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IL GRANDE INGANNO La stampa si spende in titoli che evocano guerra e riarmo. Non è un tema come gli altri: è il tema dei nostri giorni, l'unica questione che dovrebbe dominare la prossima campagna elettorale. Eppure, mentre i cittadini sono distratti da futilità, qualcuno sta giocando una partita ben più sporca. È un'ipoteca pesantissima sulla testa nostra, dei nostri figli e dei nostri nipoti. Perché il riarmo in corso influenzerà in modo devastante il futuro dell'Italia e dell'Europa. Ma c'è un dettaglio che i promotori di questa follia omettono volutamente: investire in armi significa investire in guerre. È un'equazione semplice, eppure qualcuno finge di non capirla. Ieri, se producevi vaccini dovevi trovare il maggior numero di persone a cui iniettarlo. Oggi, se fabbrichi armi, devi usarle. Se non hai guerre, le devi creare. E così fanno. Guerra dopo guerra. Senza sosta. Senza fine. Ogni volta che si profila un negoziato, una tregua, un barlume di pace, scatta il sabotaggio. L'hanno fatto. Lo fanno. Lo faranno ancora. La guerra deve durare all'infinito. Deve contagiare paesi vicini. Deve moltiplicarsi. Solo così il colossale business delle armi può continuare a macinare profitti. Altrimenti, se il circolo vizioso si interrompe, la gente si accorgerebbe dell'inganno. E allora impugnerebbe i forconi e andrebbe a prendere i signori del potere che hanno deciso di investire i soldi delle nostre tasche in carri armati e missili, anziché in sanità, scuola, ricerca, welfare, salari dignitosi e investimenti produttivi. Questo è il vero tema della campagna elettorale. Il resto è fumo negli occhi.
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TUTTE LE BUGIE DI CONTE L'audizione di Giuseppe Conte davanti alla Commissione Covid era attesa da ben 2 anni. Finalmente si è presentato, ma ciò che ne è emerso è un quadro desolante fatto di contraddizioni, omissioni e veri e propri tentativi di depistaggio. L'ex premier ha posto la condizione che si sarebbe presentato solo per declamare un monologo, NON per rispondere alle domande. Forse perché qui da noi non esiste il Quinto emendamento… Così con la sua "lezione" agli italiani, ha perso un'occasione storica per chiarire finalmente i fatti che hanno segnato la mala-gestione della pseudo-pandemia. Per tutto il tempo Conte ha sventolato un documento come se fosse una prova schiacciante contro la società JC Electronics, sostenendo che il suo lotto di mascherine non fosse regolare. Peccato che quel documento fosse già superato: la stessa Agenzia delle Dogane si era corretta, ammettendo di aver esaminato un lotto sbagliato. La società aveva invece tutto in regola. Eppure, il commissario Arcuri – nominato da Conte – decise comunque di rescindere il contratto per affidarsi a fornitori cinesi inaffidabili, pagando 1 miliardo e 251 milioni per mascherine pericolose per la salute, con oltre 200 milioni di provvigioni finite ai soliti amici del PD. Risultato? Lo Stato italiano è stato condannato a pagare quasi 300 milioni di euro, poi ridotti a 100 milioni con una transazione. Soldi pubblici, nostri soldi, pagati per una gestione fallimentare. L'ex premier si è contraddetto più volte. All'inizio della pandemia dichiarava che l'Italia era "prontissima" ad affrontare l'emergenza. In audizione ha dovuto ammettere che non lo eravamo affatto. Sul vaccino, poi, ha cambiato versione: prima favorevole all'obbligo e al Green Pass, ora si presenta come paladino della libertà di scelta, dimenticando che il Green Pass era di fatto un obbligo surrettizio per chi voleva andare a lavorare. Conte non ha spiegato perché non fu chiusa la zona di Bergamo, perché l'Italia ha pianto così tanti morti nonostante restrizioni durissime, perché veniva chiesto il 10% sulle commesse affidate da Arcuri, perché il commissario ignorava le aziende italiane regolari per favorire consorzi cinesi sconosciuti. Attendiamo che la Corte dei Conti possa rivalersi su Arcuri e su tutti i responsabili. È chi sbaglia che deve pagare, non i cittadini come al solito. Conte è stato riconvocato per il 14 settembre, e questa volta non sarà un monologo: i commissari faranno domande che meritano risposte. E non possiamo permettere che chi ha sbagliato si nasconda dietro retorica e teatralità. Sapere la verità è soprattutto un atto di rispetto verso chi non c'è più. Verso quelle centinaia di migliaia di vite spezzate, lasciate sole nei reparti di terapia intensiva, o con esiti fatali da miocarditi, trombosi, infarti. Verso i danneggiati dal vaccino, troppo spesso ignorati e abbandonati dallo Stato. Per loro, per i loro familiari che ancora oggi cercano risposte, per tutti noi che abbiamo pagato – con la salute, con la libertà, con i soldi delle nostre tasche – il prezzo più alto di una gestione che non può e non deve rimanere senza verità.
❓ Perché il prossimo aumento degli stipendi della casta parlamentare non lo fanno di 17 centesimi?
"PER TUTTI NOI" CHI?? 😎 Questa volta, in via del tutto eccezionale, Burioni ha proprio ragione. Si mette male, per tutti VOI. (Arsenale K)
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BOCCIATO il "patentino antifascista" Martedì alla Camera è stato evitato un ennesimo rischio per la nostra democrazia. Con la bocciatura dell'ordine del giorno che proponeva un "patentino antifascista" per chiunque voglia parlare a Montecitorio, si è scongiurato un pericoloso precedente che avrebbe trasformato il Parlamento in una gabbia per il pensiero. La proposta, nata dagli scontri di gennaio per il tentativo di impedire una conferenza sulla Remigrazione, non era solo un gesto simbolico. Voleva subordinare l'accesso a uno spazio istituzionale a una vera e propria professione di fede politica, un esame preventivo di conformità. Il rischio concreto era quello di consegnare a una maggioranza politica o burocratica il potere di stabilire quali opinioni siano "compatibili" con la Costituzione, dimenticando che la Carta è garanzia di libertà, non strumento per delimitare il perimetro del pensiero ammesso. Le idee si contrastano con altre idee, non con certificazioni ideologiche. Le condotte illegali, se ci sono, si perseguono con le leggi già esistenti. Richiedere una firma rituale per parlare in Parlamento significa alimentare un perenne stato di allarme democratico e mettere in discussione il principio stesso del pluralismo. Per fortuna, una parte della politica ha capito il pericolo. La bocciatura è una vittoria per la libertà di espressione e un monito: la democrazia non si difende costruendo nuovi muri, ma abbattendoli. I "mercanti" del pensiero unico sono stati cacciati dal tempio della democrazia. Almeno per oggi.
Farebbe anche ridere se non fosse uno dei peggiori esempi di offesa alla democrazia, di squallore morale e di vergogna in cui ancora una volta la cosiddetta "scienza" è precipitata. (fonte: RadioRadio)
AGGRESSORE O LIBERATORE? C'era una volta l'aggredito e l'aggressore. Oggi questa distinzione sembra essere scomparsa. O meglio, è diventata una questione di convenienza geopolitica. Basta osservare la reazione occidentale all'invasione russa dell'Ucraina e il silenzio assordante sugli attacchi statunitensi e israeliani all'Iran e sulla promessa di intensificare i raid. La memoria, purtroppo, è corta. Quattro anni fa, quando Putin invase l'Ucraina, l'Occidente tuonò. Venti pacchetti di sanzioni, artisti banditi, atleti esclusi, 400 miliardi di dollari in armi e finanziamenti a Kiev. "Con Putin non si tratta, bisogna sconfiggerlo", era il mantra. Poi, nel 2023, Israele col pretesto del 7 ottobre ha sterminato decine di migliaia di palestinesi a Gaza, attaccato 7 paesi vicini. Silenzio di tomba. Niente sanzioni a Israele, niente armi ai palestinesi. Gli Usa hanno bombardato l'Iran, attaccato il Venezuela. Silenzio assoluto. Oggi, quelle stesse azioni compiute dagli alleati americani non meritano nemmeno un rimprovero. La malafede americana si cela dietro una retorica pseudo-umanitaria. L'attacco all'Iran viene presentato come un gesto per "liberare il popolo iraniano". Ma è la stessa falsa pretesa che ha accompagnato decenni di interventi occidentali, dalla Serbia all'Afghanistan, dall'Iraq alla Libia. Peccato che gli iraniani, anche i più critici verso il regime, non avessero mai chiesto di essere liberati da bombe americane e israeliane. E la "liberazione" ha un costo: 168 bambine e ragazzine uccise in una scuola colpita da un missile americano. Un "effetto collaterale" che non turba la coscienza di chi, come Italo Bocchino, giustifica l'aggressione perché l'Iran "è un regime tirannico che tratta male le donne e i gay". Un argomento che evidentemente non vale per l'Arabia Saudita o il Qatar, alleati a cui vendiamo armi. La debolezza europea è la cartina al tornasole di questa ipocrisia. La presidente del Parlamento Ue, Roberta Metsola, che nel 2022 tuonava contro la “brutale aggressione" di Putin, oggi si limita a chiedere una de-escalation all'Iran aggredito. E il governo italiano? Tajani e Crosetto offrono uno spettacolo desolante. Tajani, che quattro anni fa era un "leone" contro la Russia, oggi commenta gli attacchi con la superficialità di un tifoso al bar: "La situazione è complicata, speriamo che duri il meno possibile". Crosetto, sorpreso in vacanza a Dubai mentre scoppiava la guerra, si è giustificato in modo maldestro, mentre la Meloni, che nel 2022 parlava di "tempo delle scelte di campo", oggi si limita a esprimere vicinanza alla popolazione iraniana senza mai nominare gli aggressori. La conclusione è amara. L'Italia e l'Europa sono in guerra, ma dalla parte sbagliata, come sempre nella loro storia… Perché oggi l'unica risposta sensata sarebbe ricominciare a comprare il gas dove costa meno, dalla Russia, e smetterla con questa ipocrisia autolesionista. Finché l'Occidente continuerà a usare due pesi e due misure, basando le proprie condanne non sul diritto internazionale ma sugli interessi geopolitici, la pace resterà un miraggio.
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In un’intervista al canale Visegrad24 il premier della Slovenia, Janez Janša, rivela le dichiarazioni del ministro degli esteri del Marocco: “La stragrande maggioranza dei marocchini che vengono da voi in Europa sono criminali che fuggono alla giustizia. A noi conviene che vadano via, voi li volete accogliere. Problema vostro”.
«Su consiglio dei miei legali, mi avvalgo della facoltà di non rispondere in base ai diritti garantiti dal Quinto emendamento». Per 111 volte Anthony Fauci, convocato sotto giuramento davanti alla Commissione per la Sicurezza interna e gli Affari governativi del Senato americano, ha ripetuto questo mantra, scegliendo il silenzio. Quando chi ha guidato la sanità pubblica si fa scortare dai legali e sceglie il silenzio per non incriminarsi, la credibilità della medicina subisce un colpo devastante. Quando la scienza smette di rispondere alle domande e si trincera dietro la burocrazia del potere, cessa di essere scienza. Roy De Vita
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MA DOVE SI TROVA CEUTA??? Sarebbero almeno 59.000 le persone entrate dal Marocco nell’enclave spagnola di Ceuta. A nuoto o via terra. È l’ultimo capitolo della cronaca migratoria alle frontiere sud dell’Europa. Con un piccolo dettaglio: l’altra enclave, Melilla, ha seguito lo stesso copione. E proprio mentre l’acqua del Mediterraneo si tinge di numeri da record, ecco puntuale la reazione a catena dei paladini della sovranità. Il governo Meloni ha proposto l’immediata sospensione degli accordi di Schengen. La Spagna, dal canto suo, ha convocato l’ambasciatore italiano a Madrid. Peccato che Schengen, a Ceuta, non sia mai entrato in vigore. Ci chiediamo se, oltre alle dichiarazioni, il governo italiano avesse considerato l’ipotesi di aprire Google Maps. Ok, funziona male e non piace a nessuno, ma almeno indica che Ceuta non è un quartiere di Barcellona, ma una striscia di terra in Marocco. Sì, è territorio spagnolo, ma amministrato con un regime speciale che rende l’accordo di Schengen non applicabile. In parole povere: i controlli per entrare in Spagna da Ceuta già esistono. Schengen non c’entra. Ma questo non ha impedito a mezzi di informazione e politici di costruire un castello propagandistico degno di un reality show, dove i migranti vengono dipinti come nuotatori olimpionici capaci di attraversare lo Stretto di Gibilterra. Morale della favola: tra dichiarazioni lampo, ambasciatori convocati e mappe ignorate, l’unica cosa che affonda davvero è la credibilità di chi parla prima di informarsi. Il resto, come si suol dire, è acqua passata.
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🛑 Siamo già de facto in guerra con la Russia Mi spiace per Pirlo, ma con tutto il rispetto stiamo sempre guardando la guarnizione della torta dimenticando la torta. E la torta è che siamo già de facto in guerra con la Russia. Nel 21° pacchetto di sanzioni l’UE, e dunque anche l’Italia, ha approvato un meccanismo che permette di confiscare e vendere il petrolio russo proveniente dalle petroliere intercettate, senza risarcimenti. In sostanza, è una dichiarazione che approva ufficialmente la pirateria di stato. Questo è l’esatto equivalente della “guerra da corsa” che l’Inghilterra elisabettiana conduceva contro la Spagna: i corsari inglesi erano navigatori autorizzati dalla regina Elisabetta I ad assaltare le navi e i porti della Spagna. Si trattava di atti di guerra, senza distinguo, senza se e senza ma. L’unica ragione per cui la Russia non ne trae le dirette conseguenze è che al momento non le conviene aprire un fronte ulteriore, nel momento in cui resta aperto il fronte ucraino. La scommessa UE è che la Russia non riuscirà mai a chiudere questo fronte, che l’Ucraina continuerà a tempo indeterminato a tenere occupate ingenti risorse militari russe e che perciò riusciremo a continuare indefinitamente a fare la guerra alla Russia da lontano, senza pagare dazio, senza che i nostri porti saltino in aria, senza che le nostre infrastrutture vadano in pezzi, senza che le nostre navi vadano a picco. È una scommessa insensata oltre che impossibile da vincere. Di fronte alla nuova riconfigurazione dei rifornimenti all’Ucraina, la Russia ha avviato un’escalation, cominciando a distruggere sistematicamente il sistema portuale ucraino, risparmiato finora. È il segno che le cautele iniziali con cui era stata avviata l’“Operazione speciale” sono oramai cadute. Questo, che è un segno di difficoltà del fronte russo, è il peggior segnale possibile per l’Europa, e solo l’imbecillità delle nostre classi dirigenti non ne comprende le implicazioni. Più la Russia è in difficoltà, minori saranno gli scrupoli con cui la guerra verrà esercitata. La possibilità che la Russia si lasci quietamente logorare fino alla dissoluzione è il sogno bagnato della von del Leyen, ma non accadrà mai. Il giorno in cui qualcuno in Russia dovesse ritenere che un rischio del genere si affaccia concretamente alle porte, l’opzione nucleare sarebbe immediatamente messa in campo, con NESSUNA POSSIBILITÀ che avvenga una replica (gli USA ci hanno da tempo lasciato il cerino in mano; e chi pensa che verrebbero in soccorso per un attacco all’Europa affrontando una guerra nucleare frontale, deve cambiare pusher). Ovviamente il giorno in cui si romperà il tabù, invalso dopo il 1945, dell’uso del nucleare militare, si apriranno le cataratte del cielo e dell’inferno. Stiamo lavorando attivamente per la nostra distruzione, e il fatto che questa comporti potenzialmente anche una distruzione globale non dovrebbe essere una consolazione per nessuno. Andrea Zhok
NO-TAV: OLTRE LE CONDANNE Va bene, non si distrugge il bene pubblico. Va bene, non si picchiano i poliziotti. Va bene, non si bruciano le camionette. Lo abbiamo detto, e così siamo tutti dalla parte del giusto. Adesso però qualche domanda ce la vogliamo fare? Oppure vogliamo fermarci alla condanna di facciata, che tanto tranquillizza i benpensanti, ma che non risolve una beata mazza? Perchè questa gente non è da tre mesi, non è da tre anni, ma è da TRENT’ANNI che protesta contro questa nuova linea ferroviaria. Qualche motivo ce l’avranno per essersi intestarditi in questo modo nella loro battaglia, no? Quando: - I volumi di traffico (merci-passeggeri) tra Italia e Francia non giustificano una nuova linea così imponente. - La linea storica (magari con qualche miglioramento) può reggere tranquillamente i flussi attuali. - C’è il forte sospetto che le stime di crescita del traffico siano state sovrastimate. - L’opera costa decine di miliardi, con stime sempre in aumento. - Gran parte della spesa ricade sul pubblico, sottraendo risorse a sanità, scuola, welfare ecc. - Si rischia un bilancio in passivo, anche una volta in esercizio, con ulteriori costi per lo Stato. - L’impatto ambientale è chiaramente negativo (devastazione paesaggistica, rischio di amianto e uranio liberati in atmosfera durante gli scavi). Quando tutto questo non porta chiaramente alcun vantaggio alla popolazione (nè locale nè internazionale), mentre arricchisce enormemente tutti quelli che ci stanno lavorando (e i politici che li sponsorizzano)… …non sarà per caso che i No-Tav abbiano pienamente ragione? Massimo Mazzucco
FUOCO AMICO DALLA UE Mentre la Spagna brucia i brillanti strateghi di Bruxelles ci regalano l'ennesimo capolavoro: 8 elicotteri antincendio russi parcheggiati, belli e inutili. Progettati per spegnere il fuoco, ma inutilizzati, perché, si sa, la priorità non è salvare i boschi e le case della gente, ma dimostrare a Mosca quanto siamo determinati... a farci del male da soli. I Kamov Ka-32, capaci di scaricare 5.000 litri d'acqua con precisione chirurgica, sono lì a guardare le fiamme divorare 77.000 ettari e mandare in fumo le case di 91.000 evacuati. Pezzi di ricambio? Vietati. Manutenzione russa? Niente da fare. L’ennesimo effetto boomerang di cui nessuno parla: colpiamo la Russia, ma il fuoco divora le nostre risorse. Un Europa che si spara nei piedi, mentre il mondo guarda e ride.
LA PERIZIA CHE SMASCHERA L'IMBROGLIO: "Tachipirina e attesa" contro ogni evidenza scientifica. La consulente della commissione parlamentare d'inchiesta sul Covid ha letteralmente fatto a pezzi il protocollo «Tachipirina e vigile attesa». La dottoressa Simona Amato, direttore Uoc Accreditamento, Qualità e Risk Management dell'Asl Roma 2, ha consegnato una perizia che ribalta le narrazioni ufficiali e mette a nudo un sistema che ha anteposto il business alla salute dei cittadini. Il verdetto è senza appello: raccomandare paracetamolo ai pazienti Covid era «contrario a ogni evidenza scientifica». Un farmaco che «non presenta nessun impatto sulla malattia», incapace di agire sulla replicazione virale o sulla tempesta citochinica. Una terapia inutile che, peggio ancora, «aumentava il rischio di aggravamento dei sintomi». Ma non è tutto. L'esperta sottolinea come, durante le prime due varianti del virus, caratterizzate da alti tassi di ospedalizzazione e mortalità, per un paziente nella fase di replicazione virale «sarebbe stato logico considerare l'introduzione precoce di trattamento ad azione antivirale». Logico. Scientifico. Invece si è scelto l'opposto. La vigile attesa – quel "aspettiamo e vediamo" – è un atteggiamento che «di norma viene assicurato quando le possibilità di guarigione spontanea sono notevoli». Ma con il Covid, che aveva una fisiopatologia «complessa, caratterizzata da replicazione virale iniziale, infiammazione sistemica, alterazioni della coagulazione e trombosi», attendere l'aggravamento dei sintomi nei pazienti fragili non era prudenza: era una condanna che aumentava il rischio di ospedalizzazione e morte. La scienza c'era. È stata ignorata. La perizia documenta che già all'inizio della pandemia esistevano «2.706 articoli» con prove scientifiche sull'efficacia di diverse terapie. Il Comitato Tecnico Scientifico non si prese nemmeno la briga di leggerli. Mentre altri Paesi proponevano terapie combinate, in Italia si consegnava ai medici di famiglia un farmaco inutile. Una scelta che, secondo l'esperta, ha un peso diretto sul «tasso di mortalità registrato in Italia». Ma c'è di più: le circolari ministeriali del 2020 e 2021 fornivano indicazioni approssimative sulle misurazioni della saturazione, senza spiegare come effettuare un efficace monitoraggio dei danni polmonari né suggerire protocolli farmacologici precisi. Una gestione che sa di imbroglio. La terapia Tachipirina e vigile attesa ha ignorato anche i benefici dello Iodopovidone, Zinco, N-acetilcisteina, lattoferrina, tarassaco, quercitina, vitamine C e D. Terapie domiciliari che avrebbero potuto fare la differenza. Anche le Usca, le unità speciali che avrebbero dovuto garantire assistenza domiciliare nella misura di una ogni 50.000 abitanti, non vennero attivate. Un'altra promessa tradita. Questa non è cattiva gestione. È qualcosa di peggio. È l'aver scelto consapevolmente di ignorare le evidenze scientifiche, esponendo i cittadini a rischi evitabili. È l'aver imposto un protocollo che aumentava le probabilità di aggravamento mentre la scienza indicava strade diverse. I numeri parlano: il tasso di mortalità registrato in Italia è «correlabile alle indicazioni fornite con le circolari del novembre 2020 e dell'aprile 2021, troppo focalizzate sull'approccio di vigile attesa e paracetamolo». Oggi, finalmente, una perizia mette nero su bianco ciò che medici e scienziati denunciavano già allora. La domanda che i cittadini hanno il diritto di porsi è una sola: perché nessuno ascoltò la scienza? E chi pagherà per questo imbroglio organizzato contro la salute pubblica?