Libero Muratore Channel
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“Che importa all’universo la distruzione dell’Ordine dei Templari? Joseph Marie de Maistre Come evidenziato nella prima parte, l'Ottocento si apre all'insegna di una visione cupa e pessimistica della società. La crisi dell'Illuminismo, la svolta critica di Kant, i traumi della prima industrializzazione e le contraddizioni dell'epopea napoleonica avevano minato nel profondo la fiducia nel Secolo dei Lumi e nella "ragione" stessa. Questo scenario favorì un ritorno all'irrazionale che, prima di strutturarsi come vero e proprio "spiritualismo", si manifestò nelle forme del romanticismo sentimentale e del fantastico soprannaturale. In ogni caso, le diverse correnti nate dal ceppo romantico condividevano un preciso filo conduttore: il tramonto della fede nella dea ragione trascinava con sé la fiducia nell'uomo e nelle sue autonome capacità. Se la ragione – la facoltà umana più elevata – si rivela limitata o persino inaffidabile, allora l'essere umano, da solo, non poteva più bastare a sé stesso. Da questa frattura si originarono due filoni principali, entrambi alimentati dalla sensibilità romantica e dalla scarsa fiducia nell’uomo, ma assolutamente e profondamente divergenti: da un lato, la reazione teocratica, che intendeva riaffermare la sovranità assoluta di Dio contro il principio della sovranità popolare propagandato dalle rivoluzioni francese e americana; dall'altro, il mito dell'eroe romantico, una figura titanica, quasi sovrannaturale, destinata a farsi carico del destino dell'umanità ancora schiva delle vecchie tradizioni. In questa seconda categoria rientrano a pieno titolo i rivoluzionari, paladini capaci di farsi corpo e voce del popolo per guidarlo verso nuovi orizzonti di libertà. Tra questi Filippo Buonarroti, già menzionato nella seconda parte, mentre in seguito ci occuperemo dei Nazionalismi, del Socialismo, ma anche del Risorgimento inteso come fenomeno rivoluzionario. Questa terza parte sarà invece dedicata a Joseph-Marie de Maistre, l'indiscusso paladino della Restaurazione. La sua affiliazione alla Massoneria non fu un dettaglio marginale: de Maistre fu un protagonista che influenzò profondamente il dibattito massonico dell'epoca, un aspetto che merita un'analisi dedicata. Marsilio Ficino da Figline Segue nel PDF”
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“Non so per quale misterioso meccanismo psicologico (ma almeno uno ce ne deve essere), i principali detrattori della massoneria sono i massoni stessi. Forse perché ognuno di noi vorrebbe una massoneria che si attagli esattamente alle proprie convinzioni; in realtà, proprio per sua natura, la massoneria forgia individui autonomi e quindi non sarà mai né una religione, né un partito, né una setta unitaria, né soprattutto un'organizzazione identificabile con le idee di una persona sola o di un gruppo ristretto di persone. Aggiungerei: per fortuna! Siccome questa riflessione mi serve anche per gli argomenti di oggi, vorrei essere più chiaro. L’iniziazione è un'azione “qualificante e indelebile”, quindi chi la riceve ne è per sempre influenzato. Per questo diventa difficile puntare il dito su un massone, piuttosto che su un altro, e dire: "Quello non è un vero massone". Anche perché l’iniziazione agisce su ogni recipiendàrio in modo diverso e personale. La tolleranza nasce anche per questo: perché il fratello che ti siede accanto potrebbe vedere o capire cose che tu non vedi e non capisci. La tolleranza è un crogiolo di ricchezza. Quando si rinuncia alla tolleranza l’Atanor semplicemente esplode. Certo, l’iniziazione trasferisce conoscenze in potenza, e quindi ci può essere chi non le matura, o chi le matura male, o peggio, le matura al contrario. Certo, può succedere, ma più spesso accade che molti fratelli agiscano in buonissima fede. Scrivo questo perché oggi parleremo di tre fratelli (sinceri) che si trovarono agli antipodi della storia durante la loro vita: Gioacchino Murat, Joseph Marie de Maistre e Filippo Buonarroti. Tre massoni, tre visioni inconciliabili. Questo anche in riferimento ad alcune affermazioni che si leggono su altri canali. Sulla Massoneria del 1723 è inutile soffermarsi: confesso di gettare la spugna, se non per sottolineare per l’ultima volta che non vi fu alcuna "mutilazione" o "deviazione", anche perché per affermarlo con certezza storica bisognerebbe mettere sul tavolo i rituali dell'epoca. Quando questi rituali verranno disvelati, ne riparleremo. In ogni caso poco importa, e più semplicemente, vi fu solo la nascita di una nuova era per la Libera Muratoria e per l’umanità tutta. L’invenzione perniciosa dei "valori traditi" è stata funzionale a una battaglia culturale successiva che, a sua volta, ha contribuito alla nascita di una nuova epoca, tanto incisiva quanto quella precedente. Su una novità, invece, è utile soffermarsi. L’affermazione secondo cui furono gli Stuart a suggerire al Papa la scomunica della Massoneria hannoveriana è interessante, ma rischia di essere altrettanto perniciosa, poiché per attribuire tali responsabilità bisognerebbe fare riferimento a episodi circoscritti e a persone identificabili, altrimenti si rischia di gettare delle croci enormi su organizzazioni che non è detto che se le meritino. Anche in questo caso, sappiamo che le logge italiane giacobite e quelle filogovernative britanniche – come quella legata alla cerchia di Horace Mann a Firenze – non erano compartimenti stagni, ma i fratelli entravano e uscivano dalle varie logge. Da qui derivò la preoccupazione della Chiesa, accresciuta in particolare dalla figura del futuro Sacro Romano Imperatore, Francesco I di Lorena, all'epoca anche Granduca di Toscana. Nel 1731 egli fu iniziato in una loggia inglese, un evento che turbò non poco i sonni della Santa Sede. Marsilio Ficino da Figline Segue nel PDF”
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“Dal Romanticismo (massonico) a René Guénon (prima parte) Con questa nuova serie di post, vorrei proporre una riflessione su un periodo particolarmente proficuo per il mondo esoterico occidentale: quello compreso tra la nascita del Romanticismo e lo scoppio della prima guerra mondiale, passando per la breccia di Porta Pia. Solo pochi mesi fa, su questo canale, avevo già accennato a un tema simile. Tuttavia, dato che personaggi come René Guénon dominano ancora il dibattito contemporaneo, è doveroso gettare uno sguardo più approfondito su questo autore. Per farlo, è necessario ripercorrere ciò che lo precede e affrontare l'intero XIX secolo. Premettiamo subito che è non solo legittimo, ma doveroso confrontarsi con grandi figure come Guénon, poiché il suo lascito ha inciso in modo profondo e indelebile sul dibattito esoterico. Il nostro obiettivo è cercare di capire cosa c'entri tutto questo con la Massoneria. In questa prima parte (PDF) analizzeremo: la crisi dell'Illuminismo come reazione endemica, il ruolo fondamentale di molti massoni nel Romanticismo e la figura di Karl Leonhard Reinhold. Quest'ultimo, massone (illuminato), ispirò il Romanticismo e fu un punto di riferimento per i giganti del pensiero ottocentesco e dell'Idealismo tedesco: Johann Fichte, Joseph Schelling e Friedrich Hegel. Di questi, solo Fichte fu sicuramente un fratello. Marsilio Ficino da Figline”
“Massoneria di inizio Settecento: Ecumenica, non Deista A premessa della nascita delle massonerie dell’Arco Reale (1813-1816), e visto che permane ancora l’idea radicata e perniciosa che la massoneria cosiddetta "moderna" sia stata deista, vorrei fare una breve precisazione. La massoneria inaugurata con le Costituzioni del 1723 non era deista ma “ecumenica”. Questo significa che accoglieva tra le colonne anche deisti, panteisti e naturalisti. Può sembrare una questione di lana caprina, ma non lo è. Il contesto della Royal Society Questa apertura era dovuta principalmente al clima cosmopolita e scientifico che si respirava alla Royal Society, ambiente che comunque non escludeva la presenza di religiosi o di credenti. Gli stessi Anderson e Desaguliers, infatti, erano presbiteri anglicani. La massoneria di inizio Settecento affermava che: “Se intendi bene l’Arte, non sarai mai un sciocco ateo” Ciò significava che nella ricerca massonica era implicito l'approdo a una visione trascendente e superiore. Il vero limite era il “libertinaggio irreligioso”: pertanto si poteva speculare liberamente, ma nel pieno rispetto dei credenti e delle loro fedi. Ci troviamo quindi al contrario di una massoneria confessionale, anche se intesa in senso deista. In altri termini, non era richiesta la sottoscrizione di alcun documento in cui dichiararsi deisti, e non c’era la necessità neanche di sottoscrivere una dichiarazione di “credenza” né in un Essere Supremo, né in Dio. La critica "Ancients" Quando gli Ancients sferrarono la loro critica, colpirono il dettaglio per ottenere un risultato generale. Parafrasando la Costituzione di Anderson, essi condannarono fermamente quelli che definirono “gli infelici libertini e arroganti professori dell’Ateismo e del Deismo”. Per gli Ancients, i Moderns — rifacendosi a una vaga religione universale e a un Dio impersonale — si avvicinavano pericolosamente alle “sole” idee deiste di David Hume e naturalistiche di Isaac Newton. Per questo poi le due anime trovarono alla fine un compromesso, che non sarebbe stato possibile senza le premesse "religiose" indicate nelle costituzioni del 1723. Marsilio Ficino da Figline.”
“Caro Luciano, cosa è diventata la massoneria inglese dopo il nefasto 1813? Cerchiamo di capirlo. La cosa interessante è che possiamo registrare una novità, perché per secoli il nefasto anno è stato il 1717, mentre il 1813 non era mai stato considerato tale. Anzi, normalmente chi ritiene nefasto il 1717 trova un riavvicinamento alla tradizione proprio con il 1813. Nel 1813 si gettano le basi della famosa formula: “È dichiarato e stabilito che la pura ed antica massoneria consiste in tre gradi e non più: quelli di Apprendista, Compagno di Mestiere e Maestro Muratore, includendo il Supremo Ordine del Sacro Arco Reale”. Fu una vittoria sostanzialmente Antient perché l'esaltazione fu accettata anche da parte dei Moderns. Tuttavia è bene capire che lo scontro tra Antients e Moderns non era sulla bontà o meno della leggenda hiramita, ma sul suo significato. Il terzo grado non è mai stato messo in discussione, e quando si legge della massoneria in due gradi, non significa che non vi fossero riferimenti a passaggi simili a quelli hiramiti. Semplicemente venivano passati in modi e tempi diversi. Se hai letto i libri di Frances Amelia Yates, saprai che nella famosa Fama Fraternitatis, quando i fratelli della Rosa-Croce ritrovarono il maestro sotto la volta della tomba, egli era ancora intatto. Ma credo che una parola definitiva ed estremamente illuminante sulla vicenda l'abbia scritta l'attuale GM della GLRI. Cito spesso questo passaggio, perché credo che Venzi abbia fatto un'operazione di portata storica su cui gli studiosi del futuro dovranno confrontarsi (DE HOMINIS DIGNITATE - Anno 2019 n.17). Venzi in questo articolo evidenzia che il piano teologico dello scontro Antient vs Modern nascondeva anche un piano iniziatico: “Se il tema principale della Libera Muratoria dei Tre Gradi è la costruzione del Tempio di Re Salomone, nell’Arco Reale si fa riferimento alla ricostruzione simbolica del Tempio dopo la cattività babilonese. Da un punto di vista strettamente documentale non vi sono ad oggi prove che la Libera Muratoria dei Tre Gradi e quella dell’Arco Reale abbiano una comune radice od origine, anche se troviamo una potenziale indicazione del secondo tempio già negli anni '30 del 1700, nel discorso di Ramsay: 'Questa unione si fece ad imitazione degli Israeliti, i quali al tempo della ricostruzione del Secondo Tempio, mentre con una mano lavoravano di malta e cazzuola, con l’altra portavano lo scudo e la spada'. Né esiste alcuna prova attendibile che la ritualità dell’Arco Reale sia stata creata tramite una mutilazione o revisione del Grado di Maestro. Ad ogni modo, un'interpretazione odierna della dualità tra la leggenda di Hiram e l’Arco Reale così come è giunta a noi, suggerisce il dualismo tra l’Io e il Sé. La prematura scomparsa dell’architetto Hiram Abif (il nostro Io) riscopre il Sé profondo, nel ritrovamento di quanto perduto. Questo potrebbe essere, in definitiva, il lascito del lungo scontro tra Ancient e Modern: senza il terzo grado il Massone non ha coscienza dei propri limiti e quindi della grandezza delle cose del mondo; con l’Esaltazione il Massone acquista la consapevolezza che il mondo tangibile è solo una parte del tutto, egli rinasce veramente a nuova luce, oltrepassando anche l’oscurità visibile”. Marsilio Ficino da Figline”
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Fratelli carissimi inoltriamo la “Lettera sulla Tradizione” del Fratello Claudio Bonvecchio sul significato, non solo esoterico, di Tradizione. Vi invitiamo a leggerla con trasporto, per comprenderne al meglio il significato esplicito e velato, come solo i veri iniziati sanno trasmettere. Evidenziamo una delle parti dello scritto che ci ha più colpito; “Ciò fa sì che, nel pensiero della Tradizione, l’onore sia tutt’uno con la fedeltà alla ricerca attuata tramite e per mezzo della gerarchia. Unitamente all’onore, centrale – per la Tradizione – è la lealtà che contraddistingue l’azione cristallina, rispettosa delle proprie e delle altrui convinzioni: al prezzo di qualsivoglia sacrificio.” E ancora: “La Tradizione non può perdersi. Essa non deve perdersi, anche se, oggi, tende a celarsi nelle “nuove catacombe” dello Spirito e dimora negli abissi del cuore: simbolo del Graal e centro stesso della Vita.” Questa è la Massoneria che ci piace, sulla quale vogliamo concentrarci, ma purtroppo siamo costretti a disperdere le energie per continuare a garantirla. Noi continueremo a fare in modo che la Tradizione non si perda, non resteremo nelle catacombe dello spirito. Continueremo nella ricerca del Graal e continueremo a difendere la verità.
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“Il progetto degli Asili Notturni Umberto I è rivolto ai più fragili Il primo corso ha formato 12 esperti: otto hanno già trovato un posto”
La Massoneria che ci piace…
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