la Parola in centoparole
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Mt 19,3-12 In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «È lecito a un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?». Egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li fece maschio e femmina e disse: “Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne”? Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». Gli domandarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle l’atto di ripudio e di ripudiarla?». Rispose loro: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli; all’inizio però non fu così. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di unione illegittima, e ne sposa un’altra, commette adulterio». Gli dissero i suoi discepoli: «Se questa è la situazione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi». Egli rispose loro: «Non tutti capiscono questa parola, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Infatti vi sono eunuchi che sono nati così dal grembo della madre, e ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e ve ne sono altri ancora che si sono resi tali per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca». Mi sembra di intravvedere come nel Vangelo di oggi Gesù non stia tanto ribadendo l’indissolubilità del matrimonio, quanto piuttosto ci stia dicendo che Lui è venuto a portare un cuore nuovo. "Toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne", cioè non c’è soltanto il restare fedeli ma c’è la possibilità di amare come Gesù ama e così riprendere quel disegno come in origine lo aveva pensato Dio: amare con il cuore di Dio, un cuore non più segnato dall’egoismo e dal peccato. Nell’Eucaristia si comprende che cosa Dio ha dato alle coppie di sposi e a ciascuno di noi: non una legge ma un cuore nuovo per amare come Lui.
Mt 18,21-19,1 In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello». Terminati questi discorsi, Gesù lasciò la Galilea e andò nella regione della Giudea, al di là del Giordano. C'è come una parola chiave nascosta nel Vangelo di oggi: "sproporzione". Diecimila talenti è un debito sproporzionato rispetto alla stessa vita che non basterebbe per ripagarlo; sproporzionata è la punizione che il servo infligge al suo debitore per solo 100 denari; perdonare settanta volte sette significa perdonare sempre indipendentemente se chi ha commesso il torto sia pentito oppure no. Perché queste sproporzioni? Il perdono non è mai una grandezza proporzionale! Altrimenti sarebbe un calcolo. E poi... l'invito è riflettere sul divario che c'è tra quanto abbiamo ricevuto e quanto doniamo, o tra quanto siamo stati perdonati e quanto perdoniamo. Da Dio noi riceviamo tutto. Ma quanto doniamo di noi?
Mt 18,15-20 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro». Per la nostra mentalità è faticoso accettare il richiamo, anche quando esso è svolto nella maniera più delicata, abituati come siamo ad autoassolverci e a relativizzare le nostre colpe. L’evangelista Matteo è però consapevole che proprio perché non esiste una comunità di perfetti è necessaria la correzione. Correggere e ammonire sono azioni che chiamano in causa la nostra capacità di amare: solo se amo veramente e liberamente, senza dipendere dall’altro e dalla sua approvazione, posso avere il coraggio di andare oltre un adattamento passivo per aiutare l’altro a mettere in discussione la propria vita e a crescere. Chiediamo oggi a Gesù questa libertà dalla logica del mondo e dai suoi condizionamenti!
Mt 18,1-5.10.12-14 In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?». Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me. Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli. Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita? In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda». I discepoli vogliono sapere come si diventa grandi. Gesù annuncia che è davvero grande chi accetta di farsi piccolo. Non poteva esserci parola più sorprendente! Con questo invito Gesù, più che esaltare la purezza, vuole sottolineare la dimensione della fiducia: il piccolo, il bambino si fida dei genitori, senza esitazioni, riserve o calcoli. È questo il valore dell’infanzia spirituale tanto cara alla tradizione mistica. Proviamo a ripetere senza fretta le parole del salmo 130: “Io sono tranquillo e sereno / come bimbo svezzato in braccio a sua madre, / come un bimbo svezzato è l’anima mia”. L’invito a diventare piccoli significa dunque imparare ad abbandonarsi fiduciosamente nelle mani del Padre!
Gv 12,24-26 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà». Gesù è il chicco di grano che, nel cuore della terra, nel sepolcro, muore per produrre una vita completamente nuova. E questo in qualche modo vale anche per noi. Se tu vuoi, puoi essere un chicco da granaio che rimane lì… certo, ci sei, ma sei "fermo" e solo. Se invece accetti di essere seminato, la tua vita produce frutto. Forse ti trovi a vivere una situazione di fatica, di prova: ricordati che quella può essere la situazione in cui sei "chicco di grano seminato per portare frutto". Qualcuno troverà beneficio in quello che stai vivendo, qualcuno troverà forza. Dio conosce tutto e secondo la Sua Provvidenza, provvede sempre.
Mt 17,14-20 In quel tempo, si avvicinò a Gesù un uomo che gli si gettò in ginocchio e disse: «Signore, abbi pietà di mio figlio! È epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e sovente nell’acqua. L’ho portato dai tuoi discepoli, ma non sono riusciti a guarirlo». E Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo qui da me». Gesù lo minacciò e il demonio uscì da lui, e da quel momento il ragazzo fu guarito. Allora i discepoli si avvicinarono a Gesù, in disparte, e gli chiesero: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». Ed egli rispose loro: «Per la vostra poca fede. In verità io vi dico: se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo monte: “Spòstati da qui a là”, ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile». Qualche volta l’uomo ha bisogno di sperimentare di non essere lui l’autore di tante belle cose ma un semplice strumento di Dio senza il quale tutto si spegne. I discepoli nell’assenza di Gesù hanno provato a fare il miracolo da soli e non hanno ottenuto nulla. Allora Gesù dice: fino a quando dovrò “portarvi su”? E alla domanda dei discepoli spiega che non hanno reso possibile il miracolo per la poca fede, il pensare di poter fare da soli, senza vivere in Gesù. Sono molte le situazioni in cui riceviamo doni ma rischiamo di sentirli come frutti del nostro operare. Bisogna allora passare attraverso le delusioni per tornare piccoli tra le braccia di Dio.
Mt 16,24-28 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? Perché il Figlio dell'uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni. In verità io vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non moriranno, prima di aver visto venire il Figlio dell'uomo con il suo regno». “Quel che occorre per raggiungere la felicità non è una vita comoda, ma un cuore innamorato”, diceva san Josemaría. L'obiettivo di ogni essere umano è raggiungere la felicità. Ma la felicità non si ottiene cercando sempre le cose più comode e desiderabili, bensì amando con determinazione, anche se l'amore comporta sacrifici. Gesù non fa sconti. Prendere o lasciare. Non si può essere cristiani part time, scegliendo di volta in volta secondo la regola della convenienza. Chi decide di appartenere a Cristo, rinuncia ad inseguire i suoi progetti perché si fida di Dio e sa che la via crucis si rivela più feconda di tanti altri sentieri, apparentemente vestiti a festa.
Mt 17,1-9 In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti». “Gesù prese con sé….”: in queste semplici parole c’è tutto il segreto della vita e della vocazione: lasciare a Gesù l’iniziativa, concedergli la sovrana libertà di decidere il come e il quando della vita. A noi resta la libertà di rispondere con la più grande docilità. Gesù conosce la strada e, soprattutto, conosce la meta. Noi non possiamo sapere in anticipo, possiamo solo lasciarci condurre. Alla fine non conosceremo mai tutti quelli che vengono chiamati ma solo quelli che hanno risposto. Chissà quanti non hanno riconosciuto la voce o, peggio ancora, hanno rifiutato di incamminarsi lungo le vie indicate da Gesù. Oggi chiediamo la grazia di restare incollati a Gesù, anima e corpo.
Mt 15,21-28 In quel tempo, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco, una donna cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele». Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita. Nel Vangelo di oggi Gesù resta impassibile davanti alla sofferenza disperata di una madre. Un atteggiamento strano che rende questo brano molto diverso dagli altri. Non solo Gesù non ascolta la donna, ma resta insensibile anche alla richiesta dei discepoli... Perché tutto questo? Gesù non è venuto per guarire ma per salvare l’umanità. Ogni sua parola e ogni suo gesto hanno lo scopo di suscitare la fede. Anche il silenzio rientra in questa strategia. Delle volte il Signore ci chiede di attendere e intensificare la preghiera. La donna del Vangelo non si lascia scoraggiare, persevera e accresce la sua fiducia. Per questo ottiene quello chiede.
Mt 15,1-2.10-14 In quel tempo alcuni farisei e alcuni scribi, venuti da Gerusalemme, si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Infatti quando prendono cibo non si lavano le mani!». Riunita la folla, Gesù disse loro: «Ascoltate e comprendete bene! Non ciò che entra nella bocca rende impuro l’uomo; ciò che esce dalla bocca, questo rende impuro l’uomo!». Allora i discepoli si avvicinarono per dirgli: «Sai che i farisei, a sentire questa parola, si sono scandalizzati?». Ed egli rispose: «Ogni pianta, che non è stata piantata dal Padre mio celeste, verrà sradicata. Lasciateli stare! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!». Ogni pianta che non è di Dio sarà sradicata… in un altro passaggio del Vangelo Gesù ha detto: “chi non raccoglie con me disperde”. Siamo di fronte a una verità infinitamente grande! Solo Dio può dare eternità al nostro fare, solo Lui può darci radici profonde da non temere la siccità. L’invito è quello di concentrarci proprio su questa dipendenza vitale con Dio. Perciò dobbiamo attendere con grande cura alla nostra salvezza, perché il Maligno non si insinui in noi per sedurci e farci perdere il bene della vita. «Guai a coloro che si credono sapienti e si reputano intelligenti» (Is 5, 21). La vera libertà sta nel legame con Cristo!
Mt 14,22-36 Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo. La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!». Compiuta la traversata, approdarono a Gennèsaret. E la gente del luogo, riconosciuto Gesù, diffuse la notizia in tutta la regione; gli portarono tutti i malati e lo pregavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello. E quanti lo toccarono furono guariti. Mi colpisce vedere come Pietro dica a Gesù: “comandami”. Forse ricordava il giorno del suo primo incontro con Gesù quando gli chiese di gettare la rete dalla parte destra della barca e lui aveva risposto: “sulla Tua parola getterò le reti”. Oggi Pietro dice a Gesù: solo con la Tua parola camminerò sulle acque. Il problema è che a un certo punto Pietro, scosso dal vento, inizia ad ascoltare i suoi pensieri e le sue emozioni e così finisce per impaurirsi e dubitare. Che lezione! Si vince la paura e il dubbio solo con la Parola di Gesù, che è davvero il Figlio di Dio! Perché allora continuiamo ad ascoltare i nostri pensieri umani?
Gv 11,19-27 In quel tempo, molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell'ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo». Risorge Lazzaro o risorge Marta? Colei che poco tempo prima aveva ricevuto un rimprovero dal Maestro per il suo inutile affanno, ecco che ora riscatta se stessa dimostrando di aver compiuto un vero e proprio cammino di conversione. Maria rimane seduta in casa mentre lei va, corre incontro a Gesù per offrirgli una delle più belle professioni di fede di tutto il Vangelo. Nella vita non si è mai "arrivati": spesso, chi più sbaglia all'inizio, poi ha il coraggio di mettersi così tanto in discussione da superare nella fede e nella carità chi è sempre stato "bravo". Il Vangelo di oggi allora è un inno alla vita, soprattutto a quella che sa imparare dai propri errori.
Mt 13,36-43 In quel tempo, Gesù congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!». Del Vangelo di oggi vorrei sottolineare la fiducia che i discepoli hanno verso il Maestro. Essi desiderano capire e non hanno paura di chiedere chiarimenti. Lo fanno quando si trovano in una casa, luogo dell’intimità e della confidenza, lo spazio in cui la Parola donata a tutti si approfondisce. Quanto è importante dialogare nella fiducia. Soprattutto quando non tutto può essere spiegato, la fiducia diventa fondamentale nella relazione tra noi e con Dio. Se porti nel cuore domande che non sai a chi consegnare, Gesù oggi ti ricorda che Lui ascolta sempre.
Mt 13,31-35 In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami». Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata». Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: «Aprirò la mia bocca con parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo». Gesù ci ricorda che il Regno di Dio non cresce attraverso ciò che appare grande, ma grazie alla forza nascosta del bene. Come il granello di senape e il lievito, anche un gesto semplice, una parola di perdono, una preghiera fatta con fede o una scelta di amore possono trasformare una vita e contagiare il mondo. Nelle ultime domeniche il Vangelo ci ha invitato a chiedere la sapienza, ad ascoltare la Parola e a scegliere ciò che conta davvero. Oggi scopriamo che Dio opera spesso nel piccolo: a noi è chiesta la fiducia di seminare, a Lui appartiene la crescita.
Mt 20,20-28 In quel tempo, si avvicinò a Gesù la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di' che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato». Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dominano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti». Siamo chiamati a riflettere su due versanti del vivere che si possono alternare nella nostra storia: donare e prendere. Gesù nell'annunciare la sua Passione ci indica la modalità con cui sceglie di viverla: "dare la propria vita in riscatto per molti". C'è un tesoro nascosto quindi, una miniera d'oro da scoprire nel perdere tutto di Dio. Solo Lui può dare tutto rimanendo pienamente Dio, anzi è Dio perché dà tutto. È un Dio che usa il suo potere per perdere invece che per prendere come faremmo noi. La prova è l'Eucaristia: perde tutto fino a non farsi riconoscere per dire tutta l'infinitezza del Suo Amore.
Mt 13,18-23 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l'accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno». Quali sono le nostre resistenze alla Parola, al punto che essa non porta frutto in noi? La ascoltiamo tutti i giorni e in diverse circostanze; perché non dà frutto o quanto frutto dà? L’invito di Gesù è di andare a vedere le resistenze: se sono le nostre corse, la testa, il tempo, le persone… Ascoltare la Parola è già incontro con Dio! Cosa ci manca allora? Il Signore ci invita ad accogliere la Sua Parola pienamente; come accogliamo l’Eucaristia e diciamo “Amen” a quel Corpo, così possiamo dire “Amen!” davanti alla sua Parola.
Gv 15, 1-8 In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l'agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli». È affascinante la Parola che oggi Gesù mette in evidenza: "rimanere". Ci richiama a rimanere nella nostra identità, a non essere "schizofrenici cristiani"; questo perché la persona che ama abita dove ha il suo cuore. E invece ci accorgiamo che noi spesso siamo "nomadi" nell'Amore. Ecco perché è importante rimanere nell'Amore come il tralcio sulla vite, e non in un'altra pianta o in piante sempre diverse come ci capita di fare. Rimanere, abitare in Lui che è il nostro cuore. Chi rimane, rimane nel cuore. Noi non vogliamo essere nomadi nell'Amore ma fondati in Gesù, e con fiducia ci radichiamo in Lui grazie all'Eucarestia, dove Egli si fa un Corpo solo con noi.
Gv 20,1-2.11-18 Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!». Maria stava all'esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l'uno dalla parte del capo e l'altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l'hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove l'hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» - che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va' dai miei fratelli e di' loro: "Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro"». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto. Uno dei tanti messaggi del Vangelo di oggi potrebbe essere riassunto così: anche le nostre solitudini, le nostre disperazioni, i nostri abbandoni sono visitati dal Signore. Gesù non lascia soli neanche quando per noi c'è disperazione, solitudine, la fine di ogni speranza. Proprio come Maria di Magdala al sepolcro, Lui ci viene incontro. È difficile riconoscerLo nel momento del dolore e della sofferenza. In quel momento chiunque diventa dio oppure Dio diventa nessuno. Ma Lui c'è sempre accanto a te ed è chiamandoti per nome che si fa riconoscere. Perché Lui conosce tutto di te, soprattutto le tue lacrime.
Mt 12,46-50 In quel tempo, mentre Gesù parlava ancora alla folla, ecco, sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli. Qualcuno gli disse: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti». Ed egli, rispondendo a chi gli parlava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre». La Chiesa è una famiglia nella quale i legami vengono dallo Spirito. Gesù è nato per opera dello Spirito Santo e così, coloro che nascono nello Spirito perché ascoltano e fanno la volontà del Padre, formano la Sua famiglia. I primi cristiani questo l’avevano ben capito, poi piano piano questo mistero si è un po' perso, e in tante situazioni "l’istituzione" ha preso il sopravvento. “Sarà per me fratello, sorella e madre”... Che cosa vuol dire, oggi, essere madre di Gesù? Vuol dire dare vita. Possiamo generare la presenza di Gesù in mezzo a noi, come una madre genera suo figlio. Che Gesù ci aiuti, attraverso l’Eucaristia, a realizzare la Sua grande famiglia.
Mt 12,38-42 In quel tempo, alcuni scribi e farisei dissero a Gesù: «Maestro, da te vogliamo vedere un segno». Ed egli rispose loro: «Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona il profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra. Nel giorno del giudizio, quelli di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona! Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro questa generazione e la condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone!». Come scribi e farisei, anche noi siamo soggetti ad una particolare tentazione: o non vediamo i segni dell’amore di Dio, perché forse ne aspettiamo altri, o non li ricordiamo e così perdiamo l’orientamento della vita. A Dio piace dare segni piccoli per manifestare un Amore grande, talmente grande che non riusciamo nemmeno a riconoscerlo nel fatto che esistiamo. Se esistiamo qualcuno ci ha voluti, e non sono stati solo i nostri genitori: io sono nato perché voluto da Dio! Se non riconosco questo segno dell'Amore come potrò riconoscere gli altri segni? Chi non sa leggere le lettere dell'alfabeto non può nemmeno leggere il libro dell'Amore!