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  • 25 июл.592из giorgiobianchiphotojournalist

    Il progetto di Peter Thiel in Argentina: le risorse naturali della Patagonia per i bisogni di Palantir La Patagonia, terra di vento e vuoto, diventa il nuovo laboratorio del capitalismo digitale di Peter Thiel grazie all'asse creato con il presidente argentino Javier Milei. Javier Milei non ha nascosto la volontà di trasformare il Paese in un polo per l’IA e, grazie a una nuova cornice normativa definita “SuperRigi” volta ad attrarre capitali stranieri, sta progressivamente posizionandosi come un alleato strategico per le multinazionali tecnologiche, offrendo un accesso agevolato a risorse naturali cruciali, energia e infrastrutture industriali. Con lo stesso obiettivo di catalizzare investimenti esteri, l’esecutivo sta anche promuovendo un pacchetto di riforme definito “Legge sull’inviolabilità della proprietà privata” che «prevede, tra le altre cose, la totale apertura e la libertà crescente per i cittadini e i soggetti stranieri di acquistare terre sul suolo argentino». Ed è appunto nelle pianure patagoniche che, secondo quanto riportato da La Vanguardia, Thiel intende costruire numerosi data center. La scelta della regione è strategica per due motivi tecnici: la presenza di corsi d’acqua e le eccellenti condizioni climatiche per la refrigerazione naturale dei server. Attraverso il suo fondo Founders Fund, l’ideologo del tecnolibertarismo sta inoltre investendo in tecnologie per massimizzare l’estrazione nel giacimento di Vaca Muerta, situato nell’area Nord della Patagonia, tramite fracking. L’idea è catturare il gas in eccesso per generare elettricità immediata per i data center. Ma i progetti del miliardario non si limitano a quello che lo studioso Ariel Goldstein ha definito una forma di capitalismo digitale – una dinamica di potere in cui le grandi aziende tecnologiche del Nord globale utilizzano l’America Latina come un territorio di sperimentazione per l’estrazione di dati e la sorveglianza di massa. Il patron di Palantir vorrebbe anche avviare nella regione argentina il progetto di “città senza Stato”, sul modello di Próspera in Honduras, zone economiche speciali esentate dalle normali forme di regolamentazione, in cui di fatto viene consegnata agli investitori la piena facoltà di dettare le regole, minando profondamente la sovranità democratica, vere e proprie enclave che contribuiscono a tratteggiare un mondo sempre più frammentato, butterato, sbrindellato dagli interessi delle élite. Così la Patagonia, raffigurata da Guerriero come luogo perduto ai margini di tutto, rischia di diventare il cuore del nuovo esperimento politico del Capitale. https://it.insideover.com/societa/peter-thiel-argentina-palantir-patagonia.html#google_vignette 🔴 Per ricevere tutti gli aggiornamenti segui Giorgio Bianchi Photojournalist

  • 24 июл.582из zainztv

    Kurdistan l’Iran fa saltare in Aria i deposti di armi americane date ai curdi

  • 24 июл.502из zainztv

    Yemen, oggi, milioni di yementi armati filo Houthi, sono pronti alla guerra, in sostegno dello Yemen e dell’Iran, SPAVENTOSO!!!

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  • 24 июл.492из OrdEvG

    Gli Stati Uniti stanno trasferendo caccia in Medio Oriente. Lo si è appreso grazie a un "convoglio" di aerei cisterna KC-135R Stratotanker arrivati alla base aerea di Istres, in Francia, la scorsa settimana. Si sa che almeno 9 F-35A saranno presto trasferiti alle basi aeree giordane. Insieme a loro, arriverà un numero non specificato di F-16 del 480° Stormo di caccia dell'Aeronautica Militare degli Stati Uniti. È evidente che questi aerei saranno impiegati nel conflitto in escalation tra Iran e Stati Uniti.

  • 24 июл.481из letteradamosca

    L'IA CINESE SUPERA QUELLA USA? - "La Cina questa settimana ha annullato il vantaggio degli Stati Uniti nel campo dell'intelligenza artificiale". Lo afferma Axios, parlando di una nuova tecnologia cinese che "in senso stretto e figurato, ha raggiunto i modelli che solo poche settimane fa definivano le posizioni di punta negli Stati Uniti, offrendo al contempo un prezzo significativamente inferiore". Kimi K3, un nuovo modello sviluppato dalla società Moonshot AI di Pechino, mette a rischio le fondamenta del boom americano nel campo dell'intelligenza artificiale. La sua uscita giovedì ha sorpreso gli sviluppatori, ha scosso la Silicon Valley e ha immediatamente cambiato la situazione nella corsa alla leadership nel settore dell'IA. Kimi è immediatamente entrata a far parte dei migliori modelli di intelligenza artificiale al mondo, superando i modelli Anthropic Fable 5 e OpenAI GPT-5.6 nei test di programmazione condotti dalla piattaforma AI evaluator Arena. Nella classifica generale dei modelli di testo, redatta da Arena, Kimi ha superato il modello Anthropic Opus 4.8, il modello di punta dell'azienda prima dell'uscita di Fable 5 a giugno, con un costo inferiore del 40%. A differenza dei modelli americani di fascia alta con cui compete, l'azienda Moonshot prevede di rilasciare Kimi come modello open source il 27 luglio, consentendo a aziende e governi di personalizzarlo e eseguirlo sui propri sistemi. Nonostante i modelli cinesi open source stiano guadagnando terreno, leader e politici negli Stati Uniti si erano tranquillizzati grazie a valutazioni secondo cui la Cina era indietro rispetto alle tecnologie americane di sei-dodici mesi. A marzo, il centro di test dell'IA del governo degli Stati Uniti aveva stimato che l'ultimo modello della società cinese DeepSeek fosse indietro rispetto ai principali sistemi americani di circa otto mesi. L'apparizione di Kimi indica che questo divario potrebbe essere diminuito molto più rapidamente del previsto. "Tutto è cambiato. Penso che questo farà scattare un 'allarme rosso' per alcuni", ha previsto l'analista del settore dell'IA Kim Eisenberg. Kimi non deve necessariamente essere il modello migliore al mondo per cambiare il mercato, sottolinea Axios, perché per aziende, governi e sviluppatori, un modello che offre risultati simili a quelli all'avanguardia, ma a un costo inferiore del 40% e che può essere personalizzato o eseguito sui propri sistemi, può essere un'opzione molto più interessante. La sua stessa esistenza esercita pressione sulle politiche dei prezzi dei laboratori americani, sulle enormi valutazioni basate sulla loro superiorità tecnologica e sulla giustificazione delle spese di centinaia di miliardi di dollari per data center sempre più grandi, conclude Axios.

  • 24 июл.583из giuseppemasala

    🚨Profezia di Julian Assange: l'ultimo avvertimento per l'umanità. Gli archivi digitali consentono loro di cancellare la storia con un solo clic. Il prossimo: "Pagina non trovata". Il prossimo: "Non è mai successo". Non fidatevi del cloud. Paraphrasando Orwell, Assange spiega che chi controlla i server Internet di oggi controlla la registrazione intellettuale dell'umanità. Ci avverte che i governi occidentali, le grandi aziende e alcuni individui ricchi sono sempre più in grado e sempre più intenti a rimuovere materiale in modo permanente dalla registrazione storica utilizzando metodi sofisticati.

  • 15 мая142из CASADELSOLETV

    Draghi ad Aquisgrana: l’Europa si arma contro la Russia di Margherita Furlan C’è una frase che vale come confessione: «per la prima volta a memoria d’uomo, siamo davvero soli insieme». La pronuncia Mario Draghi, oggi 14 maggio, nel municipio di Aquisgrana, ricevendo il Premio Carlo Magno 2026 davanti al cancelliere Merz, al premier greco Mitsotakis, alla presidente della Commissione von der Leyen e alla governatrice della Bce Lagarde. Per l’Italia siede in sala il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti. Al riconoscimento si accompagna un assegno da un milione di euro destinato a progetti europei. Ma il vero contenuto della giornata non è il premio: è il programma politico che Draghi consegna alla platea dei volenterosi. L’ex presidente della Bce parte da un dato e lo trasforma in dottrina. Il dato è quello degli investimenti necessari al continente: la stima di ottocento miliardi di euro l’anno di spesa strategica aggiuntiva è salita, con gli impegni in materia di armamenti degli ultimi anni, a quasi milleduecento miliardi annui. La dottrina è quella che lui stesso battezza «federalismo pragmatico». Tradotto: i ventisette Stati membri non riescono più a decidere insieme, dunque chi vuole muoversi proceda per conto proprio, dentro coalizioni ristrette, costruendo istituzioni comuni con autorità reale. Il modello è l’euro. L’obiettivo è la difesa. Draghi mette in fila le tre dipendenze che reggono la postura europea. Quella commerciale: la quota dell’export sul PIL dell’area euro è passata dal trentuno al cinquantacinque per cento dal 1999, mentre Stati Uniti e Cina sono rimasti relativamente chiusi. Quella energetica e tecnologica: il sessanta per cento delle importazioni di gas liquefatto arriva dagli Stati Uniti, metà del risparmio europeo gestito attraverso fondi locali finisce reinvestito oltre atlantico, la spesa europea in ricerca e sviluppo militare è un decimo di quella americana, i governi del continente comprano armamenti statunitensi per quaranta-settanta miliardi l’anno. Quella di sicurezza: «per la prima volta dal 1949 gli Stati Uniti potrebbero non garantire più la nostra difesa alle condizioni che davamo per scontate». Pechino, aggiunge l’ex premier, non offre un’ancora alternativa, perché «sostiene direttamente il nostro avversario, la Russia». Resta dunque una sola strada: armarsi e farlo in fretta, con coalizioni di volenterosi e dando finalmente sostanza operativa all’articolo 42.7 del Trattato sull’Unione, la clausola di difesa reciproca finora rimasta sulla carta. Cui prodest, dunque. La risposta non è difficile da leggere se si guarda chi siede in sala e chi resta fuori dall’inquadratura. Dentro la sala ci sono Berlino e Parigi, che sul riarmo continentale hanno costruito la propria nuova centralità: la Germania da sola, ricorda Draghi, entro fine decennio spenderà in armamenti quanto la Russia mobilitata oggi su economia di guerra. Fuori dall’inquadratura ci sono Roma, Madrid, Lisbona, Atene: i Paesi mediterranei, esclusi dal nocciolo duro delle «coalizioni ristrette», invitati implicitamente a seguire il treno tedesco o a restare ai margini. Il «federalismo pragmatico» non è un progetto di sovranità europea: è la formalizzazione di una geometria variabile dove a decidere sono i Paesi con i bilanci della difesa più gonfi e l’industria bellica più strutturata. Per l’Italia significa: continuare a comprare F-35, sistemi Patriot, munizionamento prodotto altrove, mentre la base industriale resta subordinata. La cornice Mattei-Moro-Craxi, che assegnava al Paese una funzione di ponte mediterraneo e di interlocuzione autonoma con il mondo arabo, qui scompare. Restano Sigonella, Aviano, Ghedi e la dipendenza che il discorso di Aquisgrana certifica come dato di fondo del prossimo decennio. Il federalismo pragmatico, dietro l’eleganza accademica della formula, è il vestito istituzionale di un riarmo continentale che non chiede più il permesso ai parlamenti nazionali. E che ha un nemico designato: la Russia, ricordata da Draghi non come interlocutore ma come «nostro avversario».

  • La guerra Usa - Israele contro l'Iran vista dalla Cina: "Vogliono invertire il flusso della ricchezza mondiale. Ma vinceremo noi" - Come Don Chisciotte https://comedonchisciotte.org/la-guerra-usa-israele-contro-liran-vista-dalla-cina-vogliono-invertire-il-flusso-della-ricchezza-mondiale-ma-vinceremo-noi/

  • Referendum, Avv. Marco Mori: i veri mandanti della riforma della giustizia sono i poteri finanziari sovranazionali - Come Don Chisciotte https://comedonchisciotte.org/referendum-avv-marco-mori-i-veri-mandanti-della-riforma-della-giustizia-sono-i-poteri-finanziari-sovranazionali/

  • 2073 ULTIMA CHIAMATA Pochi miliardari sono i responsabili del declino di ogni bellezza sulla terra. Loro dicono di voler migliorare la nostra vita invece accumulano solo denaro e potere erodendo i nostri diritti umani

  • 7 мар.1812из giorgiobianchiphotojournalist

    Il colpo di Stato che ha portato Washington ad attaccare l'Iran “Israele ha messo in atto con successo un colpo di stato contro gli Stati Uniti d’America e ha ordinato al presidente Trump di forzare un cambio di regime in Iran a prescindere da quanto alto sia il costo!” Questa la sintesi di un’intervista rilasciata da Max Blumenthal ad Alex Jones che fotografa quanto sta accadendo. Un colpo di Stato ovviamente non si fa dall’estero, ma attraverso i sostenitori di Israele in America, che sono potenti a tutti i livelli. Ed è stato realizzato attraverso i Files di Epstein che hanno rivelato realtà indicibili, ma sono stati strumentalizzati per causare danni ancora più indicibili. Lo abbiamo sostenuto fin dal primo momento, spiegando che lo scandalo è scoppiato perché serviva a una parte del potere di questo mondo, degenerato quanto quello immortalato nei Files, per piegare le élite occidentali, e non solo, ai propri disegni. Tanto è vero che Epstein è sparito dai media mainstream Usa (a parte sporadici cenni per ribadire il ricatto). C’è poi la variabile religiosa, alla quale abbiamo dedicato una nota pregressa, che fa dell’attacco all’Iran una guerra di religione, anzi della superfetazione religiosa perché non si tratta di una banale guerra santa, portata agli infedeli perché nemici della vera fede, ma addirittura di un conflitto escatologico, quello di Gog e Magog, l’Armageddon che porterà alla fine dei tempi e alla salvezza degli eletti. È la guerra messianica-apocalittica che accomuna il messianesimo fanatico ebraico a quello degli evangelicals americani, che Israele e i neocon stanno usando per manovrare la nave imperiale e fornire supporto ideologico alla guerra. Due variabili impazzite che vanno tenute in dovuto conto, altrimenti non si comprende quanto sta avvenendo. La geopolitica è importante, decisiva certo, ma non è per un disegno geopolitico che si uccidono 175 civili nel primo giorno di guerra, quasi tutte bambine delle elementari della scuola Shajareh Tayyebeh (l’albero buono) di Minab C’è poi la variabile religiosa, alla quale abbiamo dedicato una nota pregressa, che fa dell’attacco all’Iran una guerra di religione, anzi della superfetazione religiosa perché non si tratta di una banale guerra santa, portata agli infedeli perché nemici della vera fede, ma addirittura di un conflitto escatologico, quello di Gog e Magog, l’Armageddon che porterà alla fine dei tempi e alla salvezza degli eletti. È la guerra messianica-apocalittica che accomuna il messianesimo fanatico ebraico a quello degli evangelicals americani, che Israele e i neocon stanno usando per manovrare la nave imperiale e fornire supporto ideologico alla guerra. Due variabili impazzite che vanno tenute in dovuto conto, altrimenti non si comprende quanto sta avvenendo. La geopolitica è importante, decisiva certo, ma non è per un disegno geopolitico che si uccidono 175 civili nel primo giorno di guerra, quasi tutte bambine delle elementari della scuola Shajareh Tayyebeh (l’albero buono) di Minab (a proposito: una delle tante cheerleaders occidentali che hanno sostenuto la rivoluzione delle donne, che ha scosso l’Iran tra il 2022 e il 2023, ha speso una parola per le tante bambine uccise?). Un attacco deliberato, come documenta in maniera prudente ma irrevocabile un’analisi di al Jazeera copiata poi dal New York Times che però l’ha derubricato ad errore, un errore dovuto al fatto che gli americani, per pianificare l’attacco, avevano usato una cartina vecchia di anni… se non fosse tragica, la spiegazione risulterebbe comica (davvero attaccano basandosi su mappe del 2015? E i satelliti?). Peraltro, come riferito da MIddle East eye, si è trattato di un double-tap, doppio colpo, tattica che massimizza le vittime. Un ulteriore aspetto che rende il conflitto tanto a rischio è che gli strateghi imperiali, come quelli dello Stato guida mediorientale, hanno perso il contatto con la realtà. Segue... https://www.piccolenote.it/mondo/il-colpo-di-stato-che-ha-portato-washington-ad-attaccare-liran

  • 6 мар.981из giorgiobianchiphotojournalist

    “Smantellerò l'intero establishment neoconservatore globalista che ci trascina continuamente in guerre infinite, fingendo di lottare per la libertà e la democrazia all'estero.” “Non avremmo mai dovuto entrare in Medio Oriente. Sotto la mia guida, volteremo pagina per sempre su quei giorni insensati e stupidi di guerre senza fine." Quanto valgono le parole di Donald Trump. Il punto è che diventando adulti dovremmo precisamente cessare di dipendere da figure genitoriali, che ci controllino, confortino, puniscano se sbagliamo e premino se ci comportiamo bene... o che ci salvino dai cattivoni. La follia Covid doveva chiarirci questo. Stefano Re 🔴 Per ricevere tutti gli aggiornamenti segui Giorgio Bianchi Photojournalist

  • 6 мар.671из giorgiobianchiphotojournalist

    Ottimo come sempre l’editoriale di Fulvio Scaglione. Con la guerra Usa in Iran finisce anche il negoziato sull’Ucraina Abituati alle sue solite intemerate, abbiamo passato sotto silenzio le ultime dichiarazioni di Maria Zakharova, la portavoce ufficiale del ministero degli Esteri russo. Commentando gli ultimi eventi in Medio Oriente, la Zakharova (da non confondere con qualunque funzionario incaricato di leggere comunicati) ha detto: “Il processo negoziale tra Stati Uniti e Iran è stato solo un’operazione di copertura”. E fin qui nulla di strano, è ciò che pensano tutti: la Casa Bianca ha trascinato i colloqui con gli iraniani il tempo necessario per accumulare la famosa armada destinata ad attaccare l’Iran. Poi, però, la Zakharova ha aggiunto: “Per quanti anni abbiamo osservato come i processi negoziali venissero utilizzati per coprire ogni genere di piani di escalation di questo o quel conflitto“. E con queste parole le cose cambiano. Quello che il ministero degli Esteri russo sta comunicando è un messaggio preciso agli Usa: il negoziato sull’Ucraina finisce qui. Certo, ci stanno altri incontri, strette di mano, qualche sorriso, espressioni come “incontro costruttivo” a go go. Ma nella sostanza, o la Russia otterrà esattamente ciò che vuole (ipotesi assai improbabile) oppure non si andrà da nessuna parte. Il perché è facile da spiegare. Facciamo finta che i russi siano in buona fede. Oppure che (e alla fine si arriva allo stesso risultato) siano assolutamente convinti delle proprie tesi e di poterle affermare. Hanno alle spalle la lunga stagione degli Accordi di Minsk, cominciata nel 2014, che dovevano regolare (lasciamo per un attimo da parte se in modo equo o iniquo) la crisi nel Donbass: lì hanno scoperto che tutta quella trattativa non avrebbe comunque avuto grandi sbocchi perché, come spontaneamente affermato dalla cancelliera Angela Merkel e confermato dal presidente francese Francois Holland, quegli Accordi avevano soprattutto lo scopo di far guadagnare tempo all’Ucraina e aiutarla così a rinforzare l’esercito e in generale la sua tenuta contro la Russia. Poi è ovvio che i russi (che mica credono alle baggianate cui credono i giornali nostrani, Trump agente dei russi e così via) si guardano intorno. Hanno visto i negoziati tra Usa e Iran della primavera scorsa, usati come copertura per un attacco a sorpresa di Israele, subito raggiunto dalle forze militari americane. E hanno visto (leggi Zakharova) come è stato impiegato dagli Usa il tempo negoziale dei mesi scorsi. E vedono molte altre cose. Per esempio, che cosa ha fatto Trump con il Venezuela, come abbia messo sotto controllo le riserve petrolifere più ingenti del pianeta e come abbia spinto la vera finta presidente, Delcy Rodriguez, a cacciare subito le compagnie russe. È solo qualche esempio. Più che sufficiente, però, perché il Cremlino debba chiedersi: ma questo Donald Trump è un mediatore o uno che ci prende per i fondelli? È uno che vuole la pace in Ucraina o uno che ci intrattiene sull’Ucraina (di cui, nello specifico, peraltro non sembra importargli granché) e nel frattempo cerca di fregarci? Fatta la domanda, la risposta – almeno se siete russi – arriva quasi in automatico. Per questo il secondo attacco Usa all’Iran mette anche fine, di fatto, ai negoziati sull’Ucraina. https://it.insideover.com/politica/con-la-guerra-usa-in-iran-finisce-anche-il-negoziato-sullucraina.html 🔴 Per ricevere tutti gli aggiornamenti segui Giorgio Bianchi Photojournalist

  • 6 мар.991из giorgiobianchiphotojournalist

    Attacco all’Iran, Lucio Caracciolo: “Per Trump e Netanyahu questa è una guerra privata, ma i rischi regionali ricadono su di noi” di Salvatore Cannavò - Il Fatto Quotidiano "Non si può cambiare il regime iraniano senza destabilizzare l’intera regione" Una guerra senza senso, dall’esito imprevedibile, con un attore, Donald Trump, sospetto di essere sotto il ricatto di Israele per il caso Epstein, e con un protagonista assoluto, Benjamin Netanyahu, che è l’unico ad avere chiaro l’obiettivo: una guerra infinita per restare al potere. Lucio Caracciolo, direttore di Limes, offre uno sguardo come sempre analitico della situazione. Come si colloca questa guerra nell’arco di quelle degli ultimi venti anni? Nella traiettoria lunga delle guerre al terrorismo a partire dal 2001, dall’attentato alle Torri gemelle. Si tratta di guerre che per definizione sono invincibili, in cui si possono certamente ottenere dei risultati tattici, ma in cui non essendoci obiettivi strategici non si può rivendicare alcuna vittoria. Le sembra che Trump si possa collocare in una continuità con George W. Bush? Ci sono molte differenze. Innanzitutto, colui che l’ha dichiarata ha sempre definito questo tipo di guerra come stupida. Inoltre, a differenza di quelle di Bush, la guerra di Trump non ha una componente ideologica: il presidente Usa ha provato a sostenere che si trattasse di un cambio di regime, ma poi ha cambiato idea. E infine si tratta di una guerra privata, che scaturisce dal rapporto intimo, e contrastato, tra Netanyahu e Trump. Che hanno obiettivi diversi… L’obiettivo del premier israeliano è la guerra infinita in Medio Oriente, un modo per restare al potere il più a lungo possibile disinteressandosi delle sorti di Israele, mentre dall’altra parte penso non sia un cedimento al complottismo pensare che esistano forme di ricatto da parte di Netanyahu nei confronti di Trump, utilizzando il caso Epstein. I rapporti di Epstein con Israele quindi offrirebbero a Netanyahu un’arma segreta? Israele vuole evitare quello che considera il suo principale rischio, che l’America l’abbandoni. Quando Netanyahu ha paragonato Israele a Sparta, cioè a una potenza militare permanente e capace di dotarsi da sola dei mezzi per difendersi, si riferiva proprio a questo scenario. Tel Aviv, che ha come necessità assoluta il coinvolgimento attivo degli Usa, ha invece visto crescere lo scenario di un’America, intesa come élite, governo e opinione pubblica, che ne ha abbastanza del Medio Oriente. I sondaggi Usa vanno in questo senso. Questo progetto si pone al prezzo di una destabilizzazione continua del Medio Oriente. Fino a dove può arrivare l’Iran? Per l’Iran l’obiettivo è sopravvivere. Obiettivo che ritengo possibile, a meno di una guerra civile interna, su cui puntano gli israeliani, e dunque della fine dell’Iran. Che però non è un regime, ma uno Stato che ha un regime. Quindi, se si vuole cambiare il regime occorre cambiare lo Stato, affrontando le incognite conseguenti. Si continua impropriamente a parlare di Khamenei, padre e figlio, come di un dittatore, ma non è così. In Iran la guida suprema è simbolica, ha potere, ma lo condivide con una quantità di persone che fanno capo ai Guardiani della Rivoluzione. Ma se questo potere dovesse essere destrutturato, che succede? Ci troveremmo di fronte al sovvertimento dell’ordine che ancora esiste in Medio Oriente e che lo stesso Iran garantisce. [...] E dove si ferma Trump? Questo purtroppo non si è ancora capito. [...] Esiste ancora un diritto internazionale o ci sarà un nuovo equilibrio tra Stati e potenze? L’equilibrio geopolitico è possibile ed è sempre auspicabile, ma non c’entra nulla con il diritto internazionale che in realtà non è mai esistito. Oggi è ancora di più così come dimostra il discorso che il premier canadese Mark Carney ha tenuto a Davos poche settimane fa. Gli americani si sono sempre regolati con il proprio standard, e alla fine ognuno ha i suoi valori e i suoi interessi. 🔴 Per ricevere tutti gli aggiornamenti segui Giorgio Bianchi Photojournalist

  • 5 мар.57из PinoCabrasPino

    𝗣𝗥𝗜𝗠𝗔 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗥𝗢𝗟𝗟𝗔𝗡𝗢 𝗜 𝗠𝗘𝗗𝗜𝗔. 𝗣𝗢𝗜 𝗟𝗔 𝗟𝗘𝗚𝗚𝗘 Negli Stati Uniti due miliardari comprano uno dei più grandi imperi mediatici del pianeta. In Italia, quasi nello stesso momento, il Senato approva una legge che rischia di trasformare la critica a Israele in reato e pone la base per silenziare tutti i post come questo o impedire eventi. Non è un caso. Ho sottotitolato in italiano questo clamoroso video di The Grayzone che spiega cosa significa davvero l’acquisto di Warner Brothers Discovery da parte di Larry e David Ellison: un passaggio enorme nel controllo della narrazione su Israele, Gaza e il Medio Oriente. Guardatelo. Perché mentre negli USA si combatte la battaglia per il controllo dei media, definita da Bibi il Genocida come l’ottavo fronte bellico, anche in Italia si apre un fronte della stessa guerra cognitiva. Il ddl sull’“antisemitismo”, appena approvato in prima lettura al Senato, rischia di diventare uno strumento per intimidire il dissenso e silenziare le critiche alle politiche dello Stato israeliano. Una strategia sostenuta anche da politici italiani come Delrio e Gasparri, che stanno contribuendo a creare un clima normativo in cui la libertà di ricerca, di parola e di critica storica rischia di finire sotto pressione. Il video che condivido oggi aiuta a capire il contesto internazionale di questa operazione. Perché la guerra di cui parliamo non è soltanto militare. È anche una guerra per il controllo dell’informazione, dei media e del linguaggio. E quando qualcuno prova a raccontarlo, la prima cosa che si tenta di fare è… impedirgli di parlare. La tecnica è sempre la stessa: confondere l’antisemitismo – che va combattuto senza ambiguità come ogni forma di suprematismo e razzismo – con la critica politica. Prima si conquista la narrazione. Poi si prova a mettere il bavaglio. 🎥 Qui il video sottotitolato. Buona visione!

  • 5 мар.83из vn_rangeloni

    «Nessuno vuole combattere per Israele!» Un veterano americano nel corso di una seduta del Senato degli Stati Uniti ha protestato contro la guerra in Iran ripetendo che “Nessuno vuole combattere per Israele” e per questo motivo è stato trascinato a forza fuori dalla sala. Il Senato statunitense ha rigettato la proposta di limitare i poteri militari di Trump sull'operazione in Medio Oriente. https://t.me/vn_rangeloni

  • 4 мар.80из letteradamosca

    FATTI DI HORMUZ - Lo Stretto di Hormuz è l'unica rotta marittima che sbocca dal Golfo Persico all'Oceano Indiano. È una rotta fondamentale per l'esportazione di petrolio, prodotti petroliferi e gas naturale liquefatto. Qualche fatto: 🔻 Nel Golfo Persico sono bloccate 200 petroliere; 🔻 Il problema più acuto si verifica tra le petroliere molto grandi (VLCC), con 60 di queste navi oggi presenti nel Golfo Persico; 🔻 Tra gli armatori, la quota maggiore è detenuta dalla società sudcoreana Sinokor, con sei petroliere VLCC; 🔻 Lungo questo percorso transitano 20 milioni di barili al giorno di petrolio e prodotti petroliferi, ovvero il 20% del consumo mondiale; 🔻 Circa il 20% del commercio mondiale di petrolio e fino al 30% delle esportazioni di GNL dai Paesi del Golfo Persico passano attraverso Hormuz, senza percorsi alternativi per Qatar e Emirati Arabi Uniti; 🔻 Oltre l'80% del petrolio, dei prodotti petroliferi e del GNL trasportati attraverso lo Stretto sono destinati a Cina, India, Giappone e Corea del Sud.

  • 4 мар.72из vn_rangeloni

    Qatar, interrotta completamente la produzione di gas liquefatto Secondo quanto riporta la Reuters, in seguito agli attacchi iraniani alla Qatar Energy servirà almeno un mese per ripristinare la produzione di gas a pieno regime. Colpendo le strutture energetiche in tutto il Medio Oriente,l'Iran sta eseguendo il piano sviluppato dall'Ayatollah Khamenei prima della sua morte. A riferirlo è il Financial Times. Il piano è quello di sconvolgere i mercati globali ed aumentare i prezzi “nella speranza di fare pressione su Stati Uniti e Israele per fermare l'offensiva”. La fonte iraniana del quotidiano britannico afferma che Teheran “non può più attenersi alle regole del gioco” dopo che tutte le linee rosse iraniane sono state oltrepassate, in violazione di tutte le leggi internazionali. https://t.me/vn_rangeloni

  • 4 мар.761из giorgiobianchiphotojournalist

    Dopo due anni di macellazione della Palestina, ecco i bombardamenti a tappeto sull'Iran. Che l'Iran possa difendersi e infliggere danni agli aggressori è forse una consolazione psicologica, ma non cambia la sostanza. E questa sostanza è che l'Occidente, la Western Corporation, capeggiata / ricattata dagli Stati Uniti di Israele per l'ennesima volta sta sterminando in modo vigliacco gente innocente, sta infrangendo ogni legge morale ed ogni diritto formale, lo sta facendo in modo sfacciato, esibendo come unica giustificazione la propria capacità di esercitare violenza. Solo dei perfetti imbecilli, o degli ipocriti a libro paga, possono credere alle scuse di volta in volta accampate per queste stragi continue di interi popoli. Ecco, il nemico stava proprio or ora per aggredirci in modo fatale (tipo le fialette di Powell). Ohibò, la difesa dei diritti umani è in gioco (meglio una bambina morta che con il velo). Ehi, stiamo soccorrendo un popolo oppresso che ha bisogno del nostro aiuto (Iraq, Libia, Afghanistan, ecc. fanno la fila per ringraziarci). Credere di nuovo, per la millesima volta, a queste idiozie non rientra più tra le legittime possibilità di essere ingannati da una stampa cialtrona. Per credere, o sforzarsi di credere, a queste menzogne conclamate, bisogna essere degli esseri umani di scarto, bisogna essere brutta gente, bisogna essere razzisti che pensano che le vite degli "altri" valgono di meno, o non valgono niente, bisogna essere vigliacchi che temono di alzare la testa verso qualunque potere, anche infimo, perché chi non si espone viene promosso. Quando Starmer, Merz e Macron, all'indomani dell'attacco Israeloamericano fanno una dichiarazione congiunta così: "Riaffermiamo il nostro impegno per la stabilità regionale e la protezione dei civili", senza nominare neanche l'aggressore, e poche ore dopo accusano l'Iran di aver attaccato immotivatamente le basi americane nel Golfo, non c'è nessuna possibilità di richiamarsi a una giustificazione intelligibile. E' semplicemente una vergogna, l'ennesima vergogna. Come quando durante la macellazione umana di Gaza accusavano Hamas e mai, letteralmente mai, che avessero puntato il dito contro il macellaio. Come durante la pubblicazione degli Epstein files fischiettavano distratti, troppo occupati ad aprire fascicoli su "commenti antisemiti" o "famiglie nel bosco". L'Occidente è uno stupratore seriale che accusa le vittime di averle provocate con i propri cattivi costumi, le violenta, e se poi non accolgono di buon grado lo stupro, le uccide. Pensare di essere nella posizione di fare le pulci agli Ayatollah o a chiunque altro è patetico. Qualunque tradizione spirituale, fosse pure il culto della dea Kalì, è meno spregevole di quella all'interno della quale ci è capitato di vivere. Andrea Zhok 🔴 Per ricevere tutti gli aggiornamenti segui Giorgio Bianchi Photojournalist

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