Ariel Shimona Edith "Sono Sionista"
СтатистикаSono ebrea. Scrivo, ricerco e studio. Amo mio marito, la mia famiglia, Israele e il Veneto. https://arielshimonaedith.wixsite.com/ariel/sono-sionista https://spreaker.onelink.me/A4NZ/pdv2hdg7 https://www.facebook.com/share/198feqLrAF/
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🇮🇱 ISRAEL — Gianni Morandi, 1967 Ci sono canzoni che il tempo non cancella: le ascolti dopo decenni e scopri che avevano dentro molto più di quanto sembrasse. “Israel”, cantata da Gianni Morandi nel 1967, è una di queste. Testo di Franco Migliacci, musica di Bruno Zambrini e Ruggero Cini. Una canzone pubblicata dalla RCA in un anno decisivo: la Guerra dei Sei Giorni si è appena conclusa e il brano compare nelle classifiche italiane proprio all'inizio di ottobre, il 7 ottobre 1967. Non sappiamo se gli autori abbiano scritto Israel come risposta a quella guerra, e non sarebbe corretto attribuire loro un'intenzione che non è documentata. Ma la cronologia, e soprattutto le parole, meritano di essere ascoltate. Il protagonista viene “di là dai monti, di là dal mare”. Ha perso i fiori della propria pianta, ma ha salvato ciò che può permettere alla vita di ricominciare: i semi. Li porta con sé. E gli basta la sabbia. Da quella terra apparentemente arida possono tornare a nascere piante e fiori. Poi il testo racconta il dolore: il fuoco chiesto per scaldarsi diventa fuoco che brucia; il pane chiesto per la fame diventa ferro. Eppure la risposta non è il lamento. È la preghiera. E infine la speranza: un giorno anche “chi non ti ha amato mai” potrà impara ad amarti. È una poesia semplice, ma costruita con una precisione sorprendente. Racconta Israele attraverso la vita che ritorna. Non attraverso un'idea astratta, ma attraverso immagini concrete: Terra. Sabbia. Semi. Piante. Fiori. Ed è proprio questo che oggi colpisce di più. Nel 1967, pochi mesi dopo la Guerra dei Sei Giorni, un giovane Gianni Morandi cantava all'Italia una canzone chiamata semplicemente Israel. Quando in italia esistevano ancora artisti degni d'essere definiti tali. E dentro quella canzone c'era un'immagine bellissima: ciò che è stato disperso può tornare alla terra; ciò che è stato spezzato può ricominciare; e un seme, anche quando tutto sembra perduto, contiene ancora il futuro. 🇮🇱 Israel. Una piccola canzone del 1967. Una grande immagine di rinascita. Quasi una profezia che vediamo avverata. AM YISRAEL CHAI 🇮🇱🙏🩵🇮🇱🙏🩵 Preciso che, dalle ricerche effettuate, non risultano dichiarazioni documentate con cui Gianni Morandi o gli autori abbiano rinnegato la canzone “Israel” o preso le distanze dal suo contenuto. https://youtu.be/cxqCgGxLSuY?is=kfCu3Gha-kHknte0
🇮🇱 AGGIORNAMENTO — MALI E LIEL YAHALOMI Mali, 50 anni, e sua figlia Liel, 23 anni, non sono ancora state ritrovate. Le indagini proseguono in Austria e in Israele. Lahav 433 ha preso in carico l'inchiesta ed è stato imposto un ordine di silenzio sui dettagli, fino al 13 settembre. Per ora nessuna spiegazione è stata confermata. Continuiamo a pregare perché siano vive, al sicuro e possano tornare presto a casa. 🙏🇮🇱 Fonte:Times of Israel https://www.timesofisrael.com/liveblog_entry/gag-order-placed-on-all-details-of-probe-into-disappearance-of-israeli-mother-daughter-in-vienna/
💔 Solidarietà e azione: Israele al fianco della Colombia Il bilancio del devastante terremoto di magnitudo 7.4 che ha colpito la Colombia continua a salire: si contano purtroppo 265 vittime, oltre 3.400 feriti e 496 persone ancora disperse tra le macerie. In queste ore drammatiche, mentre molte nazioni rimangono a guardare o tardano a muoversi, Israele è stato tra i primissimi paesi a rispondere alla chiamata d'aiuto, inviando squadre di soccorso e aiuti umanitari. Un gesto che dimostra, ancora una volta, l'essenza dello Stato ebraico: un Paese costantemente sotto minaccia e in guerra per la propria sopravvivenza che, senza esitazione, tende la mano a chi soffre dall'altra parte del mondo. Dove c'è bisogno di salvare vite, Israele c'è. Ci stringiamo con profonda empatia e rispetto al dolore del popolo colombiano. 🇨🇴🇮🇱 Foto: Reuters #SonoSionista #Colombia #Israel #Solidarietà #TikkunOlam
🇮🇱 AGGIORNAMENTO — MALI E LIEL YAHALOMI Le ricerche di Mali Yahalomi, 50 anni, e di sua figlia Liel, 23 anni, scomparse a Vienna, continuano senza che sia stata ancora trovata una pista concreta. Le due hanno lasciato l'alloggio portando con sé i propri effetti personali. I loro telefoni sono stati localizzati per l'ultima volta nell'area della stazione ferroviaria di Vienna, intorno alle 9:30 di sabato 8 agosto. Non si sono poi presentate al volo da Praga con cui avrebbero dovuto rientrare in Israele. La vicenda è ora seguita anche dalla Landeskriminalamt Wien, la principale unità investigativa della polizia viennese. Al momento, però, la polizia austriaca comunica che non vi sono indicazioni di un atto criminale. La famiglia è profondamente preoccupata e teme anche un possibile movente nazionalistico, ma questa ipotesi non è stata confermata dalle autorità. Mali e Liel non sono ancora state ritrovate. Preghiamo perché siano vive, al sicuro e possano tornare presto a casa. השם ישמור עליהן — Che il Santo, Benedetto Egli sia, le protegga. 🙏🇮🇱
⚠️ VIENNA — DUE ISRAELIANE SCOMPARSE Mali Yahalomi, 50 anni, e sua figlia Liel, 23 anni, sono scomparse a Vienna. L’ultimo contatto risale al 7 agosto. Non si sono presentate al volo con cui avrebbero dovuto rientrare in Israele. Le ricerche sono in corso. Preghiamo per loro e per il loro ritorno a casa. 🙏 🇮🇱 Fonte aggiornata https://www.israelnationalnews.com/news/431564?utm_source=chatgpt.com
"Da giorni viene rilanciata, anche sulle pagine di Avvenire, la proposta di candidare i bambini di Gaza al Premio Nobel per la Pace. L'appello, promosso dal filosofo Eugenio Mazzarella, viene presentato come un gesto universale, capace di trasformare la sofferenza dell'infanzia palestinese in un simbolo di pace. Ma io non riesco ad accettare questa narrazione." → Approfondisci sul sito https://arielshimonaedith.wixsite.com/ariel/post/nobel-ai-bambini-di-gaza-definiamo-prima-bambini
🇨🇴🇮🇱 SVOLTA STORICA: LA COLOMBIA RICONOSCE LA SOVRANITÀ ISRAELIANA SUL GOLAN! Un passaggio diplomatico straordinario: la Colombia è il secondo Paese al mondo — dopo gli Stati Uniti — a riconoscere ufficialmente la sovranità d'Israele sulle Alture del Golan. La motivazione da parte di Bogotá è chiara, pragmatica e fondata sulla realtà geopolitica: la stabilità del Medio Oriente e l’importanza strategica irrinunciabile del Golan per la difesa di Israele contro le minacce esterne e il terrorismo. "Ringrazio la Colombia per questa decisione storica. Continuerò a lavorare affinché altri Paesi seguano questo esempio e riconoscano la sovranità israeliana sul Golan." Ha dichiarato Gideon Sa’ar, Ministro degli Esteri israeliano 📍 Perché è un fatto cruciale? Verità e Sicurezza: Le Alture del Golan non sono un "territorio conteso" astratto, ma un bastione vitale senza il quale il nord di Israele sarebbe costantemente sotto il tiro dei missili vicini. Nuove alleanze: Il diritto di Israele alla propria difesa e all'integrità dei suoi confini trova riscontro formale anche in America Latina. L'effetto domino: Ogni riconoscimento abbatte la narrazione d'isolamento e apre la strada ad altri governi determinati a stare dalla parte della realtà e della sicurezza. Un segnale di amicizia solida e di visione strategica che merita di essere celebrato. 💙🇮🇱 #SonoSionista #GolanHeights #Israel #Colombia #DiplomaziaUfficiale@ArielShimonaEdithP Ufficiale
🇮🇱UNA NUOVA ALLEANZA MUSULMANA. ISRAELE NON PUÒ IGNORARLA. E nemmeno deve averne paura. Arabia Saudita, Turchia e Pakistan hanno firmato un accordo di difesa collettiva: un attacco contro uno dei tre Paesi sarà considerato un attacco contro tutti. Tre Paesi. Tre eserciti. Tre visioni strategiche diverse. 🇸🇦 L'Arabia Saudita: denaro, petrolio, influenza e una posizione decisiva nel Golfo. 🇹🇷 La Turchia: una grande potenza militare regionale, droni, industria della difesa e le ambizioni sempre più evidenti di Erdoğan di guidare il mondo musulmano. 🇵🇰 Il Pakistan: un enorme esercito, missili e soprattutto armi nucleari Qualcuno lo chiama già una “NATO musulmana”. Tecnicamente è ancora presto per definirla così: non conosciamo tutti i meccanismi attraverso i quali l'accordo verrebbe applicato in caso di guerra. Ma sarebbe altrettanto ingenuo liquidarlo come semplice diplomazia. Perché c'è un dettaglio che Israele deve ascoltare attentamente. Il ministro della Difesa pakistano Khawaja Asif, subito dopo la firma, ha parlato della necessità di un “fronte militare unito” contro Israele, definendo lo Stato ebraico una minaccia per il mondo musulmano. Quindi no. Non possiamo dire che questo accordo sia stato creato per attaccare Israele. Ma possiamo dire una cosa molto più seria: Israele non può considerarlo neutrale. E qui arriviamo al punto. Riyadh sta costruendo le proprie garanzie di sicurezza. Non vuole dipendere da un solo protettore. Cerca Washington, ma contemporaneamente rafforza i rapporti con Ankara e Islamabad. E Israele deve guardare questa partita con gli occhi aperti. Perché la domanda non è soltanto: “Chi è nostro nemico oggi?” La domanda è: “Chi sta costruendo il Medio Oriente di domani?” Se Turchia e Pakistan aumenteranno la loro influenza strategica sull'Arabia Saudita, Israele dovrà chiedersi quale prezzo potrebbe avere questa nuova geometria regionale. E c'è un'altra cosa che non dobbiamo dimenticare. 🇮🇱 Israele non può permettersi il lusso dell'ingenuità. Dobbiamo conoscere i nostri nemici. Dobbiamo studiare le loro alleanze. Dobbiamo capire i loro interessi. Dobbiamo anticipare le loro mosse. Dobbiamo essere militarmente forti. Dobbiamo costruire alleanze. Dobbiamo proteggere il nostro popolo. Non perché confidiamo negli uomini. Ma perché non siamo autorizzati a essere ciechi davanti alle mosse degli uomini. La Torah non ci insegna a vivere nell'ingenuità. Ci insegna a discernere. A ricordare. A vigilare. A prepararci. Ma dopo aver fatto tutto ciò che è nelle nostre possibilità, dobbiamo ricordare una verità ancora più grande. La nostra forza non viene da Washington. Tanto meno da Riyadh. O da Ankara. O da Islamabad. E nemmeno viene dai nostri carri armati, dai nostri F-35 o dai nostri sistemi antimissile. Queste sono le nostre responsabilità. Sono gli strumenti che dobbiamo saper usare. Ma la fonte ultima della nostra forza è una sola. ✡️ Hashem. “אִם ה׳ לֹא יִשְׁמָר עִיר — שָׁוְא שָׁקַד שׁוֹמֵר” “Se Hashem non custodisce la città, invano veglia la sentinella.” (Salmo 127:1) Questo non significa stare fermi. Significa l'esatto contrario. Vegliare. Prepararsi. Combattere quando necessario. Difendere il nostro popolo. Costruire la nostra forza. E contemporaneamente sapere da Chi dipende davvero la nostra vittoria. Gli uomini fanno piani. I governi costruiscono alleanze. Gli eserciti si preparano. Le potenze cambiano schieramento. Noi dobbiamo osservare tutto questo con lucidità. Senza paura. Senza arroganza. Senza illusioni. Perché sappiamo una cosa che nessuna analisi geopolitica può cambiare: 🇮🇱 Am Yisrael Chai. E la nostra sicurezza ultima non è nelle mani dei potenti della Terra. È nelle mani di Hashem. #SonoSionista #AmYisraelChai #Israele #Israel #Hashem #Sionismo #ArabiaSaudita #Turchia #Pakistan #MedioOriente #Iran #IDF
Il Ministro dell'Energia israeliano Eli Cohen: Entro quattro anni, la minaccia iraniana allo Stretto di Hormuz e la minaccia degli Houthi nello Stretto di Bab el-Mandeb non saranno più rilevanti. Cohen: Stiamo lavorando per garantire che entro tre o quattro anni, la minaccia iraniana allo Stretto di Hormuz e la minaccia degli Houthi nello Stretto di Bab el-Mandeb non saranno più rilevanti. Se guardate la mappa, è possibile costruire un corridoio terrestre dall'Arabia Saudita, dagli Emirati Arabi Uniti, dal Bahrein e dal Kuwait al Mediterraneo e poi all'Europa, e stiamo lavorando per garantire che questo percorso passi attraverso Israele. Questa settimana ho parlato anche con il mio omologo, il Ministro dell'Energia greco, per utilizzare tutti gli strumenti a nostra disposizione, insieme agli Stati Uniti, per garantire che il corridoio passi attraverso Israele. La Turchia vuole che il percorso passi attraverso il suo territorio, e forse anche l'Egitto.🤔
🕍 Un grande Kiddush Hashem: 25 soldati indossano i tefillin ogni giorno Nel caldo torrido al confine di Gaza, 25 paracadutisti si sono schierati e hanno preso una decisione silenziosa ma significativa: indossare i tefillin ogni singolo giorno, senza voti, senza condizioni, semplicemente perché lo desideravano. Ad attenderli c'erano 25 paia di tefillin mehudar, forniti da Aid for the Soldier, un'organizzazione di Kfar Chabad, e un regalo per il Bar Mitzvah della famiglia Naalkin negli Stati Uniti. Venticinque soldati, una mitzvah, tutti insieme. Un vero Kiddush Hashem. 🇮🇱🙏🩵🇮🇱🙏🩵🇮🇱🙏🩵🇮🇱
Non è “guardate”. È guarda. Tu. Non puoi più nasconderti nel “voi”. Non puoi più aspettare di capire tutto. Non puoi più rimandare. Perché puoi vedere tutto… e non scegliere. E quella è già una scelta. Re’eh non ti chiede di essere sicuro. Ti chiede di essere responsabile. Di quello che vedi. Di quello che eviti di vedere. Di quello che sai già… e non vuoi toccare. Puoi volare alto. Capire tutto. Prendere distanza. E restare vuoto. Perché non ogni volo nutre. Elul è questo punto preciso: non scappare, non perfezionarti, non spiegarti. Scegliere. Aprire la mano. Lasciare andare. Entrare nella tua vita davvero. Io oggi sto scegliendo. Non perfettamente. Non senza paura. Ma senza nascondermi più. E tu? → Ascolta la puntata https://open.spotify.com/episode/6NwsP0J3ldyd7Ylk04BJHh?si=n-LhXSw1SMaHwccbSP8Vfw&utm_source=copy-link&sci=spotify%3Acard-config%3A0QNxl1A0IYsuKCP7ayPPto → Leggi l’articolo completo https://arielshimonaedith.wixsite.com/ariel/post/parashat-re-eh-salire-e-tornare #Torah #ParashatReeh #Reeh #Ebraismo #Elul #Teshuvà #Scelta #Libertà #Mitzvot #CrescitaSpirituale #SonoSionista #TorahViva@ArielShimonaEdithP
🔥 1391 — quando la Spagna decide che l’ebreo può sparire Non è iniziato con l’Inquisizione. Non è iniziato con il 1492. È iniziato prima. Nel 1391, nelle città di Spagna, la scelta imposta agli ebrei era semplice: 👉 conversione o morte. A Siviglia, Barcellona, Toledo — non è stato caos. È stato permesso. Spinto. Giustificato. Da predicazione religiosa. Da odio sociale. Da un sistema che aveva bisogno di un bersaglio. Non raccontiamocelo in modo rassicurante. Questo non può essere giustificato con il “contesto storico”. È stato antigiudaismo cristiano radicato, che ha descritto e nutrito per secoli l’idea dell’ebreo come problema. Paradossalmente il punto più profondo non è la distruzione. È ciò che viene dopo. Dopo il 1391 nascono: gli anusim la frattura identitaria il sospetto permanente E da lì, inevitabile: 👉 Inquisizione 👉 Espulsione del 1492 Ma la storia ebraica non si chiude lì. Non si chiude mai lì. Dall'espulsione dalla Spagna riusciranno a far nascere: lo studio della Kabbalah che si espande Tzfat che fiorisce una nuova geografia spirituale una memoria che non si spezza E questo è il punto che molti non capiscono. L’odio distrugge. 👉 Israele, il popolo ebraico, trasforma. Oggi qualcuno parla di “ostilità spagnola verso Israele” come se fosse politica. Non è solo politica. È memoria lunga. È struttura culturale. È qualcosa che viene da lontano. עם ישראל חי Non è uno slogan. È realtà storica. Da ogni espulsione nasce radicamento. Da ogni frattura nasce profondità. Non siamo sopravvissuti. Israele non si piange addosso, ricorda con fedeltà e per ricordare va avanti. Non siamo sopravvissuti. Abbiamo trasformato, creato, generato. 🇮🇱🙏🩵🇮🇱🙏🩵
ברצלונה. רחוב הקהל. אבנים מדברות. Qui c’era vita ebraica. Qui restano pietre riutilizzate nei muri. Nel 1391 non è stata solo violenza. È stato un passaggio: dalla presenza… alla cancellazione. 👉 Nel post sotto: cosa è accaduto e cosa ha generato
La strada per il successo inizia da come reagisci. La distanza è la risposta alla mancanza di rispetto. Non discutere, non reagire, non alimentare drammi. Allontanati. Proteggi la tua pace: non ogni battaglia merita la tua energia. Conserva le forze per la verità e la giustizia: sono le uniche battaglie che vale combattere.
📜 I DATI CHE SMONTANO LA NARRAZIONE: RFK Jr. SUL REALE CONTESTO MEDIOORIENTALE In un'intervista rilasciata a Fox News (Jesse Watters Primetime, 18 dicembre 2023), Robert F. Kennedy Jr. ha affrontato uno dei temi più strumentalizzati del dibattito pubblico: l'accusa di "genocidio" rivolta a Israele. RFK Jr. pone l'attenzione sulla realtà demografica storica del Medio Oriente: 📌 La pulizia etnica degli ebrei nei paesi arabi: 1948: Circa 1.000.000 di ebrei vivevano nei paesi arabi del Medio Oriente. Oggi: Ne rimangono appena 15.000. 📌 Il declino delle minoranze cristiane nel mondo arabo/islamico: La presenza cristiana nella regione è passata dal 20% al 5%. A Gaza, la comunità cristiana si è ridotta dell'80% negli ultimi dieci anni. In paesi come la Giordania o nei territori di Gaza, la presenza ebraica è pari a zero. 📌 La realtà all'interno di Israele: 1948: In Israele risiedevano circa 150.000 arabi palestinesi. Oggi: Gli arabi israeliani sono quasi 2 milioni, rappresentando il 20% della popolazione totale del Paese, con pieni diritti civili e politici. 💬 «Se Israele volesse commettere un genocidio contro i palestinesi, potrebbe farlo in un minuto. Sta facendo l'opposto. Se volete vedere dove sta avvenendo un vero genocidio [culturale ed etnico], non è in Israele, ma nelle nazioni attorno ad esso.» 💡 Riflessione I numeri non mentono. Mentre l'unica democrazia del Medio Oriente garantisce la crescita e la rappresentanza delle proprie minoranze arabe, nel resto della regione le minoranze ebraiche e cristiane sono state sistematicamente cancellate o costrette alla fuga. Ribaltare i fatti per accusare Israele non è critica politica, ma una palese distorsione della storia. 📌 Una posizione di principio confermata nel tempo: Le dichiarazioni di RFK Jr. non si limitano a quell'intervista: nel corso della sua campagna ha continuato a definire Israele una "nazione morale" costretta a difendersi da un'aggressione, evidenziando come i veri ostacoli alla pace risiedano nel rifiuto di Hamas di coesistere e nella persecuzione delle minoranze operata dai regimi autoritari della regione. 🇮🇱 #Israele #Verità #MedioOriente #RFKJr #SonoSionista
🇮🇱 RFK Jr. smonta la narrazione sul "genocidio" in Medio Oriente. Dati demografici alla mano, Robert F. Kennedy Jr. (intervistato su Fox News) spiega la reale situazione delle minoranze nella regione e perché le accuse mosse contro Israele ribaltano la realtà dei fatti. (Non è recentissima ma vale la pena ricordarla.)😊 🔗 Leggi l'analisi completa e la trascrizione tradotta nel post sottostante! 👇
Non è nostalgia. È responsabilità. Il 9 di Av non è solo distruzione. È גם זיכרון — memoria che obbliga. 141 anni fa se ne andava Sir Moses Montefiore. 101 anni. Non solo una vita lunga, una vita piena e generosa. Per decenni ha attraversato il mondo per gli ebrei: inermi, perseguitati, dimenticati. Non osservava da lontano, era parte, agiva. E accanto a lui — Judith. Non figura secondaria. Radice. I suoi diari sono ciò che oggi ci permette di ricordare davvero. Ashkenazita e sefardita. Due mondi che diventano אחד. Non teoria. Vita. Nell’immagine lo vediamo così: anziano, seduto… e rivolto verso di lei. Oltre l'amore. Alleanza che continua oltre il tempo. Montefiore si fermò a 90 anni dall’attività pubblica. Ma non si fermò davvero: costruì continuità. Gerusalemme porta il suo nome ancora oggi non solo onore, traccia viva. E la domanda resta: Se lui, a 80, 90, 100 anni, diceva “Chi, se non io?” — noi oggi come rispondiamo? Serve presenza, sempre. זכור