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Tutti parlano dei "complottisti", nessuno si ferma invece a riflettere sui "casualisti", figure altrettanto affascinanti. "Casualista" è chi dietro i grandi eventi storici, le svolte epocali, i fatti di incidenza mondiale, sempre ravvisa una casualità fortuita... https://www.weltanschauung.info/2020/11/chi-sono-i-casualisti.html?m=1
Meduse alla centrale nucleare di Gravelines: fermati tre reattori https://share.google/uLk96Nch79jCUlbi1
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Il progetto Martello: contro il popolo e la Restoration law Progetto Martello: installazione di impianti che distruggono la natura, approvazione frettolosa il tutto in mano a israeliani… Leggi l'articolo completo su Radio28TV - La Vera Voce della Radio https://radio28tv.it/il-progetto-martello-contro-popolo-e-restoration-law/ ⭕️ISCRIVITI AI CANALI ✔️https://t.me/radio28tv 🔵https://sfero.me/spheres/ancoradiotv 🔴https://www.youtube.com/@radio28tv 🟢https://www.facebook.com/RadioR28 🫥https://odysee.com/@ancoradiotv:e 🟣https://odysee.com/@radio28tv:d 💠Newsletter: https://radio28tv.it/
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*Martedì 28 luglio* si è tenuto l'ultimo appuntamento con “La letteratura russa dell’Ottocento tra prosa e poesia: da Puškin a Čekhov” organizzato da Ritmo e Parola con il prof. Sergio Mazzanti. Abbiamo parlato del dibattito critico-filosofico degli anni 1830 (Belinskij e Čaadaev) per poi dedicarci alla lettura del primo capitolo del romanzo in versi di A.S. Puškin "Evgenij Onegin". Ci rivedremo a settembre per proseguire il nostro percorso con Gogol', Turgenev, Tolstoj, Dostoevskij e tanti altri. Se vuoi ricevere questa lezione e/o quelle precedenti scrivi qui sotto o a info@ritmoeparola.it. Questi incontri vivono grazie al tuo contributo: *fai un'offerta su PayPal* (info@ritmoeparola.it)
https://youtu.be/N_w7B9NfDhk?si=JgEyD6Xe_-dcJjYv
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Winter e altri “criminali”: l’Italia non può arrestarli di Stefania Maurizi - Il Fatto Quotidiano Sul generale israeliano accusato di istigazione al genocidio in vacanza: “Manca il decreto attuativo della Cpi” I cittadini stranieri che all’estero si macchiano dei crimini più efferati come i crimini di guerra, contro l’umanità e di genocidio, possono dormire sonni tranquilli quando viaggiano in Italia, perché a 24 anni dall’entrata in vigore dello Statuto di Roma, nel 2002, che istituì la Corte Penale Internazionale (Cpi) per indagare e punire quelle atrocità, l’Italia non si è ancora dotata di un codice dei crimini internazionali in attuazione dello Statuto e nel marzo del 2023 il governo Meloni affossò il codice elaborato dalla Commissione presieduta dai professori Francesco Palazzo e Fausto Pocar. E da allora è lettera morta. “L’Italia è il fanalino di coda in Europa, se non nel mondo, visto che la stragrande maggioranza dei paesi membri della Cpi hanno un loro codice in attuazione”, spiega al Fatto Luigi Daniele, professore associato di Diritto internazionale all’Università del Molise. A riportare in questi giorni all’attenzione il grave vulnus è la vicenda del generale israeliano Ofer Winter, ex comandante della Brigata Givati, che nel marzo scorso è stato denunciato dalla Hind Rajab Foundation (Hrf) per presunti crimini di guerra e istigazione al genocidio. La fondazione aveva ragione di credere che il generale fosse prossimo a soggiornare in un hotel in Italia, scattò una denuncia della Hrf contro Winter e un’interrogazione parlamentare della deputata 5S, Stefania Ascari. Cinque mesi dopo quell’interrogazione, il ministero della Giustizia ha risposto ad Ascari che, dai controlli effettuati, il generale Winter non risultava soggiornare nell’hotel. Ma se anche fosse stato presente sul suolo italiano, la Procura di Roma ha ritenuto di non avere giurisdizione sul caso, considerando “l’assenza nell’ordinamento italiano di un autonomo codice dei crimini internazionali adottato in attuazione dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale”. Per i crimini indagati e giudicati dalla Cpi, come spiega il professor Daniele, tutta l’esperienza recente della giustizia penale internazionale immagina che la Corte agisca nei confronti dei maggiori responsabili, come nel caso del mandato di arresto emesso contro il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu. Per i sospettati di rango inferiore che attraversino il territorio di un paese membro della Cpi esiste un obbligo di agire al fine di non rappresentare un porto sicuro per individui sospettati di quei crimini. Francia, Spagna, Germania e quasi tutti i paesi membri hanno una legislazione ad hoc. Paradossalmente l’Italia, da cui prende il nome lo Statuto, no. Ripetute inchieste del Fatto hanno documentato la presenza di soldati israeliani in viaggio in Italia per decompressione psicologica. Nel luglio scorso la Hrf ha denunciato un altro cittadino israeliano che ha prestato servizio a Gaza: Arik Ben Asulin, allora in Italia. Parliamo di soldati che hanno combattuto durante un genocidio che ha portato all’uccisione di almeno 20mila bambini. La professoressa Chantal Meloni dell’Università di Milano era parte della Commissione di giuristi Palazzo e Pocar che su iniziativa dell’allora ministra della Giustizia Marta Cartabia (governo Draghi) aveva creato il codice poi affossato da Meloni. “A fronte della crescente commissione di crimini di guerra, crimini contro l’umanità, genocidi e aggressioni, ogni Stato deve fare la sua parte”, dice al Fatto. “È preoccupante osservare che questa non pare essere una priorità in Italia e che, anzi, ci sono evidenti spinte in senso contrario, motivate forse anche dalla preoccupazione di sottrarre al controllo giurisdizionale alcune azioni del governo, ad esempio in materia di politiche di contrasto all’immigrazione”. 🔴 Per ricevere tutti gli aggiornamenti segui Giorgio Bianchi Photojournalist
https://www.isdenews.it/degrado-dellecosistema-del-lago-di-vico/
Paolo Puccetti su FB: Avrebbero potuto starsene zitti. Che titolo avevano a parlare? Durante la pandemia, una parte dello spettacolo italiano ha dato prova di una presunzione quasi oscena. Cantanti, attori, presentatori e celebrità assortite hanno smesso per un momento di intrattenere il pubblico e hanno preteso di educarlo: alla medicina, alla scienza, al senso civico, perfino alla decenza morale. Non possedevano competenze particolari. Non avevano studiato epidemiologia, farmacologia, statistica medica o sanità pubblica. La loro opinione, nel merito, valeva esattamente quella di qualunque uomo della strada. Ma disponevano di telecamere, milioni di seguaci e del privilegio di non essere quasi mai contraddetti. È bastato questo perché scambiassero la visibilità per autorevolezza e l’applauso per una laurea. Avrebbero potuto dire: non so. Avrebbero potuto limitarsi a riferire la scelta personale, riconoscendo la complessità, l’incertezza e la legittimità delle domande. Avrebbero potuto esercitare quella prudenza che si pretendeva dagli altri. Hanno invece scelto il pulpito, il ditino alzato e il disprezzo. Hanno sostenuto restrizioni, obblighi e campagne vaccinali non come cittadini fra cittadini, ma come sacerdoti di una nuova rispettabilità pubblica. Hanno distribuito patenti di responsabilità, separato i buoni dai cattivi, gli illuminati dagli ignoranti, i degni dagli indegni. E lo hanno fatto con la leggerezza morale di chi non rischia nulla: nessuna responsabilità clinica, nessun obbligo di dimostrazione, nessuna conseguenza per gli errori, nessuna riparazione per gli insulti. Questa è la parte più indecente. Non l’aver espresso un’opinione, diritto che appartiene a tutti, ma l’aver usato la propria fama per umiliare chi ne aveva una diversa; l’aver trasformato una posizione comune, spesso ripetuta per conformismo, in una prova di superiorità etica; l’aver partecipato con entusiasmo alla degradazione dell’avversario, sapendo che il coro dominante li avrebbe protetti. Molti di loro non hanno spiegato nulla, perché non erano in grado di farlo. Hanno recitato slogan. Non hanno argomentato, hanno intimidito. Non hanno favorito la fiducia, hanno preteso obbedienza. E, soprattutto, hanno confuso la virtù con l’allineamento: essere dalla parte approvata, al momento approvato, con le parole approvate. C’è una forma di viltà particolarmente ripugnante nel colpire chi è già isolato, nel deridere chi non ha accesso ai grandi mezzi di comunicazione, nel mostrarsi inflessibili quando il potere, i giornali, le televisioni e il proprio ambiente sociale garantiscono che non si pagherà alcun prezzo. Non fu coraggio civile. Fu conformismo premiato, esibito come eroismo. E oggi, di quelle certezze urlate, dei toni inquisitori, delle semplificazioni brutali, resta soprattutto il silenzio. Poche ammissioni, quasi nessuna autocritica, nessuna vergogna visibile. Chi pretendeva responsabilità universale non sembra avvertire la responsabilità delle proprie parole. Avrebbero potuto starsene zitti. Non perché un artista debba rinunciare alla cittadinanza, ma perché chi non sa dovrebbe almeno conoscere il limite della propria ignoranza. E perché, quando si usa il prestigio per schiacciare il dubbio e umiliare le persone, non si sta difendendo la scienza: si sta soltanto mettendo la propria vanità al servizio del potere. Il loro peccato non fu l’errore. L’errore è umano. Fu la superbia: parlare senza sapere, giudicare senza comprendere, condannare senza assumersi alcuna responsabilità. E farlo con quella sicurezza tronfia che appartiene a chi, pur non avendo alcun titolo, non dubita mai di meritare il microfono.
Il numero di minori palestinesi detenuti da Israele in regime di detenzione amministrativa è quasi raddoppiato nell'arco di poco più di un anno. Lo riporta il Times of Israel, citando dati del Servizio carcerario israeliano ottenuti dall'organizzazione Parents Against Child Detention, i minori sottoposti a questa misura sono passati da 103 nel gennaio 2025 a 191 nel marzo 2026. I dati mostrano anche un forte aumento dei minori trattenuti per oltre un anno: erano sei nel marzo 2025, sono diventati cinquanta dodici mesi dopo. Cresciuto in parallelo anche il peso della detenzione amministrativa sul totale dei minori palestinesi detenuti: all'inizio del 2025 rappresentavano circa un terzo del totale, mentre nel marzo 2026 sfioravano la metà. 🔴 Per ricevere tutti gli aggiornamenti segui Giorgio Bianchi Photojournalist
L'Ufficio stampa dei prigionieri palestinesi ha segnalato che il dottor Hussam Abu Safiya ha subito fratture alle costole in seguito a violente aggressioni nel carcere israeliano di Rakevet. Secondo la dichiarazione, il medico prigioniero è stato sottoposto alla più violenta aggressione dal suo arresto con fratture alla gabbia toracica e un continuo peggioramento delle sue condizioni di salute. L'ufficio ha aggiunto che il 27 luglio 2026 è stato il giorno più difficile dall’arresto del medico di Gaza in quanto è stato sottoposto a torture e gravi percosse. Il direttore dell’ospedale Kamal Adwan nel nord di Gaza è detenuto da Israele dal dicembre 2024 senza alcuna accusa formale. Da quando è stato trasferito nel carcere di Ketziot, nel deserto del Negev, al suo avvocato è stato vietato di visitarlo per oltre due mesi e ha subito ripetute percosse ed è stato sottoposto a periodi di isolamento. Il pediatra simbolo del genocidio di Gaza sta morendo nelle carceri israeliane. #freeabusafiya #gazagenocide
https://youtu.be/13eCkRWxznk?si=V6KVVo2NaEWT9MHE
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