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𝕯atemi della musica — 𝒎𝘂𝘀𝗶𝗰𝗮, malinconico cibo di noi che traffichiamo in 𝒂͟𝗺͟𝗼͟𝗿͟𝗲. • https://retrospring.net/@luxurymarcela

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  • 9 авг.134151

    Hamnet, Chloé Zhao, 2026.

  • 9 авг.167131

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  • 1 авг.1848из xherdoom

    🌟 ⁰⁹ˑ⁰⁶ˑ²² “Salt air”… ho immaginato il sapore dalla salsedine sul tuo corpo ed improvvisamente mi è sembrata più dolce del miele nel mio tè. Ho sempre lavato via il sale dalla mia ambra ma per amore di te, ho iniziato a trattenerla come se ad invadere come un’onda il mio corpo, fosse stato il tuo. “Whispers of "Are you sure?" — "Never have I ever before"… e non era la prima volta e nemmeno l’ultima, non credevo sarebbe durata ma ero certa che non sarebbe stata l’ultima. Cinque primavere sono tante per desiderare un paio di labbra, soprattutto se proibite.

  • Quando muoio, non c'è più un "io". Non sono più una persona. Sono l'energia. Sono il corpo. Sono la luce. E i neuroni si attivano per l'ultima volta, e la mente rilascia la sua scarica di DMT, ed è l'ultimo grande sogno. Un sogno che dura una frazione di secondo, ma che sembra un'eternità. E in quel sogno c'è tutto: c'è ogni ricordo, ogni persona che ho amato, c'è mia figlia... E poi l'individualità finisce. Non sono io. Non sono una madre. Non sono una persona. Sono tutto ciò che esiste. Sono il cosmo. Sono le stelle. Sono la terra. Sono ogni respiro che ho mai fatto, ogni raggio di sole che mi ha scaldata, ogni goccia di pioggia che mi ha bagnata. Non siamo separati. Non lo siamo mai stati. Eravamo solo gocce d'acqua che pensavano di essere diverse dall'oceano. Non c'è un prima o un dopo. Nessun tempo, nessun dolore, nessuna solitudine. Dio non è una figura in trono in alto nei cieli; Dio è il cosmo. Dio è la materia. Dio è la vita e la morte e tutto ciò che sta in mezzo. Dio siamo noi. E io sono parte di Dio. Tornata a casa. Ricordando chi sono sempre stata.

  • Quando morirò dà ciò che resta di me ai bambini e ai vecchi che aspettano di morire. E se hai bisogno di piangere, piangi per il tuo fratello che cammina per strada accanto a te. E quando avrai bisogno di me, stringi le tue braccia attorno a chiunque e dà loro ciò che avevi bisogno di dare a me. Voglio lasciarti qualcosa, qualcosa di migliore delle parole o dei suoni. Cercami nelle persone che ho conosciuto o amato, e se non puoi donarmi agli altri, almeno lasciami vivere nei tuoi occhi e non solo nella tua mente. Puoi amarmi di più lasciando che le mani tocchino le mani, lasciando che i corpi tocchino i corpi, e lasciando andare i figli che hanno bisogno di essere liberi. L'amore non muore, le persone sì. Quindi, quando tutto ciò che resta di me è l'amore, donami agli altri.

  • 15 июл.180121из discoveredf1

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  • Ero in piedi davanti a una grande finestra che dà sulla città, di spalle rispetto a lui. Indossai una camicia troppo grande, forse di lui. Fuori è l'alba, una luce livida, bluastra. Parlai senza voltarmi, con una voce che era poco più di un soffio. C’è un momento esatto in cui le cose smettono di essere speciali e diventano solo... oggetti. Questa tazza di caffè fredda. Quella tua giacca sulla sedia. Mi sembrava tutto così cinematografico. I tuoi silenzi misteriosi, le luci della città che si riflettevano sui vetri, la sensazione di essere in un posto segreto, protetti dal resto del mondo. Ma non era un posto segreto. Era solo una gabbia dorata. Mi sono seduta qui ad aspettarti per così tanti pomeriggi che ho dimenticato che fuori c'era una vita che scorreva. Mi sono spenta piano, per non disturbare il tuo disordine. Mi voltai lentamente, appoggiando la schiena al vetro. Non ce l'ho con te. È solo che non ho più voglia di aspettare. Restituiscimi il mio tempo e io ti restituirò il tuo cuore. Vedi? È qui. Te lo lascio sul tavolo, accanto alle chiavi di casa. Non ha un graffio. Io invece devo andare a cercare quello che è rimasto di me. Prima di questo bellissimo, inutile silenzio.

  • ⭐️ Mr and Mrs Clark and Percy 1970–1, David Hockney. Chi sono i protagonisti? I soggetti sono due carissimi amici di Hockney, figure chiave della Swinging London degli anni '60 e '70: Ossie Clark, uno degli stilisti più famosi e geniali dell'epoca e Celia Birtwell, una straordinaria textile designer (creatrice di tessuti) e musa preferita di Hockney. Un altro protagonista è il gatto bianco: seduto sulle ginocchia di Ossie c'è Percy. Una curiosità ironica: in realtà il gatto ritratto è l'altro micio della coppia, che si chiamava Blanco. Hockney decise però di intitolare il quadro con il nome di Percy perché lo trovava foneticamente migliore. Hockney stravolge la tradizione classica dei ritratti matrimoniali attraverso dettagli precisi, che si possono notare osservando la composizione. Tradizionalmente, nei ritratti di coppia, l'uomo è in piedi (simbolo di azione e controllo) e la donna è seduta (simbolo di passività domestica). Qui è Celia a dominare la scena in piedi, fiera con la mano sul fianco, mentre Ossie è sprofondato sulla sedia in una posa insolitamente rilassata, quasi indifferente. Nella storia dell'arte, il cane simboleggia la fedeltà coniugale. Hockney inserisce invece un gatto che guarda fuori dalla finestra, simbolo di indipendenza, infedeltà e segreti. È un indizio quasi profetico: il matrimonio tra Ossie e Celia, già allora scosso dalle relazioni extraconiugali di lui, sarebbe naufragato pochi anni dopo, nel 1974. In basso a sinistra, vicino a Celia, spicca un vaso di gigli. Nella pittura classica rappresentano la purezza e l'Annunciazione della Vergine, un contrasto deliberato con la tensione moderna e bohémien della coppia. La sfida tecnica della luce Da un punto di vista tecnico, Hockney si è trovato davanti a una sfida enorme: dipingere in controcluce. La luce forte entra direttamente dalla grande finestra aperta di Notting Hill (l'appartamento della coppia), colpendo lo spettatore e lasciando i volti dei due protagonisti parzialmente in ombra. Questo espediente crea una distanza emotiva: i due guardano verso di noi, ma i loro occhi e le loro espressioni sono enigmatici, avvolti da una sottile e palpabile malinconia. Hockney ha lavorato per mesi a questo dipinto, scattando decine di fotografie e chiedendo ai due amici di posare continuamente, cercando di catturare quel velo di isolamento che separava i due coniugi nonostante si trovassero nella stessa stanza.

  • Con la scomparsa di David Hockney, si spegne una delle luci più brillanti e longeve dell'arte del secondo Novecento. A differenza di molti colleghi della sua generazione, Hockney non si è mai lasciato imprigionare dalle logiche di un singolo movimento o di una stagione passeggera. Ha attraversato oltre sei decenni di rivoluzioni culturali, tecnologiche e sociali, custodendo intatta una dote rarissima: una coerenza visiva e una curiosità perennemente accesa. Oggi il mondo della cultura non perde soltanto un maestro, ma l'ultimo grande ponte vivente tra le avanguardie del modernismo e i linguaggi della rivoluzione digitale. Hockney ci lascia in eredità molto più delle sue iconiche piscine o dei suoi vividi paesaggi. Ci consegna la certezza che la pittura sia ancora uno strumento vivo per decifrare la realtà. In un'epoca satura di immagini istantanee e consumi visivi voraci, ci ha ricordato che l'atto di guardare rimane un esercizio complesso, un rituale lento e, sopra ogni cosa, profondamente umano. Ciò che ho sempre trovato straordinario in David Hockney è il suo totale rifiuto della nostalgia. Spesso, gli artisti che superano una certa età tendono a guardare al passato come all'unica "epoca d'oro", arroccandosi sui media tradizionali. Hockney ha fatto l'esatto contrario. Mentre il mondo intellettuale guardava con sospetto agli schermi e alla tecnologia, lui a ottant'anni suonati dipingeva con l'iPad, entusiasta della retroilluminazione e della velocità con cui poteva stendere il colore digitale. Non vedeva la tecnologia come una minaccia alla pittura, ma come la sua naturale evoluzione. La sua vera lezione, secondo me, non sta solo nel cosa ha dipinto, ma nel come ha vissuto il suo ruolo di artista: un uomo con i piedi ben piantati nella grande tradizione della storia dell'arte (da Piero della Francesca a Picasso), ma con gli occhi perennemente spalancati sul futuro. Ci mancherà la sua capacità di rendere il mondo un posto infinitamente più luminoso e nitido.

  • 🩷 Tell me something honest so the memories turn dark / You said that I made loving look easy / 'Til I made it hard / Give me back my time and I will give you back your heart / I thought that we played the perfect couple / 'Til you didn't want the part. 💜 Some nights can be so fucking lonely / But it's better than begging for you to stand up for me, honeybee.

  • But we don't have to talk about it / I can walk you home and practice method acting / I'll pretend being with you doesn't feel like drowning / Tellin' you it's nice to see how good you're doing / Even though we know it isn't true.

  • 7 июн.735255

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  • Ho ripensato a quello che ha detto Ali, sul fatto che la mia vita deve avere un significato superiore ai miei errori. Non voglio restare negli errori che ho commesso. Non voglio che siano loro a definirmi. Vorrei che la gente si ricordasse di me per come ho cercato di uscirne, non per come sono caduta.

  • без подписи

  • Non credete ai poeti: in verità la luna è cattiva! Lei non parla, ma il suo scintillio emana giudizio. E io stasera, volevo solo dormire ma resto soggiogata da questo molesto voyeur.

  • 25 мая411143

    🌟🌟🔠🔠🔠🔠🔠🔠🔠🔠🔠🔣 🌟 “Dinna fash, mo nighean donn”. tr. “Non preoccuparti, mia ragazza bruna”. “Tha gràdh agam ort, mo chridh“. tr. “Ti amo, cuore mio”.

  • 24 мая415174

    Se penso a te, vedo un prato fiorito su cui respirare. Parlo di un respiro profondo, spalancato, di quelli che ti riempiono lo stomaco di aria pulita e ti fanno sentire, per un attimo, che va tutto bene. Che tutto si sistemerà. È strano come una persona possa diventare un luogo fisico nella mente. Tu sei quell'erba fresca sotto i piedi nudi, quell'odore di terra bagnata e sole caldo che sa di primavera anche a metà novembre. Quando il rumore fuori si fa troppo forte, io chiudo gli occhi e vengo lì. Mi siedo. Guardo i colori che si muovono col vento – margherite, papaveri, cose semplici, senza pretese – e mi rendo conto che la tua bellezza è proprio questa: non hai bisogno di fare rumore per farti notare, ti basta esistere per calmare il disordine che ho dentro. E mentre sono lì che respiro, mi accorgo che non c'è ansia del futuro, non c'è il peso del passato. C'è solo questo presente immenso, leggero, dove ogni filo d'erba sembra sapere esattamente dove andare. Forse è questo che fai, dopotutto: mi restituisci lo spazio. Mi togli di dosso le armature, i nodi in gola, i pensieri di troppo, e mi lasci semplicemente essere. Senza dover dimostrare niente. Solo io, te, e quel profumo di buono che resta addosso anche quando riapro gli occhi e torno alla realtà.

  • the cure.