, secondo un’esclusiva del quotidiano conservatore el Español, la presenza di agenti di intelligence marocchini infiltrati tra i migranti che hanno attraversato la barriera. Gli agenti sarebbero stati individuati grazie al sistema di videosorveglianza del perimetro di frontiera. Lo riferiscono al giornale, in forma anonima, fonti dello Stato maggiore del corpo, secondo cui non sarebbe un caso isolato ma un fenomeno già osservato in precedenti episodi di pressione su Ceuta e Melilla; le stesse fonti — insieme ad alcuni funzionari dei servizi spagnoli — inquadrano il tutto come una “guerra ibrida” orchestrata da Rabat. Come scrivevamo anche nei giorni scorsi, uno dei fattori scatenanti della crisi sarebbe stata la visita di Pedro Sánchez in Algeria, la prima da 4 anni, dopo la svolta di Madrid sul riconoscimento della sovranità marocchina sul Sahara occidentale, che avrebbe irritato profondamente Rabat. “Controllano il rubinetto della pressione migratoria, e per loro questa è una specie di prova generale,” ha commentato secca una delle fonti del quotidiano spagnolo. Anche ignorando l’ovvio — decine di migliaia di persone non si muovono senza che le FdO di un paese sviluppato come il Marocco non se ne accorgano — ormai sono numerose le prove di una collusione da parte dei militari di Rabat. Il New York Times ha parlato con alcuni cittadini marocchini, che dicono di essere stati incoraggiati ad attraversare dalle stesse autorità del proprio paese. Un giovane uomo 26enne, parlando con il quotidiano statunitense, riporta che la polizia stessa gli ha indicato la direzione del confine da attraversare: “Continuavano a dirci, ‘andate da quella parte, andate da quella parte.’” Continua a leggere su the Submarine: https://www.thesubmarine.it/2026/08/03/le-spie-del-governo-marocchino-tra-i-migranti-di-ceuta/

  • L’emergenza a Ceuta è diventata occasione di scatenare una grande contesa internazionale, in cui si intrecciano interessi e obiettivi geopolitici diversi. Il caso si contestualizza ovviamente nelle tensioni, note e di vecchia data, tra Marocco e Spagna, ma la reazione internazionale sembra essere stata causata principalmente dalla crescente voglia da parte degli stati europei di isolare il governo spagnolo, in concerto con l’aggressione diplomatica che funzionari statunitensi e israeliani conducono da mesi. L’arrivo di così tante persone — decine di migliaia — è impensabile senza una forma di consenso o comunque collaborazione da parte di Rabat: il Marocco dispone di solide capacità di polizia e di intelligence. Ieri citavamo il dibattito sul — mai dimostrato — pull factor della sentenza del Tribunale supremo, ma vale la pena menzionare anche, o piuttosto, il riavvicinamento della Spagna con l’Algeria, e il via libera al disegno di legge che concede la cittadinanza alle persone saharawi nate quando il territorio era colonia spagnola: tutti sviluppi che hanno irritato il Marocco. Continua a leggere su the Submarine: https://www.thesubmarine.it/2026/08/01/lassalto-internazionale-contro-la-spagna/

  • Ormai il governo italiano è in campagna elettorale, e ha deciso che il razzismo sarà il pilastro su cui proverà a lavare il cervello all’elettorato, dunque si è avventato sulla crisi come un avvoltoio: già ieri sera Meloni ha detto che sta valutando la sospensione temporanea degli accordi di Schengen con la Spagna, mentre il ministro degli Esteri, Tajani, è riuscito a mostrare la sua inadeguatezza anche all’esecutivo spagnolo. Ieri per la verità Tajani si è spinto anche molto oltre le sue competenze, visto che oltre a dichiararsi favorevole alla sospensione di Schengen con la Spagna ha anche dichiarato che “L’immigrazione irregolare e incontrollata rappresenta un pericolo per la sicurezza nazionale. Le immagini che arrivano da Ceuta dimostrano come la scelta del governo di Madrid di dare la cittadinanza spagnola, quindi europea, ad oltre 500mila immigrati irregolari sia profondamente sbagliata e incentivi il traffico di essere umani.” La dichiarazione ha causato la reazione dell’esecutivo spagnolo: il ministro degli Esteri, José Manuel Albares, ha detto che “Questo messaggio è inappropriato da parte del ministro degli Esteri di un Paese partner e amico, dal quale ci aspettiamo solidarietà europea e non demagogia di parte. Ho convocato per domani l’ambasciatore d’Italia.” Ovviamente si potrebbe anche parlare di quanto sia demenziale imporre la chiusura di Schengen per fatti successi a 1.800 km di distanza dall’Italia e oltre il Mediterraneo — come se poi tutte queste persone volessero venire nel nostro paese — tra l’altro prima di agosto, quando numerosi italiani si recheranno per le ferie in Spagna, ma queste riflessioni non sembrano essere venute in mente all’esecutivo nostrano. Continua a leggere su the Submarine: https://www.thesubmarine.it/2026/07/31/il-governo-degli-ignobili-sulla-crisi-di-ceuta/

  • Dallo scorso ottobre Brad Parscale — l’ex responsabile della campagna di Donald Trump, potreste ricordare il suo nome per lo scandalo Cambridge Analytica — gestisce in sordina un’operazione che produce contenuti di propaganda filo-israeliana. Il pubblico di quei siti non sono gli esseri umani: la maggior parte delle pagine raccoglie poche centinaia di visitatori al mese. Come rivela un’inchiesta di Nick Cleveland-Stout per Drop Site, la società di Parscale, Clock Tower X, li ha creati nell’ambito di un contratto da più di 40 milioni di euro con il governo israeliano per un obiettivo preciso — influenzare i chatbot come ChatGPT, Claude o Gemini. È una tecnica nota come “LLM poisoning,” l’avvelenamento dei grandi modelli linguistici, e sta funzionando. Continua a leggere su the Submarine: https://www.thesubmarine.it/2026/07/29/come-ho-insegnato-alle-ia-a-non-preoccuparsi-e-ad-amare-il-genocidio/

  • 24 июл.1 03232

    Dopo essersela presa con le persone di origine straniera e i più poveri, al governo si sono chiesti: con quale altra categoria di deboli possiamo attaccare? Ma i minorenni, ovviamente. Un nuovo disegno di legge modifica il concetto di imputabilità per chi ha tra 14 e 18 anni — quindi anche per ragazzini di terza media. Oggi sono già imputabili, ma giustamente la loro capacità di intendere e volere va verificata caso per caso dal giudice e non è presunta, come invece accade per gli adulti. Con questa proposta, invece, i minorenni saranno equiparati in questo agli adulti e reputati capaci di intendere e di volere fino a prova contraria. Al governo piace prendersela con i ragazzini: già con il decreto Caivano, del 2023, era diventato più facile sbatterli in carcere senza pensarci troppo, riducendo la possibilità dei minori di scontare la pena fuori dal carcere. Continua a leggere su the Submarine: https://www.thesubmarine.it/2026/07/24/il-governo-vuole-sbattere-in-galera-gli-studenti-delle-medie/

  • Un gruppo di funzionari dell’amministrazione Trump II ha riunito giovedì rappresentanti di 66 paesi per un vertice sulla presunta minaccia della “violenza di sinistra,” scatenandosi in una serie di invettive durissime anche per gli standard già spesso al limite del delirante dell’attuale amministrazione statunitense. L’incontro, convocato dal segretario di Stato Marco Rubio, e con la presenza del consigliere Stephen Miller e del segretario al Tesoro Scott Bessent, era presentato come un “vertice sulla recrudescenza della violenza politica,” ma l’unico bersaglio è stata la sinistra, senza nessun riferimento alla violenza di matrice di estrema destra, che è quella in grande aumento, secondo i dati — ma che secondo l’amministrazione statunitense non è un problema, si può dedurre. Rubio ha usato toni apertamente disumanizzanti, definendo gli attivisti di sinistra “un’oscurità che avanza” e “i nemici della civiltà”: “Disprezzano l’Occidente perché l’Occidente è grande,” promettendo di “smantellare le reti” progressiste “mattone dopo mattone.” Il dipartimento di Stato ha annunciato una nuova stretta mirata ai “gruppi terroristici di estrema sinistra e affini,” e Rubio si è spinto a collegare le organizzazioni di sinistra con “le reti di proxy iraniane.” Secondo Miller “chi è di sinistra è mosso essenzialmente da invidia, odio e gelosia.” Solo Bessent — di cui è vera una cosa che si può dire di pochi, ovvero che è stato pagato da Soros, essendone stato direttore degli investimenti — si è sbilanciato ricordando che anche le persone di sinistra hanno dei diritti. Continua a leggere su the Submarine: https://www.thesubmarine.it/2026/07/17/presto-vi-chiameranno-terroristi/

  • Durante i colloqui tra Stati Uniti e Iran a Lucerna, in Svizzera, a fine giugno, i negoziatori di Teheran hanno fatto recapitare un messaggio privato al vicepresidente Vance tramite un intermediario di fiducia: la presenza degli inviati speciali di Trump, il palazzinaro Steve Witkoff e il genero Jared Kushner, rischiava di far saltare la trasformazione dell’intesa quadro in un accordo duraturo. Lo riferisce, in forma anonima, un alto funzionario iraniano a Drop Site. L’accusa è a dir poco pesante: i due sarebbero stati più interessati a sfruttare le informazioni riservate dei negoziati per guadagnare sui mercati finanziari che a chiudere davvero un accordo. Kushner, inoltre, è accusato di aver riferito informazioni riservate direttamente a Netanyahu — una notizia che era arrivata anche ad Axios. Teheran, sostiene la fonte, avrebbe consegnato ai mediatori documentazione scritta su presunte prove che “persone vicine al presidente Trump” stessero approfittando della guerra e degli sviluppi diplomatici per manipolare i mercati. Continua a leggere su the Submarine: https://www.thesubmarine.it/2026/07/16/cosa-sara-mai-un-po-di-corruzione-tra-una-guerra-e-laltra/

  • È scoppiata una grave crisi diplomatica tra Stati Uniti e Italia: Trump ha rilasciato una brevissima intervista a L’aria che tira, in cui ha attaccato in modo umiliante Meloni, e ha criticato duramente l’Europa per presunte scelte sbagliate per l’immigrazione e per l’eolico — tutte cose dette in risposta a una domanda sul possibile ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea, in realtà. Trump non ha fatto mistero di essere ancora molto offeso nei confronti di Meloni, dicendo che “non era obbligato a parlarle,” e riferendo che la presidente del Consiglio “mi ha implorato di fare una foto.” “Voleva una foto con me così tanto,” che “mi ha fatto pena.” Meloni ha risposto alle dichiarazioni di Trump sostanzialmente dandogli del bugiardo. La presidente del Consiglio ha lasciato Bruxelles, dov’era per il Consiglio europeo, senza nemmeno fermarsi a parlare con i giornalisti. “Non credo sia finita qui,” l’unico commento che si lascia scappare. La fonte della particolare frustrazione di Trump potrebbe essere, secondo il Corriere, una clip di Meloni che gli parla al G7 — diventata virale in tutto il mondo tra le persone critiche di Trump e in particolare in ambienti democratici statunitensi, perché da lontano sembra che Meloni stia parlando in modo molto sbrigativo e infastidito al presidente degli Stati Uniti, che invece sembra molto abbacchiato. Continua a leggere su the Submarine: https://www.thesubmarine.it/2026/06/20/let-me-take-a-selfie/

  • Vance ha attaccato apertamente i critici israeliani dell’accordo: “Donald J. Trump è l’unico capo di Stato del mondo che in questo mondo provi simpatia per la nazione di Israele,” ha sbottato il vicepresidente, riferendosi al crescente isolamento del paese dopo l’aggressione di Gaza degli scorsi anni. “Se fossi nel governo israeliano, eviterei di attaccare l’unico alleato potente che mi resta al mondo.” Vance ha ricordato che “due terzi” degli armamenti israeliani sono stati “costruiti da mani americane e pagati con i soldi dei contribuenti americani.” A un certo punto Vance ha sbottato: “Siete un paese di 9 milioni di persone; non potete risolvere ogni vostro problema di sicurezza nazionale semplicemente uccidendo.” L’estrema destra israeliana, ovviamente, non vuole saperne. Ben-Gvir ha commentato le dichiarazioni di Vance chiedendo “di gestire i nazisti del 21esimo secolo come gli Stati Uniti hanno fatto nel 20esimo secolo.” Un’affermazione che sarebbe ridicola se la politica israeliana non stesse facendo pienamente uso della retorica dello Dolchstoßlegende, la “leggenda della pugnalata alla schiena,” con cui i nazionalisti tedeschi addossarono le colpe della sconfitta della Germania imperiale al crollo del “fronte interno” — il mito sociale da cui è poi nato il nazismo. Nelle scorse ore Ben-Gvir ha rincarato la dose, dicendo che “per ogni lacrima di una madre israeliana, devono piangere 1.000 madri libanesi.” “Tutto il Libano deve bruciare!” Per non essere da meno, Smotrich ha scritto che “bisogna aprire i cancelli dell’inferno.” Continua a leggere su the Submarine: https://www.thesubmarine.it/2026/06/19/la-tregua-di-un-giorno/

  • I presidenti di Stati Uniti e Iran hanno firmato e reso pubblico il testo dell’accordo provvisorio che mette fine alla guerra scatenata da Washington e Tel Aviv. Si tratta di una pace fragilissima: Trump ha subito minacciato di riprendere gli attacchi e uccidere i dirigenti iraniani — quelli che hanno lavorato alla pace che stava firmando — se Teheran non rispetterà gli impegni presi nell’accordo. Nonostante tutto, Trump ha difeso i propri interlocutori iraniani, descrivendoli come “gente sveglia,” ma senza mai sacrificare la propria retorica muscolare: “Se non si comportano bene, torneremo a sganciargli bombe sulla testa.” L’intesa, firmata digitalmente in inglese e in farsi da Trump e da Pezeshkian, prolunga di altri 60 giorni il cessate il fuoco di aprile, anche in Libano, e prevede la fine immediata della guerra su tutti i fronti, la riapertura del traffico marittimo “senza pagamenti” attraverso lo stretto di Hormuz, la revoca del blocco navale e delle sanzioni statunitensi, lo sblocco degli asset iraniani congelati e la creazione del fondo da 300 miliardi di dollari di cui parlavamo ieri. L’Iran si impegna a non costruire armi nucleari — cosa che non stava facendo — e ad avviare un processo di diluzione del proprio uranio arricchito sotto la supervisione dell’AIEA. Il paese ha ottenuto di non doverlo portare fuori dal proprio paese. Per la Casa bianca è una sconfitta su tutti i fronti rispetto alle ambizioni della guerra: il governo che doveva essere ribaltato è ancora in piedi, le scorte di uranio che dovevano essere consegnate rimarranno in Iran, Teheran continuerà a sostenere Hezbollah. È sfumato anche l’obiettivo di distruggere l’industria missilistica iraniana: la citazione emblematica di Trump della giornata è probabilmente questa: “Se gli altri paesi li hanno,” i missili, “è un po’ ingiusto che loro non ne abbiano.” Continua a leggere su the Submarine: https://www.thesubmarine.it/2026/06/18/la-resa-di-versailles/

  • Venerdì si firmerà — vediamo — l’accordo tra Iran e Stati Uniti, e i retroscena delle scorse settimane iniziano ad acquisire solidità, mentre il testo dell’accordo inizia a circolare con più leggerezza. Secondo un retroscena di Reuters, l’intesa quadro prevede un fondo da 300 miliardi di dollari destinato a innescare investimenti in iran e più di metà di quella somma è già stata impegnata, per oltre 150 miliardi distribuiti su 5 regioni. Secondo una fonte con conoscenza diretta del dossier, il fondo serve a dare a entrambe le parti un incentivo economico a concludere l’accordo definitivo. Non si tratta di un programma di ricostruzione né di riparazioni di guerra, precisa la fonte, ma di un “veicolo di investimento” interamente privato: a impegnare i finanziamenti sono imprese di Stati Uniti, stati del Golfo, Asia, Sud America e Africa in settori che spaziano da energia, logistica e manifattura ai trasporti. Il fondo si chiamerà Reconstruction and Development Fund — ma non chiamateli fondi di ricostruzione — ed è frutto di un lavoro di mediazione: Teheran inizialmente aveva chiesto 400 miliardi di risarcimento per i danni causati dalla guerra. I paesi della regione contribuiranno garantendo prestiti, aprendo linee di credito o finanziando direttamente la ricostruzione dei siti colpiti, dal complesso siderurgico di Mobarakeh alle raffinerie e agli aeroporti. Continua a leggere su the Submarine: https://www.thesubmarine.it/2026/06/17/chi-rompe-paga/

  • La Corte d’appello di Londra ha stabilito che la messa al bando di Palestine Action come organizzazione “terroristica” è legittima, ribaltando la sentenza con cui a febbraio l’Alta corte aveva giudicato il provvedimento illegittimo e sproporzionato perché lesivo del diritto di protesta. Si tratta di una decisione che avrà un impatto rilevante nella tenuta democratica del paese: un collegio di 5 tra i più alti magistrati del paese ha definito la messa al bando come “giustificata e proporzionata,” pur riconoscendo che la proscrizione del gruppo è “controversa,” e che Palestine Action è sostenuta da molti cittadini che “per il resto sono rispettosi della legge” (!). La baronessa Carr, Lord capo della Giustizia d’Inghilterra e Galles, ha affermato che sarebbe “un errore fondamentale ignorare il fatto che Palestine Action promuove apertamente violenze illegali equiparabili al terrorismo.” Le prove con cui i funzionari britannici sostengono questa tesi sono notoriamente molto fragili. Fondato 6 anni fa, il movimento è impegnato nel contrasto delle aziende che hanno reso possibile la persecuzione e il genocidio della popolazione palestinese, con operazioni mirate. La cofondatrice Huda Ammori ha annunciato che impugnerà la decisione fino alla Corte suprema e, se necessario, fino alla Corte europea dei diritti dell’uomo: “Non smetteremo di batterci per ribaltare quello che è uno degli attacchi più estremi alla libertà di parola e al diritto di protesta nella storia britannica moderna.” Per Thomas Bell, direttore di Human Rights Watch nel Regno Unito “questa decisione consolida ulteriormente il posto del Regno Unito tra i paesi che arretrano sui diritti umani classificando atti di protesta come terrorismo.” Continua a leggere su the Submarine: https://www.thesubmarine.it/2026/06/16/regno-unito-capitale-tel-aviv/

  • 15 июн.1 38724

    L’accordo segna una sconfitta umiliante per Donald Trump e Benjamin Netanyahu: l’obiettivo iniziale della guerra era rovesciare il governo iraniano, in quella che doveva essere una vera e propria guerra lampo. Alla fine, entrambi i paesi si sono trovati bloccati in una guerra potenzialmente infinita, e ha rafforzato politicamente Teheran. Se l’intesa riuscirà davvero a imporre il ritiro di Israele dal Libano, e se davvero saranno Iran e Oman a stabilire come scorre il commercio dallo stretto di Hormuz si potrebbe parlare senza problemi di una grande vittoria politica di Teheran. L’ex portavoce del dipartimento di Stato Miller, dell’amministrazione Biden, ha sottolineato che Washington ha fatto “importanti concessioni a Teheran,” pur di tornare di fatto allo status quo precedente alla guerra, senza ricevere vere garanzie da parte dell’Iran sul nucleare. Continua a leggere su the Submarine: https://www.thesubmarine.it/2026/06/15/deal-with-it/

  • Cresce la speranza che si arrivi a una tregua tra Iran e Stati Uniti: Trump ha annunciato che un accordo potrebbe essere firmato già questo fine settimana. Nelle ore precedenti Trump aveva di nuovo minacciato Teheran di pesanti bombardamenti, per poi di nuovo cancellarli all’ultimo minuto, almeno così ha scritto, perché si era arrivati ad un accordo. Se la notizia vi sembra familiare, è perché questo copione si è ormai ripetuto diverse volte, con minacce più o meno apocalittiche nelle ore precedenti: CNN ha realizzato un clip show di tutte le volte che Trump ha annunciato che un accordo era imminente — 39 volte dal 23 marzo scorso. Alla domanda se la Guida suprema Ali Mojtaba Khamenei avesse approvato l'intesa, ha risposto: “Mi risulta di sì.” Dall’Iran arrivano ricostruzioni più caute: il portavoce Baghaei ha messo in chiaro se Teheran non intende fare passi indietro sulle proprie linee rosse: l’interruzione degli attacchi sul Libano, la revoca delle sanzioni, lo sblocco degli asset congelati, e il riconoscimento più o meno formale di una autorità sullo stretto di Hormuz. È possibile che l’accordo ci sia, ma sia solo di alto livello, per aprire a una trattativa più precisa sui dettagli nelle prossime settimane: Trump l’ha descritto come “molto solido” ma “un po’ concettuale.” Trump sostiene che l’accordo sia stato approvato anche da Arabia Saudita, Emirati, Israele e Qatar — ma l’ufficio di Benjamin Netanyahu ha precisato che Israele “non è parte” del memorandum, pur ringraziando il presidente statunitense. Continua a leggere su the Submarine: https://www.thesubmarine.it/2026/06/12/troppo-bello-per-essere-vero/

  • Nelle scorse ore Trump ha pubblicato diversi post sull’Iran su Truth Social, ripetutamente sostenendo che l’esercito iraniano fosse stato sconfitto, e minacciando una trattativa difficile: “Hanno perso troppo tempo a negoziare un accordo che poteva essere ottimo per loro, ora dovranno pagarne il prezzo.” Secondo Trump l’Iran sarebbe a un passo dal diventare uno “stato fallito” e l’esercito statunitense nelle scorse settimane sarebbe riuscito a far passare 100 milioni di barili di petrolio attraverso lo stretto. È possibile leggere gli attacchi di questi giorni in tre modi: come l’antefatto alla piena riapertura del conflitto, come un tentativo disperato di accelerarne la chiusura definitiva, o come un modo per gli Stati Uniti di “salvar faccia,” ricontestualizzando un accordo già chiuso, ma di cui non si è altrimenti soddisfatti. Continua a leggere su the Submarine: https://www.thesubmarine.it/2026/06/11/negozieremo-con-le-bombe/

  • La trattativa con l’Iran sembra essere a tutti gli effetti sospesa: nelle scorse ore l’esercito statunitense ha lanciato una serie di attacchi che Washington ha descritto come “di autodifesa” dopo che le forze iraniane hanno abbattuto un elicottero Apache statunitense — un attacco di cui l’Iran non ritiene di essere responsabile, lasciando però aperta la possibilità che si sia trattato di un errore. Secondo il CENTCOM si sarebbe trattato di una “risposta proporzionale” all’attacco iraniano. I Guardiani della rivoluzione hanno risposto a loro volta con attacchi contro gli stanziamenti statunitensi nella regione: sono stati annunciati attacchi contro la Quinta flotta statunitense in Bahrain e contro un base in Giordania. Il Kuwait ha denunciato di aver subito attacchi iraniani. Il ministro degli Esteri iraniano Araghchi ha scritto su X che “nonostante le sconfitte sul campo di battaglia, gli Stati Uniti hanno scelto di mettere alla prova la nostra determinazione.” “Le nostre potenti forze armate non lasceranno impunito nessun attacco e nessuna minaccia.” Continua a leggere su the Submarine: https://www.thesubmarine.it/2026/06/10/anche-gli-stati-uniti-tornano-ad-attaccare-liran/

  • Israele ha bombardato Dahiyeh, il quartiere di Beirut dove nel 2006 Hezbollah aveva il proprio quartier generale. I militari israeliani hanno colpito due palazzi residenziali, bollati dal portavoce militare Avichay Adraee come “centri di comando” di Hezbollah — come sempre senza fornire nessuna prova in sostegno alla tesi dell’esercito. Gli attacchi sono stati eseguiti senza diramare nessun preavviso per i civili: sono state uccise due persone, e non c’è ancora un numero preciso di feriti. I bombardamenti sono stati lanciati non solo ignorando la sfuriata di Trump della settimana scorsa, ma anche un accordo di cessate il fuoco che le autorità israeliane stesse avevano siglato solo 3 giorni prima — anche se fin dall’inizio le IDF avevano dichiarato che non intendevano rispettarlo. Poche ore dopo l’Iran ha risposto lanciando missili verso il nord di Israele. È la prima volta che le forze iraniane attaccano Israele da aprile, e la prima volta dall’inizio del conflitto che un attacco avviene perché Israele ha attaccato un paese terzo. Le autorità iraniane hanno esplicitamente legato i due attacchi: “Avevamo già avvertito che se i crimini nell’area di Dahiyeh a Beirut si fossero estesi, avremmo colpito obiettivi nei territori occupati,” ha dichiarato il comando congiunto dei Guardiani della rivoluzione. Il comitato centrale militare ha riassunto dicendo che gli attacchi israeliani avevano “superato ogni linea rossa.” Il generale Ali Abollahi, a capo del comando Khatam al-Anbiya, ha rincarato: se Israele avesse deciso allargare gli attacchi o rispondere all’azione iraniana, “subirà colpi ancora più devastanti ed evitabili.” Continua a leggere su the Submarine: https://www.thesubmarine.it/2026/06/08/spostare-la-linea-rossa/