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Giovani di Parola

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  • 13 авг.1 0007

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  • 12 авг.1 0657

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  • 12 авг.1 0849

    Giovedì 13 Agosto 2026 Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 18,21-19,1) In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello». Terminati questi discorsi, Gesù lasciò la Galilea e andò nella regione della Giudea, al di là del Giordano. Parola del Signore. Oggi vi proponiamo un esercizio. Pensate alle persone che vi hanno offeso in qualche momento della vostra vita. Se c'è qualcuno che non siete riusciti a perdonare, tanto meglio. Riflettete sul motivo per cui non ci siete riusciti. Successivamente, vi invito a pensare a qualcuno che voi avete offeso. Considerate se quella persona vi abbia perdonato – o meno – e se voi abbiate chiesto perdono. Riflettete sui sentimenti che emergono ricordando l'accaduto. Ora, pensate a ciò che potrebbe avervi allontanato dal vostro cammino di fede o dalla relazione con Dio. E – se l'avete vissuta – riflettete su come vi siete sentiti dopo la riconciliazione, in cui avete riconosciuto le vostre mancanze davanti a Dio e chiesto perdono. I torti commessi contro Dio erano forse peggiori dei torti subiti da voi? Riguardo alla pace interiore provata dopo la confessione o dopo aver chiesto perdono a qualcuno che avete ferito: non sarebbe giusto che anche coloro che non avete perdonato potessero sperimentare quella stessa pace? Il Vangelo di oggi ci ricorda che non importa cosa gli altri ci abbiano fatto: c'è sempre una porta aperta al perdono. Se Dio ci perdona assolutamente tutto – basta guardare a come perdona il servo debitore nella parabola – non dovremmo perdonare anche noi? A volte, la migliore testimonianza cristiana che possiamo offrire non è fare volontariato o condividere con gli altri, ma essere misericordiosi, proprio come lo è il Padre Celeste. Il mondo sarebbe un posto migliore se la legge che regola le nostre relazioni fosse la legge della misericordia. Se Don Bosco non fosse stato misericordioso, molti giovani non avrebbero mai incontrato Cristo a Valdocco.

  • 11 авг.1 1167

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  • 11 авг.1 1358

    MERCOLEDÌ 12 AGOSTO Dal Vangelo secondo Matteo Mt 18,15-20 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro». Parola del Signore Quando qualcuno mi ferisce, la reazione più spontanea è prendere le distanze, chiudere il dialogo o aspettare che sia l'altro a fare il primo passo. Gesù, invece, mi invita ad avere il coraggio di cercare l'incontro. Lo scopo non è dimostrare chi ha ragione, ma guadagnare un fratello. La relazione vale più dell'orgoglio, e la correzione fraterna nasce dall'amore, non dal giudizio. Anche quando sembra difficile ricucire una ferita, Gesù non mi lascia solo. Mi ricorda che ogni volta che due o tre persone si ritrovano nel Suo nome, Lui è realmente presente. Questo significa che, quando scelgo il dialogo, il perdono e la riconciliazione, non sto agendo solo con le mie forze: Cristo è in mezzo a noi e rende possibile ciò che da soli non riusciremmo a fare. Ogni riconciliazione è una vittoria dell'amore di Dio, perché nessun fratello è un avversario da sconfiggere, ma una persona da ritrovare. C'è qualcuno con cui il Signore mi sta chiedendo di ricostruire un rapporto invece di alimentare la distanza? Quando vivo un conflitto, cerco davvero la riconciliazione o solo di avere l'ultima parola?

  • 10 авг.1 2937

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  • 10 авг.1 3217

    MARTEDÌ 11 AGOSTO Dal Vangelo secondo Matteo Mt 18,1-5.10.12-1 In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?». Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me. Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli. Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita? In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda». Parola del Signore Istintivamente penso che essere grandi significhi contare, essere riconosciuti, dimostrare il proprio valore. Gesù, invece, capovolge questa logica e mi indica un bambino. Essere piccoli non significa essere deboli o immaturi, ma vivere con un cuore capace di fidarsi, di lasciarsi guidare e di riconoscere che senza Dio non posso bastare a me stesso. La vera grandezza non nasce da ciò che riesco a conquistare, ma dall'umiltà con cui mi affido al Signore. È proprio quando smetto di mettermi al centro che Dio può operare davvero nella mia vita. In quali situazioni faccio più fatica a vivere con umiltà e fiducia davanti a Dio? Cerco la grandezza agli occhi degli altri o quella che nasce da un cuore che si affida al Signore?

  • 9 авг.1 3457

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  • 9 авг.1 3597

    LUNEDÌ 10 AGOSTO Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 12,24-26 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà». Parola del Signore Seguire Gesù significa imparare a mettere Lui al centro, non me stesso. Finché resto aggrappato alle mie sicurezze, ai miei progetti o al bisogno di avere tutto sotto controllo, rischio di vivere una vita piena solo in apparenza. Il Vangelo mi ricorda che ciò che viene donato per amore non va perduto, ma acquista un valore eterno. Servire Cristo non significa semplicemente fare del bene agli altri. Significa camminare dietro a Lui, lasciando che sia il Suo modo di amare, perdonare e donarsi a guidare le mie scelte. Il servizio diventa autentico quando nasce dall'incontro con Gesù e non dal desiderio di essere visto o riconosciuto. Ogni giorno sono chiamato a scegliere: vivere per conservare ciò che è mio o fidarmi di Dio e scoprire che il dono di sé è la strada che conduce alla vera pienezza. A cosa sono ancora troppo attaccato da non riuscire ad affidarlo a Dio? Le mie scelte quotidiane mostrano che sto davvero seguendo Gesù?

  • 8 авг.1 4016

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  • 8 авг.1 6688

    DOMENICA 9 AGOSTO Dal Vangelo secondo Matteo Mt 14,22-33 [Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo. La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!». Parola del Signore Quante volte mi sento come i discepoli su quella barca. Cerco di andare avanti, metto tutto il mio impegno, ma il vento sembra sempre contrario. Ci sono paure, delusioni, incertezze che agitano il cuore e mi fanno pensare di essere solo. È proprio in quel momento che Gesù si avvicina. Non arriva quando il mare è già calmo, ma entra nella mia tempesta. Eppure, come i discepoli, spesso non lo riconosco. La paura deforma il mio sguardo: invece di vedere la Sua presenza, vedo solo un problema in più. Per questo le prime parole di Gesù non sono un rimprovero, ma un invito che attraversa anche la mia vita: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». È come se mi dicesse: non lasciare che sia la paura a decidere per te, lascia che sia la fiducia. Pietro trova il coraggio di uscire dalla barca finché tiene gli occhi su Gesù. Affonda quando comincia a guardare il vento. Anche per me è così: quando mi concentro solo su ciò che non funziona, sui miei limiti o su quello che mi spaventa, rischio di perdere la pace. Ma Gesù non aspetta che io torni a galla da solo: tende subito la mano e mi rialza. Forse il miracolo più grande non è che il vento si fermi, ma scoprire che nessuna tempesta è più forte della presenza di Cristo accanto a me. Quale paura oggi mi impedisce di credere davvero alle parole di Gesù: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!»? Nelle difficoltà, il mio sguardo rimane fisso su Cristo o si lascia catturare dalle onde?

  • 7 авг.1 3607

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  • 7 авг.1 6517

    SABATO 8 AGOSTO 2026 San Domenico Dal Vangelo secondo Matteo (17, 14-20) Appena ritornati presso la folla, si avvicinò a Gesù un uomo che gli si gettò in ginocchio e disse: "Signore, abbi pietà di mio figlio! È epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e sovente nell'acqua. L'ho portato dai tuoi discepoli, ma non sono riusciti a guarirlo". E Gesù rispose: "O generazione incredula e perversa! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo qui da me". Gesù lo minacciò e il demonio uscì da lui, e da quel momento il ragazzo fu guarito. Allora i discepoli si avvicinarono a Gesù, in disparte, e gli chiesero: "Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?". Ed egli rispose loro: "Per la vostra poca fede. In verità io vi dico: se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo monte: "Spòstati da qui a là", ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile Parola del Signore A volte la nostra umanità e razionalità mettono davvero a dura prova Gesù, a tal punto da fargli chiedere quanto dovrà sopportarci ancora... Quando ci facciamo troppe domande, cercando di capire e di dare un senso a tutto, non lasciamo spazio all'azione di Dio nella nostra vita. Davvero ci serve essere disperati o malati per riuscire ad affidarci totalmente a Dio? Quante volte ci siamo sentiti come i discepoli, impotenti davanti a un fallimento relazionale, educativo o un imprevisto incontrollabile della vita? Quante volte ci siamo sentiti sbagliati perchè non siamo stati performanti, perchè non abbiamo prodotto un valore aggiunto concreto con le nostre azioni? Niente panico! Non siamo sbagliati nè inutili, siamo solo... in cammino. Un cammino lunghissimo, che dura tutta una vita, ma con un obiettivo chiaro: fare la Gloria di Dio. Il mezzo per cui perseguire il nostro obiettivo ci viene detto da Gesù in questo brano: "Se avrete Fede pari a un granello di senape [...] nulla vi sarà impossibile" Il motore del nostro cammino? L'Amore, lo stesso che spinge Gesù a provare e riprovare con noi, nonostante i nostri errori, nonostante siamo una "generazione incredula

  • 6 авг.1 4197

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  • 6 авг.1 7277

    VENERDÌ 7 AGOSTO 2026 Dal Vangelo secondo Matteo (16, 24-28) Allora Gesù disse ai suoi discepoli: "Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? Perché il Figlio dell'uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni. In verità io vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non moriranno, prima di aver visto venire il Figlio dell'uomo con il suo regno Parola del Signore Se qualcuno vi dice che seguire Gesù sia tutto rose e fiori, fategli leggere questo passo del Vangelo. È tutt'altro che facile: praticamente ci chiede di fare esattamente come ha fatto Lui, amare così intensamente Dio da fidarsi ciecamente della Sua volontà, anche se questo significa sollevare le croci che incontriamo sul nostro cammino. Oggi Gesù ci chiede di avere fiducia, anche se costa tanto, a tal punto da trasformare la nostra vita in maniera radicale, rendendola un dono per gli altri. È nella dimensione del servizio, della vicinanza al nostro prossimo in nome di Dio, che impariamo davvero ad amare: in maniera libera, disinteressata, casta, proprio come Gesù aveva fatto con i discepoli, amandoli fortemente, secondo le necessità di ciascuno. Lasciamoci provocare dalla domanda che Gesù pone agli apostoli: "Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita?" Chi si dona totalmente guadagna cento volte quello che ha perso, come promette Cristo stesso agli apostoli, invece a chi sotterra i propri talenti verrà sottratto anche quel poco che ha. E tu, sei pronto a lasciare tutto per amore?"

  • 5 авг.1 4616

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  • 5 авг.1 6953

    GIOVEDÌ 6 AGOSTO 2026 Dal Vangelo secondo Matteo (15, 21-28) Trasfigurazione del Signore In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti». Parola del Signore. La maggior parte dei lettori di questo canale sicuramente vengono da un esperienza come animatore nel proprio oratorio nei vari Grest o Estate Ragazzi; e sicuramente ciascuno di voi ricorda ancora tale esperienza con ancora un sorriso stampato in faccia, perchè diciamocelo il Grest è bello, ci fa vivere in quella bolla magica in cui tutto sembra scomparire, nessun impegno se non ascoltare gli animatori più grandi o i don o le sister; non stai a pensare "a Settembre devo riprendere l'anno scolastico"; no il Grest è un po' come il Monte Tabor per i discepoli di oggi; il rischio è adagiarsi sugli allori, infatti prontamente Gesù risponde a Pietro, nessuna capanna, non dobbiamo stazionare ma camminare; dobbiamo scendere di nuovo nel nostro quotidiano e portare "agli altri" quello che abbiamo vissuto. Il vero Grest inizia adesso, inizia a Settembre, perchè ci verrà chiesto d far venire "fame" ai nostri amici e coetanei che se lo sono persi. Ma come essere convincenti? Beh c'è solo un modo e ancora una volta ce lo indica il Vangelo: "Ascoltatelo".