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L'IPOCRISIA DELLA SINISTRA Secondo quanto riportato da Libero, tra i giovani coinvolti nelle indagini per la morte di Nicola Musiani ci sarebbe anche il figlio di una militante di Potere al Popolo, e se questo fatto fosse confermato, saremmo davanti al cortocircuito perfetto. Per anni una certa sinistra ha negato l'emergenza 𝘣𝘢𝘣𝘺-𝘨𝘢𝘯𝘨, liquidandola come se si trattasse di una circostanza che riguarda "ragazzi emarginati da capire", insultando e dileggiando chi, come noi, chiedeva giustamente sicurezza e legalità. È stato difeso, a nostro avviso, un modello di finta integrazione che letteralmente ha fallito; ed oggi, davanti a questi fatti, nessuna parola, nessuna autocritica, soltanto silenzio imbarazzante. Questa per noi è ipocrisia! Noi non ci stiamo e non ci staremo mai. Continueremo a lottare, senza paura, dalla parte degli italiani che non accettano più illegalità e degrado.
Due bambini di 10 anni prendono un treno da Bologna a Padova e, una volta arrivati a destinazione, armati di cacciavite, tentano un furto in appartamento. I genitori, che dicono di trovarsi in vacanza, non si sono resi disponibili a raggiungere i minori, né tanto meno alcun loro parente. Certo che per le istituzioni competenti è più semplice distruggere una famiglia come quella del bosco, piuttosto che controllare ed intervenire sulle famiglie rom!
Le nostre Passeggiate per la Sicurezza non nascono per sostituirsi alle forze dell'ordine, ma come deterrente passivo e presidio cittadino contro il degrado nei tantissimi quartieri abbandonati. Le accuse di "pericolo fa**ista" agitate dalla sinistra servono unicamente a coprire i fallimenti di anni di accoglienza senza regole, che hanno consegnato ampie zone delle città italiane alla criminalità. Mentre le istituzioni mostrano spesso un doppiopesismo ideologico a danno dei contribuenti italiani, i cittadini si trovano a convivere con la paura di furti, occupazioni ed aggressioni che avvengono quotidianamente. Nonostante l'inerzia della politica, il popolo italiano dimostra ogni giorno la propria forza: cittadini fieri e tenaci che lavorano e mandano avanti il Paese, gli stessi verso cui dovrebbe indirizzarsi la priorità di ogni scelta di governo!
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In memoria di Giacinto Auriti 11 agosto 2006 – 11 agosto 2026. A vent’anni dalla sua scomparsa Oggi, 11 agosto 2026, ricordiamo Giacinto Auriti, giurista, pensatore e strenuo difensore della sovranità del popolo contro l'usura. Nato a Guardiagrele il 10 ottobre 1923 e spentosi a Roma l’11 agosto 2006, Auriti dedicò decenni della sua vita a una battaglia che resta del tutto isolata nel panorama culturale e politico italiano: restituire al popolo la proprietà della moneta. La sua tesi, chiara e intransigente, si riassume in poche parole che ancora oggi squarciano il velo delle convenzioni economiche: «Pagare un debito di moneta con altra moneta emessa a debito è impossibile. A lungo andare si pagherà con i propri beni o con il proprio lavoro non retribuito: quindi, con la schiavitù.» Auriti non proponeva elemosine, sussidi o “redditi di cittadinanza” elargiti dall’alto come atto di benevolenza del potere. Chiedeva qualcosa di radicalmente diverso e più profondo: il riconoscimento di un diritto originario. La moneta non ha valore perché emessa da una banca centrale o perché stampata su carta o registrata in un computer. Ha valore perché noi, il popolo, la accettiamo come mezzo di scambio e le attribuiamo fiducia. Il valore, dunque, è indotto dalla collettività. E ciò che nasce dal popolo deve restare del popolo! Nel sistema attuale la moneta nasce come debito. Viene creata e contemporaneamente prestata, generando un vincolo permanente che si trasferisce sullo Stato, sulle imprese e sulle famiglie. È un meccanismo che, per sua natura, non può mai estinguersi senza trasferire ricchezza reale (lavoro, patrimonio, libertà) da chi produce valore a chi controlla l’emissione. Auriti chiamava questo processo con il suo nome: «una forma moderna e legalizzata di usura strutturale.» La sua proposta resta invece limpida: la moneta, all’atto dell’emissione, deve essere di proprietà del popolo. Non prestata, ma accreditata. Non strumento di controllo, ma strumento di libertà. Solo così la sovranità politica può essere compiuta e reale, senza sovranità monetaria ogni altra sovranità resta incompleta e precaria. Questa è la battaglia di Giacinto Auriti. Una battaglia concreta. La Rete dei Patrioti lo ricorda oggi, a vent’anni dalla sua morte, continuando a tenere viva la sua idea, con la stessa chiarezza e la stessa fermezza. Perché solo così il popolo italiano potrà davvero dirsi libero.
Grazie alla telecamera da cruscotto di un camion, c'è stata una svolta nell’inchiesta sulla morte di Nicola Musiani, il 54enne deceduto dopo il violento pestaggio avvenuto nella notte del 19 luglio a Pinarella di Cervia (RA). I colpevoli? Oussama Ragme, 22enne nato in Marocco e residente a Meldola; Conor Finn Long, 19enne nato a Faenza e residente a Meldola; Houssam Abir, 22enne nato in Marocco e residente a Forlì; Bilal Mahboubi, 23enne nato a Forlì e residente a Santa Sofia. Le tremende immagini parlano chiaro: Nicola è stato preso a sassate, calci e bottigliate, mentre si trovava a terra inerme senza possibilità di difesa. Una vera e propria spedizione punitiva contro una persona fragile, massacrata per "uno sguardo di troppo". A differenza di Fakir, per Nicola, uomo bianco, non sono previste manifestazioni in suo ricordo. È estremamente vergognoso che per una certa parte politica ed associativa la sua morte non meriti la loro indignazione!
La vera “destra radicale” - quella storica, militante, strutturata, con una dottrina, una genealogia ed una continuità che risale a decenni prima dei social network - con questi "𝘵𝘪𝘬𝘵𝘰𝘬𝘦𝘳𝘴" non c'entra nulla. Questa è tutta un'altra cosa: populismo da smartphone! Non è la politica per la gente e tra la gente, ma la semplice ed inutile ricerca di "𝘭𝘪𝘬𝘦𝘴" per l'algoritmo. E il risultato di questa pantomima è che si svilisce chi fa militanza politica seria da anni, rischiando in prima persona, non solo pesanti conseguenze politiche ma anche personali. La questione sicurezza a Bologna è reale e drammatica e meriterebbe ben altro che un gruppo di influencer in cerca di fama virtuale.
A Lurate Caccivio abbiamo partecipato alla serata promossa da Ultima Legione, per difendere e riconquistare le nostre strade/piazze! Erano presenti fianco a fianco militanti identitari e semplici cittadini per il bene comune.
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LA SICUREZZA DEI CITTADINI VIENE PRIMA DI TUTTO Siamo scesi in strada a Lurate Caccivio (CO), su segnalazione di diversi cittadini, stanchi di vivere da tempo situazioni di degrado, schiamazzi, liti e insicurezza. Quello che chiedono è semplice: poter vivere tranquilli nelle proprie case e camminare sereni per le proprie strade. Un diritto, non un privilegio. Insieme ad alcuni residenti della zona, abbiamo effettuato una passeggiata pacifica di presenza e di ascolto per vedere da vicino la situazione. Non abbassiamo lo sguardo. Continueremo a essere presenti, in strada, in tutti i comuni dove i cittadini ci chiamano. È tempo di tornare a difendere il nostro territorio!
🇮🇹 Un sentito ringraziamento da 𝗕𝘂𝗹𝗮𝗴𝗴𝗻𝗮 a tutti coloro che hanno contribuito alla raccolta fondi acquistando la loro maglietta: "Il vostro supporto è fondamentale per sostenere le spese legali dei nostri militanti e per continuare a far sentire la nostra voce nelle piazze della città. Noi non andiamo in vacanza: il lavoro continua per essere sempre al fianco dei bolognesi e degli italiani. Un grazie speciale anche ai ragazzi di 𝗘𝗱𝘂𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗙𝗲𝗹𝘀𝗶𝗻𝗲𝗮 per la grande mano che ci hanno dato in questa campagna 💪. Restate connessi, ci aspetta un autunno di tante altre battaglie!"
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In ricordo di Mario Nicollini, nell'anniversario della sua dipartita, il 31 luglio, il RNCR RSI Continuità Ideale Como che porta il suo nome: "La tua militanza La tua spiritualità unisce la stessa via al fianco della tua Lealtà".
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La vicenda di Minerbio (BO), dove un giovane avrebbe perseguitato una ventenne sostenendo che dovesse diventare sua moglie perché, a suo dire, «così lo vuole Allah», è certamente singolare e sarà la magistratura ad accertarne tutti gli aspetti, ma questa notizia porta ad una riflessione più ampia. Chiediamoci se, al di là della reale esistenza di disturbi psichiatrici, in molti casi, non ci siano anche persone che, conoscendo il funzionamento del nostro sistema giudiziario, arrivino a commettere fatti gravissimi per poi cercare di presentarsi, più o meno abilmente, come incapaci di intendere e di volere, nella speranza di ottenere un trattamento più favorevole. Non affermiamo che sia questo il caso di Minerbio; sarebbe scorretto e spetterà esclusivamente ai giudici e agli eventuali periti stabilirlo. Pensiamo, però, che sia un tema sul quale valga la pena riflettere. Chi soffre davvero di una malattia mentale deve essere curato e tutelato, ma chi dovesse fingere o strumentalizzare una presunta infermità psichica per sottrarsi alle proprie responsabilità dovrebbe essere individuato con rigore. Perché la giustizia deve saper distinguere tra chi è realmente malato e chi tenta, semplicemente, di sfruttare il sistema!
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Nella serata di martedì 28 luglio alcuni militanti aderenti al Comitato Remigrazione e Riconquista hanno effettuato, col vicepresidente Salvatore Ferrara, una passeggiata per le “zone calde” di Como, dalla stazione Lago al tempio Voltiano e fino alla stazione San Giovanni, dove quasi quotidianamente regnano degrado e violenza. Bivacchi in pieno centro di africani, musiche arabeggianti ad alto volume, risse ed accoltellamenti sono il benvenuto per i molti turisti presenti in città! Torneremo presto a presidiare le nostre strade, perché Como è nostra e ci appartiene! La Riconquista parte dai nostri territori.
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