Venerabile Fulton J. Sheen
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A un mondo che adora il corpo, la Chiesa ora dice: "Vi sono due corpi in Cielo: uno è la natura umana glorificata di Gesù, l’altro la natura umana assunta di Maria. L’ Amore è il segreto dell’Ascensione dell’uno e dell’Assunzione dell’altra, perché l’Amore brama l’unione con l’Amato. Il Figlio ritorna al Padre nell’unità della Natura Divina; e Maria ritorna a Gesù nell’unità della natura umana..." Una cosa è certa: è facile credere nell’Assunzione se si ama profondamente Dio, ma è difficile credervi se non Lo si ama.
La ricompensa finale per la virtù non arriva in questa vita, ma nella prossima. Poiché gli arazzi non sono tessuti dalla parte anteriore ma da quella posteriore, così anche in questa vita vediamo solo la parte inferiore del piano di Dio. Uniformiamoci alla volontà di Dio. Così nulla potrà mai accadere contro la nostra volontà perché la nostra volontà è la Volontà di Dio. Questo non è fatalismo, che è sottomissione alla cieca necessità; questa è la pazienza, che è rassegnazione alla volontà dell’Amore Divino, che alla fine non può desiderare altro che l’eterna felicità e la perfezione della persona amata.
Come un registratore di cassa riporta il conto delle vendite alla fine della giornata lavorativa, così i nostri pensieri, le nostre parole e le nostre azioni sono registrate in vista del Giudizio Finale. Se viviamo all’ombra della Croce, la morte non sarà una fine, ma l’inizio di una vita eterna. Invece di una separazione, sarà un incontro; invece, che una partenza, un arrivo.
Man mano che i piaceri saziano, che i nostri corpi si nutrono di brividi, che gli amici ci trascurano, e che il potere ci rende inquieti, andiamo sempre più dicendo nell’intimo dei nostri cuori: "È dunque vero, o Signore, che tutto passa a eccezione di Te?" La missione del dolore non è soltanto di rammentarci che questa terra non è tutto, ma anche di aiutarci ad espiare i nostri peccati. Il dolore è posto vicino al male per aiutare la redenzione dell’anima. Sicché il dolore non è necessariamente sempre esterno, come una malattia o un accidente; può bensì essere, e così è il più delle volte, interno: uno stato di disagio, uno scontento, un rodersi della coscienza, un avvertire che qualcosa non va, un senso di vuoto e di solitudine.
Questo mondo, Dio l’ha creato troppo piccolo per noi! I nostri desideri sono più grandi delle nostre realizzazioni. Abbiamo un oceano di desideri, ma solo una tazza con cui attingere all’immensa distesa. Sbattiamo ogni momento contro le mura dell’universo e ci scortichiamo gli stinchi contro le sue barriere. È questa la causa principale di qualsiasi turbamento e sofferenza. Noi siamo stati creati per l’Infinito!
Un po’ di ritiro ispirato all’esempio di Cristo, di Colui che, tra tutti gli uomini, era quello che aveva meno bisogno di una preparazione di silenzio per una vita di attività e invece ha fatto precedere alla sua vita di apostolato una preparazione di silenzio e preghiera superiore a quella di tutti gli apostoli; un po’ più di tranquillità ispirata all’esempio di Gesù che, pur assorbito da un vortice di dinamismo, sapeva passare le notti in preghiera sulle montagne. Il silenzio è la condizione indispensabile per entrare in noi stessi, cioè, in definitiva, per trovare Dio. Non dipende dall’ambiente in cui ci troviamo, ma dipende dai pensieri coi quali c’intratteniamo.
... ciò che distrae soffoca la Voce di Dio e anestetizza la coscienza. Il risultato è che ben poche persone conoscono sé stesse. Conoscono gli altri meglio di loro. E questa è la ragione per cui pochi vedono le proprie colpe. Per rimediare a questo stato di cose occorre meno musica, meno distrazioni, meno frastuono, e un po’ più di silenzio. Dobbiamo ritirarci nel deserto delle nostre anime per godervi un po’ di riposo, un po’ di distacco dagli uomini e un po’ di raccoglimento con Dio; un po’ di quiete che permetta all’anima di sensibilizzarsi ai "Sussurri di Dio"; la fuga dalle massime moderne, dai cavilli delle nuove filosofie; dagli eccitamenti sensibili che disturbano l’anima.
I nostri nemici, se ci deridono e ci tormentano è perché sanno che noi possediamo qualcosa che a loro manca, è perché la nostra Fede è un rimprovero al loro male. In fondo essi sospirano la nostra pace e vorrebbero cambiare i loro dubbi nella nostra fiducia in Dio. Essi ci invidiano perché vogliono ciò che noi abbiamo, ma al loro prezzo, non a quello di Gesù: vogliono la nostra Fede senza la Croce. Cerchiamo di capire la loro psicologia e di avere pazienza con loro. Le maggiori obiezioni non provengono dalla loro ragione, ma dalla loro condotta o dal modo in cui vivono.
Alcuni considerarono il corpo impuro, come per esempio i Manichei; altri, come Freud e Nietzsche, hanno considerato l’anima un parassita o un mito. Ognuno deve decidere da sé come risolvere questo contrasto fra due opposti. Ci sono due sole risposte possibili, di cui l’una consiste nel dare la supremazia al corpo, nel qual caso l’anima soffre; l’altra nel dare la supremazia all’anima, nel qual caso il corpo viene disciplinato. La risposta cristiana a questa polarità è inconfondibile: "Quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita?"
Dio potrebbe salvarci dal nostro caos e dalla nostra schiavitù con la forza, ma ciò sarebbe la distruzione della libertà. Dio attende la risposta libera e non forzata dell'uomo alla sua chiamata. Ecco perché il Suo ultimo addio al mondo è stato dall'impotenza della croce dove solo i Suoi occhi potevano richiamarci al dolce scopo della vita. Ha sopportato persino i più grandi malfattori per amore della libertà. Tale libertà non è una libertà indifferente verso la verità, né tollerante verso la falsità, ma è una libertà che crede nella verità ed è così sacra da valere una morte in croce.
Come la neve, pur essendo fredda, riscalda e rafforza la terra, così le afflizioni e gli sforzi intesi alla rigenerazione morale riscaldano e perfezionano l’anima.
Il Santissimo Sacramento è presente nel tabernacolo giorno e notte. Qui Cristo dimora in corpo, sangue, anima e divinità sotto le specie sacramentali del pane. Come lo sappiamo? Cristo stesso ce lo ha detto! Ci sono altre evidenze fondamentali? Nient’altro che quella; ma ci sono forse altre ragioni al mondo così forti come la parola di Dio stesso? Per questo l’Eucaristia è al di sopra di tutti gli altri sacramenti: è il sacramento della fede.
Il segreto della felicità è, per ogni uomo, vivere il più possibile vicino a Dio, e così vivrà anche più vicino al prossimo: tale è la sola e unica soluzione all’enigma dell’Amore.
Nell'Antico Testamento, Dio si compiaceva di servirsi di cose banali e insignificanti per adempiere i Propri fini, come il fiocco sulla culla di un bimbo che mosse a compassione la figlia del Faraone, come la verga di Mosè che compì miracoli in Egitto, come il colpo di fionda con cui Davide mise in rotta i Filistei. Siccome ora si trattava di pane, si ebbe perfino una specie di similitudine con i gesti ch'Egli avrebbe compiuti più tardi durante l'Ultima Cena: "Presi allora i cinque pani e i due pesci, e alzati gli occhi al cielo, benedisse e spezzò i pani e li diede ai discepoli." Come un chicco di grano si moltiplica lento nel terreno, così i pani e i pesci, grazie a un processo fatto celere per virtù divina, si moltiplicarono finché ciascuno ne ebbe a sufficienza. Se, invece, Egli avesse distribuito danaro, nessuno ne avrebbe avuto a sufficienza. La natura faceva quel che poteva: al resto suppliva Iddio... Nei calcoli umani c'è sempre un deficit; nell'aritmetica di Dio c'è sempre un'eccedenza.
Quanto più il pagano "annulla" se stesso, tanto più si avvicina all’inferno della disperazione e al suicidio. Quanto più il cristiano "annulla" se stesso, tanto più si avvicina a Dio. Maria discese così profondamente nel nulla, che venne esaltata. "Respexit humilitatem ancillae suae." E la sua esaltazione fu anche la sua Assunzione.
I miracoli non possono guarire chi non crede.
Mettiamo le nostre gioie nel tempo o nell’eternità, perché non possiamo averle in entrambi. Rideremo in terra o rideremo in cielo, perché non possiamo ridere in entrambi. Piangiamo prima di morire o dopo la morte, perché non possiamo piangere in entrambi. Non possiamo avere la nostra ricompensa sia in cielo che in terra...Quale delle due strade prenderemo: la strada reale della Croce, che conduce alla Risurrezione e alla vita eterna, o la strada dell’egoismo, che conduce alla morte eterna? La prima strada è piena di spine, ma se la percorriamo abbastanza a fondo, la troviamo che finisce in un letto di rose; l’altra strada è piena di rose, ma se la percorriamo abbastanza a fondo, finisce in un letto di spine.
Allora Cristo diventa la nostra difesa e il demonio la nostra accusa. Il demonio dirà: "Bene, l’hai fatto. Hai avuto la tua canna. Adesso sei dipendente dalle droghe. Non venire da me, non posso aiutarti. Può darsi che tu smetta da solo così come hai cominciato. Hai perso la tua verginità? Che differenza vuoi che faccia, continua pure! La mia giustizia farà il suo corso. Hai rubato e non ti hanno preso? Ti prenderanno da un momento all’altro!"Così il diavolo ci riempie di disperazione come riempì il cuore di Giuda.
Satana, quando siamo in procinto di peccare, ci dice: "Non essere stupido, non crederai ancora a certe cose! I tempi sono cambiati! Sei ancora vergine? Veramente non ti sei fatto ancora uno spinello? Tutti lo fanno. Non ascoltare questi dottori che dicono che può farti male al cervello. Devi vivere, devi essere te stesso! Non hai mai commesso adulterio? Oggi lo fanno tutti. Questi rigidi criteri di moralità valevano 100 o 500 anni fa, ma questo è il nuovo mondo." Devo essere me stesso, devo essere libero! Satana è dalla nostra parte prima che pecchiamo. Cristo sembra l’accusa, il demonio è la nostra difesa. È dalla nostra parte, dalla parte delle nostre libertà sessuali, del nostro orgoglio, della nostra avidità. Ma dopo che pecchiamo i ruoli si invertono.
Coloro che erano schierati contro di Lui erano persone rispettabili, di alto rango nella società, persone mondane e benestanti, uomini d'affari, giudici dei tribunali che governavano per convenienza, individui di "mentalità civica", la cui autentica vanità era mascherata da generosità pubblica. Perché Lo odiavano? Perché, durante tutta la Sua vita, aveva smascherato le false apparenze di bontà delle persone rispettabili, esponendo il male di uomini e donne che vivevano secondo gli standard convenzionali del Suo tempo.