DAVIDE TUTINO - Resistenza Radicale
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COLLEFERRO: LE POLITICHE DI GUERRA CI RENDONO UN BERSAGLIO https://fisisindacato.it/2026/08/14/colleferro-le-politiche-di-guerra-ci-rendono-un-bersaglio/ Il militarismo, le politiche di guerra e la fornitura di armi ai paesi belligeranti ci espongono a ritorsioni, attacchi e attentati contro il nostro territorio. L’esplosione della fabbrica di munizioni a Colleferro fa seguito ad altri episodi, tra cui il naufragio nel lago Maggiore, l’affondamento del Bayesian a Palermo, l’attacco alla Arctic Metagaz, bomba ecologica che continua a vagare alla deriva tra Lampedusa e Malta, e prima ancora la distruzione del gasdotto Northstream, che è stato un attacco contro l’intera Europa. Uscire dalla guerra, oggi e subito, significa tornare alla Costituzione, allo Stato di Diritto, al benessere economico e alla vocazione dialogica del nostro paese, ma significa anche difendere i cittadini e i lavoratori da questi attacchi che ormai ci coinvolgono sempre più direttamente e pesantemente. Ciro Silvestri
BRUCIA L'ITALIA IN GUERRA Colleferro, Forte esplosione allo stabilimento “Simmel Difesa” - Foto 1 di 1 - Ciociaria Oggi https://www.ciociariaoggi.it/gallery/cronaca/317700/forte-esplosione-allo-stabilimento-simmel-difesa.html
E resta l’escalation contro le infrastrutture civili iraniane, in primis la rete elettrica. Trump l’ha minacciata ancora giovedì scorso salvo revocarla nel giro di pochi giorni. Perché questa è l’opzione della punizione estrema, che non ha mai piegato un regime e che innescherebbe – Teheran lo ha già fatto sapere – la chiusura totale del Mar Rosso per mano Houthi e gli attacchi agli impianti di desalinizzazione dei Paesi del Golfo. Le opzioni più efficaci sono quelle impraticabili. Il Pentagono non è in grado di invadere un Paese immenso, di 92 milioni di abitanti. Le isole iraniane che presidiano Hormuz possono essere invase senza speciali difficoltà, ma la loro occupazione sarebbe impossibile da mantenere, perché resterebbe esposta al fuoco continuo dei missili schierati sulla costa retrostante. Ed è anche del tutto irrealistico puntare sul rovesciamento dall’esterno di un regime che cinquant’anni di sanzioni hanno irrobustito anziché eroso. Il nodo è concettuale prima che militare. La rivoluzione degli armamenti a basso costo ha democratizzato la forza militare e rovesciato l’aritmetica imperiale. Chiudere uno stretto costa quasi nulla, riaprirlo ha costi e rischi proibitivi. Riaprire uno stretto richiede la presenza permanente dentro il raggio del nemico, che è un rischio insostenibile, oppure richiede il consenso di chi lo chiude, cioè l’alternativa negoziale. Tertium non datur. Ed è precisamente l’assenza di un terzo termine che dà la misura empirica dell’impotenza militare americana. Ma attenzione. Gli Stati Uniti conservano comunque un’impareggiabile capacità di distruzione. Ciò che hanno perduto è la capacità di controllo. La facoltà di garantire l’ordine degli spazi – gli stretti, le rotte, i flussi commerciali – che era il fondamento materiale della loro egemonia nonché la giustificazione del tributo versato allo Zio Sam. Dall’uso del dollaro al petrodollaro agli acquisti di armamenti e di Buoni del tesoro. Un potere che può punire ma non può proteggere, però, non è più un’egemonia. È una dominazione bruta per le sue vittime, e un estortore mafioso per i suoi amici. Che diminuiscono a vista d’occhio. Il mercato lo aveva capito meglio dei governi: nonostante la minaccia simultanea alle due grandi rotte del greggio, il petrolio non è mai schizzato verso lo choc dei 150 dollari, perché gli operatori scommettevano che Washington sarebbe stata costretta a sedersi al tavolo delle trattative. La scommessa è stata incassata nello scorso fine settimana: Trump ha revocato l’attacco pianificato e annunciato la ripresa dei negoziati da lunedì, con la mediazione dell’Oman ormai in fase finale, e il Brent è sceso sotto gli 85 dollari nel giro di una seduta. Sul tavolo, secondo le indiscrezioni, c’è la fine del blocco navale americano e la ripresa dell’export petrolifero iraniano in cambio della riapertura di Hormuz. Si negozia, cioè, alle condizioni poste da chi lo stretto lo ha chiuso. Le elezioni di novembre restano una preoccupazione reale per la Casa Bianca, ma ormai ci sono in campo due fattori ancora più rilevanti: la benzina alle stelle e il risentimento crescente degli alleati. Questi vedono nell’avventura iraniana il possibile innesco di una recessione finora evitata solo grazie all’effetto stabilizzante della Cina e del Grande Sud. Il tempo dell’impero non lavora più per l’impero. [di Pino Arlacchi | Il Fatto Quotidiano | 12 agosto 2026]
L’IRAN E L'IMPOTENZA DELL'IMPERO USA C’è un’immagine che riassume lo stato presente della potenza americana meglio di qualsiasi statistica. Nessuna portaerei degli Stati Uniti naviga oggi dentro il Golfo Persico. Le due dispiegate contro l’Iran, la Lincoln e la Bush, stazionano nel Mare Arabico, a oltre mille chilometri dalla costa iraniana, fuori da uno specchio d’acqua che per ottant’anni è stato un lago americano. La terza, la Ford, dirottata in marzo nel Mar Rosso a fronteggiare gli Houthi, ha ceduto prima del nemico: un incendio a bordo, dopo undici mesi ininterrotti di mare, l’ha costretta al rientro. Oggi è in bacino di carenaggio a Norfolk, e il Mar Rosso è rimasto senza portaerei. La flotta più potente della storia si tiene a distanza di sicurezza dalle coste di un Paese nemico per non rivelare la sua vulnerabilità alle nuove tecnologie militari. Uno sciame di droni e di missili ipersonici da pochi milioni è in grado di incapacitare una portaerei da 11 miliardi di dollari. Il contesto è noto, ma vale la pena ricomporlo. Lo Stretto di Hormuz, da cui passava un quinto del petrolio mondiale, è di fatto chiuso dall’8 luglio, giorno della ripresa delle ostilità: un rivolo di transiti sporadici, che si riaccende solo sui titoli di giornale favorevoli e si spegne al primo missile L’ultima settimana è toccato a una metaniera carica di gas del Qatar. L’Arabia Saudita aveva trovato la valvola di sfogo dirottando il greggio verso Yanbu, nel Mar Rosso. Il terminale è arrivato a movimentare oltre il 90 per cento delle sue esportazioni via mare. Ma il 20 luglio gli Houthi hanno proclamato l’embargo navale contro Riad e pochi giorni dopo hanno rivendicato i primi attacchi diretti agli impianti Aramco di Jizan e della stessa Yanbu. I flussi sauditi attraverso Bab el-Mandeb sono crollati quasi a zero, e il greggio destinato all’Asia viene ora instradato con il periplo dell’Africa. Un mese di navigazione in più. Le due arterie energetiche del Medio Oriente sono bloccate simultaneamente. Non era mai accaduto, nemmeno nello choc del 1973, nemmeno durante la guerra Iran-Iraq. Davanti a tutto questo, quali sono le opzioni di Washington? Spogliata della messinscena, la lista è breve. La prima linea di basi aeree – quelle del Golfo, le uniche a distanza utile – è stata neutralizzata. L’Iran ha disabilitato o danneggiato le installazioni americane in Qatar, Kuwait, Bahrein e Giordania, fino all’Arabia Saudita e agli Emirati: le rilevazioni satellitari contano oltre 200 strutture colpite in una quindicina di siti, con i danni più pesanti al quartier generale della Quinta Flotta in Bahrein. E ha enunciato la dottrina della “responsabilità estesa”: chi ospita basi americane diventa bersaglio legittimo. Con un colpo solo Teheran ha trasformato le monarchie del Golfo da retrovie in belligeranti maldisposti, e ha reso ogni uso delle basi un rischio grave per chi lo concede. Perfino Diego Garcia, la retrovia profonda della logistica imperiale nell’Oceano Indiano, è stata bersagliata da missili balistici a raggio intercontinentale. Attacchi falliti, ma il messaggio è arrivato. Non esistono più santuari. Restano le basi di seconda fascia, nel Mediterraneo e in Africa. Ma da Sigonella, Souda o Rota ai bersagli iraniani corrono tremila chilometri. Ogni chilometro in più si paga in aerocisterne, la risorsa più scarsa e meno espandibile della macchina militare americana, e in permessi di volo e sorvolo politicamente costosi, come la signora Meloni ben sa. La potenza aerea generabile dal Mediterraneo è una frazione di quella che si generava dal Golfo Persico. Restano i bombardieri strategici dal Missouri. Ma sono missioni di 35 ore. Buone per il colpo dimostrativo, non per una campagna. Resta la guerra a distanza dei missili da crociera, l’unica davvero praticata. Ma gli arsenali Usa si misurano in migliaia di pezzi e i ritmi di produzione in centinaia l’anno. Una campagna intensiva li consuma in settimane, e le rassicurazioni ufficiali sull’abbondanza delle scorte suonano come la conferma del problema.
REZAEI: "HORMUZ NON VERRÀ RIAPERTO FINO A QUANDO GLI USA NON ACCETTERANNO LE CONDIZIONI DELL'IRAN" Fonte: Tasnim, via MenchOsint Dichiarazione di Mohsen Rezaei, Segretario del Supremo Consiglio di Sicurezza Nazionale dell'Iran, in un incontro con l'Ambasciatore cinese: "Lo Stretto di Hormuz non verrà riaperto fino a quando gli Stati Uniti non cambieranno il loro comportamento e accetteranno le condizioni dell'Iran. Gli Stati Uniti devono porre fine alla guerra, sbloccare i fondi iraniani congelati e, in generale, la guerra deve terminare in tutta la regione, inclusi Libano e Gaza, e altre condizioni che sono state trasmesse tramite intermediari. Se verrà raggiunto un accordo tra Iran e Oman riguardo al percorso di passaggio nello Stretto di Hormuz, questo accordo sarà separato dalla questione della chiusura dello Stretto di Hormuz." 🟥 SOSTIENI GIUBBE ROSSE Telegram | Portale | Substack | X | Facebook | Instagram | YouTube
Parlando a un comizio a Varsavia giovedì, il presidente polacco Nawrocki ha dichiarato che aiutare l’Ucraina a uccidere i russi è nell’interesse strategico della Polonia. «A questo proposito possono sempre contare sul nostro aiuto, perché ovunque si combatte il Moskal, la Polonia aiuta», ha detto. «Moskal» è un epiteto razzista per indicare i russi. Due giorni dopo, in una conferenza stampa a Belgrado, un giornalista tedesco, il corrispondente della Frankfurter Allgemeine Zeitung Michael Martens, ha chiesto a Zelensky: «Puo dire, a noi europei, cosa possiamo fare concretamente per aiutarla a uccidere più russi?», mentre il viso del presidente serbo Aleksandar Vučić si contraeva in una smorfia di incredulità. Questi due episodi rappresentano una normalizzazione macabra e grottesca dell’odio razziale che verrebbe condannata a gran voce se fosse diretta contro qualsiasi altro gruppo etnico. Nell’UE la russofobia non è solo permessa, ma attivamente incoraggiata. L’odio nei confronti dei russi viene esibito come segno di virtù e impegno verso i «valori europei». Ciò non è casuale. L’Unione europea è un progetto costruito su un consenso fragile. Senza un nemico esterno contro cui fare fronte comune, le sue contraddizioni interne esploderebbero facendo a pezzi il blocco. La «minaccia russa» funge da collante indispensabile: una minaccia esistenziale che giustifica l’austerità, la militarizzazione, il riarmo, la sorveglianza e la sospensione delle norme democratiche. @LauraRuHK
Un’inchiesta di Drop Site News rivela la nuova, inquietante frontiera della campagna di Israele per riconquistare l’opinione pubblica. Brad Parscale, ex direttore della campagna digitale di Trump, con la sua società Clock Tower X, sta gestendo un’operazione da 46,5 milioni di dollari (poi salita a 4,5 milioni al mese) per conto del governo israeliano. L’obiettivo dichiarato? “Influenzare i chatbot basati sull’intelligenza artificiale” come ChatGPT, Claude, Gemini e Perplexity, una pratica nota come “LLM poisoning” (“avvelenamento” dei modelli linguistici). I siti creati da Parscale registrano poche centinaia di visitatori al mese. Il loro vero scopo è essere “letti” e indicizzati dai web crawler che alimentano i giganti dell’IA, per addestrare le future versioni dei modelli, diventando parte permanente della loro “conoscenza”. https://it.insideover.com/media-e-potere/llm-poisoning-israele-paga-46-milioni-di-dollari-per-manipolare-chatgpt-gemini-e-claude.html
Sono seduti per terra con le mani legate, gli occhi bendati. Accanto a loro un soldato israeliano fa il segno della vittoria con le dita. Nadi Maarouf (63) e Ali Maarouf (60) sono due anziani palestinesi di Gaza. Questa è la loro ultima foto prima di essere giustiziati. Forse dallo stesso soldato ragazzino che fa il segno di vittoria nella foto. Siamo a Gaza, nel novembre 2024. L’immagine è stata pubblicata solo ora dal giornalista investigativo palestinese Younis Tirawi. A ottobre 2025 lo stesso giornalista aveva pubblicato la foto dei due anziani in mutande mentre conducevano soldati israeliani tra le macerie di un edificio a Gaza. Nel post Tirawi spiegava che i due uomini erano stati rapiti dalle truppe israeliane del 92° battaglione della brigata Kfir che li avevano usati come scudi umani per giorni prima di ucciderli.
Un articolo pubblicato dal Global Times offre alcuni elementi per comprendere la valutazione cinese dell'accordo di difesa recentemente firmato da Arabia Saudita, Turchia e Pakistan https://t.me/LauraRuHK/11576 Il patto viene presentato come un ulteriore esempio di quel multipolarismo ormai innegabile e un segno che le potenze regionali non sono più disposte a essere "pedine usa e getta" sulla scacchiera americana. Ciò è in linea con la storica posizione della Cina a favore di un sistema internazionale più equilibrato in cui una singola nazione non imponga la propria volontà sulle altre. L'articolo sottolinea come il patto rappresenti una "pillola amara" per Washington e un colpo all'egemonia americana. Il deficit di fiducia nelle garanzie di sicurezza statunitensi e la decisione dell'Arabia Saudita di costruire un accordo di sicurezza indipendente è un "verdetto chiaro e pubblico su quanto valga realmente oggi l'ombrello di sicurezza americano". Il patto viene visto come un passo verso l'"autosufficienza" e la "multipolarità" in Medio Oriente, dove l'erosione dell'influenza statunitense offre l'opportunità di imparare a farsi carico della propria sicurezza, cosa che la Cina sostiene attivamente da tempo. @LauraRuHK ➡️ https://www.globaltimes.cn/page/202608/1367783.shtml
COLOMBIA, GIURA DE LA ESPRIELLA, ARRIVANO I DOLLARI - BGli Stati Uniti hanno promesso 1 miliardo di dollari alla Colombia poche ore dopo l'insediamento del nuovo presidente di destra Abelardo De la Espriella; il Dipartimento di Stato ha descritto il "pacchetto sicurezza" come un sostegno a obiettivi comuni, tra cui la lotta alla criminalità organizzata e all'immigrazione clandestina. Il suo approccio segna una netta rottura rispetto alla strategia di "pace totale" del predecessore Gustavo Petro, che secondo i critici è fallita: l'adesione ai gruppi armati è aumentata e decine di migliaia di persone sono state costrette a lasciare le proprie case lungo il confine tra Colombia e Venezuela.
L'INFLUENZA DI MODERNA 🌺🌺🌺 Doctor33, notiziario digitale che giunge quotidianamente nelle caselle di posta elettronica dei medici e sanitari di tutto il paese, ci informa oggi che FDA ha finalmente approvato mFLUSIVA (mRNA-1010) di Moderna, il primo vaccino antinfluenzale basato sulla tecnologia a mRna [applausi] https://www.doctor33.it/articolo/68547/influenza-fda-approva-il-primo-vaccino-a-mrna-per-gli-over-50 Recita la nota che "secondo Moderna, il programma clinico di fase 3 ha evidenziato un profilo di sicurezza considerato accettabile, senza l'emergere di nuovi segnali di sicurezza rispetto ai dati già disponibili." Ora, conviene prima di tutto ricordare che si tratta del medesimo prodotto che mesi fa l'allora direttore del CBER di FDA, Vinay Prasad, bloccò sostenendo che i dati clinici erano inadeguati. Oggi il prodotto viene approvato da FDA mentre Vinay Prasad già da tempo è stato costretto a dimettersi dal CBER per "eccesso di scientificità". E già questo dovrebbe insegnarci qualcosa su come va il mondo. Ma andiamo a leggere il documento FDA contenente la valutazione del prodotto su cui si basa la sua approvazione: https://www.fda.gov/media/193130/download La prima cosa che salta all'occhio è che lo studio clinico di riferimento non è contro placebo bensì contro un altro vaccino antiinfluenzale. E malgrado questo, gli effetti avversi sono da una volta e mezzo al doppio più frequenti con Moderna, specie quelli più gravi che limitano le attività quotidiane. I decessi vengono dichiarati non differenti, e tuttavia sono comunque 40 con Moderna contro 34 con l'altro vaccino. Ora, vero che lo studio è durato un anno e che erano incluse anche persone ultranovantenni, e tuttavia la mancanza di un gruppo con un vero placebo non consente conclusioni ma solo qualche preoccupazione senza soluzione. Guarda il caso a volte, fu proprio Vinay Prasad qualche tempo fa a considerare che per i vaccini il disegno sperimentale degli studi clinici dovrebbe contenere sempre almeno tre gruppi: il gruppo sperimentale, il gruppo con un controllo attivo/con gli adiuvanti per la valutazione di efficacia e un gruppo con vero placebo, ad esempio soluzione fisiologica, per la valutazione di sicurezza. Ma questo è e questo ci si deve tenere. E così, buona fortuna con il primo vaccino a RNA per l'influenza! [applausi]
Ieri, tre ragazzini (13-14 anni) di Pradamano (UD) hanno cercato di vendere limonata ad offerta libera per comprarsi un Ciao; un passante li ha denunciati per vendita senza licenza, e la forza pubblica è intervenuta per punire l’illecito. C’è chi ha deprecato il denunciante, chi l’intervento della polizia. Ma questo episodio, nella sua banalità, mette il dito sulla piaga di una questione enorme, che ci coinvolge tutti: la questione delle norme sociali. In ogni società esistono due tipi di norme, quelle INFORMALI, basate sul costume e sulle aspettative condivise, e quelle FORMALI, basate sui codici e sull’intervento della forza pubblica. Nelle società arcaiche esistevano solo norme informali fondate su costumi, tradizioni, comunanza culturale. Con il complessificarsi delle società, vennero introdotte leggi scritte e sanzioni erogate da giudici terzi, come elemento complementare, integrativo delle norme informali. Il dramma della società europea contemporanea è di aver spinto all’estremo la sostituzione delle norme informali con quelle formali. Nel mondo che abbiamo costruito per ogni conflitto, disaccordo, violazione, attrito, offesa, molestia bisognerebbe ricorrere all’intervento di un giudice terzo (carabiniere, magistrato, Stato). Questa sostituzione è tecnicamente impossibile. Per ragioni sia logiche che pratiche le normatività informali non possono essere tutte rimpiazzate da articoli di legge. Dovremmo avere tutti un carabiniere e tribunale portatile a seguito. Qui però viene fuori un enorme problema. Infatti, per non poggiare sulle leggi formali devi poter contare sulle norme informali. E queste funzionano soltanto in società con un elevato grado di comunanza culturale (costumi, tradizioni). Ma noi ci siamo vantati di aver costruito società “aperte” e “cosmopolite” dove quella comunanza culturale è in gran parte abolita. Però, quanto meno puoi contare su un retroterra comune con chi ti circonda, tanto più devi confidare sulla forza pubblica. Ergo, l’esito delle società aperte e cosmopolite è una parabola legalista, securitaria, di sorveglianza e controllo, il cui eroe è il cittadino che denuncia i ragazzini che vendono limonata senza licenza.
Hacker russi hanno ottenuto prove documentali del ben noto coinvolgimento della NATO negli attacchi contro i terminal petroliferi russi, secondo quanto riportato dai materiali che un gruppo anonimo ha fornito alla TASS. Gli hacker russi hanno avuto accesso a documenti riguardanti attacchi ucraini contro i terminal petroliferi nelle regioni di Leningrado e Kaliningrad avvenuti a luglio. Hanno dichiarato alla TASS che la corrispondenza e i documenti rivelano chi ha fornito le coordinate precise delle strutture e chi ha "incitato l'Ucraina a commettere atti di terrorismo" nelle regioni russe. Coinvolgimento di specialisti della NATO Lo specialista in guerra ibrida Bart De Wachter ha fornito al Servizio di Sicurezza dell'Ucraina (SBU) le coordinate dei terminal petroliferi nelle regioni di Leningrado e Kaliningrad, hanno riferito gli hacker alla TASS. De Wachter attualmente lavora per HAVN (Hybrid Analysis Vigilant Network), un'organizzazione legata alle Forze per Operazioni Speciali e all'intelligence della NATO. Gli hacker hanno dichiarato che De Wachter ha inviato a un rappresentante dell'SBU informazioni contenenti le coordinate di una nave cisterna della Gazprom che trasportava gas naturale liquefatto. I documenti indicano che De Wachter ha proposto di tenere una riunione online con un rappresentante del Centro di Cooperazione Internazionale dell'SBU di nome Ivan a cui avrebbe partecipato anche un suo superiore di nome Martin. Coinvolgimento dell'SBU Ivan, a sua volta, ha suggerito di aggiungere alla corrispondenza anche un altro esperto, il maggiore dell'SBU Mikhail Marchenko. La corrispondenza descriveva Marchenko come uno specialista, le cui principali aree di competenza includono "minacce ibride, spionaggio, sabotaggio e guerra dell'informazione nei conflitti moderni". (Fonte: TASS) @LauraRuHK
Nel distretto di Larnaka a Cipro di recente c'è stato un vasto incendio. Nonostante gli incendi d'estate siano estremamente frequenti a causa delle alte temperature, a causarlo in questo caso è stata un'esercitazione militare. Recentemente sulla stampa cipriota è emerso che nell'operazione militare fossero coinvolti anche militari americani e israeliani. Cipro non è solo un'isola turistica, ma è anche fortemente militarizzata. Quando l'isola è diventata indipendente nel 1960, il Regno Unito ha tenuto per sé due porzioni di territorio come basi militari sovrane. La Turchia invece occupa militarmente la parte settentrionale dell'isola dal 1974. Larnaca si trova nella parte greco-cipriota della Repubblica di Cipro. Nell’isola sono molto frequenti acquisti di terreni e sospettano che spesso i terreni bruciati siano più economici e che, anche in questo caso, l'incendio non fosse casuale.
Il “Board of Peace Occupation” di Donald Trump ha stilato il suo primo contratto di costruzione. Secondo una fonte citata da The Guardian, il progetto consiste in un avamposto militare per alloggiare truppe marocchine. Il contratto, non ancora finalizzato, è stato assegnato ad Arkel International, un’azienda della Louisiana che in passato ha già lavorato con il governo statunitense in paesi come l’Iraq. È significativo che il primo progetto del Board a Gaza non sia per un ospedale o una scuola destinati ai palestinesi sfollati, bensì una base militare per forze di occupazione marocchine. Il sito si trova a circa un miglio dal confine israeliano e presenta “vie di evacuazione rapida” appositamente progettate. La cosiddetta “ricostruzione di pace” è, fin dall’inizio, un teatro di occupazione militare. Il ruolo del Marocco in questa grottesca messa in scena è particolarmente odioso: volenteroso Servo di due padroni, Washington e Tel Aviv. Nelle intenzioni, questa unità di 150 uomini sarà dispiegata a rotazione da basi situate all’interno di Israele, rendendola una componente organica dell’apparato di occupazione israeliano. In cambio, la monarchia marocchina ottiene sostegno politico per la sua occupazione illegale del Sahara Occidentale, nonché potenziali rivendicazioni sulle enclave spagnole di Ceuta e Melilla. @LauraRuHK https://www.theguardian.com/world/2026/aug/06/trump-gaza-board-of-peace-first-building-contract-military-base
https://www.youtube.com/live/l0WkODBrg60?is=lbPV4Q0HMmH_lPe_ Su Visione TV Abbiamo parlato dell'audizione di Conte presso la commissione covid, della questione Fauci, parte della necessità di costruire un tessuto politico e sociale capace di confrontarsi con questi poteri criminali al di là del ricorso alla giustizia. Abbiamo parlato anche della iniziativa del sindacato fisico per la revoca delle onorificenze a Fauci e per una disobbedienza civile al regime di guerra. Professor Studente Davide Tutino
GERMANIA. OLTRE 1000 AVVOCATI CHIEDONO LA MESSA AL BANDO DI AFD. SARAH WAGENKNECHT PROTESTA Fonte: Satellit - via canale LABORATORIO DEL LAVORO - Facciamo alchimie 1.051 avvocati, giudici, pubblici ministeri, professionisti del settore legale provenienti dalla pubblica amministrazione e dalle imprese e praticanti legali hanno firmato una lettera aperta indirizzata al governo federale tedesco e ai membri del parlamento chiedendo l'avvio di un procedimento presso la Corte costituzionale federale per mettere al bando l'AfD. Lo ha annunciato l'Associazione degli avvocati repubblicani (RAV) di Berlino. Nella lettera, la RAV fa riferimento a un parere di esperti della Società per i diritti civili. Secondo questa opinione, le politiche dell'AfD violano il principio della dignità umana sancito dalla Legge fondamentale e il principio di democrazia. La fondatrice della BSW, Sahra Wagenknecht, ha protestato su X contro un possibile ban contro AfD: "Basta con la tossica cultura della cancellazione e con il nuovo autoritarismo che, a causa della sua incapacità di impegnarsi in un dibattito obiettivo, invoca sempre più sfacciatamente i divieti!". 🔺👉🏼Segui il Laboratorio del Lavoro👈🏼 🔺👉🏼Chatta con il Gruppo👈🏼 🟥SOSTIENI GIUBBE ROSSE Telegram | Portale | Substack | X | Facebook | Instagram | YouTube
Paolo Puccetti su FB: Avrebbero potuto starsene zitti. Che titolo avevano a parlare? Durante la pandemia, una parte dello spettacolo italiano ha dato prova di una presunzione quasi oscena. Cantanti, attori, presentatori e celebrità assortite hanno smesso per un momento di intrattenere il pubblico e hanno preteso di educarlo: alla medicina, alla scienza, al senso civico, perfino alla decenza morale. Non possedevano competenze particolari. Non avevano studiato epidemiologia, farmacologia, statistica medica o sanità pubblica. La loro opinione, nel merito, valeva esattamente quella di qualunque uomo della strada. Ma disponevano di telecamere, milioni di seguaci e del privilegio di non essere quasi mai contraddetti. È bastato questo perché scambiassero la visibilità per autorevolezza e l’applauso per una laurea. Avrebbero potuto dire: non so. Avrebbero potuto limitarsi a riferire la scelta personale, riconoscendo la complessità, l’incertezza e la legittimità delle domande. Avrebbero potuto esercitare quella prudenza che si pretendeva dagli altri. Hanno invece scelto il pulpito, il ditino alzato e il disprezzo. Hanno sostenuto restrizioni, obblighi e campagne vaccinali non come cittadini fra cittadini, ma come sacerdoti di una nuova rispettabilità pubblica. Hanno distribuito patenti di responsabilità, separato i buoni dai cattivi, gli illuminati dagli ignoranti, i degni dagli indegni. E lo hanno fatto con la leggerezza morale di chi non rischia nulla: nessuna responsabilità clinica, nessun obbligo di dimostrazione, nessuna conseguenza per gli errori, nessuna riparazione per gli insulti. Questa è la parte più indecente. Non l’aver espresso un’opinione, diritto che appartiene a tutti, ma l’aver usato la propria fama per umiliare chi ne aveva una diversa; l’aver trasformato una posizione comune, spesso ripetuta per conformismo, in una prova di superiorità etica; l’aver partecipato con entusiasmo alla degradazione dell’avversario, sapendo che il coro dominante li avrebbe protetti. Molti di loro non hanno spiegato nulla, perché non erano in grado di farlo. Hanno recitato slogan. Non hanno argomentato, hanno intimidito. Non hanno favorito la fiducia, hanno preteso obbedienza. E, soprattutto, hanno confuso la virtù con l’allineamento: essere dalla parte approvata, al momento approvato, con le parole approvate. C’è una forma di viltà particolarmente ripugnante nel colpire chi è già isolato, nel deridere chi non ha accesso ai grandi mezzi di comunicazione, nel mostrarsi inflessibili quando il potere, i giornali, le televisioni e il proprio ambiente sociale garantiscono che non si pagherà alcun prezzo. Non fu coraggio civile. Fu conformismo premiato, esibito come eroismo. E oggi, di quelle certezze urlate, dei toni inquisitori, delle semplificazioni brutali, resta soprattutto il silenzio. Poche ammissioni, quasi nessuna autocritica, nessuna vergogna visibile. Chi pretendeva responsabilità universale non sembra avvertire la responsabilità delle proprie parole. Avrebbero potuto starsene zitti. Non perché un artista debba rinunciare alla cittadinanza, ma perché chi non sa dovrebbe almeno conoscere il limite della propria ignoranza. E perché, quando si usa il prestigio per schiacciare il dubbio e umiliare le persone, non si sta difendendo la scienza: si sta soltanto mettendo la propria vanità al servizio del potere. Il loro peccato non fu l’errore. L’errore è umano. Fu la superbia: parlare senza sapere, giudicare senza comprendere, condannare senza assumersi alcuna responsabilità. E farlo con quella sicurezza tronfia che appartiene a chi, pur non avendo alcun titolo, non dubita mai di meritare il microfono.
ROMA TERMINI PIAZZA DEI CINQUECENTO LO SCHIFO RINNEGATO Lo studio IT’S disconosce il progetto in corso di realizzazione nella Capitale: "non siamo stati coinvolti in fase di realizzazione. " In foto il progetto originale, ben diverso dalla fornace a cielo aperto realizzata dal comune. PNRR: Piano Nazionale per Rubare e Rovinare https://www.artribune.com/progettazione/architettura/2026/08/studio-its-disconosce-progetto-piazza-cinquecento-roma/?fbclid=IwT01FWAThhJNwZG9mAWV4dG4DYWVtAjEwAHNydGMGYXBwX2lkDDM1MDY4NTUzMTcyOAABHqWMu16dnsiBBZX9eX6URKr1wAEo7-SlB_tiEGWTfkQNmzZ3EEAbpivL3aYP_aem_MziJOVABJyYt0hlPFKaZ-w
L'intervista di Laura Loomer, attivista trumpiana, ad Andriy Biletsky, fondatore del Battaglione Azov e soprannominato il “Fuhrer bianco”, presenta diversi motivi di interesse: per capire cosa si muove nel mondo della destra MAGA ma anche all'interno della destra istituzionale in Ucraina. Se Loomer è una figura culturalmente ridicola, Biletsky è una figura chiave della scena ultranazionalista e militare di Kiev e oggi viene indicato dagli osservatori della politica come uno dei personaggi con l’aspirazione di governare l’Ucraina, nell’eventuale post-Zelensky. Fino a poco tempo fa Loomer parlava del presidente ucraino Zelensky come un “giustificatore della jihad” e accusava l’Ucraina di dare spazio agli estremisti. https://it.insideover.com/guerra/loomer-e-biletsky-linfluencer-trumpiana-e-il-capo-del-battaglione-azov-un-incontro-interessante.html #ukraine