Spiritual Trader 📈🇮🇹
Статистика🧭 La finanza è uno strumento di crescita personale. Mi occupo di macroeconomia: bonds, azioni, commodity, stablecoin e cripto. 20 anni sui mercati, con un metodo, non con le previsioni. Per chi vuole andare più a fondo: FT Academy.
- Последний пост
- 14 авг.
- Последнее чтение
- 15 авг.
- Постов за неделю
- 8
- Всего постов
- 107
- Тип
- открытый
- Язык
- итальянский
- Категория
- Криптовалюты (по похожим)
- В каталоге с
- 13 авг.
- 1/24сутки в ленте
- 276
- 1/48двое суток
- 316
- 1/72трое суток
- 341
Оценка по просмотрам недавних постов: пост набирает почти всё за первые сутки.
Посты
без подписи
без подписи
без подписи
без подписи
без подписи
без подписи
🇳🇴 BOND NORVEGESI: oltre il 4% con rating AAA La Norges Bank mantiene il tasso al 4,25%, mentre l'inflazione resta intorno al 3%, sopra il target del 2%. 🏦 IL CREDITO Rating AAA/Aaa dalle principali agenzie. Oslo è inoltre un creditore netto: il fondo sovrano norvegese gestisce oltre $2.000 miliardi. 📈 LA CURVA NOK • Breve: ~4% • 1–3 anni: >4,5% • 4–9 anni: ~4,3% • 10–12 anni: leggero rialzo La fascia 1–3 anni offre quindi il rendimento più interessante. 🇪🇺 PER L'INVESTITORE EUROPEO Il principale rischio è il cambio. €1 ≈ 10,94 NOK Il rendimento finale in euro dipenderà quindi anche dalla corona. Ma la NOK offre anche esposizione a un'economia legata alle materie prime, con merito di credito elevatissimo. 🎯 LA TESI >4% + rating massimo + diversificazione valutaria + esposizione alle commodity. ⚠️ Il cambio resta decisivo: un movimento significativo della NOK può annullare il rendimento cedolare. 🇳🇴 Da monitorare. #Bond #Norvegia #NOK #Obbligazioni #Investimenti #FixedIncome
🚨 COREWEAVE: il Q2 ci dice qualcosa di importante sull’economia dell’AI La conference call di CoreWeave non è interessante solo per i numeri forti. È interessante perché mostra dove si sta spostando il valore nella filiera AI. 🔹 1. Le GPU “vecchie” non diventano automaticamente obsolete CoreWeave ha firmato un contratto A100 fino al 2029. L’A100 è del 2020. Questo mette in discussione l’idea che ogni nuova generazione distrugga rapidamente il valore della precedente. Se una GPU continua a generare ricavi per anni, la sua vita economica reale può essere molto più lunga del ciclo tecnologico. 🔹 2. Il +25% dei prezzi è forse il dato più interessante A luglio CoreWeave ha aumentato i prezzi di circa 25%. E lo ha fatto dopo il miglioramento dei margini. È quindi soprattutto un segnale di pricing power. Se la domanda continua a superare l’offerta, il neocloud non è semplicemente una commodity che vende ore-GPU al prezzo più basso. 🔹 3. Il vantaggio competitivo è anche la velocità Con Vera Rubin il punto non è solo possedere più GPU. È riuscire a: → ottenere l’allocazione → installare il nuovo hardware → renderlo produttivo prima dei concorrenti. Ogni generazione può quindi creare una finestra temporanea di margini superiori. Per questo il rapporto con NVIDIA conta quasi quanto il capitale. 🔹 4. Ma la vera sorpresa è l’inference Managed inference ARR: ~$1M → >$100M in un trimestre E CoreWeave punta a oltre $250M entro fine 2026. Questa è forse la parte più importante. Affittare GPU significa monetizzare capacità. L’inference aggiunge un layer di servizi sopra l’infrastruttura, potenzialmente con margini e fidelizzazione migliori. Il neocloud potrebbe quindi diventare qualcosa di più di un semplice “GPU landlord”. 🔹 5. Il vero collo di bottiglia è la POWER CoreWeave ha attivato oltre 300 MW a giugno. Ora ha circa 4,2 GW sotto contratto, più altri 1,5 GW tra opzioni e LOI. 💡 Il vantaggio competitivo potrebbe quindi essere meno "quante GPU possiedi" e più quanta potenza riesci a garantirti in anticipo. Costruire capacità richiede anni. ———— 🎯 COSA SIGNIFICA PER NEBIUS? È qui che il Q2 di CoreWeave diventa interessante. Nebius sta costruendo un modello simile: GPU → AI Cloud → inference → maggiore monetizzazione. Domani guarderò soprattutto: 👉 ricavi da inference 👉 margini sui nuovi hardware 👉 pricing power 👉 velocità di monetizzazione della capacità 👉 investimenti e GW futuri Se vedremo lo stesso pattern, la tesi sui neocloud diventa ancora più interessante. Non sarebbe più soltanto una storia di GPU. Sarebbe una storia di infrastruttura critica per l’economia dell’AI. ⚠️ Naturalmente capex, debito, concentrazione clienti e valutazioni restano fondamentali. Ma CoreWeave ci consegna un benchmark molto utile. Domani Nebius dovrà confrontarsi con questo benchmark. 🔎 È questo, più del semplice headline sui ricavi, che guarderò. #AI #CoreWeave #Nebius #NVIDIA #AIInfrastructure #Investing
🤖 AI, TRILIONI DI CAPEX E TASSI ALTI: EQUITY O DEBITO? Il CEO di Goldman Sachs dice che nei prossimi anni serviranno trilioni di dollari per finanziare la corsa americana all’AI. Ma per un investitore questa frase apre una domanda molto più interessante: se i tassi resteranno alti per molto tempo, conviene possedere le azioni di chi investe questi trilioni o il debito di chi dovrà finanziarli? Il tema è concreto. Goldman Sachs stima che circa un terzo del CapEx degli hyperscaler nel 2026 sarà finanziato a debito. E la scala potrebbe aumentare ancora. 📈 Equity Se il ciclo AI continua a sorprendere positivamente, le aziende che vendono infrastruttura possono beneficiare della crescita degli utili. Ma l’equity porta con sé valutazioni elevate, volatilità e il rischio che enormi investimenti non producano abbastanza ritorni. 💵 Debito Qui il ragionamento è diverso. Se aziende con bilanci molto solidi devono raccogliere centinaia di miliardi per finanziare il CapEx, l’investitore obbligazionario viene pagato per fornire quel capitale. E in un mondo di tassi strutturalmente più alti, questo rendimento diventa interessante. 📌 Quindi la vera idea che mi porto a casa da questa news è questa: Non devo necessariamente scegliere tra “AI sì” e “AI no”. Posso scegliere come voglio essere esposto al ciclo AI. 👉 Equity se voglio partecipare alla crescita degli utili. 👉 Debito se voglio incassare il rendimento prodotto dalla gigantesca necessità di capitale. E oggi questa distinzione è particolarmente interessante perché la costruzione dell’infrastruttura AI sta entrando sempre più nel mercato del credito. La domanda non è più soltanto: “Chi vincerà la guerra dell’AI?” Ma anche: “Chi finanzierà questa guerra… e quanto verrà pagato per farlo?” 💰
🚨 INTEL RACCOGLIE $20 MILIARDI. MA PERCHÉ È IMPORTANTE? Intel ha aumentato da $15 a $20 miliardi la propria offerta azionaria, vendendo circa 210,5 milioni di nuove azioni a $95 per titolo. La domanda interessante non è però: “Intel raccoglie $20 miliardi?” È: cosa vuole farne e cosa significa per chi possiede azioni Intel? 🏭 1. Intel sta comprando capacità Il denaro servirà a rafforzare il bilancio e soprattutto a finanziare il costoso sviluppo della sua attività Foundry, cioè la produzione di chip per clienti esterni. È un business strategico perché l'AI sta aumentando enormemente la domanda di capacità produttiva. 💰 2. Ma c'è un prezzo da pagare L'emissione di nuove azioni significa diluizione. Intel crea nuove azioni e quindi gli azionisti esistenti possiederanno una percentuale leggermente inferiore della società. Per questo il mercato ha reagito negativamente alla notizia. 📈 3. La parte interessante è un'altra Intel riesce oggi a raccogliere $20 miliardi a $95 per azione dopo il forte rally del titolo. In altre parole: Intel sta utilizzando il forte interesse degli investitori per trasformare una valutazione di mercato elevata in capitale reale da investire nella propria crescita. 🎯 COSA SIGNIFICA PER L'INVESTITORE? Non leggere questa news semplicemente come: ❌ “Intel emette azioni → quindi male.” La domanda corretta è: il capitale raccolto creerà più valore di quello che viene ceduto attraverso la diluizione? Se Intel riuscirà a trasformare quei $20 miliardi in capacità produttiva, clienti Foundry e maggiore presenza nell'infrastruttura AI, la diluizione di oggi potrebbe diventare il prezzo pagato per una società molto più competitiva domani. Se invece il capitale servirà semplicemente a finanziare una struttura ancora inefficiente, la diluizione sarà un costo per gli azionisti. 🧠 La vera variabile da monitorare quindi non è l'aumento di capitale. È il ROIC del capitale raccolto. Quanto valore economico riuscirà Intel a creare con quei $20 miliardi? Questa è la domanda che trasforma una semplice news finanziaria in una decisione d'investimento.
🏗️ Forse la guerra non finirà dove pensiamo Potremmo scoprire che il modello non sarà: ❌ "vince l'AI migliore". Potrebbe diventare: ✅ "vince chi costruisce il miglior ecosistema attorno all'AI". Modello ↓ 🤖 Agente ↓ 📱 Applicazioni ↓ 💳 Pagamenti ↓ 🧠 Memoria ↓ 📊 Dati ↓ 🌐 Distribuzione ↓ ⚙️ Workflow A quel punto il modello linguistico potrebbe diventare quasi una commodity. Il vero asset potrebbe essere: il rapporto con l'utente + il sistema costruito intorno al modello. Ed è qui che la partita diventa molto più interessante. ☠️ Il possibile "suicidio" non è abbassare i prezzi Abbassare i prezzi può essere perfettamente razionale se la tecnologia rende l'intelligenza sempre meno costosa. Il suicidio sarebbe un altro: trasformare l'AI in una commodity prima di aver costruito un modello economico capace di monetizzare l'enorme valore che quella commodity genera. Perché c'è una differenza enorme tra: 🟢 rendere l'intelligenza economica e 🔴 rendere l'intelligenza gratuita. La prima può creare uno dei mercati più grandi della storia. La seconda rischia di creare una guerra di sussidi nella quale tutti conquistano utenti e nessuno conquista margini. 🧠 La mia riflessione finale Forse stiamo osservando soltanto l'inizio di una gigantesca guerra per il controllo dell'interfaccia cognitiva dell'utente. ChatGPT, Gemini, Claude e gli altri non stanno semplicemente vendendo chatbot. Stanno cercando di diventare: 🧠 il luogo nel quale l'utente pensa 🔎 cerca 💡 decide ✍️ crea ⚙️ lavora Per questo sono disposti a concedere sempre di più. E forse è proprio questa la parte più interessante. 🏆 L'utente potrebbe essere il vero vincitore della prima fase della guerra. Avrà sempre più intelligenza a un prezzo sempre più basso. Ma gli investitori dovranno porsi una domanda molto più scomoda: 💰 Se tutti sono disposti a regalare sempre più intelligenza per conquistare l'utente, dove finirà davvero il profitto? Perché nella storia del capitalismo, la guerra dei prezzi ha spesso prodotto grandi vincitori tra i consumatori. Ma non necessariamente tra chi combatteva la guerra. ⚔️ E questa volta la posta in gioco è molto più grande. Non stanno combattendo semplicemente per venderti un prodotto. Stanno combattendo per diventare: 🧠 IL TUO SISTEMA OPERATIVO COGNITIVO.
🤖 La guerra delle AI: più utenti, più funzioni, meno prezzo. Un suicidio collettivo? La notizia sembra positiva per gli utenti: 🧠 più intelligenza artificiale ⚙️ più funzioni 💬 più messaggi 💰 prezzi sempre più bassi. ChatGPT amplia l'accesso gratuito, introduce nuove capacità di reasoning e cerca di aumentare l'utilizzo proprio mentre Gemini guadagna terreno. Ma dietro questa apparente democratizzazione c'è una dinamica molto più interessante. ⚔️ Le principali AI stanno entrando in guerra. E per conquistare utenti sembrano utilizzare quasi tutte la stessa arma: 👇 offrire sempre di più, facendosi pagare sempre meno. Nel breve periodo può essere una strategia potentissima. Nel lungo periodo potrebbe però trasformarsi in un suicidio economico collettivo. 📉 La corsa verso il basso Immaginiamo il mercato tra qualche anno. ChatGPT offre gratuitamente capacità che oggi consideriamo premium. Gemini fa lo stesso. Claude aumenta i limiti. I modelli open source diventano sempre più potenti e quasi gratuiti. 📉 Gli abbonamenti scendono. 📈 Le capacità aumentano. ♾️ I limiti di utilizzo vengono progressivamente eliminati. Le aziende competono per convincerti: "Usa la mia AI. Ti do più capacità. Ti faccio pagare meno." Il problema è che questa non è una normale competizione di prodotto. È una competizione nella quale ogni miglioramento tecnologico tende a comprimere il valore economico dell'offerta precedente. È la logica della commoditizzazione. 🧩 Il paradosso dell'AI C'è però qualcosa di paradossale. Più i modelli diventano potenti, meno dovrebbe costare produrre una singola unità di intelligenza. 🎯 Fantastico per l'utente. ⚠️ Potenzialmente problematico per chi vende quell'intelligenza. Se il costo marginale scende, puoi abbassare i prezzi. Ma se contemporaneamente tutti i concorrenti fanno la stessa cosa, il vantaggio economico della riduzione dei costi viene trasferito al cliente. Non necessariamente all'azienda. La dinamica diventa: innovazione → aumento dell'offerta → concorrenza → compressione dei prezzi → commoditizzazione E l'AI potrebbe essere uno dei casi più estremi mai visti. 👥 Ma allora perché lo fanno? Perché oggi la vera battaglia non è necessariamente sul prezzo. È sugli utenti. Un utente AI non è semplicemente un cliente. È potenzialmente: 🔹 un'abitudine 🔹 una fonte di dati e feedback 🔹 un punto di distribuzione 🔹 un utilizzatore dell'ecosistema 🔹 un futuro cliente premium 🔹 un utilizzatore di agenti 🔹 un nodo all'interno di un'interfaccia sempre più centrale nella vita digitale Per questo può avere senso perdere soldi oggi per conquistare posizione domani. È la logica delle grandi piattaforme tecnologiche. 💣 Il problema nasce quando tutti fanno contemporaneamente la stessa scommessa. 🔥 E qui arriva il rischio Se OpenAI offre di più gratuitamente, Google risponde. Se Google aumenta l'offerta, Anthropic risponde. Se Anthropic migliora i limiti, gli altri devono adeguarsi. E così via. Si crea una spirale: più capacità → più utenti → più investimenti → più capacità → prezzi più bassi → margini più bassi → necessità di ancora più scala È una corsa nella quale nessuno vuole essere il primo a rallentare. Perché rallentare potrebbe significare perdere utenti. Ed ecco il paradosso: ⚔️ ognuno cerca di vincere la guerra individualmente, ma la guerra può distruggere il valore economico dell'intero settore. 💰 La vera domanda non è "chi avrà più utenti?" È: 🎯 Chi riuscirà a trasformare gli utenti in valore economico? Avere 500 milioni di utenti è straordinario. Ma se questi utenti consumano enormi quantità di computing e pagano pochissimo, il numero da solo non basta. La vera metrica diventa molto più difficile: quanto valore economico riesce a estrarre l'azienda da ogni unità di intelligenza prodotta? E soprattutto: 🤔 quanto è disposto a pagare l'utente quando l'intelligenza diventa una commodity?
🤖 Per due anni, bastava la parola "AI" in un pitch per attirare capitale. Quella fase sta finendo — e non solo nel venture capital. Secondo un'analisi di settore, il capitale si sta concentrando su un numero ristretto di categorie: laboratori AI, infrastruttura, potenza di calcolo, sanità regolamentata, legal tech, strumenti per aziende regolate. Per tutte le altre startup, gli investitori oggi chiedono evidenza concreta prima di mettere un euro: utenti che pagano davvero, un problema di lavoro specifico e costoso da risolvere, dati protetti, un canale di vendita che si ripete — non solo una demo convincente. 🎯 Il principio vale anche per chi non fa venture capital. Se hai (o vuoi avere) esposizione all'AI in portafoglio attraverso titoli quotati, lo stesso filtro si applica: un'azienda che "fa AI" nella narrativa non è la stessa cosa di un'azienda che genera ricavi ricorrenti da un problema reale che risolve meglio di chiunque altro. 📌 Il punto chiave: la domanda giusta non è più "questa azienda fa AI?" ma "questa azienda avrebbe clienti paganti anche se domani smettessimo di parlare di AI?". La prima è narrativa. La seconda è business. Quando guardi un titolo esposto all'AI nel tuo portafoglio, sai rispondere a questa domanda o ti fidi ancora della narrativa? 🔍
🏛️ Buffett ha lasciato la guida di Berkshire Hathaway a maggio 2025. Oggi il titolo tratta al prezzo più alto da quell'annuncio. Per molti sembra un paradosso: l'"oracolo di Omaha" se ne va e l'azienda... sale? In realtà racconta l'esatto contrario di quello che si pensa di solito sugli investimenti guidati da una sola persona. 🎯 Il punto non è che Buffett non contasse. Il punto è che quello che ha costruito in 60 anni non è un'intuizione che vive e muore con lui — è un processo: disciplina nella scelta delle aziende, pazienza nel non muoversi quando non serve, criteri chiari su cosa comprare e a che prezzo. Quel processo continua a funzionare anche senza di lui al comando. È lo stesso principio che applichiamo dentro FT Academy col Portafoglio Claude: la scorsa settimana un titolo era salito così tanto da superare il peso massimo che ci eravamo dati — e la prima domanda non è stata "quanto abbiamo guadagnato" ma "questo peso è ancora quello giusto". Non fare nulla su 7 posizioni su 8, quando non c'è motivo di muoversi, è stata una decisione tanto quanto comprare o vendere. 📌 Il punto chiave: quando valuti un investimento — o un gestore, o persino un'azienda che segui — chiediti se il valore sta nella persona che la guida o nel metodo che la regge. Solo il secondo sopravvive al cambio del primo. Nel tuo portafoglio, quanto del risultato dipende da "un genio" e quanto da un processo che reggerebbe anche senza di lui? 🧭
без подписи
🛢️ Il petrolio sta scontando una buona notizia che non è ancora una buona notizia. Nelle ultime ore l'Iran ha raggiunto un'intesa con l'Oman su una rotta di navigazione alternativa nello Stretto di Hormuz — dopo giorni di tensione che avevano fatto perdere l'11% al petrolio in tre sedute. Ma nelle stesse ore, l'UKMTO ha confermato un incidente: due esplosioni segnalate vicino a una petroliera in transito nello Stretto. Equipaggio salvo, nessun danno ambientale — ma il segnale resta. Il prezzo intanto si muove nel mezzo: Brent intorno a 79$, WTI verso 75$, dopo il forte calo dei giorni scorsi. 🎯 Qui c'è un meccanismo che vale la pena isolare: un accordo in revisione non è una riapertura. È un passo, non una soluzione. Lo Stretto di Hormuz fa transitare una parte enorme del petrolio mondiale via mare — ogni notizia lì si traduce quasi subito in prezzo, prima ancora di sapere se il problema è davvero risolto. 📌 Il punto chiave: i mercati spesso reagiscono al titolo della notizia prima di sapere se cambia davvero la sostanza. È lo stesso errore di lettura che capita fuori dal petrolio — su un utile trimestrale, su una notizia macro, su un annuncio di banca centrale. Nei prossimi giorni la cosa da guardare non è il prezzo del petrolio in sé, ma se l'incidente di oggi si ripete: lì si capisce se l'accordo tiene o no. Quante volte hai reagito a un titolo di mercato prima di aver letto la sostanza sotto? 🤔 👉 Se vuoi vedere come leggo questi segnali passo passo, dentro FT Academy costruiamo insieme il metodo: https://t.me/Finanacialfabbot?start=telegram_hormuz
🥇 Per la prima volta dal 1996, le banche centrali del mondo tengono più oro che Treasury USA nelle loro riserve. Secondo il World Gold Council, a gennaio 2026 l'oro ha superato i Treasury USA come primo asset di riserva delle banche centrali estere: circa 4.000 miliardi di dollari in oro contro circa 3.900 miliardi in Treasury. Non è un episodio isolato: solo nell'ultimo anno le banche centrali hanno comprato oltre 1.100 tonnellate d'oro, un ritmo da record. In parallelo, la quota del dollaro nelle riserve valutarie globali è scesa ai minimi da circa 30 anni — 56-57%, contro un picco del 72% nel 2001 (dati IMF, via Kobeissi Letter). Qui la notizia non è "il dollaro crolla" — non sta crollando, resta di gran lunga la valuta di riserva più usata al mondo. La notizia è più lenta e più importante: banca centrale dopo banca centrale, negli ultimi anni, ha deciso di diversificare in modo strutturale, spostando riserve da un asset "politico" — un Treasury è debito di un governo, soggetto a sanzioni e decisioni politiche — verso un asset che nessun governo può congelare o svalutare per decreto. È un processo che dura da anni ed è appena arrivato a un punto simbolico enorme, il sorpasso sui Treasury, che quasi nessuno in Italia ha notato passare. 🤔 Il principio da portarti a casa: essere la valuta di riserva del mondo non è un titolo che si vince una volta per sempre. Si mantiene guadagnando fiducia ogni giorno — e si perde lentamente, decisione dopo decisione, quando chi tiene le riserve inizia a preferire un'alternativa neutrale. Il dollaro resta dominante oggi. Ma per la prima volta in decenni, la direzione del trend punta altrove. 📊 Per chi guarda un portafoglio: nel 2026 l'oro non si muove più solo come copertura contro l'inflazione — si muove anche come termometro della fiducia geopolitica nel sistema del dollaro. Sono due ruoli diversi, e vale la pena imparare a distinguerli invece di trattare l'oro come un'unica storia. Se fossi tu a gestire le riserve di una banca centrale oggi, terresti più oro o più Treasury USA per i prossimi 10 anni? Scrivi ORO o TREASURY nei commenti — a chi risponde mando in privato il framework che uso per distinguere un movimento di mercato da un cambiamento strutturale.
Questa settimana un titolo del Portafoglio Claude è salito del 9%. 📈 Sai qual è stata la prima domanda che ci siamo fatti? Non "quanto abbiamo guadagnato". Ma: questo peso è ancora quello giusto? Broadcom (AVGO) era entrata al 10% del portafoglio, come le altre posizioni ad alta convinzione. Solo salendo di prezzo — zero acquisti nuovi — il suo peso è arrivato al 10,73%. Per il secondo giorno di fila sopra la soglia che ci eravamo dati. Tanti a quel punto direbbero: "sta andando bene, lasciala stare". Noi abbiamo fatto l'opposto: ridotta, non per sfiducia nel titolo, ma perché era diventata più grande di quanto avevamo deciso quando eravamo lucidi, non euforici. 🎯 Il resto della settimana in 3 righe: → Patrimonio $101.702 (+1,70% dal capitale iniziale) → 6 posizioni su 8 positive → 3 titoli in watchlist, tutti lasciati fuori — convinzione ancora troppo debole E qui la parte che nessuno racconta: 7 posizioni su 8 non le abbiamo toccate. Non fare nulla, quando non c'è motivo di agire, è una decisione tanto quanto comprare o vendere. ⚖️ Non ti stiamo dicendo cosa comprare. Ti stiamo mostrando come si ragiona prima di decidere — è la stessa logica che portiamo dentro FT Academy. 🧭
📉 Il mercato del lavoro USA ha appena perso posti di lavoro. Wall Street è salita lo stesso. Non è un errore, è un meccanismo preciso. Il dato: a luglio l'economia USA ha perso 23.000 posti di lavoro, contro un'attesa di +83.000. Un miss enorme — tra i peggiori degli ultimi mesi. Sotto la superficie è anche peggio: maggio è stato rivisto al ribasso di 66.000 posti (da +129.000 a +63.000), giugno di 37.000 (da +57.000 a +20.000). Insieme, 103.000 posti di lavoro in meno di quanto dichiarato inizialmente — i mesi precedenti erano già più deboli di quanto sembrava in tempo reale. Allora perché le borse sono salite? 🤔 In questo ciclo la Fed non era orientata a tagliare i tassi — stava valutando un possibile RIALZO, per un'inflazione ancora alta (4,7% secondo l'ultimo report FMI), spinta da boom di spesa in AI e petrolio sopra gli 80$. Un dato lavoro debole riduce le probabilità di quel rialzo: le stime di un aumento dei tassi a settembre sono scese da oltre il 50% a circa il 40% in poche ore. Ecco perché una "cattiva notizia" per l'occupazione è diventata una "buona notizia" per i tassi. C'è un secondo pezzo del puzzle, meno raccontato: secondo un'analisi di Kobeissi Letter, il numero minimo di posti che servirebbero ogni mese solo per tenere FERMA la disoccupazione è crollato a circa -3.000 — praticamente zero. Il motivo è il forte calo dell'immigrazione netta negli USA da inizio 2025. Vuol dire che il mercato del lavoro può raffreddarsi parecchio senza far esplodere la disoccupazione ufficiale. Per chi ha un portafoglio: in questo momento contano più i tassi del singolo dato occupazione. Il rischio da tenere d'occhio resta l'inflazione, non la disoccupazione. 📊 Il numero che ha davvero mosso i mercati oggi non era -23.000. Era "quanto poco serve per restare fermi." Quanto sei sicuro di sapere cosa guarda davvero la Fed in questo momento?
🥇 GOLD MINERS: breakout tecnico, ma attenzione al quadro macro Nelle ultime giornate il comparto Gold Miners sta mostrando un movimento interessante: dopo una fase di congestione laterale, i prezzi stanno tentando un’uscita rialzista, segnalando un possibile cambio di momentum. Dal punto di vista tecnico il segnale è da monitorare, ma preferisco non inseguire il movimento. Il quadro macro infatti non è ancora completamente allineato: tassi di interesse ancora elevati e pressione sui rendimenti rappresentano un elemento di cautela per il settore dell’oro. La strategia più prudente è attendere un eventuale retest dei supporti, verificare la tenuta del livello e solo successivamente valutare un ingresso con un miglior rapporto rischio/rendimento. Il tema Gold rimane comunque interessante: in uno scenario di rallentamento economico, possibile cambio di politica monetaria o aumento della domanda di beni rifugio, i miner potrebbero avere spazio per una nuova fase rialzista.