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Le scie persistenti lasciate dagli aerei, non c'entrano nulla con i gas di scarico dei motori. 🔴 CANALE IN ALLESTIMENTO, CONTENUTI VERRANNO AGGIUNTI COSTANTEMENTE.

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  • Il punto di svolta cruciale è avvenuto al limite tra Eocene e Oligocene, circa 33,9 milioni di anni fa. In questo momento della storia geologica, il calo dei livelli di anidride carbonica (CO2) atmosferica ha innescato la formazione delle prime calotte glaciali stabili in Antartide. Il pianeta è passato gradualmente dallo stato di "Hothouse" a quello di "Icehouse". Questa transizione dimostra come il clima sia un sistema dinamico governato da cicli di scala immensa, dove la tendenza dominante degli ultimi milioni di anni è stata, paradossalmente, la perdita di calore. Il miracolo dell'Olocene e la nascita della Civiltà Se allarghiamo lo sguardo agli ultimi 5 milioni di anni, notiamo che il clima è entrato in una fase di estrema instabilità, caratterizzata da violente oscillazioni tra ere glaciali e brevi periodi interglaciali. In questa cronologia turbolenta, gli ultimi 10.000 anni, l'epoca nota come Olocene, rappresentano un'anomalia di eccezionale valore. L'Olocene non è solo una "tregua" meteorologica; è una fase di stabilità mite che rappresenta un picco interglaciale isolato all'interno di un'era che geologicamente rimane una "Icehouse". È stata proprio questa insolita stabilità a permettere l'invenzione dell'agricoltura e lo sviluppo della civiltà umana. Senza questa finestra di calma termica, la nostra specie sarebbe ancora impegnata nella pura sopravvivenza nomade. Riflettere su questo dato evidenzia la fragilità dell'equilibrio su cui poggiamo: la nostra intera storia si è svolta in un momento climatico che, su scala geologica, è l'eccezione, non la regola. Il legame tra CO2 e temperatura: una storia scritta nelle rocce Il legame tra i gas serra e la temperatura globale è una costante scritta nella pietra. Analizzando i dati, emerge una correlazione storica inequivocabile: i periodi di massimo calore radiante corrispondono a concentrazioni atmosferiche di CO2 che oggi definiremmo inimmaginabili. Nel passato remoto, abbiamo toccato picchi di anidride carbonica superiori ai 1600 ppm (parti per milione). A tali livelli corrispondeva un'anomalia termica spaventosa: una variazione della temperatura media globale (ΔGMST) di +13,6 K rispetto ai livelli preindustriali. Mentre oggi il dibattito politico si infiamma per variazioni di frazioni di grado, la geoclimatologia ci ricorda che il "termostato" del pianeta ha già sperimentato scenari estremi, portando a temperature globali talmente elevate da rendere i poli zone temperate e rigogliose. Questi dati dimostrano che, sebbene i livelli odierni siano oggetto di contesa, la Terra ha già gestito concentrazioni di CO2 e temperature di gran lunga superiori a quelle attuali. Concludendo... Adottare una prospettiva geologica non significa negare le sfide del presente, ma ricollocarle nella giusta dimensione. Mentre ci interroghiamo sul destino del clima nei prossimi decenni ed imputiamo erroneamaente la causa alle nostre attività, dovremmo invece fermarci a considerare una verità difficile da ingoiare: i dati generali in nostro possesso esplicano perfettamente la reale situazione che attualmente stiamo subendo: non esiste alcun "riscaldamento globale antropico". Piuttosto assistiamo ad una modifica artificiale del tempo, per scopi politici (per avvalorare la tesi del cambiamento climatico e spillare così altro denaro alle popolazioni) nonché per sisigenze militari. Si tratta di un vile inganno e quando l'umanità ne sarà consapevole, temo sarà troppo tardi. Leggi l'articolo su Tanker Enemy: https://www.tankerenemy.com/2026/08/linganno-climatico-tra-geologia-e-potere.html

  • Articolo di Rosario Marcianò L'Inganno climatico tra geologia e potere La percezione umana è, per sua natura, prigioniera della brevità. Tendiamo a misurare il mondo ed i suoi mutamenti in base alla durata della nostra vita o, nel migliore dei casi, attraverso la memoria di un paio di generazioni, considerando "normale" solo ciò che abbiamo osservato negli ultimi decenni. Quando oggi si parla di cambiamento climatico, la nostra attenzione viene calamitata quasi esclusivamente sui dati registrati dall'inizio dell'era industriale. Ma quanto è realmente rappresentativa questa minuscola finestra temporale se confrontata con l'immensa cronologia del nostro pianeta? Siamo abituati a scrutare il clima attraverso il buco della serratura degli ultimi due secoli, spesso ignorando le ciclopiche trasformazioni che hanno modellato la Terra per milioni di anni. Vi siete mai chiesti quale fosse la reale "normalità" termica del pianeta prima della comparsa dell'uomo? La risposta, custodita nei sedimenti oceanici e nelle rocce, suggerisce che l’equilibrio climatico attuale non sia la regola, bensì un’eccezione straordinaria e transitoria. Il Passato "bollente": quando la Terra non aveva ghiacci Se avessimo la possibilità di viaggiare indietro nel tempo fino al periodo compreso tra il Paleocene e l'Eocene (tra 66 e 35 milioni di anni fa), faticheremmo a riconoscere la nostra casa. I dati geoclimatici indicano che in quell'epoca la Terra era una vera e propria "serra" globale, un mondo radicalmente diverso da quello attuale. La temperatura media globale (GMST) non era solo lievemente superiore ai parametri odierni: superava stabilmente i 20°C, toccando picchi di calore radiante estremo. In questa fase di "Hothouse", la caratteristica più sconvolgente per un osservatore moderno sarebbe stata l'assenza totale di calotte glaciali ai poli. Laddove oggi il ghiaccio perenne definisce i confini del mondo abitabile, un tempo fiorivano ecosistemi rigogliosi. Per il lettore contemporaneo, che percepisce lo scioglimento dei ghiacciai come un evento catastrofico e senza precedenti, scoprire che la Terra è stata priva di ghiacci per decine di milioni di anni impone un cambio di paradigma. Quel mondo dominato dal calore è stato la norma geologica per un tempo infinitamente più lungo rispetto all'attuale configurazione glaciale. Nella divulgazione scientifica moderna, la scelta della scala temporale altera drasticamente la percezione della realtà. È quello che in analisi geoclimatica definiamo bias di campionamento temporale. Se osserviamo un grafico relativo agli ultimi 170 anni, vediamo una curva che schizza verso l'alto con un'impennata verticale e allarmante. Tuttavia, se inseriamo quegli stessi dati nel contesto dei 65-66 milioni di anni, quel picco si ridimensiona in una prospettiva molto più ampia. A livello geologico quei dati parziali sono un'insignificante punta di spillo! Quella che oggi ci appare come una salita inarrestabile, analizzata su scala geologica, diventa una minuscola fluttuazione alla fine di una lunga discesa. Gli ultimi 170 anni di misurazioni strumentali rappresentano una frazione temporale quasi irrilevante, rispetto alla variabilità naturale del sistema Terra. Visualizzare solo gli ultimi due secoli significa ignorare che il pianeta ha attraversato oscillazioni termiche ben più violente e repentine molto prima che l'attività umana potesse minimamente influenzare l'atmosfera. La lunga discesa: 30 milioni di anni di raffreddamento Contrariamente alla narrazione di un pianeta in costante riscaldamento, la prospettiva di lungo termine rivela che viviamo in un'era di progressivo e profondo raffreddamento. A partire da circa 35 milioni di anni fa, la Terra ha iniziato una lenta ma inesorabile discesa termica, un processo durato oltre trenta milioni di anni che ha trasformato il volto del globo.

  • Video da parte di Angelo

  • https://youtu.be/vseM6MMk9qo?is=V1guUUGx97hb0t1V

  • https://youtu.be/vseM6MMk9qo?is=V1guUUGx97hb0t1V

  • 11 авг.19из rossobruni

    BULGARIA: DOPO SOLI 7 MESI DI EURO GIÀ IN AUSTERITÀ Inflazione oltre il 6%, conti pubblici in crisi e procedura d’infrazione UE: Sofia ripete il copione dei Paesi periferici della moneta unica Fonte: Il Fatto Quotidiano La Bulgaria, entrata nell’eurozona il 1° gennaio 2026 come 21° Paese membro, dopo appena sette mesi si trova già a dover affrontare misure di austerità. L’inflazione a maggio ha superato il 6%, circa il doppio della media dell’area euro. Durante la conferenza stampa di fine luglio di Christine Lagarde, una giornalista bulgara ha chiesto un commento alla presidente della BCE, che si è limitata a risposte vaghe. Il Paese è finito in procedura per disavanzo eccessivo: il deficit pubblico ha raggiunto il 3,5% del PIL nel 2025 e le previsioni della Commissione europea lo stimano al 4,1% nel 2026, rimanendo sopra la soglia del 3% anche nel 2027. Il Consiglio UE ha formalmente aperto la procedura a luglio 2026, imponendo a Sofia di presentare misure correttive entro il 15 ottobre 2026 e di rispettare limiti rigorosi alla crescita della spesa pubblica per riportare il deficit sotto controllo entro il 2029. La Bulgaria sta percorrendo in tempi accelerati lo stesso itinerario già visto in altri Paesi periferici dell’euro: dopo l’ingresso nella moneta unica si registra un’espansione del credito e della domanda interna, accompagnata da rialzi dei prezzi (anche opportunistici), perdita di competitività, peggioramento del saldo con l’estero e, infine, la necessità di “mettere in ordine i conti” attraverso compressione della domanda e tagli reali. 🟥 SOSTIENI GIUBBE ROSSE Telegram | Portale | Substack | X | Facebook | Instagram | YouTube

  • 10 авг.27из carmen_tortora1

    “La migrazione è una sfida, ma allo stesso tempo è una necessità” che resterà una realtà permanente per il continente. Con questa dichiarazione, Dubravka Šuica, commissaria europea per il Mediterraneo, ha esplicitato la linea politica di Bruxelles presentando il Demography Toolbox. Allineandosi a questa visione, la Commissione Europea dichiara di voler accogliere soltanto “le persone di cui abbiamo bisogno”, riducendo di fatto il lavoratore a una variabile di bilancio per coprire i vuoti nei settori meno attrattivi. Per farlo, l'Unione sta stringendo partenariati con il Nord Africa e il Medio Oriente per selezionare e trasferire “talenti” in Europa, ignorando che l’Organizzazione mondiale della sanità stimi già una carenza globale di 11 milioni di operatori sanitari entro il 2030, concentrata proprio nei Paesi a basso e medio reddito. I dati Eurostat, d'altronde, descrivono un declino ampiamente prevedibile. Al 1° gennaio 2026 la popolazione dell’Unione Europea era stimata in circa 452 milioni di persone, appena 706.000 in più rispetto all'anno precedente: un incremento artificiale, garantito solo da un saldo migratorio che compensa il sorpasso dei decessi sulle nascite. Nel 2025 i residenti con almeno 65 anni erano già 99 milioni (il 22 per cento del totale), a fronte di 263 milioni di cittadini tra i 20 e i 64 anni. Con un tasso di fertilità crollato a 1,34 figli per donna, siamo ormai lontanissimi dalla soglia di ricambio generazionale fissata a 2,1. Le proiezioni future tracciano una parabola netta: dopo un picco di 453,3 milioni nel 2029, la popolazione scenderà a 445 milioni nel 2050 e a 398,8 milioni nel 2100. Rispetto al 2025, l'Europa perderà l'11,7 per cento degli abitanti (53 milioni in meno). Entro fine secolo gli ultrasessantacinquenni saliranno a 134 milioni, mentre la popolazione in età lavorativa scenderà sotto i 200 milioni, provocando un vuoto di quasi 65 milioni di persone in età attiva. Tutto questo accade mentre la stessa UE ammette che il 20 per cento della propria forza lavoro interna è inattiva, che il divario occupazionale di genere sfiora i 10 punti percentuali e que ben 8 milioni di giovani europei si trovano nella condizione di non studiare e non lavorare. Le considerazioni finali sono immediate. Prima l’Europa rende proibitivo fare figli attraverso decenni di precarietà, salari stagnanti e case inaccessibili, poi usa l'assenza di nuove generazioni per giustificare l'importazione di manodopera. Anziché curare le cause della denatalità, le istituzioni preferiscono gestirne gli effetti. Valorizzare il bacino interno richiederebbe contratti stabili e investimenti; l'approvvigionamento estero offre una scorciatoia più rapida e meno costosa. Questo modello genera però un evidente cortocircuito sociale: se i benefici della nuova forza lavoro rispondono alle necessità delle imprese, i costi dell'integrazione e la pressione su alloggi e welfare ricadono interamente sulle comunità locali. Le stesse condizioni economiche che deprimono le nascite vengono così alimentate dalla soluzione scelta per compensarle. Anche la distinzione tra flussi legali e irregolari sfuma, rivelando come la tolleranza verso un'immigrazione clandestina, poi sanata a scaglioni, abbia da sempre risposto alla logica di fornire braccia al sistema. In ultima analisi, il declino demografico si trasforma nell'alibi perfetto per presentare la questione migratoria come un automatismo matematico e indiscutibile. Dopo aver assistito passivamente all'inaridimento sociale del continente, Bruxelles usa quel vuoto per legittimare un nuovo equilibrio. Prima hanno reso la scelta di avere figli un percorso a ostacoli, ora spiegano che, proprio perché le culle restano vuote, l'immigrazione diventerà il nostro destino permanente. Carmen Tortora http://t.me/carmen_tortora1

  • 10 авг.21из carmen_tortora1

    L’allarme formale è arrivato da Lisbona il 15 luglio 2026. L’Organizzazione mondiale della sanità ha riunito 37 Paesi per denunciare una realtà grottesca: l’intelligenza artificiale è già dentro le corsie, ma nessuno ha la più pallida idea di chi debba pagare quando la macchina sbaglia e qualcuno ci rimette la pelle. I dati dell’OMS descrivono un vero e proprio Far West tecnologico. Due terzi dei Paesi europei usano già software diagnostici e circa la metà si affida a chatbot per liquidare i pazienti. Eppure, solo l'8 per cento ha uno straccio di linea guida per regolamentarli e appena un Paese su cinque si disturba a spiegare ai futuri medici come funzionano questi strumenti. Il direttore dell'OMS Europa, Hans Henri P. Kluge, lo ha detto senza troppi giri di parole: un algoritmo addestrato male o basato su dati parziali può tranquillamente scambiare una patologia per un'altra o ignorare un codice rosso. Ma se il software toppa, la responsabilità si dissolve in un labirinto di scaricabarile tra il medico che ha premuto "invio", l'ospedale che ha comprato la licenza e la multinazionale che ha scritto il codice. In questo vuoto normativo, la Commissione europea ha fiutato l'affare e ha accelerato l'accentramento. Con il pretesto di rendere i sistemi "interoperabili" – la solita promessa di cartelle cliniche e ricette digitali leggibili ovunque – l'Unione sta espropriando la sovranità sanitaria agli Stati membri. Chi controlla l'infrastruttura, controlla la salute. Il cuore dell'operazione è lo Spazio europeo dei dati sanitari, entrato in vigore il 26 marzo 2025. La tabella di marcia è implacabile: dal 26 marzo 2029 il sistema centralizzerà ricette e cartelle; dal 2031 fagociterà esami del sangue, radiografie e lettere di dimissione. Sfruttando lo shock della pandemia, Bruxelles ha imposto un'unica architettura digitale spacciata per pura evoluzione tecnica. Ma la digitalizzazione selvaggia serve soprattutto a coprire un fallimento politico. Mancano medici e infermieri perché si è preferito tagliare sulla spesa pubblica, e allora si lascia campo libero all'automazione. I chatbot e le app diventano la spalla low-cost di sistemi sanitari al collasso. È la retorica della "medicina 4P" – predittiva, preventiva, personalizzata e partecipativa – che trasforma i cittadini sani in profili di rischio ambulanti, perennemente sorvegliati da sensori e obbligati a dimostrare al sistema di comportarsi bene per non essere penalizzati. Dietro la facciata della cura, c'è un business colossale. Il nuovo regolamento europeo autorizza l'uso secondario delle informazioni. Significa che la salute di milioni di persone viene ridotta a materia prima industriale, regalata alle lobby del farmaco e ai colossi del tech per addestrare i propri modelli commerciali. Il cittadino finanzia la sanità con le tasse, produce i dati con il proprio corpo e l'Unione li cede alle imprese private, che poi rivenderanno agli ospedali i software nati da quelle stesse informazioni. E le regole? Ovviamente arrivano quando i giochi sono già fatti. L'AI Act, in vigore dal 1º agosto 2024, classifica questi sistemi come "ad alto rischio", ma concede tempo fino al 2 agosto 2028 prima di applicare i controlli sui dispositivi medici già in commercio. Nel frattempo, gli algoritmi continuano a mutare con semplici aggiornamenti software, lasciando i medici a operare al buio. Persino l'OMS, in un rapporto del 26 giugno 2026, ha dovuto implorare verifiche continue su tecnologie che cambiano comportamento da un giorno all'altro. La beffa finale è che tutto questo avviene sotto il naso di cittadini anestetizzati. Quando si tratta di finanziare scuole, ospedali o stipendi, i governi rispolverano il dogma dell'austerità e del rigore. Quando invece c'è da finanziare la transizione digitale e l'acquisto di nuove tecnologie, i miliardi di euro saltano fuori dal nulla. L'Europa non ha bisogno di gestire fisicamente i singoli ospedali. Le basta possedere la rete informatica in cui sono costretti a operare. Chi scrive il codice, alla fine, decide chi ha diritto di curarsi e chi no. Versione integrale e approfondimenti su Substack Carmen Tortora http://t.me/carmen_tortora1

  • 10 авг.18из eremitaV

    Ci siamo persi anche il Perù. Keiko Fujimori la neo presidente del Perù, appoggiata apertamente da Donald Trump e dal complesso Sionista che guida gli Stati Uniti e buona parte dei governi mondiali, appena incensediata ha annunciato un piano miliardario per l'istallazione di centinaia di migliaia di telecamere a riconoscimento facciale, l'introduzione del portafoglio digitale e la creazione di una moneta digitale centralizzata in stile yuan o euro digitale. L'inizio di un imponente controllo sociale avrà il supporto, manco a dirlo, del governo degli Stati Uniti, alias Israele. Queste notizie fanno capire (ai pochi svegli), che il futuro dev'essere basato sulla più ampia indipendenza dal sistema, e questa la si può ottenere solo in luoghi in cui è possibile coltivare per buona parte dell'anno, con abbondanza di frutta, avendo sole ed energia costanti, un clima sempre mite ed acqua, tanta acqua. Io il posto l'ho trovato, e voi.?.... 🌴iscriviti alla pagina https://t.me/eremitaV

  • Rafforzare i mercati della capacità, che remunerano le centrali in grado di fornire carico di base per la loro semplice disponibilità — e non solo per l'elettricità effettivamente fornita. Invece sta accadendo il contrario: l'Inflation Reduction Act pompa centinaia di miliardi nell'eolico, nel solare e nella mobilità elettrica, mentre le centrali a carbone e a gas chiudono. La logica dei sussidi accelera esattamente quel collasso contro il quale gli stessi funzionari pubblici mettono in guardia. È come se i vigili del fuoco gettassero benzina su una casa in fiamme e poi si lamentassero del fatto che le fiamme si alzano ancora di più. E l'Europa? La Spagna e la Germania sono i precursori. La Spagna è scivolata nel blackout perché l'energia prodotta dagli impianti fotovoltaici ha spinto la frequenza di rete così verso l'alto da rendere inevitabili i distacchi, necessari a evitare danni massicci come la fusione dei trasformatori e il danneggiamento permanente delle sottostazioni. Un villaggio tirolese ha dovuto potenziare le proprie linee elettriche investendo un milione di euro, al solo scopo di consentire il deflusso dell'energia in eccesso generata da uno sviluppo smisurato dei pannelli solari. Tale energia viene poi impiegata per pompare acqua nei bacini idrici che, tuttavia, torna a scorrere verso il basso non appena i serbatoi sono pieni. E la Germania fa da apripista: in estate paga cifre elevate per la cessione dell'elettricità in eccesso, mentre in inverno, durante la Dunkelflaute [periodi di assenza di sole e vento], acquista energia nucleare dalla Francia a un prezzo molte volte superiore a quello normale. Dato che gli stoccaggi di gas sono pieni circa il 15% in meno rispetto agli anni precedenti in questo stesso periodo, possiamo già prepararci a massicci problemi per il prossimo inverno. Fonte: Science Matters https://rclutz.com/2026/07/24/unreliables-made-us-power-grid-fragile/ . [...] Il nostro lavoro è finanziato dalle donazioni: vi chiediamo il vostro supporto https://tkp.at/unterstuetzen/ . Fonte: https://tkp.at/2026/07/26/wie-unzuverlaessige-das-stromnetz-in-den-abgrund-treiben/ Da Roberto Aversano

  • Poiché l'energia eolica e solare sono fortemente sovvenzionate, i loro prezzi possono diventare negativi. Ciò significa che i produttori pagano i gestori di rete affinché ritirino la loro elettricità — e rimangono comunque in attività perché i sussidi compensano ampiamente le perdite. Nessuna centrale a carbone può farlo. Nessuna centrale a gas può farlo. Nessuna centrale nucleare può farlo. La conseguenza: le centrali in grado di fornire carico di base e quelle programmabili diventano non redditizie. Di conseguenza, vengono chiuse. Quei 40 gigawatt che PJM sta perdendo? Sono quasi esclusivamente carbone e gas naturale. I 30 gigawatt che dovrebbero sostituirli? Sono principalmente eolico e solare. In sostanza, si chiudono le centrali in grado di produrre energia in modo continuativo e le si sostituisce con altre che, nella maggior parte dei casi, non forniscono nulla. Questa non è politica energetica. Questa è follia collettiva con tanto di carta intestata burocratica. La Spagna come campanello d'allarme Il blackout spagnolo https://tkp.at/2025/04/28/spanien-und-portugal-im-blackout/ non è stato un incidente di percorso. È stato la logica conseguenza di questa esatta politica: una rete elettrica che si affida sempre più a fonti intermittenti, mentre la capacità di carico di base viene smantellata — fino a quando non arriva il momento in cui il meteo non collabora e l'intero castello di carte crolla. Cinque secondi. Dieci ore di buio. Quattro Paesi coinvolti. Non si tratta di uno scenario ipotetico per il futuro. È successo davvero. E le autorità competenti degli Stati Uniti lo dicono apertamente: succederà anche qui. La dimensione politica: i sussidi come veleno sistemico Bisogna comprendere cosa stia realmente accadendo: lo Stato interviene nel mercato energetico con miliardi di sussidi, distorce artificialmente i prezzi a favore di fonti inaffidabili, estromette dal mercato le centrali in grado di garantire il carico di base — e poi si stupisce che la sicurezza dell'approvvigionamento collassi. È esattamente la stessa logica con cui le banche centrali gonfiano bolle speculative attraverso tassi d'interesse artificialmente bassi e poi si stupiscono quando scoppiano. Fallimento sistemico del mercato dovuto alla manipolazione normativa — lo schema è sempre lo stesso. I burocrati che causano il danno sono gli stessi che subito dopo proclamano l'«allarme rosso» davanti alle commissioni d'inchiesta. Come se il problema non lo avessero creato loro stessi. Lo tsunami della domanda deve ancora arrivare E mentre l'offerta si riduce, la domanda esplode: I data center per l'IA: divorano elettricità in proporzioni mai viste prima. Un singolo data center moderno per l'intelligenza artificiale assorbe tanta energia quanta una piccola città. Mobilità elettrica: ogni auto elettrica che viene collegata alla presa rappresenta un consumatore in più sulla rete — e questo accade esattamente quando le persone tornano a casa e il sole tramonta. Elettrificazione del riscaldamento: le pompe di calore hanno bisogno di elettricità. In inverno. Ossia quando gli impianti solari non producono quasi nulla Figura 2 Nel 2025 la EIA ha riferito che gli Stati Uniti consumano 14 volte più elettricità rispetto al 1950. E la tendenza punta nettamente verso l'alto. L'offerta scende, la domanda sale. I conti non tornano. Cosa si dovrebbe fare — e cosa sta accadendo invece La soluzione sarebbe tecnicamente banale: Sviluppare l'energia nucleare: l'unica fonte energetica a basse emissioni in grado di garantire il carico di base ventiquattr'ore su ventiquattro. La Francia ne è l'esempio concreto, con una quota di nucleare al 70% e prezzi stabili. Mantenere e sviluppare le centrali a gas naturale come tecnologia di transizione. Eliminare i sussidi per le fonti intermittenti — o perlomeno ristrutturarli in modo che premino la stabilità della rete, e non la mera potenza installata.

  • COME LE 'FONTI INAFFIDABILI' STANNO SPINGENDO LA RETE ELETTRICA VERSO IL BARATRO Da TKP di Dott. Peter F. Mayer 26 luglio 2026 [N.d.r. Figura 0, traduzione: “Non siamo sicuri di cosa abbia causato il blackout di martedì, ma sappiamo che le 'fonti inaffidabili' – solare ed eolica – hanno funzionato esattamente nel modo in cui erano state progettate..."] Ci sono voluti cinque secondi. Cinque secondi prima che il 60% della fornitura elettrica spagnola collassasse. Il risultato: dieci ore di buio — in parti di quattro paesi diversi. Un incubo. E secondo le autorità, l'America si trova ad affrontare esattamente lo stesso scenario. Non è un critico qualunque a dirlo. È la Federal Energy Regulatory Commission https://www.energy.senate.gov/services/files/1D618EDD-7CED-4BC5-8F09-C8F0668FE608 (FERC), l’autorità federale statunitense per la regolamentazione della rete elettrica. Nel 2023 i suoi membri si sono presentati davanti a una commissione del Senato e hanno esposto un’analisi che di solito non ci si aspetta da dei burocrati. «Le spie rosse lampeggiano» Il commissario della FERC Mark Christie https://www.utilitydive.com/news/ferc-grid-reliability-senate-energy-hearing/649523/ ha sintetizzato il problema in quattro parole: «The math doesn’t work.» I conti non tornano. Un altro commissario ha messo in guardia da una «situazione davvero catastrofica in termini di affidabilità» e ha aggiunto: «Questo problema sta arrivando. Sta arrivando in fretta. Le spie rosse lampeggiano.» Non si tratta di allarmismo. È l'analisi lucida di chi monitora quotidianamente la stabilità di una delle più grandi reti elettriche del mondo. La North American Electric Reliability Corporation (NERC), responsabile dell'affidabilità della rete elettrica nordamericana, ha avvertito nel 2026 che nei prossimi anni quasi metà della popolazione statunitense sarà ad alto rischio di interruzioni di corrente a rotazione. Entro la fine del decennio, ogni singola regione degli Stati Uniti e del Canada presenterà almeno un rischio elevato. L'unica eccezione: il Saskatchewan. Il motivo? Lì ci sono letteralmente più mucche che persone. Non è uno scherzo. La matematica del collasso Prendiamo ad esempio PJM Interconnection, il più grande gestore di rete elettrica del Paese — 65 milioni di clienti in 13 Stati. Nel 2023, PJM ha previsto che entro il 2030 perderà circa 40 gigawatt di capacità elettrica. Si tratta di oltre il 20% della sua capacità totale, a causa della chiusura di alcune centrali. Nessun problema, si potrebbe pensare: basta costruire nuove centrali elettriche. Ed è proprio quello che PJM sta facendo. Il punto è che la stima più ottimistica per la nuova capacità è di poco superiore a 30 gigawatt. Sostituite 40 con 30. È questa la matematica che non torna. E questo schema si ripete in tutto il Paese. Il problema di fondo: gli "inaffidabili" Per capire perché stia accadendo tutto questo, bisogna comprendere come funziona il mercato elettrico — e perché sia sul punto di essere distrutto dall'interno. Le fonti energetiche non sono tutte uguali: Di base ("baseload"): energia nucleare e la maggior parte delle centrali a carbone. Restano in funzione praticamente ventiquattr'ore su ventiquattro. Regolabili ("dispatchable"): centrali elettriche a gas. Possono essere accese o spente rapidamente a seconda delle necessità. Intermittenti ("unreliables"): eolico e solare. Producono energia solo quando le condizioni meteorologiche lo permettono. Nel 2024, il fattore di capacità medio dell'eolico è stato di circa il 33%, mentre quello del solare è stato inferiore al 25%. Il gas naturale ha raggiunto circa il 60%, e l'energia nucleare ha toccato il 90%. Figura 1 In sostanza, per la maggior parte del tempo le centrali eoliche e solari non producono letteralmente energia. Di per sé questo non sarebbe un dramma — se non fosse che stanno distruggendo il mercato. Prezzi negativi: quando il mercato impazzisce

  • L'ALLUVIONE DI VALENCIA È STATA CAUSATA DAL CLOUD SEEDING Il Marocco sta conducendo più di 70 esperimenti di Cloud seeding che hanno suscitato l'attenzione di un'agenzia meteorologica spagnola e persino da parte del governo spagnolo stesso. 1) ESPERIMENTI IN MAROCCO Il cloud seeding esiste e funziona, ne ho parlato in questo post in cui l'ho spiegato nel dettaglio. Il Marocco è da diverso tempo che sta intraprendendo progetti di cloud seeding per aumentare le precipitazioni. Già ad Agosto El Tiempo, un'agenzia meteorologica spagnola, notò che il massiccio impiego del cloud seeding avrebbe potuto portare a precipitazioni estreme (1, 2, 3, 4), cosa che si è puntualmente verificata, perché il Marocco non solo ha continuato i suoi progetti di cloud seeding, ma è passato da 20 progetti a ben 70 progetti, e ovviamente le agenzie di stampa marocchine negano che il cloud seeding possa causare delle alluvioni (1, 2, 3, 4). Tutto questo è falso. In questo studio tra i criteri per sospendere il cloud seeding compare il rischio di precipitazioni estreme. In quest'altro studio condotto negli Emirati Arabi è stato sostenuto che il cloud seeding ha portato ad un aumento della curva intensità-durata-frequenza delle precipitazioni. Implementando il cloud seeding nella città di Sharjah la profondità massima giornaliera delle precipitazioni è passata da un livello medio di 13,68mm a 26,55mm, con un aumento del 94%. Trend simili, dice lo studio, si possono osservare anche nelle altre città dove è stato progressivamente implementato. Un case study analizzò una tempesta proprio in Marocco e attribuì come causa proprio il cloud seeding. Nel capitolo 27, par. 2.4.2 di questo manuale universitario viene riportato che il cloud seeding può portare ad un aumento delle precipitazioni nelle aree metropolitane. Il governo spagnolo stesso già a fine Settembre fece una richiesta di informazioni al governo del Marocco per sapere cosa stessero effettivamente facendo nei cieli (1, 2), e da lì gli esperimenti sono seguiti incontrollati e ne seguiranno ancora, senza alcun criterio per farli fermare. 2) IL DEPISTAGGIO DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO È chiaro ormai che la manipolazione climatica e la geoingegneria siano capaci di creare alluvioni e così mettere in pericolo la vita delle persone, e come al solito, il mainstream non fa altro che promuovere quello che è il depistaggio del cambiamento climatico (1, 2, 3, 4, 5). Già lo fecero con l'alluvione dell'Emilia-Romagna e sono stati puntualmente smentiti da un report, ma, in generale, è noto nella letteratura scientifica che non è possibile stabilire con certezza alcun legame causale tra produzione di CO2 e aumento o riduzione delle precipitazioni. Si può ormai sostenere che questo depistaggio, che è un vile sciacallaggio sulle alluvioni, abbia il fine duplice di far avanzare un'ideologia pericolosa di stampo settario come quella del gretinismo il cui scopo è privarci di libertà e proprietà privata e anche di occultare le malefatte dei governi che provano a manipolare il clima. Fino a poco tempo fa negavano l'esistenza stessa della geoingegneria nonostante sia una realtà effettiva da molti decenni, adesso ci dicono che esiste ed è innocua, oppure che nonostante sia mezzo secolo che fanno esperimenti, non hanno ancora capito se funziona o no (1, 2, 3, 4, 5). Quindi stando alla loro narrazione, i governi buttano milioni di dollari ogni anno in esperimenti di cloud seeding senza neanche sapere se funzionino e non sono neanche riusciti a trarre conclusioni nonostante esperimenti continui in tutto il mondo. CONCLUSIONI Il copione è lo stesso della farsa pandemica. Gli esperti presentano una pratica sperimentale dannosa come sicura, mentre attribuiscono ad altre cause i danni causati alle persone. Le morti improvvise da vaccino vengono spiegate tramite il caldo e addirittura dicono che le miocarditi le causi il virus e non il vaccino. Ora attribuiscono le alluvioni al cambiamento climatico così che le vittime stesse possano essere colpevolizzate di quello che subiscono. Iscriviti a Der Einzige 👉🏻 CLICCA QUI 👈🏻

  • Pochissimi riuscirono a sopravvivere: la vita in quelle condizioni, anche per le gelide temperature che dovevano sopportare senza alcun riparo, non superava i tre mesi. E proprio a Fenestrelle furono vilmente imprigionati la maggior parte di quei valorosi soldati che, in esecuzione degli accordi intervenuti dopo la resa di Gaeta, dovevano invece essere lasciati liberi alla fine delle ostilità. La liberazione avveniva solo con la morte ed i corpi (non erano ancora in uso i forni crematori) venivano disciolti nella calce viva collocata in una grande vasca situata nel retro della chiesa che sorgeva all'ingresso del Forte. Una morte senza onore, senza tombe, senza lapidi e senza ricordo, affinché non restassero tracce dei misfatti compiuti. Ancora oggi, entrando a Fenestrelle, su un muro è ancora visibile l'iscrizione: "Ognuno vale non in quanto è ma in quanto produce".(ricorda molto la scritta dei lager nazisti " Il campo impiantato nelle "lande di San Martino" presso Torino per la "rieducazione" dei militari sbandati, rieducazione che procedeva con metodi di inaudita crudeltà. Così, in questi luoghi terribili, i fratelli "liberati", maceri, cenciosi, affamati, affaticati, venivano rieducati e tormentati dai fratelli "liberatori". Altre migliaia di "liberati" venivano confinati nelle isole, a Gorgonia, Capraia, Giglio, all'Elba, Ponza, in Sardegna, nella Maremma malarica. Tutte le atrocità che si susseguirono per anni sono documentate negli Atti Parlamentari, nelle relazioni delle Commissioni d'Inchiesta sul Brigantaggio, nei vari carteggi parlamentari dell'epoca e negli Archivi di Stato dei capoluoghi dove si svolsero i fatti. Francesco Proto Carafa, duca di Maddaloni, sosteneva in Parlamento: "Ma che dico di un governo che strappa dal seno delle famiglie tanti vecchi generali, tanti onorati ufficiali solo per il sospetto che nutrissero amore per il loro Re sventurato, e rilegagli a vivere nelle fortezze di Alessandria ed in altre inospitali terre del Piemonte…Sono essi trattati peggio che i galeotti. Perché il governo piemontese abbia a spiegar loro tanto lusso di crudeltà? Perché abbia a torturare con la fame e con l'inerzia e la prigione uomini nati in Italia come noi?". Le atrocità commesse dai Piemontesi si volsero anche contro i magistrati, i dipendenti pubblici e le classi colte, che resistettero passivamente con l'astensione ai suffragi elettorali e la diffusione ad ogni livello della stampa legittimista clandestina contro l'occupazione savoiarda. Particolarmente eloquente è anche un brano tratto da Civiltà Cattolica: "Per vincere la resistenza dei prigionieri di guerra, già trasportati in Piemonte e Lombardia, si ebbe ricorso ad un espediente crudele e disumano, che fa fremere. Quei meschinelli, appena coperti da cenci di tela, rifiniti di fame perché tenuti a mezza razione con cattivo pane ed acqua ed una sozza broda, furono fatti scortare nelle gelide casematte di Fenestrelle e d'altri luoghi posti nei più aspri luoghi delle Alpi. Uomini nati e cresciuti in clima sì caldo e dolce, come quello delle Due Sicilie, eccoli gittati, peggio che non si fa coi negri schiavi, a spasimare di fame e di stento (Tratto da testo: "Migliaia di soldati borbonici deportati nei lager del nord" di Stefania Maffeo) Pubblicato su FB da Roberto Murgia

  • I LAGER DEI SAVOIA Cinquemiladuecentododici condanne a morte, 6564 arresti, 54 paesi rasi al suolo, 1 milione di morti. Queste le cifre della repressione consumata all'indomani dell'Unità d'Italia dai Savoia. La prima pulizia etnica della modernità occidentale operata sulle popolazioni meridionali dettata dalla Legge Pica, promulgata dal governo Minghetti del 15 agosto 1863, per la repressione del brigantaggio nel Meridione. Questa legge istituiva, sotto l'egida savoiarda, tribunali di guerra per il Sud ed i soldati ebbero carta bianca, le fucilazioni, anche di vecchi, donne e bambini, divennero cosa ordinaria e non straordinaria. Un genocidio la cui portata è mitigata solo dalla fuga e dall'emigrazione forzata, nell'inesorabile comandamento di destino: "O briganti, o emigranti". Deportazioni, l'incubo della reclusione, persecuzione della Chiesa cattolica, profanazioni dei templi, fucilazioni di massa, stupri, perfino bambine (figlie di "briganti") costretti ai ferri carcerari. Una pagina non ancora scritta è quella relativa alle carceri in cui furono rinchiusi i soldati "vinti". Il governo piemontese dovette affrontare il problema dei prigionieri, 1700 ufficiali dell'esercito borbonico (su un giornale satirico dell'epoca era rappresentata la caricatura dell'esercito borbonico: il soldato con la testa di leone, l'ufficiale con la testa d'asino, il generale senza testa) e 24.000 soldati, senza contare quelli che ancora resistevano nelle fortezze di Gaeta, Messina e Civitella del Tronto. Ma il problema fu risolto con la boria del vincitore, non con la pietas che sarebbe stata più utile, forse necessaria. Un primo tentativo di risolvere il problema ci fu con il decreto del 20 dicembre 1860, anche se le prime deportazioni dei soldati duosiciliani incominciarono già verso ottobre del 1860, in quanto la resistenza duosiciliana era iniziata con episodi isolati e non coordinati nell'agosto del 1860, dopo lo sbarco dei garibaldini e dalla stampa fu presentata come espressione di criminalità comune. Il decreto chiamava alle armi gli uomini che sarebbero stati di leva negli anni dal 1857 al 1860 nell'esercito delle Due Sicilie, ma si rivelò un fallimento. Si presentarono solo 20.000 uomini sui previsti 72.000; gli altri si diedero alla macchia e furono chiamati "briganti". (nel '43, dopo l'8 settembre, accadde quasi la stessa cosa, ma dato che vinsero (gli anglo-americani) la lotta la chiamarono di "resistenza" , e gli uomini "partigiani". Ndr.) A migliaia questi uomini furono concentrati dei depositi di Napoli o nelle carceri, poi trasferiti con il decreto del 20 gennaio 1861, che istituì "Depositi d'uffiziali d'ogni arma dello sciolto esercito delle Due Sicilie". La Marmora ordinò ai procuratori di "non porre in libertà nessuno dei detenuti senza l'assenso dell'esercito". Per la maggior parte furono stipati nelle navi peggio degli animali (anche se molti percorsero a piedi l'intero tragitto) e fatti sbarcare a Genova, da dove, attraversando laceri ed affamati la via Assarotti, venivano smistati in vari campi di concentramento istituiti a Fenestrelle, S. Maurizio Canavese, Alessandria, nel forte di S. Benigno in Genova, Milano, Bergamo, Forte di Priamar presso Savona, Parma, Modena, Bologna, Ascoli Piceno ed altre località. In quei luoghi, veri e propri lager, ma istituiti per un trattamento di "correzione ed idoneità al servizio", i prigionieri, appena coperti da cenci di tela, potevano mangiare una sozza brodaglia con un po' di pane nero raffermo, subendo dei trattamenti veramente bestiali, ogni tipo di nefandezze fisiche e morali. Per oltre dieci anni, tutti quelli che venivano catturati, oltre 40.000, furono fatti morire a migliaia per fame, stenti, maltrattamenti e malefatte. Spesso le persone imprigionate non sapevano nemmeno di cosa fossero accusati ed erano loro sequestrati tutti i beni. Spesso la ragione per cui erano stati catturati era proprio solo per rubare loro il danaro che possedevano. Molti non erano nemmeno registrati, sicché solo dopo molti anni venivano processati e condannati senza alcuna spiegazione logica.

  • 8 авг.26из PiccoleNoteTelegram

    🟥"Trenta miliardi. È questa la cifra che gli Stati, Usa e Unione Europea in primis, hanno speso per finanziare la ricerca e lo sviluppo dei vaccini. Mentre le case farmaceutiche, che si sono arricchite vendendo i risultati di quegli investimenti pubblici, hanno messo di tasca propria solo 16 miliardi per la ricerca e sviluppo. A posteriori, nei due anni successivi all’inizio della pandemia, le principali multinazionali farmaceutiche Pfizer, Moderna e Sinovac hanno registrato profitti per circa 90 miliardi di dollari dalla vendita di vaccini e farmaci contro il Covid-19. " È questo il dato emerso da uno studio commissionato dal Parlamento Europeo e dalla Commissione speciale sugli insegnamenti da trarre dalla pandemia ai docenti di Scienze della Finanza dell'Università di Milano, Massimo Florio, Simona Gamba e a Chiara Pancotti del Center of Industrial Studies, Csil. Trenta miliardi sono stati investiti dal pubblico, senza tuttavia avere alcuna voce in capitolo sulle decisioni economiche fondamentali e costretti, oltretutto, a sottostare a qualsiasi variazione di prezzo stabilita dalle multinazionali: al punto che, in base all'indagine della Corte dei Conti Europea, il Vecchio continente ha speso altri 71 miliardi per 4,6 miliardi di dosi di vaccino [CIRCA 10 DOSI PER OGNI ABITANTE DELL'UE‼️], con contratti di acquisto anticipato. Si tratta, di fatto, della spesa più onerosa per il bilancio europeo di tutti i tempi." [ da L'Europeo del 24/03/23] N.B. 30 + 71 = 101MLD/€ 🟥 ▫️▫️▫️▫️▫️▫️▫️▫️▫️▫️ 🟢SEGUI PICCOLE NOTE https://t.me/PiccoleNoteTelegram

  • https://italy.news-pravda.com/world/2026/08/04/493637.html

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  • SE LA MAMMOGRAFIA E L'ANATOMIA PATOLOGICA DIAGNOSTICASSERO PRECOCEMENTE IL CANCRO "MALIGNO", L'INCIDENZA NON AUMENTEREBBE MAI!!! La pubblicazione nel "The New England Journal of Medicine" dello studio dal titolo: "Effetto di tre decenni di proiezione della mammografia sull'incidenza del cancro al seno" afferma una cosa molto interessante: "l'introduzione dello screening mammografico negli Stati Uniti è stata associata a un raddoppio del numero di casos di cancro al seno (...). La malattia invasiva rappresentava circa la metà della sovradiagnosi, e circa il 20% di tutti i tumori al seno invasivi era sovradiagnosticato". Risultato? "Il beneficio della riduzione della mortalità è probabilmente più piccolo, mentre il danno della sovradiagnosi è probabilmente più grande". Ecco le conclusioni: "Nonostante gli aumenti sostanziali del numero di casi di cancro al seno in fase iniziale rilevati, la mammografia di screening ha solo marginalmente ridotto il tasso con cui le donne presentano un cancro avanzato. Sebbene non sia certo quali donne siano state colpite, lo squilibrio suggerisce che vi è una sostanziale sovradiagnosi, che rappresenta quasi un terzo di tutti i tumori al seno di nuova diagnosi, e che lo screening sta avendo, nel migliore dei casi, solo un piccolo effetto sul tasso di morte per cancro al seno". La sovradiagnosi è la madre di tutte le zoccole! Trovano tumori incistati (in situ) e altre condizioni che NON creano nessun pericolo, nessun problema, ma una volta scoperte si parte con il teatrino degli orrori: visite e mammografie a gogò, biopsie inutili, per non parlare delle terapie. E nel frattempo la PAURA cresce a dismisura! Il problema è sempre conoscitivo. Quello che viene diagnosticato nel seno di milioni di donne non implica affatto che la persona avrà un'evoluzione "maligna" (ho preso in prestito il termine dal vocabolario pretesco). Come affermo da decenni e dimostro nei libri "Cancro SPA", "La Fabbrica dei Malati" e "Scacco a Big Pharma", gli screening servono solo a trovare il malato nel sano. Lo studio pubblicato dall'ufficialissimo NEJM dimostra come ci sia "stato un piccolo cambiamento nell'incidenza del cancro al seno tra le donne che generalmente NON hanno fatto la mammografia". Quindi a cosa servono tutti questi esami? È l'ennesima conferma delle straordinarie scoperte fatte dal grandissimo medico Ryke Geerd Hamer più di 40 anni fa! Ma la religione medica e i suoi preti in camice bianco ovviamente non prendono minimamente in considerazione tali scoperte scientifiche, che spiegano al millimetro il perché di questa anomalia. Leggete con attenzione l'articolo del "The New England Journal of Medicine" perché confuta completamente la teoria ufficiale del "cancro". "Effetto di tre decenni di proiezione della mammografia sull'incidenza del cancro al seno". Fonte: https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa1206809

  • 7 авг.21из scieinfo

    Commissione parlamentare inchiesta Covid

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