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  • Hai investito anni nella tua crescita personale e ti aspetti che il mondo ti dia un riconoscimento. Non lo farà. Il mondo, le persone, i tuoi amici, il tuo capo, non hanno accesso al tuo lavoro interiore. Il mondo non vede le ore di terapia, i libri letti, le ricadute superate, il lavoro fatto sui pattern che ti tenevano bloccato. Vede solo quello che produci oggi, davanti ai suoi occhi. Questa è una delle confusioni più costose che vedo nelle persone che si prendono sul serio nel percorso di crescita e lavoro su di sé. Trattano lo sforzo interno come una valuta che il mondo esterno è obbligato a premiare. Come se l’”universo” debba per forza “vedere” quanto sono cresciuto. Come se Dio avesse una morale sulla base della quale ti giudica e ti da un premio per gli sforI fatti. Non funziona così. Puoi aver lavorato sette anni su te stesso e ricevere lo stesso trattamento di chi non ha mai aperto un libro. Pensa a due musicisti. Uno scrive una canzone in una notte. L’altro impiega cinque anni a perfezionare un album. Se entrambe le opere colpiscono chi le ascolta, il pubblico non fa la differenza. Nessuno applaude di più chi ha sudato di più. L’unica cosa che conta è se quello che sei ha effettivamente valore percepito da chi ti vede. Il valore non si dichiara, non si rivendica, non si ottiene chiedendo di essere visto. Si emana. È una conseguenza di come sei strutturato, non una trattativa che apri con il mondo esterno. Il tuo valore percepito può tranquillamente coincidere con quello di qualcuno che non ha mai fatto un grammo di lavoro su se stesso. La natura non paga per l’impegno, paga per il risultato che quell’impegno produce… e a volte lo stesso risultato lo produce chi ha solo dote naturale. Il mondo non ha un indice che misura le tue ore di coaching. È fisica. Il mondo misura quello che emani. E più cerchi riconoscimento, meno lo ottieni. Non per una legge karmica o perché non hai acceso abbastanza nagchampa. Chi cerca riconoscimento sta urlando, anche senza saperlo: “dimmi che valgo!!” Questa domanda emana bisogno, non valore. Il bisogno respinge esattamente ciò che sta cercando di attrarre. Chi invece emana senza chiedere nulla in cambio comunica una sicurezza che non necessita conferma esterna, ed è proprio questa sicurezza a generare l’attrazione. Vale lo stesso per chi scrive una tesi che nessuno legge con la cura con cui è stata scritta, o per chi resta anni in un lavoro convinto che il proprio impegno silenzioso verrà notato e ripagato. “Il mondo è ingiusto!!” No. Non sono forme di ingiustizia, come diciamo quando siamo ancora bambini. È semplicemente come funzionano due sistemi diversi che continuiamo a confondere. Lo sforzo conta quando stai costruendo capacità. Ogni sessione, ogni presa di consapevolezza, ogni volta che scegli la verità invece della narrazione facile, sta cambiando la tua struttura interna. Questo è reale, anche se nessuno lo vede, anche se nessuno te lo riconosce. Ma nel momento in cui esci nel mondo e ti relazioni, lavori, vendi, offri servizi, il tuo sforzo diventa irrilevante agli occhi di chi ti sta di fronte. Conta solo il risultato che quella persona percepisce. Chi ti valuta non sta guardando dentro di te. Sta guardando quello che gli arriva. Chi confonde questi due piani finisce sempre nello stesso posto. Si sente frainteso, non riconosciuto, tradito da un mondo che avrebbe dovuto premiare il suo impegno. Eppure il mondo non stava misurando il suo impegno. Stava misurando quello che esprime. Questa confusione genera esattamente quella narrazione da vittima che blocca la crescita reale di tanta gente che poi diventa cinica, perché sposta la responsabilità dal produrre valore al meritare riconoscimento. La domanda utile non è quanto ti stai sforzando… ma… Quanto valore esprimi, rispetto ai bisogni che ancora hai?

  • La Paura del mondo https://youtu.be/jAjw7kL7Sio

  • Rigidità mascherata da disciplina Rido spesso quando vedo la rigidità con cui certe persone affrontano pratiche, spiritualità, metodi, alimentazione, abitudini di vita. La chiamano disciplina. Ma la disciplina vera non ha bisogno di regole ferree per reggersi in piedi, mentre la rigidità sì. iIl rigido non segue una regola perché crede in quella regola, la segue perché senza quella regola crollerebbe. La struttura non è al servizio dell’obiettivo, è al servizio del controllo. E infatti o smette tutto o comincia tutto, non esistono vie di mezzo, perché il vero bisogno non è ottenere un risultato ma non sentire quello che succede quando si lascia andare e perde in controllo. Sotto c’è quasi sempre lo stesso meccanismo, e vale la pena vederlo invece di viverci dentro ad occhi chiusi e chiamarla condotta di vita. Chi ha vissuto ingiustizia da bambino, in una forma o nell’altra, ha imparato che sbagliare equivale a perdere valore. Che la vita va affrontata facendo la cosa giusta, decisa con la testa a priori, secondo un ragionamento che a sua volta segue un ideale di vita. Nulla di sentito. Tutto solo pensato. E se sbagliare è pericoloso, allora l’unica strategia disponibile è diventare impeccabile. Standard altissimi, precisione ossessiva, controllo su ogni dettaglio. Dieta ferrea, pratiche rigide, routine definite al minuto. È quello che corregge, sistema, rifà. “Si fa così”, “non è fatto bene”, “se devi farlo così tanto vale non farlo”. Sono quelli che riprendono gli altri se “sgarrano”, perché loro non se lo permettono. Il messaggio implicito, sempre lo stesso, è che il proprio standard è la misura di tutte le cose, e chi non lo raggiunge è sotto. Sono quelli che si dicono spiritualmente evoluti ma poi giudicano chi beve un bianchino e gioca a carte al bar e magari pianta due bestemmie qua e la. L’altro, vicino a questa persona, si ritrova costantemente inadeguato, anche quando nessuno gli ha detto esplicitamente niente. Il problema è il prezzo che si paga per restare impeccabili. Quando vivi solo di controllo mebtale, il tuo ego blocca la spontaneità, si blocca la creatività libera, si blocca l’espressione emotiva, si blocca la leggerezza. La persona diventa impeccabile e nello stesso momento smette di essere viva. Controlla tutto perché sentire tutto sarebbe troppo rischioso. Si costruisce una corazza per proteggere il proprio valore, e quella stessa corazza finisce per soffocare tutto ciò che rendeva quel valore degno di essere vissuto. Il bisogno reale, sotto la rigidità, è accogliere l’imperfezione senza che questo significhi crollare, permettersi di sentire e non solo di gestire, riconoscere che il proprio valore non è messo in dubbio da un errore… anzi, che la vita è un errore costante. Finché questo non viene digerito, ogni pratica, ogni metodo, ogni forma di disciplina resterà solo un’altra gabbia elegante costruita sulla stessa vecchia ferita. #disciplina #rigidità #ferite #maschere

  • Incoraggiamento Dai che puoi farcela! Sei forte sai!! Se continui così puoi andare lontano! Io credo in te cazzo! So che hai la pasta per riuscire. Quante volte ti sei sentito dire questo? Quante? Cosa significa crescere senza l’incoraggiamento di nessuno? È davvero dura, vero? Già da piccolo e poi nell’adolescenza sono gli anni dove ne abbiamo più bisogno. E se non arriva niente? Beh… cresci col dubbio. Il dubbio costante, cronico, che batte nella testa ogni santo giorno. Poi arrivi davanti alle scelte della vita, a quei momenti dove l’incoraggiamento ricevuto da giovane ti dovrebbe aiutare… Ma non trovi niente. Allora sei insicuro, sfiducioso verso di te e poi verso il mondo. Pensi di non poter mai riuscire nelle cose, fino a convincertene. So come funziona. Lo so nelle viscere, nel midollo osseo. So cosa significa crescere senza veri modelli, senza una strada pavimentata per te, senza delle braccia sulle quali piangere, senza una mano che ti accarezza la faccia, ti asciuga le lacrime e ti dice: VAI AVANTI! Non fare finta che non bruci. Brucia da morire sta roba qua. E sai la cosa peggiore? Che quelli che avrebbero dovuto aiutarti da giovane, non arriveranno. Il papà non sarà a bordo campo quando avrai da fare scelte decisive, quando dovrai credere in te, quando servirebbe quella spintarella di coraggio. La mamma non ti aspetterà a casa per parlare, per ascoltare i tuoi dubbi, per aiutarti a capire cosa fare. No. Non arriveranno. Quindi? Che si fa? Pensi davvero di prendere la strada più semplice? Pensi davvero che lasciar perdere, abbandonarti al peggio, è l’unica risposta? Tu non sei un codardo. Tu non molli. Anche se non c’è nessuna speranza. Anche se la testa è piena di merda e ti dice che tanto non andrà. Quella forza deve nascere da dentro di te. Da un cuore ferito, arrabbiato, non intenzionato a darla vinta alla vita, al passato. Un cuore rotto, spaccato e colmo di dolore. Quel dolore è la tua benzina. La benzina che può alimentare il tuo cuore di coraggio. Il coraggio di scegliere e seguire la tua voce interiore. E sai qual è il paradosso? Che i migliori sono proprio quelli che hanno dovuto scavare nel proprio cuore da soli e trovare quell’incoraggiamento, quel supporto che non hanno mai avuto. Quella forza c’è anche in te che leggi queste parole. Esiste nel tuo cuore e nasce dalla rabbia di non aver ricevuto, dalla tristezza e le lacrime del passato, piante e scese dal tuo viso, per poi essere asciugate ed aver caricato la tua determinazione. Più il tuo passato è stato duro con te, più forza hai nascosta e pronta a venire fuori come un cazzo di fiume in piena. Sappilo. Ora asciuga le lacrime e ricomincia. - Percorso Expanda: https://corsi.expanda.it/iscriviti

  • Sii qualcuno. Viviamo tra gente sempre meno capace di formare un carattere e timorosa di possedere delle idee, una direzione di vita o anche semplici opinioni. Poi si lamentano che si sentono insicuri. E vorrei vedere. Per poter lavorare su di sé, un individuo deve possedere un carattere, un temperamento consolidato e un set di valori che segue con coerenza e fermezza. In poche parole, devi essere qualcuno. La definizione di un io è il passo obbligatorio per sentirsi sicuri di sé e sentirsi realizzati nei diversi ambiti della vita. Se non lo fai, hai paura. Paura di essere inadeguato, giudicato da chi non è d’accordo con te. Questo significa vivere in mezzo alla confusione, dove vieni tirato a destra o sinistra in base al momento e non riconosci la tua direzione nella vita. Col tempo questo porta insicurezza, perdizione e incapacità di gestire anche le piccole cose della vita. Cosa teme chi non riesce? Teme di escludere, perché definirsi significa escludere. Ogni volta che scegli una direzione, elimini tutte le altre; ogni volta che dichiari un valore, accetti di perdere le persone che quel valore respinge. Chi non tollera la perdita non costruisce un’identità, resta in uno stato di potenzialità permanente dove tutto è ancora possibile proprio perché niente è stato ancora deciso. È una condizione che si traveste da libertà, ma è in realtà paralisi. L’ambiente post modernista liberale che ci circonda, premia questa paralisi. Chi non prende posizione non viene attaccato, non viene contestato, non deve difendere niente. Sembra il modo più efficiente di vivere in mezzo agli altri, tranne per un dettaglio. Chi non ha criteri interni non ha nulla con cui valutare il giudizio esterno, quindi lo assorbe tutto. Il paradosso è che l’ambiguità nasce dal desiderio di sfuggire al giudizio e produce esattamente il contrario, una dipendenza totale dall’approvazione, perché senza una struttura propria, l’unico metro disponibile è quello di chi hai davanti in quel momento. Molti chiamano tutto questo apertura mentale, ed è la confusione più merdosa della nostra epoca. Una mente aperta cambia posizione quando incontra evidenze migliori. Una mente vuota cambia posizione in base a chi le sta parlando. Il primo richiede una struttura abbastanza solida da poter essere aggiornata, il secondo non ha niente da aggiornare. Lo stesso vale per tutto il discorso sul dissolvere l’ego, che gira da anni negli ambienti di crescita personale. Non puoi dissolvere ciò che non hai mai costruito. Chi tenta di superare l’io prima di averlo formato non trascende niente, si disintegra e chiama spiritualità quello che è semplicemente assenza di forma. L’ordine dei passaggi non è negoziabile. Prima diventi qualcuno, poi eventualmente scopri quanto quel qualcuno sia relativo. Al contrario si ottiene solo una persona confusa che usa un vocabolario elevato per descrivere la propria inconsistenza. Un carattere non si costruisce riflettendo su di sé. Si costruisce nelle decisioni che hanno un costo, in ciò che rifiuti quando accettare sarebbe più comodo, nella coerenza mantenuta quando nessuno ti sta osservando e in quella mantenuta soprattutto quando qualcuno ti sta osservando e non è d’accordo. L’identità non è un contenuto mentale, è un pattern di comportamento ripetuto sotto pressione. Per questo chi passa anni a cercare sé stesso non trova mai niente. Sta guardando dentro un contenitore che si riempie solo dall’esterno, agendo. Quando quel pattern esiste, il giudizio degli altri smette di essere una minaccia alla tua esistenza e diventa informazione, a volte utile e a volte irrilevante, e sei tu a decidere quale delle due. È l’unica differenza reale tra una persona sicura e una insicura, e non ha niente a che vedere con l’autostima. Quindi prima di chiederti come fare a stare meglio, chiediti chi è esattamente quello che sta male. Se non sai rispondere, hai identificato il problema. www.expanda.it

  • Vampiri energetici Se ti capita di sognare vampiri 🧛‍♂️ non è un caso. Il tuo inconscio ti sta comunicando a grande voce una richiesta precisa: allontanati da chi vuole assorbire la tua energia. Non parlo di succhiatori di sangue. Parlo di gente che inconsciamente e quasi sempre senza consapevole cattiveria, passano la loro vita a rubare o farsi rubare energia. Questo non è solo un simbolo ma anche una realtà energetica sottile. Dal punto di vista psicologico, i vampiri sono personalità bisognose. Necessitano di costanti attenzioni perché ne hanno bisogno come l’aria. Conoscono solo questo. Forse anche tu sei stato un vampiro. Non c’è da vergognarsene, ma da accorgersene. Quando la personalità è al comando, inconsciamente facciamo sentire colpevoli gli altri del nostro malessere, ci lamentiamo degli atteggiamenti altrui e ricattiamo con i sensi di colpa, usando strategie infantili per chiedere l’attenzione che non sappiamo darci. Man mano che lavoriamo su noi stessi, sveliamo questo schema e ci accorgiamo di quanto la maggior parte della gente ci viva dentro inconsapevolmente. I vampiri succhiano energia sui piani sottili e ti lasciano svuotato, drenato e prosciugato. Anche senza parlare, assorbono le energie dei più sensibili, prede delle loro strategie abusanti. Se sei una persona sensibile è facile che tu sia stato, o sia attualmente, preda di vampiri energetici. La soluzione? Per loro non esiste. Un vampiro non sa di essere un vampiro, anzi. Pensa che la realtà funzioni così e che attenzioni, abusi e soprusi siano la normalità. Un vampiro pensa di essere nella ragione e non vuole sentire altro. La ragione delle sue strategie è l’unica arma che ha per difendere la sua immane insicurezza. I vampiri sono bambini feriti e offesi, che cercano sollievo tramite l’altro, spesso creando relazioni di grande bisogno e estrema dipendenza. Hanno una grande paura di vivere e della solitudine, perché temono di non riuscire a stare in piedi da soli. Li bisogna comprendere ed accettare. La soluzione rimane una: allontanarsi. Quando un vampiro non riceve attenzioni, va su tutte le furie. Cerca di farti sentire colpevole della sua insicurezza. L’unico modo di salvaguardare il proprio benessere è il silenzio e l’allontanamento. Non è abbandono, ma rispetto della propria anima. Non è rifiuto, ma scelta di prediligere il proprio stato interiore, la propria calma e la vita di chi amiamo. Se conosci dei vampiri energetici, sappi che non lo fanno apposta o consapevolmente. Sono persone che hanno sofferto molto e non sono, forse ancora, riusciti a superare traumi molto importanti. Questo non significa che tu debba stare al loro gioco. Non sei li per salvarli. Solo un lavoro interiore colmo di umiltà e amor proprio, può portarli sulla retta via. Se invece ti sei accorti di essere un vampiro energetico, osservati. Osserva le dinamiche con le quali tieni legate le persone a te e chiediti chi saresti da solo se non ci fosse più nessuno. Se non trovi risposta, c’è parecchio lavoro da fare. Ci sono insicurezze da accogliere e rigidità da ammorbidire. Ci sono paure da sentire ed emozioni da ascoltare. I traumi che oggi ti tengono ancora sotto scacco, devono essere visti e superati, così come i risentiti che proietti sugli altri inconsapevolmente. #vampirienergetici

  • Nell’uso personale, tre aspetti, in particolare, devono essere tenuti in debita considerazione: la facilità di ottenere il risultato, l’impressione di oggettività e la simulazione della comunicazione umana. La velocità e la semplicità con cui è possibile ottenere indicazioni, elaborazioni complesse, contenuti mediatici e forme di assistenza concreta semplificano le nostre vite, ma possono anche abituarci a delegare troppo e a cercare risposte pronte, indebolendo il giudizio personale e la creatività. L’impressione di oggettività che le risposte e le proposte di questi sistemi possono suscitare rischia di farci dimenticare che esse riflettono i parametri culturali di chi li ha progettati e addestrati, con tutti i loro pregi e difetti. L’imitazione artificiale di una comunicazione umana positiva – parole di consiglio, di empatia, di amicizia, di amore – può risultare gratificante e persino utile, ma in utenti poco consapevoli può trarre in inganno e illudere di essere in relazione con un autentico soggetto personale. Quando la parola viene simulata, essa non costruisce una relazione, ma una sua parvenza. L’imitazione artificiale della relazione di cura o di accompagnamento può diventare pericolosa quando si insinua in un contesto povero di relazioni e di affetti reali: allora il rischio non è tanto che una persona creda di parlare con un’altra persona, ma che perda il desiderio stesso di cercare davvero l'altro. Papa leone XIV in Magnifica Humanitas

  • без подписи

  • Non esiste Marketing migliore di chi ha ottenuto risultati. Non condivido spesso queste testimonianze, ma potete trovarne anche sul sito, su trust pilot e nella pagina di iscrizione

  • Nel momento in cui la guardiamo con sincerità, senza condannarla e senza glorificarla, smettiamo di usare il giudizio come metrica della nostra autostima e cominciamo invece ad aprire il cuore. Ed è proprio qui che, secondo me, comincia il vero lavoro su di sé. Non quando impari una nuova teoria. Non quando trovi una nuova spiegazione spirituale. Non quando riesci a dimostrare di avere ragione. Il lavoro comincia quando smetti di usare le idee per proteggerti da ciò che senti. Quando riesci a vedere il giudizio senza giustificarlo. Quando riesci a riconoscere il risentimento senza trasformarlo in una filosofia. Quando riesci ad ammettere che alcune qualità che critichi negli altri sono proprio quelle che ti spaventano, ti attraggono o ti fanno sentire inadeguato. In Expanda lavoriamo esattamente su questo. Non per diventare persone più buone, più spirituali o più corrette moralmente, ma per diventare più sincere. Per imparare a osservare ciò che accade dentro di noi senza travestirlo da verità assoluta. Per riconoscere le nostre paure, le nostre ferite, i nostri bisogni e i nostri risentimenti senza trasformarli in identità. Perché la trasformazione non nasce dal sentirsi migliori degli altri. Nasce dal coraggio di vedere se stessi per quello che si è, senza condanna e senza autocelebrazione. Ed è solo da lì che può emergere una forza reale. Non quella che giudica. Non quella che si sente superiore. Ma quella che non ha più bisogno di esserlo. www.expanda.it

  • Ti stai facendo fregare dalla morale spirituale Chi lavora su di sé, nella stragrande maggioranza dei casi, non ci riesce. Quando si accorge di esser sopraffatto dalle proprie emozioni, capisce che il vero lavoro richiede un pelo ben più lungo di quello che ha nel petto. Si rende conto che emotivamente è richiesto di bruciare assieme alle emozioni che deve sentire e avendo ferite profonde e dolorose, fa fatica. Molta fatica. È qui che, come istinto di sopravvivenza dell’ego, messo all’angolo, nasce quella che io chiamo morale spirituale. In superficie sembra una ricerca della verità. In realtà spesso è una strategia psicologica molto sottile per proteggersi dal confronto con le proprie debolezze. Come? Convincendosi, ben consapevole di non riuscire a sentire la luce delle proprie emozioni, di essere migliore degli altri sul profilo intellettuale. É quello che Nietzsche chiamava: risentimento Io lo chiamo come lo chiamava Hamer: il risentito. Per Hamer, il “risentito” è un conflitto vissuto in modo intenso, soggettivo e non risolto. È un’esperienza che la persona ha subito, che continua a portarsi dentro e che, rimane attiva a livello biologico e psichico e crea un modello pensiero allo scopo di adattarsi all’incapacità di risolvere quel conflitto. Come? Convincendosi che non serva e di esser già oltre… ma solo moralmente. Se una persona vede qualcuno che ha costruito un’azienda, ha sviluppato capacità di leadership, ha imparato a gestire il denaro, ha disciplina, carattere e capacità di assumersi responsabilità, può reagire in due modi. Può riconoscere quelle qualità e chiedersi cosa può imparare da quell’esempio, oppure può iniziare a raccontarsi che quel successo non ha valore, che quella persona è attaccata all’ego, che è troppo materiale, troppo ambiziosa o troppo identificata con il fare. A quel punto non è più necessario crescere. Basta giudicare. Il giudizio offre un vantaggio enorme perché ti permette di sentirti superiore senza dover fare il lavoro necessario per diventare più forte. Questo meccanismo lo vedo continuamente. Persone che parlano di amore ma non riescono a sostenere un conflitto ed evitano di continuo i propri risentiti con atteggiamenti passivo aggressivi o evitanti. Persone che parlano di abbondanza ma non sanno gestire il denaro e son sempre senza soldi…fino a convincersi che sia inutile o la fonte del male del mondo. Persone che parlano di libertà ma hanno paura di prendere decisioni importanti o di affrontare le proprie paure. Persone che parlano di presenza ma si sentono minacciate da chiunque manifesti una forza che loro non hanno ancora sviluppato. Naturalmente il problema non è la spiritualità. Il problema è l’ego. L’ego è perfettamente disposto a usare la spiritualità per continuare a fare quello che ha sempre fatto. Un ego immaturo cerca una posizione di superiorità morale e la ottiene riempiendosi la bocca di citazioni, belle parole, concetti intellettualmente spiccati e condividendo post elevati su facebook. Per questo motivo bisogna fare attenzione quando ci scopriamo a moralizzare continuamente gli altri. Quando sentiamo il bisogno di spiegare perché chi ha successo è superficiale, perché chi guadagna molto è inconsapevole, perché chi esercita potere è corrotto o perché chi manifesta sicurezza è arrogante, forse vale la pena fermarsi un momento e domandarci se stiamo osservando la realtà oppure se stiamo semplicemente cercando un modo per sentirci migliori degli altri in frangenti dove non siamo ancora (e forse mai) capaci. La storia cambia quando diventiamo capaci di riconoscere la forza negli altri senza sentirci sminuiti o inferiori. Quando riusciamo ad ammettere che qualcuno possiede qualità che noi non abbiamo ancora sviluppato o non avremo mai, smettiamo di trasformare le nostre limitazioni in virtù e iniziamo a considerarle semplicemente come aspetti di noi che possono essere visti, compresi, maturati e trasformati… o no. Di sicuro, finché la debolezza viene celebrata come superiorità morale, non c’è alcun motivo per crescere.

  • Il Bluff della ricerca spirituale https://youtu.be/ZcRYyJdoSHg

  • L'IA non ha il calore umano di cui hai bisogno.

  • Come fare meditazione. https://www.expanda.it/come-fare-meditazione/

  • Mentore, grazie. "Le persone possono essere così chiuse in se stesse da rifiutare il nostro messaggio o respingere il percorso evolutivo che proponiamo, ma non hanno difese contro il nostro amore e le nostre preghiere! L’amore è il fattore non previsto. Preghiamo e serviamo anche a distanza, anche di fronte a un rifiuto, anche se non verremo mai riconosciuti o ringraziati per questo." Segui la sua pagina: https://x.com/salvatorebrizzi

  • «Nell'uomo esistono due corpi, uno composto dagli elementi, l'altro dalle stelle; pertanto, questi due devono essere ben distinti l'uno dall'altro. Nella morte, il corpo elementare viene sepolto insieme al suo spirito, i corpi eterei si consumano nel firmamento, e lo spirito dell'immagine di Dio va a Colui di cui è immagine.» «È necessario che cerchiamo e bussiamo, e in tal modo chiediamo all'Onnipotente Potere dentro di noi, e gli ricordiamo le sue promesse e lo teniamo vigile; e se facciamo ciò nella forma appropriata e con un cuore puro e sincero, riceveremo ciò che chiediamo, troveremo ciò che cerchiamo, e le porte dell'Eterno che ci sono state chiuse davanti si apriranno, e ciò che era nascosto ai nostri occhi verrà alla luce.» ~ Paracelso

  • 2 мая488144

    La donna non ti comanda. Purtroppo sono oggi tantissimi gli uomini che vengono regolati emotivamente dalla donna, che rappresena oggi la parte materna che li regolava da piccoli. Ma non vieni regolato. Vieni represso e punito. Per quello tanti uomini di oggi vivono alle dipendenze dello stato d'animo della loro donna. Se sta male, stai male anche tu. Se è ansiosa, ti arrabbi. Se è triste, sei frustrato... Come se fossi colui che decide lo stato d'animo di tua madre, di tua moglie... di tua figlia.. e via dicendo, delle donne in generale. Questi erano bambini con grande energia maschile. Erano futuri leader, castrati come polli e cresciuti senza palle. Questi bambini devono svegliarsi e accorgersi di essere all'interno della Bella e la Bestia. Se vivi in questo incantesimo, schiaffeggiati. Stai sacrificando il tuo potere, per paura di rimanere solo, di essere rifiutato. Più fai così, più ti senti solo nella tua tensione interna. Devi slacciare la cintura. Devi ricominciare a far uscire la bestia, per imparare a domarla. La Suzuki Hayabusa non va tenuta in garage per paura della velocità. Va accesa e cavalcata. Fare questo significa riconsiderare la propria posizione dei confronti della donna. Vuol dire smettere di prendere ordini e ricominciare a sentirsi autonomi e indipendenti dal giudizio femminile. Vuol dire scegliere, maturare fiducia in sé, potere personale, capacità decisionale, autostima, sicurezza interiore. Se impari a scegliere, smetterai di essere scelto. Sei tu al comando di te stesso, non la donna.

  • Smettila con sta storiella. https://youtu.be/4JtiSMLWWGo?si=IUYVYV1CdyistWZe

  • La Metafora della carrozza di Gurdjieff https://youtu.be/ko9T5gBTA1I

  • “Si lascino pure gli uomini del tempo nostro parlare. Li si lascino alle loro verità e ad un’unica cosa si badi: a tenersi in piedi in un mondo di rovine" - Julius Evola