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A Wild Mind
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A Wild Mind, l'unico podcast italiano che parla di neuroscienze, natura e dell'intreccio che tiene unite tutte le cose. A cura di Andrea Bariselli.

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  • 8 авг.662712

    Vi saluto e vi abbraccio da qui, da questo incredibile giardino dell’eden nel cuore della Mongolia. Dopo 5 giorni di viaggio, siamo arrivati fino al piccolo deserto del Gobi. È tutto così semplice e straordinario. Ho visto così tanta vita e così tanta umanità che mi hanno commosso. Domani si riparte, siamo solo a metà. Direzione vecchia capitale, attraverso le montagne. Altri cavalli selvaggi e cieli stellati senza fine a tenerci compagnia. Quando tornerò, so già che non potrò più essere lo stesso.

  • 31 июл.1 05717

    25/09, Borgo del maglio di Ome (Bs), ore 19.00 29/09, Librixia Brescia, ore 19.15 02/10, Presentazione ufficiale, Libreria GOGOL, Milano ore 18.30 10/10, Modena, orario e location in via di definizione 22/10, Sirmione, Hotel Catullo ore 19.00 27/11, Bookcity Varese, orario e location in via di definizione A breve tutti i dettagli.

  • In anteprima, vi lascio anche il calendario delle presentazioni già programmate, spero come sempre di incontrare molti di voi dal vivo:

  • Buongiorno a tutti, Unspecial è finalmente disponibile in preorder! ❤️

  • 28 июл.1 120541

    без подписи

  • 22 июл.1 454733

    Ultima rilettura, poi si va in stampa. Che emozione chiudere un libro 🥹 Non vedo l’ora di farvelo leggere! In prevendita dal 30 luglio, in libreria il 22 settembre.

  • 20 июл.1 268202

    Ciao a tutti, Ho partecipato un bellissimo progetto degli archivi di stato, di cui vi parlai qui qualche tempo fa. Alla fine abbiamo raccolto diverse storie e poi creato una docuserie, narrata e scritta da me. Questa è la prima puntata, che partecipa al festival Archivissima 2026. La trovate qui: https://archivissima.it/it/oggetti/6038-la-parte-mancante-episodio-1-il-silenzio-puo-urlare-con-nadia-ferrari Vi chiedo gentilmente due cose: di ascoltare la storia di Nadia e di lasciarvi commuovere, così come è successo a me, quando parla del padre scomparso. E poi di votare il nostro progetto, sul sito. Una bizzarria, tutta italiana: ognuno può mettere fino a 50 voti, cliccando più volte… non chiedetemi perchè, ma così funziona. Se il progetto vincerà, proseguiremo ed io lo spero davvero molto. Adesso ovviamente siamo già in testa. 😉 Un abbraccio e grazie!

  • 14 июл.1 391152

    https://andreabariselli.substack.com/p/il-gancio-e-lanello

  • 14 июл.1 20112

    Pensate alle vostre storie, per un momento. Alle relazioni che hanno aperto e chiuso le stagioni della vita, alle amicizie decisive, alle fasi che vi hanno attraversato più di quanto le abbiate attraversate voi. Com'è cominciata, ognuna? C'era un punto preciso in cui vi siete agganciati, e la memoria quasi sempre lo trova subito: il momento in cui qualcosa di vostro, rimasto aperto, ha riconosciuto la forma dell'altro. Nessuno si incastra a caso.

  • 7 июл.1 400101

    https://andreabariselli.substack.com/p/mille-ore

  • 7 июл.1 360342

    A Livermore, in California, c’è una lampadina accesa dal 1901. Fatta a mano, filamento di carbonio, una luce debole come una brace. Sotto di lei sono passate sei generazioni di pompieri, e continua a fare l’unica cosa per cui è nata: durare. Nel 1924 i più grandi produttori di lampadine del mondo si accordarono per un problema imprevisto: duravano troppo. Decisero, per contratto, di farle durare meno. È l’atto di nascita dell’obsolescenza programmata. Per la prima volta nella storia, costruimmo qualcosa perché finisse prima. E oggi fabbrichiamo vite come fabbrichiamo lampadine. Carriere a scadenza, relazioni a termine, città di passaggio. Ogni identità è una versione provvisoria, una beta in attesa dell’aggiornamento. Sei stanco, assente da mesi: “è il lavoro”, come se bastasse dirlo. L’economia era nata come strumento, per servire la vita. Adesso è la vita che serve l’economia. Eppure qualcosa, in noi, riconosce ancora la qualità. Il coltello del nonno che taglia dopo sessant’anni. Ci affezioniamo per accumulo, non per acquisto. Un oggetto che scade non fa in tempo a diventare niente. Lo sa anche la natura: l’albero più antico del pianeta vive quasi cinquemila anni perché cresce lentissimo. Ciò che va piano dura, ciò che corre muore giovane.

  • 23 июн.1 573302

    Chi ha passato del tempo con i bambini piccoli ha visto questa scena. Un bambino corre, inciampa, batte la testa. E in quell'istante, prima ancora di piangere, fa una cosa precisa: si guarda intorno e cerca con gli occhi qualcuno. Se lo trova, scoppia a piangere. Il pianto arriva dopo lo sguardo, non prima. Ma se non trova nessuno, resta in silenzio. Si rialza e torna a giocare. Per anni si è pensato che volesse dire che è coraggioso. La verità è più scomoda: a volte quel silenzio dice che il bambino ha già imparato, prestissimo, a non aspettarsi che qualcuno raccolga il suo dolore. Ci ho pensato a lungo, e sono arrivato a una cosa che riguarda tutti noi, anche da adulti. Pensiamo che prendersi cura voglia dire fare qualcosa. Aggiungere un gesto, un servizio, un regalo. Ma c'è un livello prima, che quasi sempre dimentichiamo: la cura comincia dall'attenzione. Dal posare lo sguardo su qualcuno e restarci. E l'attenzione non è infinita. È una risorsa fisiologica, limitata, che si esaurisce ogni giorno. Tutto intorno a noi è costruito per prendersela, e così arriviamo a sera con gli occhi svuotati. Le persone che amiamo ricevono gli avanzi. Nel pezzo di questa settimana su Mantica parlo di dove comincia davvero la cura. E di quella sensazione rara, che conosciamo tutti, di quando qualcuno ci chiede come stiamo e capiamo che ce lo sta chiedendo per davvero. https://andreabariselli.substack.com/p/prima-di-piangere

  • 16 июн.1 750285

    Quando nasce un figlio, nel mondo compare un dolore nuovo. Prima di quel giorno, la possibilità di perdere proprio lui, con quel viso, quel nome, quell’odore, era ancora assente dall’universo. L’abbiamo inventata noi, mettendolo al mondo. È il pensiero che sfiora ogni genitore, di solito di notte, davanti a un lettino: insieme a questa vita ho creato anche la sua perdita possibile, e adesso le porto entrambe. Quando incontriamo una persona e la lasciamo entrare, inventiamo l’addio che prima era impensabile: quella specifica assenza, quel vuoto con la sua forma esatta, viene varato insieme al legame. Ogni promessa inventa il proprio tradimento possibile. Ogni casa il proprio abbandono. Ogni amicizia la propria fine, che avrà il volto di una lite o, più spesso, di un silenzio che si allarga. Il lutto, visto così, smette di essere un guasto esterno all’amore, una disgrazia che gli piomba addosso da fuori. È il suo incidente specifico. Programmato, direbbe Virilio, fin dal primo giorno, scritto nel progetto. Amare qualcuno è inventare, nello stesso istante, il dolore preciso di perderlo. Le due cose vengono varate insieme, come la ferrovia e il suo morto, nello stesso pomeriggio di festa. Lo so come suona. Suona come un buon motivo per restare in porto. Se ogni nave contiene il suo naufragio, la soluzione sembra ovvia: niente navi. E infatti esiste, questa scelta, e la facciamo più spesso di quanto ammettiamo. Vite ormeggiate. Legami tenuti a distanza di sicurezza perché la perdita resti impensabile. Amori mai dichiarati, figli mai fatti, amicizie mai approfondite, partenze rimandate: ogni volta che evitiamo di cominciare qualcosa per paura di come potrebbe finire, stiamo rifiutando di inventare un naufragio. Funziona. Il porto è un posto sicuro. Solo che il porto non è il mare, e una vita disegnata per rendere impossibile la perdita è una vita in cui è diventato impossibile quasi tutto. https://open.substack.com/pub/andreabariselli/p/linvenzione-del-naufragio?r=2ey5rg&utm_medium=ios

  • 12 июн.1 580422

    Ciao a tutti, voglio dirvi una cosa a cui lavoro da mesi, in silenzio. Si chiama Thalea.ai (lo potete vedere, è un website oggi). Sappiamo che la natura ci fa bene — la scienza su questo è chiarissima, 120 minuti a settimana bastano a spostare salute e benessere in modo misurabile — eppure non ci andiamo. Non per pigrizia. Perché tra il sapere e il fare c'è di mezzo una giornata piena, una città che non sembra avere verde, e nessuno che ci dica da dove cominciare. Thalea.ai prova a chiudere quello spazio. Ogni giorno ti prescrive un'esperienza nella natura — non una generica "vai a camminare", ma un'attività precisa, in anche in un parco vero a pochi minuti da casa tua, costruita su come stai, sul meteo, sulla stagione, su quello che scrivi nel tuo diario. Con la spiegazione neuroscientifica del perché funziona. Ci ho messo tutto quello che ho imparato in questi anni. E c'è una regola che per me vale tutto il progetto: il telefono si usa prima e dopo. Mai durante. È un'app che ti porta fuori dall'app. L'effetto è della natura, non dello schermo. Ora ho bisogno di voi. Cerco un piccolo gruppo di beta tester: persone che la usino per qualche settimana, davvero, dentro le loro giornate normali — e poi mi dicano cosa funziona, cosa no, cosa manca. Senza filtri. Il feedback di chi mi legge e mi ascolta qui vale più di qualsiasi consulenza. Come funziona: mi scrivete a thaleaproject@gmail.com, anche solo due righe su di voi, e vi mando io l'accesso completo, gratuito, con le istruzioni. Niente vincoli, se non la richiesta di usarla con onestà e di raccontarmi com'è andata. I posti sono pochi, perché voglio poter leggere ogni feedback con attenzione. Grazie per chi vorrà prestarsi a questo bellissimo test. Andrea

  • 9 июн.1 5701112

    E comunque, mega spoiler solo per il gruppo, ieri ho depositato ufficialmente Unspecial. Lavoro lungo, complesso. Lo desideravo da tanto. Ne è uscito un bel saggio, come volevo. Diverso da A Wild Mind, perchè in fondo nemmeno io sono più lo stesso. Ho citato anche questo gruppo in un passaggio. Perchè è stata la scintilla per riaccendere speranza nell'umanità, talvolta. Ho conosciuto tante belle persone, che ancora desiderano fare luce sul mondo. Vi ringrazio tutti di cuore. Ci si vede a settembre in libreria!

  • 9 июн.1 4421

    https://open.substack.com/pub/andreabariselli/p/trentotto-e-sono-solo-le-sette?r=2ey5rg&utm_campaign=post-expanded-share&utm_medium=web

  • 9 июн.1 540341

    Oggi compio quarantacinque anni. E mentre scrivo mi è venuta una domanda un po’ assurda: quanti milioni di decisioni avrò preso, in tutta la vita? Non parlo delle scelte grosse, perché quelle si contano sulle dita. Intendo le altre, le minuscole, quelle che facciamo senza accorgercene, dall’alba alla notte, ogni giorno, per anni e anni. Un numero che fa girare la testa. Miliardi di pensieri e sovrapensieri. Ci raccontiamo che siamo quello che scegliamo nei momenti importanti. Solo che i momenti importanti arrivano quasi sempre a sera, quando siamo già a secco. Rispondiamo male a chi amiamo, e non lo pensavamo davvero: era solo la strada che costava meno. Lasciamo perdere la cosa giusta che pure vedevamo benissimo, perché farla, a quell’ora, costa una forza che non abbiamo più. Non è cattiveria. È una batteria scarica. Mi volto indietro e provo a contare le decisioni che hanno davvero contato. Sono pochissime, e me le ricordo quasi tutte. Stranamente, non le ho prese mai di corsa, né a sera quando ero scarico. Le ho prese nei rari momenti di lucidità, quando avevo spazio nella testa. Le persone giuste, i sì veri, i no difficili. Tutto il resto, i milioni di micro-scelte di ogni giorno, è il rumore che ha riempito il tempo tra una di quelle e l'altra. Forse vivere bene è solo questo: proteggere la lucidità per le poche scelte che disegnano una vita, e lasciare che le altre si decidano da sole. Il mio unico obiettivo da qui in avanti è proprio quello che diceva Bukowski. “Siamo sottili come carta. Viviamo sul filo delle percentuali, temporaneamente, e c’è poco da fare. Puoi startene in cima a una montagna a meditare per decenni, e non cambierà una virgola. Sentire di più, pensare di meno.”

  • 26 мая1 632131

    https://open.substack.com/pub/andreabariselli/p/in-difesa-dei-giorni-uguali?r=2ey5rg&utm_campaign=post&utm_medium=web

  • 26 мая1 61029

    Mi sveglio alle sei quasi tutti i giorni. Faccio colazione con le stesse cose. Pranzo alle dodici. La sera cerco di essere a letto prima delle dieci. Mangio in un modo abbastanza prevedibile, mi muovo, dormo. Quando sono a casa, le mie giornate si somigliano al punto che un osservatore esterno farebbe fatica a distinguere un martedì da un giovedì. Per una buona parte della mia vita mi sono vergognato di questo. Lo nascondevo come una mancanza, come una specie di pigrizia dell’esistenza. In un mondo che chiede vite memorabili, una giornata uguale a quella di ieri sembra una piccola sconfitta. Una resa. Ho smesso di vergognarmene. E voglio provare a dire perché, anche se rivendicare la banalità, di questi tempi, suona quasi come una provocazione.

  • 19 мая1 590

    https://andreabariselli.substack.com/p/le-tre-lauree-di-beppe