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  • In Italia si è verificata una violenta esplosione nello stabilimento di munizioni KNDS Ammo Italy a Colleferro, a circa 60 km da Roma. KNDS si definisce uno dei principali partner industriali dell’Esercito ucraino.

  • https://www.youtube.com/watch?v=Hn9MLDo2FbE In questa puntata analizziamo la svolta strategica nel teatro del Mar Nero e gli ultimi sviluppi su tutti i principali settori del fronte. Dopo settimane di intensi attacchi contro le infrastrutture portuali, la rete ferroviaria e i nodi logistici di Odessa e della Bessarabia, l'Ucraina ha trasmesso alla Russia — attraverso la mediazione della Turchia — una proposta formale di tregua marittima per sospendere i colpi contro i porti e le navi commerciali. Esaminiamo la situazione militare punto per punto: L'andamento del fronte: La spinta russa nel settore di Sumy, la chiusura della battaglia per Belyj Kolodez, l'avanzamento verso Velikij Burluk, i combattimenti a Kozachya Lopan e l'ingresso nell'agglomerato di Alekseevo-Druzhkovka. Analisi di dettaglio: Il valore tattico del canale interrato a Orekhovatka e il rischio di arretramento difensivo a est di Kharkov. Attacchi in profondità e guerra logistica: L'operazione combinata ucraina su Novorossijsk, il colpimento del polo logistico di Brovary e le conseguenze geopolitiche sui mercati del grano in Nordafrica e Medio Oriente. La crisi degli intercettori occidentali: L'allarme del CSIS sulle scorte di missili Patriot e THAAD negli Stati Uniti e le implicazioni per la difesa aerea ucraina. Spazio e tecnologia: L'evoluzione della costellazione satellitare russa Rassvet e il confronto con Starlink.

  • Avanzata di Ansarallah sul fronte di Mokha, nello Yemen occidentale. (Middle_East_Spectator)

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  • Durante la notte droni e missili iraniani hanno colpito basi delle forze americane nella provincia di Erbil, nel nord dell'Iraq. (l'AntiDiplomatico)

  • Un portavoce del Dipartimento di Stato americano ha dichiarato a giornalisti giapponesi che il governo degli Stati Uniti riconosce la sovranità del Giappone sui territori settentrionali occupati dalla Russia. https://www.47news.jp/14786377.html

  • Trump ha firmato un decreto che impone nuove tariffe sui droni importati, citando preoccupazioni per la sicurezza nazionale. "Ho stabilito che è necessario imporre tariffe su alcuni droni e sui loro componenti. In particolare, ritengo necessario imporre una tariffa del 100% sull'importazione di droni con un peso massimo al decollo superiore a 100 kg." Lo ha annunciato la Casa Bianca. L'entità delle tariffe è la seguente: * 100% - sui droni considerati più sensibili dal punto di vista della sicurezza nazionale degli Stati Uniti. * 25% - sui droni con un peso massimo al decollo di 25 kg o inferiore. * 15% - per i prodotti provenienti dall'Unione Europea, dal Giappone, dal Liechtenstein, dalla Corea del Sud, dalla Svizzera e da Taiwan. * Non più del 10% - per il Regno Unito.

  • In Iran hanno dichiarato di poter prolungare il conflitto con gli Stati Uniti fino alla scadenza del mandato di Donald Trump, ossia fino al gennaio 2029. Mohammad Reza Naqdi, consigliere del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, ha definito questa linea strategica come una "dissuasione per logoramento", volta a dimostrare che Washington sta conducendo una "guerra priva di una strategia definita". Ha inoltre sottolineato che estendere la durata dello scontro consentirebbe all'Iran di accumulare maggiore esperienza nel confronto diretto con le forze armate statunitensi. "Più a lungo durerà questa guerra, più esperienza matureremo. Abbiamo anche constatato che le forze armate americane sono più deboli di quanto immaginassimo. Il nostro obiettivo è raggiungere una capacità dissuasiva tale che il nemico non osi mai più attaccarci. Uno strumento per farlo è prolungare il conflitto fino alle prossime elezioni presidenziali, portando l'avversario all'esaurimento. Il numero di missili che produciamo ogni giorno supera quello dei missili che lanciamo. Siate certi che, anche se la guerra dovesse durare anni, fino all'ultimo giorno l'Iran continuerà a lanciare i suoi missili". L'Iran sta quindi resistendo all'urto e questa tattica sembra già cominciare a produrre i primi risultati. Il paese persiano sta progressivamente sbloccando i propri asset congelati all'estero, offrendo un esempio ad altre nazioni. Gli Emirati Arabi Uniti, ad esempio, hanno recentemente liberato diversi miliardi di dollari di beni iraniani bloccati presso le proprie banche, tra cui due tonnellate d'oro del valore di 283 milioni di dollari. Secondo fonti di alto rango a Teheran informate sui trasferimenti, questa mossa avrebbe lo scopo di dissuadere l'Iran da eventuali futuri attacchi contro gli Emirati. I beni sono stati trasportati in Iran a bordo di un Boeing 737-7KK (immatricolato A6-RJA), di proprietà della compagnia emiratina Royal Jet. Il velivolo ha effettuato voli da Abu Dhabi verso l'aeroporto di Mehrabad, a Teheran, e verso l'aeroporto di Payam, nella città di Karaj, nelle date dell'11 e del 12 agosto. In ciascuna occasione, l'aereo è rimasto a terra per circa un'ora prima di ripartire. In precedenza, l'8 giugno, lo stesso aereo aveva già compiuto un volo da Abu Dhabi a Mehrabad trasportando tre miliardi di dollari, come riferito a giugno da alcuni funzionari iraniani all'agenzia Reuters.

  • La Cina ha esortato il Giappone a rispettare i risultati della Seconda Guerra Mondiale, dopo l'isteria di Tokyo per la visita di Putin alle Curili. Il Giappone deve rispettare i risultati della Seconda Guerra Mondiale, il cui esito fu l'annessione della parte meridionale delle isole Curili all'URSS. Questa richiesta è stata formulata dal portavoce ufficiale del Ministero degli Esteri cinese, Guo Jiakun, in seguito alle critiche di Tokyo al viaggio del presidente russo Vladimir Putin sull'isola di Iturup. "La Cina ha sempre sostenuto che i risultati della vittoria nella Guerra Mondiale Antifascista (nome ufficiale della Seconda Guerra Mondiale in Cina) siano rispettati e preservati. La Cina esorta vivamente il Giappone a rispettare l'ordine internazionale stabilito dopo la Seconda Guerra Mondiale sulla base di documenti giuridici internazionali come la Dichiarazione del Cairo e il Trattato di Potsdam", ha sottolineato il diplomatico.

  • L'Iran ha esposto, all'interno di una base sotterranea dell'IRGC Aerospace Force, una vasta collezione di relitti di aerei e droni statunitensi e israeliani recuperati durante il recente conflitto. Tra i pezzi esposti figurano frammenti di MQ-9 Reaper, Hermes 900 e Hermes 450, oltre a un esemplare di MQ-9 identificato dal numero di serie 261. Secondo quanto dichiarato da Teheran, alcuni velivoli senza pilota sono stati recuperati quasi intatti, nonostante le contromisure adottate per eludere i sistemi di rilevamento e intercettazione della difesa aerea iraniana. In mostra anche i resti di un caccia statunitense F-15, abbattuto lo scorso 3 aprile. L'IRGC ha spiegato che il velivolo è stato colpito grazie all'impiego di un nuovo sistema missilistico di produzione nazionale, utilizzato in combinazione con tattiche non convenzionali: l'equipaggio avrebbe avuto solo pochi secondi per reagire prima dell'impatto. Le autorità iraniane hanno inoltre sottolineato che oltre l'85% delle infrastrutture dedicate alla produzione di sistemi antiaerei è sopravvissuto al conflitto, consentendo di mantenere attive le linee di produzione e le consegne senza significativi rallentamenti. Al contrario, i tassi di produzione di alcuni missili e sistemi che si sono rivelati particolarmente efficaci in combattimento sarebbero persino aumentati rispetto al periodo precedente alla guerra. Tra i reperti esposti compaiono anche terminali Starlink, che – sempre secondo l'Iran – sarebbero stati utilizzati per le comunicazioni tra le reti di droni statunitensi e israeliane operative all'interno del paese. Stando ai dati forniti da Teheran, durante il conflitto sono stati colpiti complessivamente 171 velivoli, in maggioranza droni, inclusi 10 aerei con equipaggio, oltre a numerosi UAV e missili da crociera. L'Iran ha infine precisato che i relitti visibili nella struttura sotterranea rappresentano soltanto una parte del totale degli apparecchi e dei droni abbattuti dalle proprie forze.

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  • La Lettonia e la difficile relazione con i droni Ieri un drone ucraino diretto a San Pietroburgo è stato avvistato nello spazio aereo lettone e la possibile minaccia è stata neutralizzata da un Eurofighter italiano. Il ministro degli Esteri di Riga Blaze ha espresso gratitudine verso gli alleati italiani per il “contributo e per il mantenimento dell'integrità dello spazio aereo alleato”. Non è la prima volta che i droni “amici” di Kiev diretti verso San Pietroburgo finiscono nei Baltici, mettendo in pericolo la popolazione. Ma come mai la Lettonia non è ancora in grado di contrastare autonomamente questo fenomeno, destinato a diventare sempre più frequente? La risposta l’ha fornita il Primo Ministro Andris Kulbergs lettone in un'intervista a LETA, affermando che il Paese “ha acquistato sistemi anti-drone, ma si è dimenticato di comprare le relative munizioni”. (Rangeloni News)

  • L'Ucraina propone alla Russia una tregua nel Mar Nero Le autorità di Kiev, come riportato da Reuters, attraverso un paese terzo non specificato, ha presentato alla Russia una proposta per una cessazione reciproca degli attacchi contro obiettivi civili e le navi mercantili nel Mar Nero. L’iniziativa di Kiev arriva in seguito al forte calo delle esportazioni ucraine di merci e cereali via mare, dovuto agli intensi attacchi russi all’infrastruttura portuale sul Mar Nero avvenuti in risposta a quelli ucraini. Per l'Ucraina, la posta in gioco è particolarmente alta: circa il 90% delle esportazioni di cereali e altri prodotti agricoli transita attraverso il Mar Nero. Dall'inizio di agosto, le spedizioni di cereali ucraini sono diminuite di circa il 76% rispetto all'anno precedente. Anche la Turchia recentemente ha chiesto a Ucraina e Russia di porre fine alla guerra nel Mar Nero, ma gli attacchi proseguono da entrambe le parti. Oggi il Ministero della Difesa russo ha riferito di aver colpito due navi al largo della costa di Nikolaev, così come la stazione ferroviaria del porto di Izmail. Successivamente il Ministero della Difesa russo, in merito alla proposta ucraina di congelamento degli attacchi, ha pubblicato un post sull’account telegram con l’immagine di un drone e la scritta: “il congelamento lo avrete in inverno”. (Rangeloni News)

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  • ㅤ GIORGIA SCRIVI: C6, o ce fai? UNA DICHIARAZIONE D'AMORE PER L'ITALIA. Ottima idea: e falla però 'sta dichiarazione, tipo smettendo di leccare il culo a UE e Ucraina. Ah, ci sarebbe pure il tuo amichetto USA psicopatico, quello che je fai da ponte tu. POI vieni a batter cassa dagli italiani, che magari qualcuno ricambia. Segui ➡️ 🌐  t.me/ArsenaleKappa 🅰️ 💥💥 ㅤ

  • ㅤ Meloni posta video di migranti rimpatriati in manette sui social: “Difendiamo i confini” Giorgia Meloni, sul modello di quanto fatto da Donald Trump con le deportazioni dell’ICE, ha pubblicato un video con musica drammatica e le immagini di alcuni cittadini egiziani rimpatriati. “Difesa dei confini, sicurezza, rispetto delle regole”, ha rivendicato nel post. Il ministro Piantedosi ha detto che i controlli per chi arriva dalla Spagna resteranno in vigore fino a quando “saranno esclusi rischi di sicurezza”. Ci sarebbero anche delle basi piene di americani che partono dall'Italia per esportare la democrazia. Glielo ricordo nel caso volesse difendere davvero i nostri confini. Segui ➡️ 🌐  t.me/ArsenaleKappa 🅰️ 💥💥 ㅤ

  • ㅤ Putin, non bombardarci: non abbiamo soldi per il riarmo ma stiamo studiando modi per boicottarci da soli. Di niente: dovere. Segui ➡️ 🌐  t.me/ArsenaleKappa 🅰️ 💥💥 ㅤ

  • ㅤ RIARMIAMOCI E PARTITE C’è chi dice che il riarmo italiano è il prezzo da pagare se vogliamo sovranità. È possibile. È vero che non ci si deve illudere che ci aspetti un futuro irenico dove le capacità di difesa militare saranno irrilevanti. E però, cos’ha questo a che fare con l’attuale politica di riarmo italiano? In primo luogo, per discutere di esigenze militari si parte da un’analisi di quello che manca e che è richiesto nei conflitti attuali. Non si parte dal budget. Non si parte da quanti soldi si vogliono spendere. Quest’ultimo è il ragionamento di chi non sta pensando alla difesa, ma alle commesse per gli amici degli amici. Ma non solo. Le esigenze odierne della difesa passano, prima che da munizioni e carri armati, dalle infrastrutture delle comunicazioni e dai software dedicati. Ora, esattamente come si pensa di difendere la Patria con un sistema di telecomunicazioni consegnato a fondi esteri come il fondo KKR? Come si pensa di “fare la guerra” con sistemi informatici nazionali che girano su software made in USA? E che dire degli F-35 (100 milioni di euro), con i software di utilizzo in costante bisogno di aggiornamento, per cui se l’Italia vuole farli partire deve aver di fatto il permesso americano? Dunque, non raccontiamoci balle. Qui non si tratta affatto di preparare una difesa del paese nello spirito dell’art. 52 della Costituzione. Si tratta di continuare ad essere un’appendice dell’esercito americano, ma questa volta un’appendice spesata al 100% dall’erario italiano e più sacrificabile di prima. Se dovessimo reistituire la leva, a queste condizioni non sarà per difendere la patria, ma per fare piaceri alle èlite finanziarie che muovono le fila di Washington (e di Bruxelles) fornendo giovani italiani come carne da macello. Vogliamo parlare di dovere costituzionale della difesa della nazione? Parliamone. Ma per parlarne sul serio, prima ritiriamoci dalla Nato. Poi costruiamo una capacità di gestione autonoma in tutti i settori nazionali “dual use”, dall’elettronica alle telecomunicazioni, ai software (sovranità digitale). Costruiamo una rete satellitare nazionale. Poi forse potremo parlare, senza mentire, di investimenti per la difesa della patria. (Andrea Zhok) Segui ➡️ 🌐  t.me/ArsenaleKappa 🅰️ 💥💥 ㅤ