GET UP and WALK
СтатистикаIl vangelo quotidiano commentato secondo il metodo della spiritualità ignaziana
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https://getupandwalk.gesuiti.it/2025/11/22/coraggio-di-sperare-vita-nuova/
Ringrazio Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi... Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
22/11 Coraggio di sperare vita nuova Il sole all’occaso se ne sarà andato a rigonfiare le acque di primavera? (Takai Kitō) Mi preparo Chiudo gli occhi, mi concentro sul momento presente, libero la mente da preoccupazioni e pensieri, esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore Entro nel testo del Vangelo (Lc 20,27-40) In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui». Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene». E non osavano più rivolgergli alcuna domanda. Mi lascio ispirare Oggi Gesù si interfaccia con i membri di una classe sacerdotale e aristocratica che nega la resurrezione, la tradizione orale e gli scritti profetici. Insomma, un gruppo di persone che, oggi come ieri, vivono di privilegi e s’impegnano alacremente a mantenere lo status quo. Accade anche a noi di temere i mutamenti e di percepirli come nemici della nostra vita. Il nuovo che avanza desidera crescere e pretende spazio. Ci chiede elasticità mentale e si scontra frontalmente con le nostre manie di controllo, con le nostre paure di perdere ciò che abbiamo faticosamente conquistato. A tali preoccupazioni il Signore risponde invitando i suoi uditori, e noi con loro, a volgere lo sguardo a ciò che rende veramente feconde le nostre vite. In primo luogo, la nostra generatività non è legata alla biologia ma all’adesione piena e gioiosa al Signore. Il nostro contatto intimo con lui, il nostro riscoprirci giorno per giorno figli amati di Dio rendono le nostre esistenze brulicanti di vita. Vivacità da gustare in questo tempo e da proseguire in quello ultraterreno. Ecco allora un itinerario che possiamo percorrere cercando oggi di dare una risposta personale alla domanda “cosa significa per me vivere per lui?”. Come possiamo esprimere meglio il nostro amore per Dio, per noi stessi, per gli altri e per il creato? Forse accogliendo quei piccoli inviti al cambiamento presenti dentro di noi, lasciandoci stimolare dalle nostre relazioni e contesti vitali. Aprendoci coraggiosamente alla possibilità di percorre sentieri inediti di pace, di fiducia e carità, perché il dinamismo dell’amore è ascendente! Lascia che la preghiera accenda i desideri e abbi il coraggio di percorrere i sentieri che sembrano più gravidi di speranza. Buon cammino! Narciso Sunda SJ Immagino Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi. Rifletto sulle domande Quali sono i beni o le relazioni che mi impediscono di aprirmi al nuovo? Ne faccio dono al Signore. Quale è la cosa più bella che oggi sta germogliando nella tua vita? Provo a chiamarla per nome! Quale dono desidero chiedere a Dio per assecondare al meglio la fecondità che questo tempo desidera donarmi?
https://getupandwalk.gesuiti.it/2025/11/21/mentre/
21/11 Mentre È un giorno che tutta la gente si tende la mano, è il medesimo istante per tutti che sarà benedetto, io credo da molto lontano. È il tempo che è finalmente o quando ci si capisce, un tempo in cui mi vedrai accanto a te nuovamente mano alla mano: che buffi saremo se non ci avranno nemmeno avvisato. (Ivano Fossati, C’è tempo) Mi preparo Chiudo gli occhi, mi concentro sul momento presente, libero la mente da preoccupazioni e pensieri, esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore Entro nel testo del Vangelo (Mt 12,46-50) In quel tempo, mentre Gesù parlava ancora alla folla, ecco, sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli. Qualcuno gli disse: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti». Ed egli, rispondendo a chi gli parlava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre». Mi lascio ispirare C’è un mentre in ogni vita, in ogni scelta, in ogni relazione: ogni vocazione sa aprire, attendere, accogliere. E nell’attesa sostenere, abbracciare la sospensione. Una folla da nutrire di Parola, e parole che, nel mentre, ti cercano da fuori. Prima famiglia. C’è un mentre in ogni ambasciatore, in ogni mediazione che si fa discreta portavoce di chi ci ama. Eppure inattese risposte, domande di senso: ri- considerare i legami. Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? Provocazione che spalanca. Altra famiglia. C’è un mentre in tutte le mani tese, in tutte le nuove relazioni che una vocazione chiede di intessere. E dentro la novità, nessuno è scavalcato, ciascuno è ricompreso. Amore largheggiante: chiunque fa la volontà del Padre. Unica amata famiglia. Melania Condò Immagino Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi. Rifletto sulle domande In quale delle mie relazioni, oggi, sono chiamato/a ad attendere? Con quali sentimenti vivo la dimensione dell’attesa? Quale provocazione la Parola di Dio mi dona in questo tempo? Di quale “domanda scomoda” desidero mettermi in ascolto? Quando vivo con fatica la possibilità di dire dei no per dire un sì più grande, mi riconosco figlio/a amato/a dal Padre? Ringrazio Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi... Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
https://getupandwalk.gesuiti.it/2025/11/20/il-dono-delle-lacrime/
20/11 Il dono delle lacrime Amor ch’a nullo amato amar perdona (Dante Alighieri, Commedia, Inferno V) Mi preparo Chiudo gli occhi, mi concentro sul momento presente, libero la mente da preoccupazioni e pensieri, esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore Entro nel testo del Vangelo (Lc 19, 41-44) In quel tempo, Gesù, quando fu vicino a Gerusalemme, alla vista della città pianse su di essa dicendo: «Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi. Per te verranno giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti assedieranno e ti stringeranno da ogni parte; distruggeranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata». Mi lascio ispirare Le lacrime a volte sono considerate segno di fragilità e debolezza. Ci possiamo vergognare e nascondere le lacrime, ma spesso sono un mezzo per far uscire ciò che abita in profondità il nostro cuore. Le lacrime di Gesù esprimono tutto il suo amore incondizionato per l’uomo, per il mondo. Nonostante i fallimenti, i rifiuti, il dolore profondo che prova, non smette di amare, anzi: avvicinandosi a Gerusalemme, si prepara ad amare in maniera ancora più radicale, donando per amore la sua stessa vita. Un amore così grande ci può spaventare, rappresenta davvero il dono più grande che Dio fa all’uomo. Ci possiamo sentire indegni di questo amore gratuito di Dio, ma solo contemplando l’umanità di Gesù, le sue lacrime, possiamo scoprire l’amore e imparare ad amare come lui ci ama. Chiara Selvatici Immagino Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi. Rifletto sulle domande Quando sono capace di piangere? Quando non ci riesco? Come reagisco di fronte alle mie lacrime? Come mi sento davanti alle lacrime dell’altro? Ringrazio Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi... Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
https://getupandwalk.gesuiti.it/2025/11/19/affidati-agli-altri/
Immagino Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi. Rifletto sulle domande In che luogo della tua vita senti che i tuoi talenti e il tuo coraggio trovano modo di esprimersi nel servizio? Quando è capitato anche a te, come al terzo servo, di avere un’immagine di Dio come di un padrone esigente da compiacere e soddisfare? In cosa sperimenti come il potere su cose e persone è una chiamata di Dio alla cura e alla responsabilità? Degli altri su di te o tuo sugli altri? Ringrazio Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi... Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
19/11 Affidati agli altri L’azione non nasce dal pensiero, ma dalla disponibilità alla responsabilità. (Dietrich Bonhoeffer) Mi preparo Chiudo gli occhi, mi concentro sul momento presente, libero la mente da preoccupazioni e pensieri, esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore Entro nel testo del Vangelo (Lc 19,11-28) In quel tempo, Gesù disse una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed essi pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro. Disse dunque: «Un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano, per ricevere il titolo di re e poi ritornare. Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete d’oro, dicendo: “Fatele fruttare fino al mio ritorno”. Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui una delegazione a dire: “Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi”. Dopo aver ricevuto il titolo di re, egli ritornò e fece chiamare quei servi a cui aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato. Si presentò il primo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate dieci”. Gli disse: “Bene, servo buono! Poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città”. Poi si presentò il secondo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate cinque”. Anche a questo disse: “Tu pure sarai a capo di cinque città”. Venne poi anche un altro e disse: “Signore, ecco la tua moneta d’oro, che ho tenuto nascosta in un fazzoletto; avevo paura di te, che sei un uomo severo: prendi quello che non hai messo in deposito e mieti quello che non hai seminato”. Gli rispose: “Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l’avrei riscosso con gli interessi”. Disse poi ai presenti: “Toglietegli la moneta d’oro e datela a colui che ne ha dieci”. Gli risposero: “Signore, ne ha già dieci!”. “Io vi dico: A chi ha, sarà dato; invece a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E quei miei nemici, che non volevano che io diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me”». Dette queste cose, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme. Mi lascio ispirare A una prima lettura, ci si può sentire consolati solo se ci si riconosce in uno dei due servi premiati dal signore fatto re. Gesù è come questo re: riconosce i miei talenti e la mia capacità di gestione, mi valorizza e si fida di me. Se lo si legge dalla parte del terzo servo però la situazione cambia considerevolmente: l’atteggiamento diventa molto esigente e punitivo. Non c’è seconda possibilità, ti sei giocato la tua chance e te la sei giocata male. Fuori! Il re della parabola, che nel racconto di Luca prelude a Gesù che poco dopo entra a Gerusalemme accolto come un re, sarebbe quindi rappresentato come un imprenditore spregiudicato: il manager brillante lo premio e gli do ancora più responsabilità, in modo che difenda i miei interessi. Quello scarso lo caccio, perché non mi serve a nulla. Può cambiare la prospettiva se ci si immagina un preside che ha tre palloni e ne dà uno a ogni maestro con il compito di far giocare e coinvolgere più bambini possibili. Due maestri riescono a far giocare uno cinque e l’altro dieci bambini. Il terzo maestro mette il pallone nell’armadio per paura che il pallone si buchi e i bambini si facciano male, lasciando i bambini da soli in cortile. Ai primi due, il maestro darà più classi possibile, perché questo gli garantisce che i bambini giocheranno e quei maestri sapranno come fare. Il terzo dovrà fare altro, non perché sia cattivo, ma perché non è entrato nella logica del preside: quella di prendersi cura dei bimbi. La logica del potere per Gesù non è economica né remunerativa, è la cura e la responsabilità di ciò che ti è affidato. E quelle città siamo noi. Siamo i servi e le città allo stesso tempo, affidàti gli uni agli altri. Leonardo Angius SJ
https://getupandwalk.gesuiti.it/2025/11/18/conoscere-di-piu/
18/11 Conoscere di più Domandare quello che voglio. Qui sarà chiedere conoscenza interiore del Signore, che per me si è fatto uomo, perché più lo ami e lo segua. (Ignazio di Loyola, Esercizi Spirituali [n. 104]) Mi preparo Chiudo gli occhi, mi concentro sul momento presente, libero la mente da preoccupazioni e pensieri, esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore Entro nel testo del Vangelo (Lc 19,1-10) In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto». Mi lascio ispirare A volte per curiosità, altre per cortesia, a una persona che incontri non tardi a domandare quali siano i suoi interessi. Chiedi se pratica uno sport, se ama leggere, se ha un piatto preferito. Così rompi il ghiaccio e apri la strada a una conoscenza più profonda. Passa il tempo e impari a ricordare che cosa appassiona questa persona, ora diventata amica. Noti gli argomenti di cui parla con te, fai caso alle sue abitudini, scopri che cosa accende il suo entusiasmo. Ci vogliono degli anni perché si possa intuire quali siano le ragioni di vita di un amico, quello di cui non riesce a fare a meno. Così avrai notato che Gesù alza lo sguardo, scorge un uomo nascosto tra le foglie di un albero, lo chiama per nome e si invita a casa sua. Ti chiedi che cosa interessi a Gesù, se rendere felice una persona prima triste, oppure fargli capire qualcosa. Leggendo e rileggendo, oggi, o forse negli anni, puoi accorgerti che Gesù alza lo sguardo, vede, chiama e si invita perché non può farne a meno. Sai che Gesù, andando da Zaccheo, passa per uno che approva il suo comportamento, oppure per uno che cerca di ottenere qualche vantaggio. Ti chiedi perché Gesù si esponga all’incomprensione e alle critiche. Gli piace forse provocare? O non è piuttosto che egli si sente chiamato ad agire così, deve andare da Zaccheo, anche se questo crea scandalo? Ti chiedi allora, quale sia la ragione di vita di Gesù, perché sia venuto, e anche qual è la tua ragione di vita. Stefano Corticelli SJ Immagino Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi. Rifletto sulle domande Quando hai sentito che Gesù era interessato proprio alla tua esistenza? In quali occasioni ti sei interrogato sulle ragioni della tua vita? Da cosa è stata provocata la tua riflessione? Che cosa provavi allora? Di che cosa non puoi fare a meno? Ringrazio Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi... Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
https://getupandwalk.gesuiti.it/2025/11/17/saper-riconoscere-il-bene-quando-passa/
17/11 Saper riconoscere il bene quando passa Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono. (José Saramago, Cecità) Mi preparo Chiudo gli occhi, mi concentro sul momento presente, libero la mente da preoccupazioni e pensieri, esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore Entro nel testo del Vangelo (Lc 18,35-43) Mentre si avvicinava a Gerico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli annunciarono: “Passa Gesù, il Nazareno!”. Allora gridò dicendo: “Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!”. Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: “Figlio di Davide, abbi pietà di me!”. Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: “Che cosa vuoi che io faccia per te?”. Egli rispose: “Signore, che io veda di nuovo!”. E Gesù gli disse: “Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato”. Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio. E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio. Mi lascio ispirare L’azione o l’atteggiamento del mendicare indica una carenza che vuole essere colmata. Si possono mendicare tante cose: soldi, oggetti, affetti, amore, attenzioni, considerazione, riconoscimento, persone… Mendichiamo «seduti lungo la strada», passivi, sottomessi, quasi buttati là, inconsapevoli o dimentichi della nostra dignità. La cosa di cui manchiamo ha messo in ombra chi siamo veramente, o meglio prendiamo la parte (la mancanza) per il tutto (la persona che siamo) e ci perdiamo; siamo persi lungo la strada. Tuttavia proprio la mancanza che ci affligge ci rende più sensibili (addirittura ipersensibili) a ciò che cambia attorno a noi: il cieco si accorge che c’è una folla insolita, che sta accadendo qualcosa di nuovo. Il cieco intuisce la presenza di una novità e chiede. Questa volta, però, il suo chiedere è diverso, non è un medicare «seduto lungo la strada», è un domandare attivo, incuriosito, vivo, dignitoso. E la domanda diventa subito grido e grido ancora più forte a voler superare le resistenze quelle che avvertiamo interne a noi e quelle esterne. Il vetro ormai è infranto da dentro: ora sarà Gesù ad approfittarne, si ferma (interessante questo fermarsi per noi sempre in movimento anche nelle nostre “opere di carità”) e coinvolge in prima persona il cieco: «Cosa vuoi che io faccia per te?», cioè gli rimette in mano la dignità perduta rimettendogli in mano il timone della propria vita; non immagina cosa voglia il cieco, non entra nell’automatismo di offrire un aiuto scontato (cosa vuoi che voglia un cieco?), non si impone e non impone il suo potere: chiede e salva chiedendo perché soprattutto la salvezza non può essere imposta. Andrea Piccolo SJ Immagino Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi. Rifletto sulle domande Mi sento mendicante: cosa sto mendicando? Di cosa ho un bisogno così incontrollato che mi toglie libertà? Ho mai gridato veramente nella mia vita? Di cosa si trattava? A chi ho consegnato quel grido? In quale luogo della mia vita mi sento seduto? Dove invece sono in cammino? Ringrazio Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi... Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
https://getupandwalk.gesuiti.it/2025/11/16/via-dumilta/
16/11 Via d'umiltà Alla paura assoluta contrappongo la speranza assoluta (Paul Virilio) Mi preparo Chiudo gli occhi, mi concentro sul momento presente, libero la mente da preoccupazioni e pensieri, esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore Entro nel testo del Vangelo (Lc 21,5-19) In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine». Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo. Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita». Mi lascio ispirare Fiducia e perseveranza. Sembrano questi i punti fermi su cui fondare e camminare nella fede in ogni situazione di vita. E queste parole, di tenore apocalittico – un genere letterario che Gesù stesso all’occorrenza usa per “svegliare” gli ascoltatori – ce lo ricordano in maniera particolare. Gli accadimenti naturali, che possono, lo sappiamo bene, anche essere paurosi; le vicende umane di persecuzione, che ovviamente spaventano, che vediamo in ogni tempo; gli affetti anche più profondi oggetto di tradimento… Tutto questo accadere di situazioni di paura, violenza, forse anche morte, non deve far perdere la fiducia nel Signore che è comunque presente, e non deve far perdere la perseveranza, che è proprio il saper resistere nella propria vita di fede, speranza e amore nelle avversità. Il Signore Gesù lo raccomanda ai suoi, ma lo raccomanda in ogni tempo a tutti coloro che si mettono nella via alla sua sequela. E guardando a lui, che per primo va verso un destino che sembra di fallimento totale, la morte in croce, e che invece è proprio la via di umiltà che Dio Padre ha scelto per la salvezza dell’umanità intera nel Figlio. Lino Dan SJ Immagino Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi. Rifletto sulle domande In cosa fai fatica ad avere fiducia? In quale occasione la perseveranza ti ha salvato? Quale destino di apparente fallimento è stato per te un destino di salvezza? Ringrazio Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi... Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
https://getupandwalk.gesuiti.it/2025/11/15/chiedere-il-giusto/
15/11 Chiedere il Giusto Se talvolta inclinassi la bilancia della giustizia, fa’ che ciò avvenga non sotto il peso dei doni, ma per un impulso di misericordia. (Miguel de Cervantes, Don Chisciotte) Mi preparo Chiudo gli occhi, mi concentro sul momento presente, libero la mente da preoccupazioni e pensieri, esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore Entro nel testo del Vangelo (Lc 18,1-8) In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: «In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”. Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”». E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?». Mi lascio ispirare Una parabola sulla preghiera come necessità. Ma quanta differenza c’è tra bisogno e desiderio? Se ho bisogno di qualcuno non gli sto davanti da persona libera. Se invece entro in questo spazio della preghiera dalla porta del desiderio allora le cose iniziano a cambiare davvero, è uno sbilanciarsi. E il quotidiano diventa preghiera, un dialogo continuo con il Padre. Ma perché capita di stancarsi, di scoraggiarsi? La figura del giudice senza pietà ci rimanda a un mondo interiore di regole, di leggi da rispettare, e di doveri. Forse anche per me Dio ora è fatto così. E a un Dio così è difficile chiedere, perché ci si sente sempre non abbastanza. Ci si chiede continuamente se il nostro sia un desiderio valido. E poi c’è la vedova, questa donna che rende visibile una mancanza. Il suo sposo non c’è più, ha perso l’amore. Proviamo a entrare in preghiera partendo proprio da questa consapevolezza: siamo mancanti di qualcosa o di qualcuno. Anche la parola desiderio indica una mancanza, uno squilibrio. Sembra che il Dio-giudice non ascolti la nostra preghiera. Chiediamo male o non sappiamo cosa chiediamo, per questo il Dio-giudice non interviene? È infastidito dalla vedova. Non sappiamo neanche cosa di preciso sia successo tra lei e il suo avversario. Ma nonostante questo, alla fine lui le rende giustizia. È in atto una conversione dell’immagine che abbiamo di questo Dio-giudice. Le rende giustizia, cioè le dà se stesso, perché paradossalmente lui rappresenta la giustizia. Nella preghiera allora smettiamo di chiedere cose e impariamo a cercare Lui. È Cristo il Giusto, il modo in cui Dio ci fa giustizia, il modo in cui il Padre ci restituisce l’amore perduto. E avere fede è avere il coraggio di chiedere questo amore, di stare in questo desiderio che ci fa uscire e allo stesso tempo rientrare in modo nuovo in noi stessi. Nella preghiera accogliamo il nostro essere “mancanti”, scopriamo che siamo fatti per qualcuno. E che allo stesso tempo siamo liberi. Ringrazio per questo spazio vuoto e pieno di attesa, di debolezza e forza, che è per me, per i miei fratelli, per le mie sorelle, per Dio. Caterina Bruno Immagino Provo a visualizzare la scena, il luogo in cui avviene, i personaggi principali, le parole che si scambiano, il tono delle voci, i gesti. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi. Rifletto sulle domande Che fine hanno fatto i tuoi desideri? In quali occasioni ti capita di scoraggiarti più facilmente? Dove vorresti che sia fatta giustizia nella tua vita? Ringrazio Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi... Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.
https://getupandwalk.gesuiti.it/2025/11/14/la-grazia-di-lasciarsi-andare/