Marina Tonini Canale
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https://youtu.be/23DjfMtTOcU?is=usvviGuywollNLp8
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Video da parte di Marina Tonini
«Lasciateli! Sono ciechi e guide di ciechi». Sono parole molto dure quelle che Gesù pronuncia nel Vangelo di oggi. Ma non sono rivolte contro la fragilità delle persone. Sono rivolte contro un modo sbagliato di vivere la responsabilità. Una guida che non vede non soltanto smarrisce la strada, ma trascina fuori strada anche coloro che si fidano di lei. Tutto nasce da un'affermazione che, in fondo, è molto semplice: «Non quello che entra nella bocca rende impuro l'uomo, ma quello che esce dalla bocca». Gesù sposta l'attenzione dall'esteriorità al cuore. Il vero problema non è l'osservanza formale di alcune regole, ma ciò che abita dentro di noi. Perché dalle parole escono i pensieri, dalle scelte emerge ciò che portiamo nel cuore, e proprio lì si decide la verità della nostra vita. È significativo allora che oggi la Chiesa celebri san Giovanni Maria Vianney, il Curato d'Ars. Egli rappresenta l'esatto contrario delle guide cieche denunciate da Gesù. Non era un uomo perfetto né un grande intellettuale, ma era un uomo che aveva lasciato Dio illuminare il proprio cuore. Per questo è diventato una guida capace di condurre gli altri non verso se stesso, ma verso il Signore. La sua vita ci ricorda che il mondo non ha bisogno semplicemente di persone competenti, ma di persone trasparenti. Non bastano guide preparate se manca un cuore convertito. Chi accompagna gli altri nella fede può farlo davvero soltanto se continua, per primo, a lasciarsi guidare da Dio. Questo vale in modo particolare per i sacerdoti, ma riguarda, in fondo, ogni cristiano. Ognuno di noi, in qualche misura, diventa un punto di riferimento per qualcuno: in famiglia, sul lavoro, tra gli amici, nella comunità. La domanda allora è inevitabile: sto conducendo gli altri verso Cristo o fuori strada? Per questo oggi è bello pregare per tutti i sacerdoti, perché il Signore doni alla Chiesa ministri santi, innamorati di Dio e totalmente dedicati al servizio del suo popolo. Dalla conversione di un prete dipende tanto il destino di un popolo a lui affidato. Pregate per noi! #dalvangelodioggi
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https://youtu.be/I_uQY42edb4?is=sS4-m1L3KzEmGFn8
Osservazione del 31 07 2026 Erba (Co). Saluti dal cielo.
E scoprire che il posto che cercavi di sporcare era, da sempre, il posto dove Lei aveva preparato un abbraccio anche per te. Perché Maria il serpente che schiaccia è quello che tenta di avvelenare il cuore dei suoi figli. Anche del più ribelle. Anche del più lontano. Anche il tuo. Don Pierre Laurent Cabantous
𝗟𝗘𝗧𝗧𝗘𝗥𝗔 𝗔𝗣𝗘𝗥𝗧𝗔 𝗔𝗟 𝗧𝗘𝗣𝗣𝗜𝗦𝗧𝗔 𝗗𝗜 𝗠𝗘𝗗𝗝𝗨𝗚𝗢𝗥𝗝𝗘 Caro teppista, bisogna riconoscerlo: ti sei impegnato. Hai aspettato la notte, hai portato la vernice, hai scritto i tuoi slogan, hai imbrattato la Madonna sul Podbrdo, la Croce Blu e hai perfino pensato di incendiare l'altare della chiesa di San Giacomo. Avevi certamente un piano. Solo che, permettimi di dirtelo, hai sbagliato avversario. È il primo errore dei presuntuosi: credono di sapere con chi se la stanno prendendo. Forse pensavi di avere umiliato una statua. In realtà hai soltanto sporcato del marmo. E il marmo, come hanno dimostrato i volontari, si lava. Nel giro di poche ore tutto è stato ripulito, rimesso in ordine e restituito alla preghiera. La vernice nera, del resto, ha un difetto terribile. Non oscura la fede. Anzi, qualche volta la rende ancora più visibile. Poi hai commesso il secondo errore. Hai pensato di colpire un luogo di preghiera proprio alla vigilia del Festival dei Giovani. Risultato? Hai ottenuto l'effetto opposto. Hai scatenato una vera “tempesta” di Rosari. Persone che magari quel giorno avrebbero recitato una corona, ne hanno recitate quattro. Qualcuno è salito sul Podbrdo piangendo. Qualcun altro ha digiunato. Migliaia hanno pregato anche per te. Deve essere una sensazione curiosa: organizzare un'offensiva e ritrovarsi, senza volerlo, promotore di una gigantesca novena. Il terzo errore è stato ancora più clamoroso. Credevi di sparire nel buio della notte. Invece, mentre le statue tornavano splendenti, tu finivi nelle mani della polizia. Le autorità ti hanno rapidamente individuato e fermato. Vedi, caro amico, c'è una differenza tra il bene e il male. Il male fa molto rumore. Il bene lavora in silenzio. Il male lascia macchie. Il bene porta secchi d'acqua. Il male scrive insulti. Il bene risponde con il Rosario. E qui mi torna alla mente una battuta del cardinale Giacomo Biffi - che si riferiva a coloro che attaccano la Chiesa- , uomo che sapeva dire grandi verità con un sorriso: «State attenti a parlare male della Sposa di Cristo, perché lo Sposo è mediorientale.» Forse non ci avevi pensato. Non stavi litigando con un monumento. Stavi insultando una Madre. E ogni figlio degno di questo nome corre a difendere sua madre. Ma c'è un'ultima cosa che probabilmente ti è sfuggita. Tu hai scritto parole sul piedistallo. Lei, invece, da più di duemila anni scrive conversioni nei cuori. Tu hai usato un barattolo di vernice. Lei continua a cambiare la vita delle persone. Tu volevi seminare scandalo. Hai raccolto preghiera. Tu volevi spegnere una luce. Hai acceso migliaia di candele. E sai qual è il particolare più ironico? Che il tuo gesto, destinato a fare notizia per ventiquattr'ore, finirà presto dimenticato. Mentre milioni di pellegrini continueranno a salire quella collina, a inginocchiarsi davanti alla Regina della Pace e a ripartire con il cuore più leggero. Perché c'è una pagina della Bibbia che nessuna bomboletta spray è mai riuscita a cancellare. Là dove il serpente crede di avere già vinto, Dio aveva già pronunciato la sentenza. Lo ha messo in evidenza, subito, la scrittrice Costanza Miriano: Maria schiaccia sempre la testa del serpente. Sempre. Non c'è storia. E allora, caro teppista, permettimi un ultimo augurio. Più che augurarti una pena esemplare, ti auguro un incontro. L'incontro con quella Madre che hai cercato di insultare senza sapere davvero chi fosse. Perché una madre, quando un figlio si comporta da figlio degenerato, soffre immensamente, ma non smette mai di aspettarlo. E Maria è Madre sul serio. Ha pianto sotto una croce mentre gli uomini uccidevano suo Figlio, e da quel momento ha imparato ad amare anche quelli che Lo inchiodavano. Per questo non dubito che stia pregando anche per te. Sì, proprio per te. Perché un giorno tu possa guardare quella statua non più con una bomboletta in mano, ma con il cuore finalmente disarmato.
NATALE TUTTO L ANNO!!!
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Due cose possono esserci d’aiuto nel Vangelo di oggi. La prima riguarda l’immagine che Gesù usa per descriverci ancora una volta il regno dei cieli: “è simile anche a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva e poi, sedutisi, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi”. Sembra che così Gesù sappia intercettare la sensazione che proviamo nel vedere che in questa nostra vita il bene è mescolato al male, e i buoni sono accanto ai cattivi. Verrà un tempo, dice Gesù, in cui si farà una cernita e il bene sarà ben distinto dal male e ogni cosa avrà la sua conseguenza. Questo dà una speranza di giustizia a chi ad esempio è vittima del male, ma dà una speranza a ognuno perché ci ricorda che verrà un tempo in cui anche da noi stessi Dio saprà separare il bene e il male che ci portiamo dentro. Infatti anche noi siamo intimamente bene e male, e anche noi abbiamo bisogno di imparare la giusta distinzione tra le cose. Un sacerdote che stimo molto mi ripete spesso: “ricorda che tanto è alta la montagna e va verso il cielo, tanto è anche profonda e sprofonda nella terra”. È un modo efficace di dire che i grandi talenti sono spesso accompagnati anche da altrettante grandi fragilità. Ricordarci questo ci rende tutti più umili. La seconda immagine Gesù la usa per parlarci della conversione dello scriba: «Per questo ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche». La grandezza di chi si converte davvero non è salvare tutto o buttare tutto, ma saper valorizzare il bene ovunque esso si trovi, e buttar via il male ovunque anch’esso si trovi. È sbagliato quindi pensare che tutto ciò che c’era nel passato era migliore di ciò che c’è ora nel presente, o al contrario tutto ciò che viviamo ora ci autorizza a disprezzare tutto ciò che era invece nel passato. Questo dualismo nuoce alla vita e alla Chiesa.
Dal Vangelo secondo Matteo Mt 13,47-53 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche». Terminate queste parabole, Gesù partì di là. Parola del Signore.
Il segno evidente che tu abbia cominciato a crescere nella fede sta nel desiderio ardente, nonostante i tuoi peccati, di amare il Signore sempre di più. Più vai avanti nel cammino di fede, più sei convinto che la vera lotta spirituale consiste nell'imparare a confidare nel Signore e a non turbarsi né scoraggiarsi quando scopri di essere un povero peccatore. Beato te se prevale nel tuo cuore il desiderio di Dio. Dissetandoti alla sorgente del Suo amore, avrai sempre di meno sete delle cose terrene e la sete delle cose divine aumenterà in maniera sorprendente. Benché sia una sete estenuante, il cuore trae lo stesso appagamento come quello che ne estingue l'arsura. La sete d'acqua Viva che Dio permette, non passerà mai. La più grande grazia che il Signore può farti è lasciarti sempre con questa sete: più bevi l'acqua Viva, più né desideri bere❤️ Don Nikola Vucic
La festa di oggi è, in un certo senso, la festa dell'amicizia, perché celebriamo Marta, Maria e Lazzaro, gli amici di Gesù. La loro casa di Betania è uno dei pochi luoghi del Vangelo in cui vediamo Gesù vivere la bellezza di una relazione familiare, gratuita, intima. Gesù aveva bisogno anche di amici. Ma la cosa più interessante della loro storia è che l'amicizia con Cristo non li lascia uguali a come li ha trovati. Marta, Maria e Lazzaro vengono continuamente provocati a crescere, a cambiare, a diventare sempre più se stessi. Perché le amicizie vere non ci cristallizzano nei nostri difetti e non assecondano semplicemente ciò che siamo. Ci aiutano a diventare la versione migliore di noi stessi. Forse proprio questo potrebbe essere un criterio importante per capire la qualità delle nostre relazioni: che cosa tira fuori da me questa amicizia? Mi rende migliore o peggiore? Mi aiuta a diventare più libero, più vero, più capace di amare, oppure alimenta le mie fragilità, i miei egoismi e le mie scelte sbagliate? Esistono infatti persone con cui stiamo bene, ma che non necessariamente ci fanno bene. Non tutte le persone che frequentiamo sono davvero nostre amiche. Alcune sono semplicemente compagni di merenda, altre condividono interessi e abitudini, altre ancora rischiano di diventare complici delle nostre parti peggiori. Un vero amico, invece, non è colui che ci dà sempre ragione, ma colui che desidera sinceramente il nostro bene. Gesù è amico di Marta, Maria e Lazzaro proprio in questo modo. Ama ciascuno rispettandone l'unicità, ma allo stesso tempo conduce ciascuno oltre se stesso. Corregge Marta, accoglie Maria, richiama Lazzaro dalla morte. La sua amicizia non è mai possesso, ma liberazione. La vita è troppo difficile per poterla vivere senza amici. Ma è anche troppo preziosa per consegnarla a relazioni che ci peggiorano. Forse la festa di oggi ci invita a domandarci non soltanto quanti amici abbiamo, ma che tipo di amici siamo e quali persone abbiamo scelto per camminare accanto a noi. L'amicizia vera si riconosce da questo: quando qualcuno ci vuole davvero bene, la sua presenza ci aiuta lentamente a diventare ciò che di più vero e di più bello portiamo dentro. #dalvangelodioggi
Dal Vangelo secondo Matteo Mt 13,44-46 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra». Parola del Signore.
https://youtu.be/Y2IgLZ-Jvd0
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https://youtu.be/EgdR8LwH5Mg