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Nuova musica il venerdì

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@nmvenитальянский

Pareri veloci e di prima impressione sui dischi in uscita

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  • Oggi sto chiuso e francamente credo che starò chiuso per un altro po', è un periodo che non ho voglia di scrivere. il disco di Charli XCX è bello, ma non è Brat, ma è bello. ascoltatelo pensando che potrebbe essere un disco dei KRAFTWERK. Pensate proprio alla parola KRAFTWERK mentre ascoltate le tracce. Ci risentiamo quando mi torna la voglia di aggiornare il canale.

  • Il disco dei Ferries è stato album of the day nei giorni scorsi su Bandcamp, e lì più o meno è iniziata un’onda lunga di robe che li porta oggi col disco della settimana su Quietus e magari domani disco del mese su Blow Up e a dicembre disco dell’anno su Wire. Non ci sarebbe niente di scandaloso, tutto sommato -parliamo di una band con membri segreti, di roba un po’ sospesa tra kraut mystico dubboni funkpunk acido e primi Animal Collective, tagliata con dosi di freakness che renderebbero orgogliosi i Caroliner Rainbow, per non parlare di una copertina con una MEGAZUCCA round America. Disco della settimana anche per me.

  • La scorsa settimana c’è stato un concerto di Tricky a Milano in cui qualcuno che conosco è andato e da quanto ho capito è stata una mezza tragedia, lui mezzo morto e completamente senza voce, robe così. Magari mi sbaglio, ma mi esalta questa cosa perché risponde a una teoria che sto sviluppando da una trentina d’anni secondo cui, riassumo per sommi capi, Tricky non esiste. A sostegno della teoria il fatto che anche io l’ho visto una volta dal vivo ma non mi ricordo assolutamente nulla di quella serata, e io non mi stordisco mai ai concerti (quasi mai). Possiedo cinque o sei dischi di Tricky, un paio dei quali ho ascoltato un casino di volte, ma se mi chiedete come inizia che so, Maxinquaye, non lo saprei dire. Questo potrebbe naturalmente significare che non sono fatto per Tricky, che ok sì il trip hop mi piace ma la sua musica non mi interessa poi così tanto, e che tutti i soldi che ho speso su di lui sono stati spesi invano; ma com’è ovvio preferisco pensare che in realtà ci sia uno schema molto complesso per confezionare un prodotto finito a partire da un numero risibile di segni e indizi, che nessuno riesce davvero a percepire come reale (tipo anche insomma un figurante senza voce a Milano si attaglia perfettamente) ma tutti ci vergogniamo troppo per ammetterlo ad alta voce. A questa teoria aderisce perfettamente anche il fatto che ho appena ascoltato il suo nuovo disco e credo che suonasse bene ma in realtà non mi ricordo manco mezzo minuto di musica.

  • Negli ultimi anni penso spesso a quanto è cambiato il mio modo di vedere la musica negli ultimi anni, intendo soprattutto in relazione ai principi che ne definiscono lo spirito generale. E quindi per esempio l’idea che una band, come dicevo sopra degli Yard Act, debba avere un suo suono e una sua coerenza interna che può essere fatta in modi diversi. Nell’intervista agli Shellac che era uscita su The Wire ai tempi di To All Trains, Bob Weston dice che il loro nuovo disco non sarà molto diverso dagli altri perché i dischi degli Shellac sono tutti fatti dalle stesse tre persone che si trovano dentro a una stanza e fanno della musica assieme. è una cosa che all’epoca mi ha colpito molto perché io la musica la ascolto soltanto e quindi non penso mai a un disco nei termini in cui ci può pensare qualcuno che i dischi li fa -e magari è interessato il giusto ad una certa coerenza filologica del suono, perché magari ha deciso di suonare con una testata diversa o che ne so io. Questo lo dico perché ho ascoltato il nuovo disco dei Quicksand, che alle mie orecchie suona come una punizione per qualcosa di brutto che devo aver fatto nei mesi scorsi. I Quicksand sono uno di quei gruppi che hanno definito la mia vita in particolare ma anche, in generale, il suono di molta della mia musica preferita. Se li pensiamo nei termini di quella cosa che è stata codificata in American Indie di Azerrad (intendo i gruppi punk hardcore che iniziano a suonare “rock” ma con un suono innovativo eccetera), la loro importanza è pari a quella di Nirvana e Husker Du, o forse perfino di più, perché il suono che hanno messo insieme in Slip e Manic Compression ha comunque mantenuto la disciplina che serviva a farlo rimanere nell’underground. Ok, i Quicksand del post-reunion non hanno niente del genere e suonano più o meno come uno dei tanti gruppi figli di quei dischi dei Quicksand, i cui membri non hanno mai ascoltato quei dischi dei Quicksand, e quindi via di chitarroni sbram e groovettoni compatti e produzioni millimetriche e voci ipercompresse e via andare; è ragionevole che una persona a cui il disco capiti per caso sotto mano questa mattina possa trovarlo molto piatto e anonimo, come a dire, serviva veramente un altro gruppo di questa roba qui finto-college-boost metà anni duemila? Ecco, però poi i Quicksand sono in effetti i Quicksand, e ok che nella reunion non c’è mai stato Tom Capone ma Schreifels e Sergio Vega ci sono e per loro questo disco qui probabilmente ha un senso preciso e importante, e quindi come dicevo sopra mi sento in qualche modo obbligato a considerare che ci sia in ballo di più. Fermo restando che con oggi i Quicksand hanno fatto più dischi post-reunion di quanti ne abbiano fatti pre-scioglimento, nessuno di questi dischi alle mie orecchie arriva manco alla sufficienza e questo credo abbia un altro significato che potremmo dover approfondire in futuro.

  • Con questo poi ovviamente non voglio dire che tutti i gruppi debbano avere la personalità dei New Order, ma gli Yard Act escono comunque in un giorno in cui esce un disco dei New Order. Che naturalmente non è *il nuovo disco dei New Order*, ci mancherebbe. Nel caso che qualcuno non frequenti, parliamo di una band che negli ultimi 35 anni ha pubblicato circa 20 album lunghi, di cui solo quattro sono effettivamente nuovi album di studio. In linea di principio è un atteggiamento che trovo irritante e patetico, ai limiti di quella che io chiamo sindrome di Jeff Buckley -la capacità di mungere un artista/band morto e sepolto proponendo materiale sempre nuovo et inedito fino al punto di dare l’idea, non so come dire, che quell’artista/band sia in effetti attivo e quasi iperproduttivo. Il gruppo più massacrato in assoluto dalla sindrome di Jeff Buckley sono i Beatles, per capirci. Ma New Order non mi fanno l’effetto di stanchezza e morte che mi provocano i Beatles, per tre ragioni fondamentali: 1 parlando in termini di valore assoluto della musica, rispetto ai New Order i Beatles sembrano tipo gli Yard Act; 2 per quanto facciano uscire un disco vero ogni quando cazzo voglio e non rompetemi le scatole e dall’ultima volta sono passati 10 anni, i New Order sono comunque un gruppo attivo che di quando in quando si degna di pensare se stesso nel presente; 3 quando si degna di pensare se stesso nel presente, i dischi che escono fuori sono dischi tipo Music Complete. Se capite cosa intendo. (mettiamoci anche la quarta ragione fondamentale: quando esce un disco dei New Order esce anche un design di Peter Saville) Tanto premesso, il disco dei New Order uscito oggi è un cofanetto quadruplo intitolato The Best & The Rest, che mette assieme due dischi che in origine erano usciti separati: il secondo Best Of dei New Order e il suo gemello di versioni remixate, che nel frattempo ha iniziato a farsi di steroidi, moltiplicare i remix e presentarsi nel 2026 nel comodo formato di quadruplo CD (l’altro selling point è la solita manfrina che tutte le tracce sono state ricazzificate agli Abbey Road con questa I quella tecnica da riccardoni audiofili). Nel contesto originale The Best era un filler voluto dall’etichetta, 6 o 7 anni dopo Substance, perché nel frattempo i New Order avevano messo giù una manciata di singoli da storia del pop ma più che altro perché nel ’94 i New Order erano in una delle frequenti fasi della loro esistenza in cui i membri si odiavano a vicenda e non riuscivano manco a parlarsi al telefono, figurati entrare assieme in uno studio per fare un disco (sarebbero passati sei o sette anni prima di poter ascoltare Get Ready). Lo dico perché è anche carino vedere in che modo un disco che definire pretestuoso è un eufemismo può comunque entrare nella poetica del continuo ripensarsi addosso che ha una band come questa e avere delle caratteristiche organiche che ti spingono a ripensare il gruppo e il suo canone estetico.

  • Il nuovo disco degli Yard Act è un grandissimo album, ed è un grandissimo album post-punk, nel senso più alto e intellettuale. È un disco che parte dal pensiero postpunk dei nostri anni e lo adatta alle concezioni originali del genere. All’idea che una struttura scheletrica della musica possa stimolare una maggior creatività, e una migliore prevedibilità, eccetera. È un disco di ottime canzoni che scappa in tre o quattro direzioni diverse, sgarzolino nei suoi episodi migliori ma anche molto arrabbiato alla bisogna, quel modo di pensare la musica che avevano anche i Clash, ricordandosi che questa è l’Inghilterra dei Libertines o degli Arctic Monkeys. È ragionevole ipotizzare che nel 2026 chi ama il rock inglese non ascolterà un disco meglio scritto, meglio suonato e meglio prodotto del nuovo Yard Act. Poi ci sarebbe il dettaglio che se mi metti un loro pezzo e mi chiedi di indovinare chi è che sta suonando, io non te lo saprei dire -ed è vero che io in questi test faccio schifo, ma è anche vero che dopo tre dischi (mi porto avanti) osannati incondizionatamente dalla critica e una fanbase di appassionati competenti e convinti che siano destinati a grandi cose, gli Yard Act hanno tutte le cose che servono ad essere un grande gruppo pop a parte l’unica che serve veramente. Si fottano.

  • 17/07/26

  • без подписи

  • Sì ok non posso dire che sia un primo ascolto e anzi ho passato tutto il fine settimana a sentirlo, però lo devo dire a qualcuno: il nuovo disco di Panda Bear e Sonic Boom è strepitoso. Non l’hanno messo in streaming e nel caso vi tocca spendere 11 euro su Bandcamp o grattarlo illegalmente, ma secondo me ne vale la pena. Nominalmente è un disco costruito mandando in loop dei giri di arpa suonati da Mary Lattimore; nei fatti sembra stare al primo disco come Smile sarebbe stato a Pet Sounds. E ovviamente sì ok si sta esagerando, ma occhio a non esagerare dall’altra parte, perché in giro è pieno di gente convintissima che nel 2026 non si può pensare musica. Ecco, nel caso consiglierei un passaggio a tutto A ? Of WHEN, la traccia che dà il titolo al disco, perché quando al minuto 1:13 parte la sirena sembra veramente la punk police che arriva ad alzare il volume. Adesso per favore non perdiamo tempo e mettiamo a lavorare Adrian Sherwood quanto prima.

  • Stamattina mi sono svegliato e su uno dei portali che uso c’era scritto, ma dico proprio come prima cosa in homepage, che il disco di tendenza tra i fan di Charli XCX è il nuovo disco di Anna. Ho ascoltato il nuovo disco di Anna, un po’ perché sono un fan di Charli XCX e un po’ perché il disco di Panda Bear e Sonic Boom che doveva uscire oggi nelle piattaforme non c’è e a quel punto come dicono a Belluno tanto valeva cacà in giro. Quattro tracce dentro al disco di Anna mi sentivo come se qualcuno stesse smanettando con il mio DNA e cercando di farmi diventare un’altra persona. A un certo punto mi è venuta in mente l’ultima volta che sono stato a Mirabilandia, qualche settimana fa. Mirabilandia, dei posti che frequento, è il migliore in assoluto per capire in che direzione sta andando la razza umana e più in particolare l’italiano medio. Fino a una decina di anni fa il pubblico principale di Mirabilandia era composto di padri&madri di famiglia con magliette extralarge bagnate di sudore e gavettoni, e molto spesso a torso nudo con la pancia pelosa e le maniglie dell’amore e perché no, i pantaloni a pinocchietto coi sandali ai piedi. Questi italiani medi sono stati quasi tutti sostituiti da genitori che a quanto pare hanno integrato pesi, yoga e calisthenics alla loro routine quotidiana e oggi passeggiano per gli stradelli di Dinoland come se fosse un catwalk di Versace, coi pettorali gonfi e nessun pelo in corpo e il nome della figlia tatuato in blackletter scemo sull’avambraccio sinistro e poche gocce di sudore che illuminano seni turgidi e un taglio di capelli da urlo, e tu pensi, ma veramente?, ma neanche più in un letamaio del genere va più di moda l’abbrutimento? Ecco, io non sono mai stato a un concerto di Anna Pepe, ma immagino che la persona che sta sul palco ti continui a stracciare uno slogan dietro l’altro, e gli slogan siano tutti che lei ha i dindi ed è in forma e tutte le persone vorrebbero finirci a letto, e tutto impostato come se fosse una specie di comizio politico; voglio dire, grazie al cazzo che poi torni a casa e ti iscrivi in palestra. OK, sì, magari è un discorso moralista da anziano, e anche ai vecchi tempi i rapper la menavano coi brand grossi. Però era tutto inserito in un contesto culturale più ampio in cui tra le altre cose gli artisti cercavano ancora di uccidersi a vicenda. Oggi arrivi alla fine del disco di Anna con la sensazione di essere stato per mezz’ora ad ascoltare uno di quei tizi della maschiosfera, e bisogna avere l’onestà intellettuale di ammettere che Anna non è la causa di come sia andato tutto di traverso, ma sicuramente è uno degli effetti. E infatti (giustamente) è consigliata appunto ai fan di Charli, che essendo la visionaria che sappiamo qualche giorno fa ha postato un’immagine con scritto CRONENBERG SUMMER via instagram. L’ascolto del disco di Anna purtroppo ha massacrato il karma per tutta la giornata e mi impedisce di apprezzare qualunque disco nuovo: mi sono preso male ascoltando Kelela, figurarsi gli Show Me The Body, vaffanculo tu e Jack White e gli Xiu Xiu. Oggi canale chiuso.

  • Oggi ferie, non c’è praticamente niente -il grande titolo del giorno è Dog Shit II, il seguito di un disco di Madonna uscito 20 anni fa e intitolato Dog Shit on the Dancefloor, di cui sconsiglio l’acquisto (anche dell’originale, ma in particolare del seguito). Ci risentiamo quando è ora di riaprire.

  • 26 июн.1 37314

    Ho messo su il disco di okgiorgio con lo stesso atteggiamento da completista con cui di tanto in tanto mi metto a stuzzicare coi denti e la lingua le pustole infette nei miei avambracci per farle sanguinare e bere la posca di pus, non so o, uno che conosco. Comunque insomma il disco l’ho messo su in modalità odio pieno e nella canicola insensata di questa Inferno Summer (sono convinto che se i BoC avessero intitolato il disco PURGATORIO la temperatura ora sarebbe sui 26 gradi) mi sta piacendo abbastanza, molto tipo Another Americano Please pop.

  • 26 июн.1 27452

    Ora sarebbe il momento di parlare dietro a un cofanetto triplo uscito su Cherry Red che si chiama ARMAGIDEON TIME - WHEN PUNK MET DUB 1978/1984, uscito oggi perché ok Franci che sei nella tua settimana punk perché hai visto i Social D ma non dimenticare che ti sei comunque imbarcato in una conversione di lungo periodo alla fine del quale ascolterai solo dischi che facevano parte del repertorio musicale di sfattoni che a 15 anni prendevi grassamente per il culo. Comunque insomma, uno dei requisiti migliori del punk e del dub/reggae è la povertà in spirito e nella scaletta di ArmagideonTime ci sono più supereroi che in un crossover della Marvel.

  • 26 июн.1 091132

    In settimana punk va detto del primo disco dei Gom Jabbar, che sarebbero una band composta da Kenobit e da un chitarrista degli Stormo, e che suona esattamente come vi aspettereste suoni un gruppo composto da Kenobit e il bassista degli Stormo -tipo crust grind 8bit, disco intuibilmente fichissimo e violento e pieno di slogan. Hanno fatto una cosa politica stile che l’album è fuori dalle piattaforme e non viene promosso direttamente sui social, una cosa che da Kenobit in particolare ci si aspetta (è uno di quelli lucidi nel parlare di proprietà intellettuale e rinuncia alla stessa nell’epoca del cloud etc etc), ma se stiamo troppo a parlare dell’approccio politico al disco poi sembra che il disco in sé non sia la cosa principale, e il disco come dicevo sopra è fichissimo. https://thetruegomjabbar.bandcamp.com/album/gom-jabbar

  • Oggi sono usciti anche i Downtown Boys, che non uscivano con un disco lungo in proprio dai tempi di Cost Of Living, e leggo essere passati 9 anni (and counting). I Downtown Boys sono una delle migliori band che possa capitare di veder suonare oggi, o almeno le volte che è capitato a me di vederli è stato un pandemonio livello capitoli finali della Bibbia, una cosa che storicamente nei loro dischi si sente solo in parte nonostante li abbia prodotti pure Guy Picciotto. Detto ciò, questa settimana io mi sono visto uno dei gruppi punks della mia vita suonare dal vivo, e quindi in questa settimana tutto è punk, e il disco nuovo dei Downtown Boys è comunque una roba che la media dei gruppi punk che ascoltiamo adesso si può FORSE sognare la notte.

  • Allora, come mi è capitato di dire in passato io non sono tutto ‘sto fan dei Radiohead dell’epoca Kid A, nel senso che secondo me il loro miglior disco rimane OK Computer e tutta la roba che hanno fatto dopo mi sembra la versione tristona e pesantona di musica che qualcun altro ha fatto meglio, e se avessero continuato a fare diciamo così il britpop io nel complesso avrei preferito. Ma va anche detto che ultimamente ho fatto molto pace con i Radiohead, che comunque OK Computer continua a piacermi tantissimo, e non mi butto via su quelle cose che hanno fatto da Hail To The Thief in poi, un po’ meno pesantone e un po’ più di basso profilo, e quindi insomma sono passato dall’odio feroce per della roba che mi sembrava senza costrutto a una semplice mancanza di trasporto verso qualche disco che non era ovviamente pensato per me. Sono anche riuscito a vederli lo scorso autunno a Bologna, tramite quei link magici usciti il giorno prima di una delle date in cui non dovevi fare code, lotterie e suppliche alla madre di Cristo per entrare in un palazzetto, e mi sono divertito come un bambino, e quindi posso tranquillamente ammettere che nel lungo periodo, tra me e loro, hanno avuto ragione loro. La controprova naturalmente è nel fatto che il successo di dischi come OK Computer ha generato diversi gruppi che all’epoca sembravano essere un’evoluzione della specie. I due principali nomi erano quelli di Muse e Coldplay, sui quali il mio giudizio diciamo che è un pochino più radicale. Nello specifico credo che i Coldplay possano essere presi ad esempio di cosa possa capitare se una rock band di estrazione britpop decide di accettare tutto quello che gli viene proposto in termini di evoluzione artistica, ingrandimento dei suoni, produzione eccetera, in nome del successo. In sostanza, cosa succede se fai l’esatto opposto di quello che hanno fatto i Radiohead. Parti dimesso colto e contaminato, e poi però devi coltivare la tua immagine da rockstar salutista, e fare video sempre più bombastici, e spingere sulle contaminazioni elettroniche e sulle collaborazioni coi gruppi kpop e tutto il resto, e man mano che la tua discografia aumenta di volume il tuo valore artistico cola a picco. E questo ci porta agli ultimi anni, nei quali la mia ferrea convinzione che i Coldplay siano il peggior gruppo rock mai esistito viene scalfita solo dall’occasionale uscita di un nuovo disco dei Muse.

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  • Oggi c’è poca roba ma anche buona roba e si parte ovviamente dal disco dei TRUCK VIOLENCE che di base sono la classica blues noise band di scuola Amphetamine Reptile e suonano come quella scena di Affliction quando Nick Nolte si toglie il dente allo specchio con la cagnetta. Avete presente quei video su Instagram con la gente che ti consiglia five albums with no skips e voi togliete dopo che hanno nominato il primo, che è una cosa tipo Lauryn Hill e i Dire Straits? Ecco, se mai mi metterò a fare queste robe qui 1 uccidetemi e 2 il nuovo disco dei TRUCK VIOLENCE andrebbe dentro alla lista dei 5 albums of 2026 with no skips. È uno di quei dischi che partono fortissimo e continuano a crescere per tutto il disco, a metà sei completamente sfinito e lì il livello comincia a salire per davvero, e ovviamente il capolavoro del disco è l’ultima traccia, una roba seriamente incredibile che ti lascia steso per terra a chiederti come sia possibile ascoltare altra musica (poi passa). Non è che non mi renda conto che quella per il noise è una fissa assolutamente personale e che questa cosa non se la caca nessuno per un motivo preciso, ma la musica è anche e soprattutto un percorso interiore di cui devo rendere conto solo a me stesso e a coloro che si trovano a meno di 300 metri dall’abitacolo della mia auto. Sono solo al primo ascolto e probabilmente dire TOP TEN 2026 è prematuro. Allego sotto la tracklist per farvi capire.

  • 26/06/26

  • 19 июн.1 070231

    L’altro è uscito sul Post, si chiama INFERNO PARANOIA e il contenuto è intuibile. https://www.ilpost.it/2026/06/17/inferno-paranoia/