Savino Balzano
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Oggi, sul Fatto Quotidiano, una mia riflessione. Cosa intendono per “campo progressista”? E cosa per “progresso”? Sostegno ai più deboli? Sanità pubblica? Diritti dei lavoratori? Redistribuzione? Stato sociale? Se è così, #Renzi è totalmente incompatibile con quel campo, e lo ha dimostrato negli anni in cui era al governo. Mandatelo a casa, fate una cosa buona per il Paese. Se non lo fate, siete come lui.
https://x.com/SavinoBalzano/status/2087581874650583206?s=20 Sapete che cosa significa questo? Che la gente ha ancora una testa pensante, una propria autonomia, capacità di scelta. Questi sono libri usciti più o meno nello stesso periodo: il mio, quello del marito della Panella, quello di Carletto il tatuato e così via. #RomanzoQuirinale, dai grossi media padronali, non è stato praticamente mai menzionato. Fa eccezione il sostegno del mio Editore, ovviamente, del Fatto Quotidiano. Gli altri? Praticamente hanno provato a propinarli anche in abbinamento all’orata al supermercato. Si scherza, ci mancherebbe, ma fino a un certo punto: ricordo una trasmissione televisiva serale di qualche settimana fa, due tizi che provano a sostituire la Gruber, che facevano a gara per chi pronunciasse più volte il titolo del libro dell’ex direttore de La Stampa: facevano davvero a gara schioccando la lingua. A fine puntata ho pensato preoccupato: faccia attenzione, alzandosi dalla sedia potrebbe scivolare sulla bava del Telesone e di quella studiata. Non sia mai. Eppure, il risultato è questo e devo dire che è una gran bella soddisfazione. Sono contento, mi basta così, al netto di quello che sarà l'esito finale: stiamo facendo tutto da soli, basandoci su una comunità di persone che ci stimano, che ci apprezzano, che ci criticano costruttivamente. Un libro che faceva paura a tutti, un libro, Romanzo #Quirinale, il cui titolo va pronunciato timidamente, a mezza bocca, con voce sottile e tremolante: perché dice una verità che nessuno ha il coraggio di sostenere. Siamo una colonia, siamo commissariati, il proconsole risiede al Quirinale. Un giorno, forse, tra qualche anno, racconterò tutti gli ostacoli che ho dovuto saltare perché venisse alla luce: tanti, tantissimi. Io e la mia famiglia. E non, sia chiaro, perché vi sia stato l’intervento di chissà cosa, se non del solito terribile, soffocante e servile conformismo. Ma ci siamo riusciti: e adopero il plurale perché penso a voi, a ognuno di voi, a tutti voi che state leggendo il libro e lo state commentando, a quelli che mi stanno scrivendo e a chi mi sta incoraggiando. Poi voglio ringraziare la costellazione di piccole realtà editoriali controcorrente, del dissenso, senza padroni, che hanno voluto discutere con me il testo. E non è finita qui. Oggi sono così orgoglioso! Grazie davvero.
https://x.com/SavinoBalzano/status/2087131691252851077?s=20 Questa ve la siete persa? #Mattarella: «La gestione dei migranti rispetti la dignità delle persone». Questa sì che non l'aveva mai pensata nessuno: era così semplice! Perché non ci abbiamo pensato prima? Che sciocchi che siamo. Il Presidente della Repubblica, in un memorabile discorso prima della pausa estiva (tutti i giornali stanno parlando del suo arrivo in Trentino per le vacanze: ditemi voi se è normale, non si fa nemmeno più per il Papa), ci rammenta la necessità di rispettare la dignità dei migranti. E tutti ad applaudire. Il punto, però, è proprio questo: come si rispetta la dignità del migrante? La prima cosa che mi verrebbe in mente, da uomo molto meno acuto e autorevole del Capo dello Stato, è che migrare dovrebbe essere una scelta. Io, da meridionale, terminate le scuole superiori, ho dovuto lasciare la mia terra. Un viaggio che mi ha portato molta fortuna, ma che non fu di certo una scelta: fui costretto ad andarmene da un posto che non era in grado di garantirmi un futuro. Fu doloroso. È dignitoso? Direi di no. Lo stesso vale per chi migra dal Sud del mondo: dovremmo aiutare queste persone a rimanere nella loro casa, migliorandola, solidaristicamente, rendendola adeguata a un futuro prospero per i genitori e per i loro figli. Poi ce ne sarebbe un'altra di osservazione che, con quirinalizia deferenza, oso avanzare: il migrante dovrebbe trovare ospitalità e dignità. Integrazione vera (sempre che rispetti le nostre regole e la nostra cultura): un lavoro, una casa, prospettive di crescita, soddisfazioni. È quello che riserviamo a queste persone? Direi di no. Perché? Per varie ragioni, provo a tirarne fuori qualcuna in ordine sparso, senza pretendere di essere esaustivo. La prima è ancora molto semplice: per integrare servono tanti, tanti, tanti soldi. E questi soldi non ci sono, anche perché l'Unione Europea non ci consente di spenderne se non per sostenere insensate politiche green o per la cosiddetta difesa: un favore alla lobby delle armi, principalmente statunitense, e a settori industriali avvizziti e da riconvertire, soprattutto tedeschi. La seconda è ancora più semplice: da soli, i Paesi di approdo non ce la possono fare. I Paesi maggiormente esposti vengono lasciati da soli dal resto dei membri dell'Unione Europea, che non nutrono – al di là delle stucchevoli retoriche da cerimonia – alcuna solidarietà gli uni nei confronti degli altri. Se proponi una redistribuzione, quelli si voltano dall'altra parte. Poi c'è una terza ragione: i migranti servono per abbassare drasticamente il costo del lavoro. In due modi. Il primo, intuitivo: schiavizzandoli. Il secondo: creando una concorrenza al ribasso al lavoro prodotto nel Paese di arrivo. Se vuoi continuare a lavorare, devi pretendere meno, altrimenti vieni rimpiazzato dallo schiavo. Non è, come si dice, un meccanismo fuori controllo. Anzi. La svalutazione interna è una strategia ineludibile in un sistema a cambio fisso come l'euro. Non puoi, peraltro, fare investimenti. Devi poi concorrere abbattendo Stato sociale e pressione fiscale per accaparrarti i capitali, in un sistema di deregolamentata libera circolazione. Lo ha ammesso lo stesso #Draghi in audizione al Parlamento: abbiamo compresso domanda interna e salari per essere competitivi nel mercato delle esportazioni. La nostra ricetta, più iniqua, alternativa ai dazi di #Trump, brutto e cattivo. E dunque, caro Presidente, a chi si rivolge quando chiede dignità per i migranti? A chi vuole regolamentarne rigidamente il flusso o a chi ha alimentato la tratta degli schiavi per decenni, mostrando al mondo un ipocrita sorriso, un finto volto umano che nascondeva i più malevoli intendimenti? È bene capirlo, visto che lei, dal #Quirinale, è tra i più convinti sostenitori di quell'agenda unionale, eurounitaria, che ha sottratto anche la minima dignità a chi, costretto a partire, approda in un inferno senza speranze. Che facciamo? Lo cambiamo il finale (...) CONTINUA SU X
https://x.com/SavinoBalzano/status/2086727939043799377?s=20 Leggete il titolo di questo pezzo del Domani. Sull'#Ucraina, si dice, nel PD non c'è partita: la #Schlein non può fare marcia indietro, l'aiuto militare a Kiev non può essere messo in discussione, perché c'è di mezzo #Mattarella. Insomma, ammesso (e non concesso!) che la #Schlein volesse cambiare strategia sull'Ucraina, avvicinandosi alle posizioni di #Conte e del M5S, ciò non sarebbe possibile, dal momento che si creerebbe uno strappo col #Quirinale. Detto ancora in altri termini: la minoranza del PD, i cosiddetti riformisti (non si è capito quali riforme propongano e in che modo le stesse siano nell'interesse del Paese), vincono comunque perché il tavolo è truccato: chi dà le carte, il croupier, è amico loro. Fine del discorso. Che senso ha la tanto vantata dialettica interna? Dov'è la democrazia (oltre che nella scelta ipocrita di metterla nel nome del partito)? Come può un sistema politico funzionare in questo modo, se non stracciando la Costituzione? Non è dato saperlo. Uscito un articolo del genere, la Segretaria dovrebbe ribellarsi, rilasciare una dichiarazione del tipo: «Si smentiscono tutte le false rivelazioni della stampa, secondo cui le nostre legittime scelte politiche sarebbero condizionate dalla Presidenza della Repubblica, che non ha alcuna prerogativa da esercitare in tal senso, essendo il suo un mero ruolo di garanzia». Voi avete sentito nulla? Manco io. Il Presidente della Repubblica che ruolo gioca? È un politico in campo nell'agone? Diciamocelo, ma dotato di quale legittimazione democratica? Chi gli conferisce questo mandato? Quale articolo della Carta gli impone tale condotta? E il sistema mediatico, in questo caso il Domani, come commenta una notizia di questo tipo? Con sdegno, con scandalo, inorridendo? Assolutamente no: tutto normale. È tutto parte del #RomanzoQuirinale (ringrazio di cuore i lettori che continuano ad acquistare il libro, che oggi sta andando benissimo negli store online, nonostante il voluto silenzio della stampa e dei grandi media): l'ennesimo capitolo che si aggiunge a tutti gli altri. La nostra è una politica commissariata: dalla dimensione sovranazionale, dai vincoli esterni, dal pilota automatico, dalla tecnocrazia. Di questo meccanismo, del tutto contrastante col dettato costituzionale, il Capo dello Stato è assoluto garante. Tutto ciò ci rende una colonia bella e buona (anzi, brutta e cattiva). E il proconsole ha un nome e un cognome.
A che titolo Mattarella interviene su ogni materia che gli passi a tiro? A che titolo impone ai governi l’agenda dell’Unione Europea, dalla politica economica neoliberale alle folli scelte sulla difesa? E perché è una figura così importante, vitale direi, per il Partito Democratico? Perché i capibastone della Schlein sono così spaventati dall’idea che il Capo dello Stato possa essere di destra? Sono le domande alle quali ho provato a rispondere nell’intervista rilasciata a Francesco Borgonovo e a Galt Media, che ringrazio sinceramente. Abbiamo parlato anche del mio nuovo libro, Romanzo Quirinale, Paper First. Trovate tutto qui: https://www.youtube.com/watch?v=JeFNWu22b5M&t=10s
https://x.com/i/status/2085717195661656289 Io c'ho un macigno nella scarpa di cui devo necessariamente liberarmi. Lo devo fare perché ho amato #Guccini profondamente: la sua musica, le sue parole, mi hanno accompagnato e toccato negli anni della formazione. Ascolto certi suoi testi e mi vengono gli occhi lucidi, pensando a quando lo facevo a Perugia, negli anni dell'università, in quelle giornate così dense di speranze e aspettative, così piene di coraggio e voglia di combattere. L'ho amato, davvero, quasi quanto ho amato Faber. Come lui, nessuno. Però c'è qualcosa che sento davvero il bisogno di dire: primo, perché vedo che nessuno lo sta facendo, mentre sono certo che in tanti lo abbiano pensato negli ultimi anni della sua vita; secondo, perché questo mare di ipocrisia lui non ce l'avrebbe mai perdonato. La verità è che Guccini si era bello che rincoglionito, e da un bel pezzo, direi. Al punto da lasciarsi coinvolgere dalla dialettica della sinistrucola più becera, quella del più viscido politicamente corretto, da quella languida e lacrimosa gentaglia che affolla certe ZTL e si atteggia a compagna. Questa cosa ce la dobbiamo dire: si era lasciato abbindolare dalla mano morta dei provoloni dell'antifascismo da salotto. Ma dai! Quella scenetta in cui cantava Bella Ciao, da partigiano, contro questo centrodestra: quanta tristezza. La verità è che certi giornalisti, gentarella totalmente asservita al sistema e alla narrazione dominante, alla propaganda (appunto) più meschina, andavano a circuire intellettualmente un vecchio che era ormai l'ombra dell'uomo che fu. Quell'uomo li avrebbe messi alla porta a calci nel culo: mai avrebbe dato cittadinanza a persone tanto comode, tanto inserite, per nulla scomode. L'hanno trattato come l'anziano zio a cui bisognava sfilare l'eredità. E ci sono riusciti: approfittando della fragilità di quel tramonto, hanno messo a profitto il suo gigantesco prestigio, utilizzandolo subdolamente come un manganello contro la parte politica avversa. Guccini, quello vero, vi avrebbe visti per quello che in realtà siete: gente che gira adesso con le tette al vento. Lui ci girava già cinquant'anni fa. Lui, quello delle lotte e delle osterie, da Fazio? Quello de L'avvelenata? Dai, torniamo seri. Ciao, e grazie: te lo dico con l'anima che piange. Te lo dovevo.
Da qualche giorno sono anche su Substack. L’ho aperto perché, a volte, sento il bisogno di sviluppare un ragionamento senza i limiti imposti dai social o dai tempi della radio: articoli più lunghi, più approfonditi, con lo spazio necessario per argomentare. Se vi va, potete seguirmi qui: http://substack.com/@savinobalzano L’iscrizione è gratuita e vi permetterà di ricevere ogni nuovo articolo direttamente nella vostra casella di posta. Se vi interessano gli argomenti che affronto in radio o nei miei libri, credo possiate trovare interessanti anche questi contenuti. Grazie a tutti per il sostegno.
https://x.com/i/status/2084937625165611206 Con il suo atteggiamento l'Italia mette in pericolo lo spirito solidaristico europeo. Questo è senza dubbio uno dei commenti più comici che io abbia letto in queste ore a seguito dell'invasione di #Ceuta da parte del #Marocco, che ha riservato ai propri cittadini un trattamento meno dignitoso di quello che si riserverebbe a un gregge di pecore. Al netto del merito della reazione italiana (e non solo italiana) e della sospensione di Schengen, mi domando davvero di quale solidarietà si stia parlando. Di preciso, quando l'Unione europea sarebbe stata animata dalla solidarietà? Esattamente, cosa mi sono perso? In quali circostanze il collante tra i Paesi membri sarebbe stata la volontà di tendersi una mano, aiutarsi a vicenda, procedere tutti insieme per il benessere comune? È stata la solidarietà a spingerci a massacrare la Grecia con la troika? Lo stesso sentimento, nel 2011, a riservare qualcosa di molto simile al nostro Paese, grazie alla complicità di tanti traditori ai massimi livelli istituzionali? Era la solidarietà a ispirare Oettinger nell'affermare che i mercati avrebbero insegnato agli italiani come votare? Ve lo ricordate Rutte, da leader olandese, rassicurare i propri operai sul fatto che l'Italia non sarebbe stata aiutata in piena crisi pandemica? Quando si parla di Paesi frugali, ancora, ci si riferisce a un gruppo di samaritani dediti al volontariato? Non mi pare. Quando, sull'immigrazione, l'UE si sarebbe dimostrata solidale? Ogni volta che ha bocciato qualsiasi ipotesi di distribuzione dei migranti? Anche nelle fasi più acute del fenomeno sulle nostre coste siamo rimasti soli. Pur di non accogliere un migrante, sono state previste perfino penali economiche alternative. L'Unione europea è da sempre il campo di battaglia di una feroce guerra economica: libera circolazione dei capitali, impossibilità di svalutare la moneta, svalutazione interna del lavoro e taglio allo Stato sociale. Ma di quale solidarietà state farneticando? Di qualche prestito, finanziato con i soldi nostri (siamo da sempre contributori netti), per finanziare ciò che ci dicono da Bruxelles? Dai, attendo il primo babbeo che venga a rammentarmi il PNRR. Una truffa bella e buona. Solo di recente, in piena crisi energetica, abbiamo chiesto uno scostamento di bilancio per aiutare i nostri cittadini: ci hanno consentito di spendere due spicci per i cappotti termici. Sarebbe questa la solidarietà europea? Vadano al diavolo, altroché.
https://x.com/SavinoBalzano/status/2084189195287822417?s=20 Le accuse di #Grillo a Giuseppe #Conte, ammesso che siano genuine e spontanee, non possono che risultare risibili, alla luce di quello che il fondatore è riuscito a combinare in occasione della nascita del Governo #Draghi: a lui si deve il definitivo tracollo della legislatura che nasceva dalla spinta propulsiva del cambiamento e che è rovinosamente precipitata nel governo più tecnico di tutti. In filigrana, tuttavia, si intravede una questione che è reale: il nostro bipolarismo è malato e genera mostri. È una vite spanata, che gira senza produrre alternative, che gira senza stringere. Io penso sia ormai evidente che le coalizioni, a destra come a sinistra, siano semplicemente innaturali: abomini senza senso, se per senso intendiamo l'autentica volontà di governare nell'interesse dei cittadini, alla ricerca di soluzioni che, pur partendo da prospettive differenti, possano migliorarne l'esistenza. Al di là del dibattito pubblico, che spesso serve a tenere in piedi teatrini televisivi e radiofonici (e lo scrivo con cognizione di causa, essendo parte dello show), ha ragione chi teorizza il superamento della contrapposizione tra destra e sinistra e ne propone una diversa: sopra contro sotto, popolo contro élite, molti contro pochi. Non perché certi valori siano superati, tutt'altro, ma proprio perché chi finge di affrontare l'avversario su quei temi, spesso ci va a braccetto a cena. L'alleanza di centrodestra non ha alcun senso: come si fa a immaginare che possano stare insieme Lega e Forza Italia? Rappresentano due agende del tutto incompatibili: i primi quella dell'euroscetticismo, del no alle armi a Kiev, della critica feroce al Patto di stabilità, persino di quella al Quirinale (si pensi a Borghi sul discorso di #Mattarella sulla sovranità europea); i secondi, l'opposto, letteralmente. È inevitabile che uno dei due ci rimetta drammaticamente: mi pare sia anche chiaro chi stia pagando il prezzo più alto in questo momento. Direi anche basta. Le differenze tra Forza Italia e Fratelli d'Italia, peraltro, si assottigliano sempre di più, ed era prevedibile che accadesse. Ricorderete gli incontri della #Meloni con Draghi prima di approdare a Palazzo Chigi. La raccomandazione del banchiere fu chiarissima: non isolarsi in Europa. Che, tradotto, vuol dire non provare a sollevare la schiena e rimanere perfettamente a novanta gradi. Mi pare che la premier, festeggiando per anni lo spread basso e la promozione delle agenzie di rating, abbia seguito pedissequamente quel consiglio. E non è un caso che le stesse interlocuzioni col migliore di tutti (a far disastri) oggi le tenga il capo del finto partito di opposizione: Elly #Schlein. Anche il campo largo è un abominio: quella tra PD e M5S è un'alleanza totalmente priva di prospettiva e di orizzonti. Ci sono temi campali, steccati alti che non possono essere ignorati: quali sono le priorità? Guerra o pace? Granai o arsenali? La coperta è corta e certi dossier rappresentano la base di un programma di governo. Cottarelli e Fornero vogliono obbligare i partiti a dichiarare in anticipo le coperture economiche delle misure che propongono, cioè il loro costo economico. E quello sociale? Prima di vararla, forse la Fornero (che ancora oggi viene ascoltata in estasi in alcune smemorate trasmissioni televisive) avrebbe dovuto anticipare l'enorme costo sociale delle sue riforme: quella sulle pensioni, ma anche quella sul mercato del lavoro, con la riscrittura dell'articolo 18. Ecco, quali sono per i partiti, nelle singole coalizioni, le priorità: individuare i costi economici, piegandoci a Bruxelles, o quelli sociali, onorando la Costituzione? Mi preme solo ricordare che esiste anche l'ipotesi di andare da soli, o quasi, pur pagandone un costo. Mi pare lo abbiano già dimostrato partiti della Prima Repubblica, capaci di incidere anche dall'esterno della coalizione di governo. E mi pare lo stiano dimostrando, oggi, Vannacci e lo spettro di Alessandro Di Battista.
https://x.com/SavinoBalzano/status/2083141250421489766?s=20 Ieri ho trovato davvero sublime il discorso di Sergio #Mattarella, in occasione dell'incontro con la stampa. In un passaggio ha detto: «Lei ha menzionato alcuni argomenti del dibattito che si è sviluppato in questi giorni su temi politici, o piuttosto, per meglio dire, tra forze politiche. Io, ovviamente non vi entro: non ne sono e non intendo esserne parte». Rispondeva alle parole del presidente dell'Associazione Stampa Parlamentare. Capito cosa dice il capo dello Stato? Che lui non è parte del dibattito politico, che non entra nel merito del confronto tra le forze politiche: lui non ne è e non intende esserne parte. Magari! Tutto perfettamente coerente con l'immagine che la stampa, servile, gli tratteggia attorno: garante della Costituzione, arbitro imparziale, notaio della Repubblica, nonno d'Italia. Vi piacerebbe. Nello stesso discorso (ripeto: nello stesso discorso!) ecco alcuni passaggi molto succulenti: «Conosco bene l’esercizio di critiche rivolte all’Unione per insufficiente incisività dalla sua azione, critiche avanzate con accanimento soprattutto da chi ne ostacola, in ogni modo e circostanza, la possibilità di strumenti decisionali e operativi più efficaci». E, poco dopo: «L’abbandono dell’ipotesi di una nuova Convenzione Europea per porre mano alla riforma dei Trattati è stato un grave errore. Va ripresa una seria e coraggiosa riflessione. Nel frattempo non si tratta di stare con le mani in mano in attesa del domani. È utile ricordare che, com’è noto, due esperienze di grande rilievo come l’Euro e Schengen – sottolineo: la moneta comune e la libera circolazione nella gran parte dei Paesi dell’Unione - sono nate nell’ambito del quadro giuridico attuale, come cooperazioni rafforzate; che si sono sempre più ampliate come partecipazione. Lei ha fatto cenno anche all’esigenza di un’efficace difesa comune europea. L’attitudine e la strategia che ho appena ricordato rende evidente che la sua realizzazione non rappresenta una minaccia per nessuno, non mira alla guerra: al contrario è strumento per garantire la pace». Dunque, un palese appoggio al voto a maggioranza in seno all'Unione Europea, alle cooperazioni rafforzate e al progetto della cosiddetta difesa comune. Il tutto dopo aver rifilato una bella sferzata a chi osa criticare il progetto unionale. Critiche che, se diventano oggetto di rimprovero da parte del #Quirinale, inevitabilmente finiscono per apparire meno legittime di altre posizioni. Vi torna? Alla faccia dell'arbitro! Ora, se io vi dicessi che questo è un discorso di Ursula von der Leyen, ci credereste? Potrebbe starci assolutamente. Se vi dicessi che queste parole sono di Macron? O di Enrico Letta? Di Gentiloni, magari, o di #Picierno, perché no? Possibile che qualcuno ancora non se ne accorga? È maledettamente evidente: il Presidente della Repubblica prova in tutti i modi ad apparire imparziale, ma non lo è affatto. A prescindere dal merito delle sue esternazioni (che, per inciso, ammetto di non condividere minimamente), qui il punto è chiaro e inequivocabile: Mattarella persegue una precisissima agenda politica, che è quella di Bruxelles, del riarmo, del pilota automatico, del vincolo esterno. Su questo, francamente, non mi sembrano esserci dubbi. Il punto, però, è istituzionale ed è pesantissimo. Insomma, #Calenda dice quello che gli pare, forte (verrebbe da dire debole) della sua legittimazione democratica: rappresenta i quattro gatti che lo votano. Così come #Renzi e #Marattin (il numero dei gatti cala rovinosamente), ad esempio. Sono politici e parlano ai loro elettorati (alle loro comitive, diciamo). Qui accade, viceversa, che chi dovrebbe rappresentare l'unità nazionale, fingendosi imparziale, prova a interferire sull'azione dei governi e spesso ci riesce benissimo, ma agisce privo di qualsiasi legittimazione democratica e popolare. Vi sta bene così? A me pare una questione piuttosto grave.
https://x.com/SavinoBalzano/status/2082786941074862253?s=20 Un paio di sere fa ero a cena con degli amici: «Avete sentito cosa ha chiesto quel bambino al Presidente? Il video girava sui social e lo hanno rilanciato praticamente tutti i giornali». Mi guardano perplessi e io: «Se potessi, quale miracolo faresti?». E loro: «E Kim cosa ha risposto?». Io: «Chi?!?». Insistono: «Kim Jong-un, non era lui?». Poi, di seguito: «Sarà stato Ali Khamenei» — prova uno — «forse Putin!», ha aggiunto il calendiano del gruppo (è tanto solo e gli teniamo compagnia). «Ma no, ragazzi!» — rispondo seccato — «è successo a Pantelleria, era #Mattarella». Sì, perché certe scene siamo abituati a vederle in Corea del Nord o in Iran. Giusto? Però devo dire che mi è piaciuta la risposta imbarazzata del Presidente, che sinceramente mi è sembrato quasi infastidito da quella domanda, evidentemente imbeccata da chissà quale zerbino ambulante: «Non posso farne...» (da notare la drammatica delusione di Roberto Benigni e di Paolo Mieli). E, dinanzi all'insistenza del piccoletto, aggiunge: «serenità per tutti». Massì, meglio così: la più tradizionale "pace nel mondo" non gli sarà sembrata un auspicio in linea con i suoi ultimi discorsi... E vi sorprenderà, perché io invece penso che Mattarella qualche miracolo lo potrebbe davvero fare. In primis, potrebbe smetterla di parlare di cose che non esistono, come la "sovranità europea" e la "difesa europea", che non potranno mai vedere la luce senza la costituzione di uno Stato europeo. Uno Stato europeo che non nascerà mai, perché potrebbe basarsi solo su una autentica solidarietà tra i membri che non c'è mai stata e che mai ci sarà. Esattamente come il voto a maggioranza: una demenziale discussione tutta italiana. L'Unione Europea va bene solo e soltanto finché è utile a Stati Uniti, tedeschi e francesi (soprattutto ai primi). In caso contrario, verrebbe archiviata in trenta secondi. Lo abbiamo visto in centinaia di circostanze: a certi azionisti è concesso di infrangere le regole europee come e quando vogliono; la politica estera europea (che infatti non esiste) viene messa da parte appena gli stessi azionisti decidono di gestirsela in autonomia, e così via. Vi immaginate davvero un mondo in cui i crucchi ci consentono di dare ordini alle loro truppe? Ma dai! Potrebbero crederci, forse, solo la Picierno o Elly Schlein. Mattarella potrebbe quindi fare un miracolo se la smettesse di reggere il gioco a chi parla di una difesa che non esiste e che serve solo retoricamente a riconvertire l'industria tedesca in ginocchio, a investire in armamenti statunitensi, a sottrarre miliardi e miliardi di euro allo Stato sociale, alla sanità, al popolo. Una difesa che viene peraltro descritta come necessaria alimentando il racconto dei feroci russi alle porte, pronti a invaderci: un racconto che lo stesso Mattarella ha contribuito a sostenere, spaventando il popolo che dovrebbe invece rassicurare. E dunque, di quale serenità parla il Capo dello Stato? Non certo della nostra. Saremmo più sereni se dicesse cose tipo: «L’Italia, a mio avviso, deve essere, nel mondo, portatrice di pace: si svuotino gli arsenali di guerra, sorgente di morte, si colmino i granai, sorgente di vita per milioni di creature umane che lottano contro la fame. Il nostro popolo generoso si è sempre sentito fratello a tutti i popoli della terra. Questa è la strada, la strada della pace che noi dobbiamo seguire». Oppure tipo queste altre: «Io qui ho parlato, ho ricevuto scienziati che sono venuti a dirmi quali sono i pericoli che sovrastano l’umanità, se per dannata ipotesi, italiane e italiani che mi ascoltate, la terza guerra mondiale dovesse esplodere, sarebbe la fine del nostro pianeta. Ed allora è una follia continuare a costruire ordigni di morte che, se usati, rappresenterebbero la fine del genere umano. Ed invece di spendere questi miliardi in questi ordigni infernali di morte, perché questi denari non si spendono per combattere la fame nel mondo?» Ma quello era un altro Presidente. E qui sì che ci vorrebbe davvero un miracolo...
https://x.com/SavinoBalzano/status/2082014981827047626?s=20 Non poteva mancare un commento sulla vicenda che ha coinvolto #IlariaSalis. E ci mancherebbe altro. Sulle questioni personali non c'è moltissimo da dire, in effetti: il personaggio è politicamente osceno e lo si vedeva da miglia e miglia. Una Santanchè col pugno chiuso, più o meno. Solo che, a sinistra, tutto è concesso. Le vicende della #Salis ormai possono essere raccolte in un tomo: ci si può scrivere un libro. A partire da quelle impossibili da accertare, come quelle ungheresi. A proposito: ora che hanno vinto i buoni, ora che il vendicativo #Orban non c'è più, ora che non c'è più la dittatura, perché Ilaria non si fa processare, così da levare di mezzo ogni dubbio sulla sua moralità? Certo, poi ci sarebbe la questione delle case occupate, l'opaca e scabrosa vicenda del suo assistente parlamentare e pure questo drammatico scivolone sui lavoratori assunti con contratti precari e poi licenziati senza giusta causa. Ma non è mica la prima volta che il signor Tesla, Nicola #Fratoianni, regala alle istituzioni figure così autorevoli. Ve lo ricordate, sì, Aboubakar #Soumahoro? Il nuovo Giuseppe Di Vittorio con gli stivali sporchi di fango a Montecitorio? I boccaloni della sinistra ci cascarono alla grandissima e quello, poche settimane dopo, aveva già abbracciato la causa del diritto all'eleganza. Io non ne posso più di questi moralizzatori impresentabili. Per carità, nessun predicozzo, ma almeno non venite a scaramellarci le gonadi con la vostra presunta superiorità perché, alla luce di quello che avete tirato fuori, sapete benissimo dove potete mettervela. Vi sia di lezione.
https://x.com/SavinoBalzano/status/2081691300085092462?s=20 Il nuovo video IA, pubblicato da #Vannacci sui suoi social, è una pecionata invereconda: una tamarrata sesquipedale che risponde, però, a lucide scelte tattiche. Punta a raccogliere tutto il consenso possibile, comprensibilmente, e non disdegna di fare la pesca a strascico tra i minus habens che provano un sussulto, un moto d'orgoglio e fierezza nel vedere immagini del genere. Un politico, aggiungo, non dovrebbe mettersi a pubblicare contenuti comici o satirici: non è un clown, un cabarettista. Il suo compito sarebbe quello di guidare il Paese e chi vuol seguirlo, non quello di strappargli una risata. C'è però un fondo di verità nel ciarpame. Vannacci si rappresenta come un condottiero romano in pellegrinaggio, a far visita all'imperatore: Sergio #Mattarella. Certo, mi delude questo suo conformismo deferente, ma descrive la verità: descrive come politica e media si relazionano al Capo dello Stato in Italia. Come ci si relazionerebbe a un sovrano, a un monarca assoluto, al quale viene consentito tutto: ogni ambiguità, ogni ipocrisia, tutto il doppiopesismo possibile. Anche su questo indugio nel mio #RomanzoQuirinale: e non smetterò mai di ringraziare abbastanza i tanti che lo stanno leggendo, che lo commentano e che mi scrivono. I tanti che non sopportano più questa realtà dei fatti, insopportabilmente lontana dalle regole democratiche e dalla Costituzione: tradita dagli stessi che ci fanno ogni giorno la morale su come sarebbe la più bella del mondo. A proposito di ipocrisie e doppiopesismi. L'#Ucraina ha colpito una nave mercantile iraniana nel Mar Caspio, causando anche delle vittime. L'Ucraina e l'#Iran non sono paesi in guerra. Il #Quirinale cosa pensa di questa iniziativa? È lesiva del diritto internazionale? Risponde alla logica dello Stato aggredito e di quello aggressore? Promette sostegno eterno all'Iran, come ha fatto, non si sa a che titolo, con #Zelensky? Quali coloriti paralleli storici opererà stavolta? Paragonò i russi ai tedeschi del Terzo Reich: cosa farà adesso con gli ucraini? Che ne dice dei tedeschi della Germania guglielmina? Affondavano le navi mercantili statunitensi e convinsero gli americani a scendere in guerra nel primo conflitto mondiale. Può funzionare? Massì, dai! Prevedo l'ennesimo assordante silenzio. Qualcuno che abbia il coraggio di denunciarlo, di scriverne? Stiamo a vedere.
https://youtu.be/dbDR6M6vfEM?si=xmvR6qepkJEPg1ro Ieri un bel confronto con Francesco Toscano su Visione TV, che ringrazio. Siamo tornati sulla questione delle gravi ingerenze di Mattarella in merito all'ipotesi di reintegrare i medici (e gli infermieri, non dimentichiamoli!) durante la crisi sanitaria. Un'ingerenza inaccettabile nel metodo, dal momento che certe valutazioni non spettano al Presidente della Repubblica, ma anche nel merito: svela palesemente la sensibilità del Colle al canto di certe sirene... Siamo tornati anche sulla vicenda Roggero e sull'ipotesi di grazia: anche qui, il Quirinale fa sfoggio di tutto il suo doppiopesismo. Basti pensare alla postura (assai più timida) assunta sulla scivolosissima e imbarazzantissima vicenda Minetti.
https://x.com/SavinoBalzano/status/2080224859867533580?s=20 Mattarella dice no alla norma sul reintegro dei medici e degli infermieri radiati durante la crisi sanitaria. Sta passando quasi sotto traccia l’ennesimo episodio gravissimo che riguarda il Presidente della Repubblica. Il governo vuole inserire una misura all’interno del disegno di legge di riforma delle professioni sanitarie. La stampa ha cominciato riportando le perplessità del Colle e, poi, più di recente, La Repubblica è stata assolutamente esplicita: «Il #Quirinale non la farà passare». Personalmente ritengo che la misura sia sacrosanta e le recenti obiezioni della professoressa Viola mi sono parse ben oltre il limite del ridicolo. Se passasse il principio, sostiene, non potremmo più bocciare studenti impreparati agli esami, dal momento che si appellerebbero alla libertà di pensiero. L’esempio è sciocco: qui non parliamo di studenti. Parliamo anche di medici, di gente che ha studiato e che detiene un titolo sudato, di persone che si sono fatte per anni e anni il mazzo in corsia per salvare vite umane. Parliamo di colleghi della Viola: di gente che lei non ha di certo il diritto di «esaminare». Hanno già dato, stia buonina. Il merito, ad ogni modo, conta il giusto: uno potrebbe pure dire di essere assolutamente contrario alla norma per altre ragioni. Anche formali, di certezza del diritto, quello che volete. Lo rispetterei. Sarebbero obiezioni più serie e fondate di quelle della #Viola. Quel che conta, più di ogni altra cosa, e che vi fa capire quanto sia grave quanto sta accadendo, è il metodo. A che titolo il Presidente della Repubblica osa interferire con l’attività di indirizzo politico del Governo e con le determinazioni successive del Parlamento? Chi gli attribuisce questo potere? Di quale legittimazione democratica gode #Mattarella? Quale articolo della Costituzione, che lui dovrebbe garantire e tutelare, conferisce al Capo dello Stato il diritto di cogestire il potere legislativo? Di chiedere correzioni alle disposizioni? Non è un potere del Presidente della Repubblica: è una deriva malatissima alla quale ci siamo tristemente abituati. Mattarella, ai sensi della Carta, può rifiutarsi di promulgare la legge, rifacendosi all’art. 74 della Costituzione, ma sarà poi costretto a farlo se il Parlamento dovesse approvare nuovamente il testo. Peraltro, è tenuto a motivare la sua scelta: ad esempio, laddove ravvisasse palesi rischi di incostituzionalità. In questa norma, dove sono questi rischi? Sulla stampa si legge che le perplessità riguarderebbero l’autonomia degli ordini professionali e il venir meno della rigidità delle regole introdotte durante quel periodo: vi sembra che queste eccezioni trovino conforto in qualche articolo della Costituzione che mi sfugge? L’altra cosa che può fare, ai sensi dell’art. 87, è inviare messaggi alle Camere. Punto! Mattarella non ha altri poteri. Ora io, francamente, non so chi o cosa il Presidente della Repubblica intenda tutelare con questa sua nuova iniziativa, e mi inquieta enormemente pormi quest’ennesima domanda su di lui, ma una cosa è certa: non sta tutelando la Costituzione. Ribadisco quello che ho scritto nel mio libro, #RomanzoQuirinale: il Presidente della Repubblica, da protettore della nostra Carta e dei suoi principi, è diventato un vero e proprio vulnus democratico. I suoi continui interventi ledono le prerogative di altri importanti poteri dello Stato e questo è inaccettabile. È inaccettabile che l’informazione non lo rilevi ed è inaccettabile che la politica continui a piegarsi: dobbiamo pretendere che il Governo alzi la voce, urli e rivendichi la sua autonomia. Anche perché il popolo ha conferito un mandato al Parlamento, il quale ha espresso la propria fiducia nei confronti di un Governo. Oggi tocca a questo esecutivo, ma il discorso sarà lo stesso anche per il futuro, sia chiaro: certo, il PD gode di una certa indulgenza... In queste dinamiche il Presidente Mattarella è un intruso e, rispettosamente, come tale va trattato: la politica torni ad affermare la sua (...) CONTINUA SU X
https://x.com/SavinoBalzano/status/2079841410887422292?s=20 Il sindaco di #Bologna, Matteo #Lepore, è politicamente responsabile della devastazione della sua città ed è politicamente responsabile dei feriti che si sono registrati. Dovrebbe vergognarsi. Anche dimettersi. Indire una manifestazione col corpo ancora caldo di Abderrahim #Fakir è stata una squallida mossa di speculazione politica, vero e proprio sciacallaggio. Così come lo è stato, da parte di qualche giornalista, provare ad addossare addirittura le responsabilità al governo. Lo dico col massimo rispetto per le famiglie delle vittime, ma ho trovato nauseante anche l'accostamento con i casi #Aldrovandi e #Cucchi, che con questa vicenda non c'entrano assolutamente nulla. Qualche genio ha persino tirato in ballo il G8 di Genova. Andasse da uno bravo. Ma come si permette, il sindaco Lepore, di convocare la cittadinanza in piazza per chiedere giustizia? Come osa? Non sa assolutamente nulla di quanto accaduto e, nonostante questo, prova subdolamente ad alimentare dei sospetti. E poi, perché chiedere giustizia in piazza? Cosa gli faceva ritenere che fosse necessario invocare giustizia in una manifestazione? Temeva insabbiamenti? Depistaggi? Lo dica! Oppure è abitudine del sindaco Lepore chiedere giustizia per ogni avvenimento che si verifica nella sua città? È una vergogna e mi spiace per i boccaloni che sono scesi in piazza: ci siete cascati con tutte le scarpe. Vi siete fatti strumentalizzare come dei polli. Questa è la verità. E non si tiri in ballo nemmeno la vicenda di #Rogoredo. La difesa del poliziotto deviato, di quel criminale in divisa, scattò come reazione vincolare a ciò che si prova sempre a fare in questi casi: gettare sterco su chi indossa una divisa. Aspettiamo di capire cosa è accaduto davvero, poi si vedrà.
https://x.com/SavinoBalzano/status/2079492541569777951?s=20 La vicenda di #AbderrahimFakir mi ha colpito molto. Forse per un fatto anagrafico: #Abderrahim era poco più grande di me, aveva ancora una vita da vivere. Forse per il dettaglio dell'asma: anch'io ne soffro e la sensazione del respiro che manca è terrificante. Se non la provi, non lo capisci. Mi spiace tantissimo per lui. E mi spiace per la sua famiglia: le esternazioni di chi è coinvolto emotivamente vanno sempre rispettate e commentate il meno possibile. Se ne prende atto e basta, a mio avviso. Quantomeno nell'immediato. Quello che è accaduto attorno alla sua vicenda, però, mi fa veramente schifo. Della tragedia si sa poco o nulla: degli agenti sono stati chiamati a intervenire perché un uomo dava in escandescenza, le testimonianze riferiscono della loro calma, sono presenti anche dei sanitari, l'uomo perde la vita. Dalle immagini non si evince violenza, alle operazioni interviene persino un privato cittadino perché gli agenti da soli non riuscivano. Subito dopo, vengono messe immediatamente a disposizione degli inquirenti le bodycam. Questo è quello che si sa. Abderrahim si lamentava, chiedeva aiuto, è vero: come fanno moltissime persone quando subiscono un fermo del genere. Ci sono altri dettagli, sui quali volutamente non entro, proprio perché non depongono a favore della vittima e, per rispetto, non ci voglio entrare. Bisogna attendere per capire cosa è accaduto. Non hanno atteso gli sciacalli. Non hanno resistito all'odore: col corpo caldo di Abderrahim ancora a terra, non hanno voluto perdere la ghiotta occasione per speculare. Hanno parlato dell'Italia meloniana, provando indirettamente ad addossare la responsabilità dell'intervento alla premier e al governo. Ovviamente, paragonando le nostre forze dell'ordine all'ICE statunitense. Hanno rievocato persino il caso di #GeorgeFloyd. Peraltro, non rendendo nemmeno onore a #Fakir: questi non è mai stato condannato per rapina a mano armata, furto con scasso o violazione di domicilio. Qualche errore alle sue spalle, certo, ma nulla di paragonabile a quelli di #Floyd. È stata convocata una piazza da uno dei sindaci peggiori d'Italia e tanti, tantissimi, hanno abboccato: gente lobotomizzata in buona fede e violenti. Violenti che andrebbero perseguiti con la massima severità, perché non se ne può più. Non se ne può più delle denunce di squadrismo immaginario, al cospetto dell'indulgenza che certi riservano alla violenza vera. Non se ne può davvero più. E perché rosa? Perché il rosso non se lo merita questa gentarella. Questa è marmaglia che per i morti di fame non ha mai mosso un dito. Questi qui, che fingono di essere di sinistra, in realtà sono i persecutori del sistema. Sono quelli che erigono le ZTL dove non puoi entrare se non con auto che gli operai non possono permettersi. Sono quelli che solidarizzano con i borseggiatori che molestano i lavoratori che ogni mattina prendono i mezzi per andare a guadagnarsi la pagnotta. Sono quelli che promuovono le politiche neoliberali europee che soffocano i nostri salari. Sono quelli che sposano l'austerità che erode il nostro stato sociale. Sono quelli che mettono a bando le case popolari, ma solo se abbracci la folle fede green che tanto sta a cuore ai ricchi fricchettoni. Sono quelli che votano perché vi costringano a fare il cappotto termico a casa, a spese vostre. Sono quelli che sostengono l'immigrazione di massa perché servono schiavi da far lavorare in condizioni miserabili, affinché i beni prodotti siano alla portata dei lavoratori che hanno impoverito fino alla fame. E di esempi se ne potrebbero fare moltissimi altri. Ecco perché sono sciacalli rosa ed ecco perché la scena che si consuma assume connotati farseschi, nel vedere una manifestazione nella quale i familiari della vittima marciano di fianco ai suoi aguzzini.
Le reazioni al mio ultimo video dimostrano, ancora una volta, ammesso che ce ne fosse bisogno, che la narrazione attorno a #Mattarella è semplicemente surreale. Utilizzo la parola «surreale» proprio letteralmente: lo si descrive come il nonno della Repubblica, come una figura rassicurante, unificante, l'uomo che mette tutti d'accordo. Balle: è una figura drammaticamente divisiva e penso che gran parte dell'opinione pubblica non lo possa proprio digerire. Ovviamente io, assai rispettosamente, mi colloco in quest'ultima prospettiva. A proposito di «molto rispettosamente», perché resta il fatto che dagli sciocchi siamo letteralmente infestati, molti sono venuti a insultarmi evocando i contenuti dell'articolo 278 del Codice penale, dedicato all'«Offesa all'onore o al prestigio del Presidente della Repubblica». Esso recita: «Chiunque offende l'onore o il prestigio del Presidente della Repubblica è punito con la reclusione da uno a cinque anni». In molti me lo hanno citato: alcuni, a dire la verità benevolmente, per mettermi in guardia, e li ringrazio. Gli altri, gli sciocchi di cui sopra, per intimorirmi: non vedono l'ora, pare, che il mio citofono suoni alle 5 del mattino perché vengano a prendermi o, perlomeno, a notificarmi qualcosa di poco gradevole. Che poi non mi sono mai spiegato perché una notifica debba arrivarti alle 5 del mattino. Io mi sento davvero di ringraziarli, perché confermano quello che ho scritto nel mio #RomanzoQuirinale: attorno al Presidente della Repubblica è calata una coltre, una densissima nebbia, una cupa aura di intoccabilità, di incriticabilità. Chiunque osi evidenziarne le contraddizioni e le insanabili ipocrisie viene ostracizzato, isolato e zittito, e tutti quelli che osservano restano impietriti, spaventati, terrorizzati all'idea che un simile destino possa toccare anche a loro. Si arriva persino a ritenere che criticare il Presidente della Repubblica costituisca un reato punibile con cinque anni di reclusione. Siete fuori di testa. Come spiego nel mio libro, non è sempre stato così e di esempi se ne potrebbero fare tantissimi. Ve lo ricordate il famoso discorso di Scalfaro, a reti unificate, con quel suo tonante «Io non ci sto!»? Il Presidente venne accusato di aver intascato cento milioni al mese durante il suo mandato da ministro dell'Interno, soldi del servizio segreto civile, il famoso caso SISDE. La stampa lo attaccò duramente: prima del discorso, dando risalto alle ragioni di chi lo accusava (accuse che non trovarono successivamente alcuna conferma); dopo il discorso, rimproverandogli il tentativo di intimidazione degli inquirenti. Vogliamo parlare di Cossiga? Pare che, per lui, Eugenio Scalfari arrivò a chiedere una perizia psichiatrica. Pertini è considerato il presidente più amato di tutti i tempi. Dopo aver visitato i luoghi martoriati dal terremoto dell'Irpinia, condannò pesantemente la lentezza nella reazione dello Stato e il fatto che i fondi non arrivassero subito a lenire il dolore della gente. Ebbene, fu attaccato aspramente dalla stampa: gli si rimproverava il fatto che, da Presidente della Repubblica, avrebbe dovuto pretendere quella reazione e quell'efficienza, piuttosto che limitarsi alle lamentele e alle denunce. Giovanni Leone, il suo predecessore, dovette arrivare a dimettersi: gli attacchi di Camilla Cederna, culminati nel libro-bestseller «Giovanni Leone: la carriera di un presidente», lo costrinsero alle dimissioni. Cederna accusava Giovanni Leone di aver trasformato la Presidenza della Repubblica in un centro di potere clientelare e affaristico, dove – grazie a tangenti (soprattutto nello scandalo Lockheed) e favoritismi verso amici e familiari – avrebbe accumulato ricchezze e privilegi indegni della carica. Lo dipingeva come un presidente debole, mondano e corrotto, più attento ai propri interessi personali che al bene delle istituzioni. Fu poi condannata per diffamazione. (...) CONTINUA QUI: https://x.com/SavinoBalzano/status/2079131243862745509?s=20
Non lasciatemi da solo: se lo faccio io, lo potete fare anche voi. Urlatelo insieme a me. #Mattarella non è infallibile, non è il Messia, non è il figlio di Dio: non è stato scelto per intercessione dello Spirito Santo in Parlamento. La seduta comune non è il Conclave. È ora di smetterla con questo servilismo, con questa accondiscendenza totale. Datemi una mano a sostenerlo e lo faccia anche il Governo (questo e i futuri!), alzi la voce, si ribelli una buona volta: sono decenni che il #Quirinale impone un'agenda agli esecutivi, osa financo dire di no a candidati ministri per le loro idee politiche, pretende di condurre la politica estera, addirittura di dettare le regole in quella economica. Non è compito suo.
https://x.com/SavinoBalzano/status/2078049197387829662?s=20 Quello che sto leggendo e ascoltando in merito alla questione della grazia a Mario #Roggero ha del surreale. #Nordio andrebbe crocifisso perché, esorbitando rispetto ai limiti costituzionali, avrebbe osato avviare una procedura per la concessione della grazia, entrando nel campo di esclusiva competenza di #Mattarella. Ullallà, niente di meno? Quest'ultimo, tutto irritato, dirama una nota. "Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto nel pomeriggio al Quirinale il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, per puntualizzare i limiti delle attribuzioni del Ministro in tema di concessione della grazia, facoltà che la Costituzione riserva esclusivamente al Presidente della Repubblica come confermato dalla Corte Costituzionale con la sentenza 200 del 2006." E tutti ad applaudire, a spellarsi le mani, a urlare fantozzianamente: «È un bel Presidente!». Ascoltavo ieri sera Massimo Giannini, mentre Telese e Aprile facevano a gara a chi pronunciasse più volte la parola "sciamana" (declinata anche al maschile, al plurale e al singolare) per tirare la volata a un libro che oggi è in posizione 9482 della classifica Amazon, denunciare l'inadeguatezza di Nordio ed esaltare l'infallibilità del Colle. Tutto meraviglioso. Anche la #Bindi, che citava il codice di procedura penale del fantastico mondo di Rosy: per lei è fondamentale che la domanda sia presentata dai diretti interessati. Sì, lo dice il primo comma dell'articolo 681 del codice. Peccato che, nel Paese delle Meraviglie di Rosy, non trovi applicazione il quarto comma, che recita: «La grazia può essere concessa anche in assenza di domanda o proposta». Oh bella! E dunque, qualcuno potrebbe spiegarmi quale norma vieti a Nordio, che è titolare dei poteri di istruttoria, di aprire d'ufficio il fascicolo e trasmettere poi gli atti al Presidente? Dov'è l'invasione della prerogativa presidenziale, dal momento che la decisione resta comunque del Capo dello Stato? Non è dato saperlo. Per completezza e onestà (qualità forse sconosciute altrove), diciamola tutta. La nota sentenza della Corte costituzionale (n. 200 del 2006) afferma che, in assenza di impulso da parte dell'interessato, «l'iniziativa potrà essere assunta direttamente dal Presidente della Repubblica». Ma la stessa sentenza non afferma che il Ministro della Giustizia sia privo del potere di avviare un'istruttoria d'ufficio. E, comunque, si tratta di una pronuncia della Corte costituzionale, non di una disposizione di legge che vieti espressamente tale iniziativa. Dunque, tutta questa follia nei comportamenti del Guardasigilli io, francamente, non la ravviso. La follia, la meschinità, viceversa, è nel sistema mediatico: nel suo squallido servilismo, che non si fa mai attendere quando si tratta del Presidente della Repubblica. Eppure basterebbe davvero un minimo di logica. Scusate tanto: quando si è trattato della vicenda #Minetti, politicamente enorme, soprattutto nelle prime ore dello scandalo, tutta la responsabilità è stata scaricata guarda caso su Carlo Nordio, facendo passare Mattarella come un mero firmacarte. Lui stesso sembrava fischiettare distrattamente, una roba tipo: «Minetti, Minetti, Minetti... questo nome non mi dice nulla». Adesso, invece, si vuole restituire proprio a lui la centralità assoluta in questo tipo di procedimento? Possibile che non si colga l'insopportabile ipocrisia di questa narrazione? Io non ce l'ho con Mattarella: è un politico, un attore politico in campo, persegue il suo programma imbastendo le sue strategie. Mattarella fa il suo gioco, checché qualche pappagallo continui a presentarcelo come neutrale garante delle regole costituzionali. Lo abbiamo capito. A me disturba, disgusta la discussione attorno a queste vicende: assistere a dibattiti ai quali bisogna presentarsi in impermeabile e muniti di ombrello per ripararsi dagli schizzi di bava e saliva di questi domatori di idee, che brandiscono la lingua al posto della frusta. Anche di questo, soprattutto di questo, parlo nel mio #RomanzoQuirinale, edito da Paper First