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Pierluigi Dadrim Peruffo

Pierluigi Dadrim Peruffo

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Uno spazio di riflessione e condivisione sui principali temi che attraversano le nostre vite.

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  • 9 авг.611727

    Ieri ho visitato l’eremo francescano del Sacro Speco, vicino a Narni, uno dei luoghi in cui Francesco d’Assisi si ritirava nel silenzio e nella preghiera. Prima di andarmene ho acquistato un piccolo Tau di legno legato a un semplice cordino con undici nodi, quello che vedete nell’immagine. Era custodito in un armadio insieme ad alcuni libri e a pochi semplici oggetti sacri. Accanto, un invito che recitava pressappoco così: lascia il contributo che vuoi e che puoi, piccolo o grande che sia, e prendi ciò che senti ti stia chiamando. Mi è sembrato perfettamente in armonia con quel luogo. L’eremo, magnificamente custodito, era immerso nel silenzio. In tutto avrò incontrato una mezza dozzina di visitatori, anch’essi silenziosi. Nessun frate. Nessuno a controllare, a vendere, a spiegare. Solo il luogo, il bosco, le pietre, il silenzio. Il Tau, Τ, era per Francesco un segno particolarmente caro, legato alla conversione, alla salvezza e all’appartenenza a Dio. Il suo significato affonda le radici nella tradizione biblica: Tau è il nome greco della lettera Τ, corrispondente alla Tav ebraica, ultima lettera dell’alfabeto ebraico, che nelle sue forme più antiche poteva essere rappresentata come un segno a croce. Nel libro di Ezechiele, infatti, Dio ordina di porre una Tav sulla fronte di coloro che devono essere preservati. Da questo antico segno biblico nascerà una lunga tradizione simbolica cristiana, nella quale il Tau assumerà anche il significato di salvezza e verrà infine fatto proprio da Francesco. Anche il cordino ha un significato: i nodi permettono di accompagnare la preghiera con le dita, senza bisogno di contarla mentalmente. Nel mio, dieci nodi sembrano costituire una decina del Rosario, mentre l’undicesimo, separato, accompagna la preghiera che la introduce. Mi ha colpito la semplicità dell’insieme: un pezzo di legno, una corda e alcuni nodi. Nessun ornamento. Una sobrietà, un quasi nulla che custodisce il significato più profondo del viaggio interiore. Perché ogni autentico cammino spirituale prima si spoglia delle parole, dei simboli e delle credenze, per poi condurci a quel silenzio in cui l’io stesso cessa di cercare, di diventare, di possedere. Là dove rimane soltanto ciò che realmente è. Qualcosa che non si può raggiungere, perché è già qui, ma che appare quando finalmente si posa totalmente la polvere del desiderio, compreso l’ultimo e più sottile: quello di raggiungere la verità.

  • 8 авг.646423

    Questo non è un argomento contro l'ecologia, ma esattamente il contrario: è la richiesta di prendere il problema sul serio senza prendere sistematicamente per il culo le persone. Persone che, sia chiaro, non considero affatto soltanto vittime innocenti del sistema: trovo anzi sconcertante la facilità con cui milioni di individui possono essere terrorizzati per l'impatto ambientale della propria automobile, del riscaldamento di casa, di un viaggio o di ciò che mettono nel piatto e, contemporaneamente, accettare guerre devastanti, riarmi giganteschi e tecnologie enormemente energivore non appena vengono loro presentati come necessari, inevitabili o moralmente giusti. È proprio questa incapacità di riconoscere una contraddizione tanto macroscopica a mostrare quanto profondamente il racconto del potere possa diventare il nostro stesso modo di pensare. E allora, ricconi e potenti del mondo, considerate almeno questo: l'atmosfera non conosce geopolitica, l'acqua non distingue amici e nemici e un terreno contaminato non sa se la sostanza tossica che contiene provenga da un'attività che abbiamo deciso di condannare o da una guerra che abbiamo deciso di considerare necessaria. La natura non conosce le nostre giustificazioni e tantomeno le nostre menzogne; e davanti alle sue leggi voi non siete meno vulnerabili, né forse meno ignoranti, di quel popolo che troppo spesso sembrate considerare poco più che bestiame. Anzi, dell'ignoranza umana potreste rappresentare proprio la sua più raffinata quintessenza.

  • 8 авг.603274

    L'ambiente è un'emergenza, ma solo per noi plebei! Da anni ci viene ripetuto, sulla base di evidenze scientifiche certamente serie, che come popolazione mondiale stiamo consumando troppo, che le risorse non sono infinite, che l'acqua sarà sempre più preziosa e che dobbiamo ridurre l'impatto umano sull'ambiente. Poi, però, basta cambiare argomento e improvvisamente il problema sembra scomparire. Mentre chiediamo al cittadino di interrogarsi sull'automobile, sul riscaldamento, sull'aereo, sulla plastica e persino su ciò che mette nel piatto, mentre troppo spesso lo terrorizziamo anziché accompagnarlo verso una comprensione lucida dei problemi e soluzioni di buon senso, assistiamo contemporaneamente a comportamenti totalmente folli e offensivi da parte dei grandi poteri economici e finanziari del pianeta e a una corsa mondiale, ancora più folle, verso nuove tecnologie altamente impattanti, riarmo e guerre. Prendiamo soltanto i giganteschi data center necessari alla nuova corsa tecnologica: secondo l'Agenzia Internazionale dell'Energia, il loro consumo elettrico globale potrebbe più che raddoppiare entro il 2030, arrivando intorno ai 945 TWh annui, più dell'attuale consumo elettrico del Giappone. Nello stesso tempo l'Europa ha avviato un enorme programma di rafforzamento militare, mentre guerre ad altissima intensità continuano a divorare carburanti, acciaio, cemento, esplosivi ed energia in quantità immense. Ma la questione più inquietante non riguarda neppure la CO₂. Una guerra moderna non distrugge soltanto esseri umani ed edifici: può contaminare per anni, talvolta per decenni, l'ambiente nel quale continueranno a vivere coloro che sopravvivono. Bombardare raffinerie, depositi petroliferi, industrie, infrastrutture energetiche, acquedotti e sistemi fognari significa poter disperdere idrocarburi, metalli pesanti, amianto, polveri e sostanze tossiche; le munizioni stesse possono lasciare residui contaminanti, mentre petroliere colpite, incendi e sversamenti possono trasferire l'inquinamento all'acqua, ai terreni e all'atmosfera. Ed ecco qualcosa che gran parte dell'informazione sembra stranamente dimenticare: noi non viviamo accanto all'ambiente, noi mangiamo, beviamo e respiriamo l'ambiente. Ciò che contamina un terreno può raggiungere le colture, ciò che penetra nelle falde può arrivare nell'acqua, ciò che brucia viene disperso nell'aria. L'UNEP ha documentato in Ucraina gravi rischi di contaminazione di aria, acqua e suolo e ha parlato di una possibile “eredità tossica” della guerra destinata a durare generazioni; problemi analoghi sono stati documentati a Gaza e nei recenti conflitti mediorientali. L'Ucraina pone inoltre una questione particolarmente delicata perché è contemporaneamente un paese sottoposto da anni a una guerra devastante e uno dei grandi produttori agricoli dai quali l'Europa importa cereali e altre materie prime. Di fronte a territori bombardati, incendiati, disseminati di mine e residuati bellici, nei quali sono stati documentati fenomeni di contaminazione delle acque e dei suoli, chiedersi quanto capillari siano i controlli sui prodotti agricoli destinati all'esportazione non significa diffondere allarmismo: significa porre una domanda elementare di precauzione e buon senso. Appare allora quantomeno singolare preoccuparsi ossessivamente dell'impronta ecologica della vita quotidiana di milioni di poveracci che faticano a sbarcare il lunario, mentre consideriamo inevitabile incendiare depositi petroliferi, bombardare impianti industriali, disseminare territori agricoli di esplosivi, trasformare città in milioni di tonnellate di macerie e costruire arsenali sempre più giganteschi, per poi, terminata la guerra, consumare altre immense quantità di cemento, acciaio ed energia per ricostruire ciò che, impiegando altrettante immense quantità di risorse, abbiamo appena finito di distruggere. La finanza potrà anche giubilare, ma il buon senso, la dignità umana e milioni di persone hanno ben poco di cui rallegrarsi.

  • 7 авг.632442

    Mi è stato chiesto: «Se le informazioni che possediamo possono cambiare e siamo inevitabilmente ignoranti su moltissime cose, possiamo davvero comprendere la natura delle cose? La nostra coscienza può guidarci anche quando ci manca la conoscenza?» È una domanda fondamentale. Non conosceremo mai tutti i fatti. Non sapremo mai tutto di una persona, di un avvenimento, di una guerra, di ciò che accade nel mondo. E ciò che oggi crediamo vero domani potrebbe essere modificato da una nuova informazione. Ma forse esiste un criterio che viene prima dell'informazione. Possiamo non sapere chi abbia ragione, ignorare cause, intenzioni e retroscena. Ma possiamo sempre osservare che cosa una presunta conoscenza produce dentro di noi. Se un'ipotetica conoscenza della mente fa germogliare nel cuore le piante velenose della rabbia, della paura e dell'odio, quella conoscenza è falsa o parziale.

  • 4 авг.934374

    https://youtube.com/shorts/lPlmr52aThQ?is=_W8crins-ofiW5eH

  • 3 авг.1 021284

    https://youtu.be/SMMnov6Xomk?is=8yyluz7uy9pBJmGF

  • 3 авг.1 024242

    https://youtu.be/y2jf27kO4vA?is=44W_mpGlfWLyASIm

  • 30 июл.1 395411

    https://youtube.com/shorts/GQjwqUeOk8k?is=Iv8pLGm5vI6r2k3A

  • 29 июл.1 245764

    Sotto il mio ultimo video, in cui osservavo come molte delle principali aziende che sviluppano intelligenza artificiale stiano assumendo filosofi per migliorare la capacità di ragionamento dei loro sistemi e ridurre gli errori (le cosiddette "allucinazioni"), mi sembrava piuttosto evidente che non stessi facendo un'apologia dell'intelligenza artificiale. Il punto era esattamente l'opposto: evidenziare il paradosso di una società che riscopre il valore del pensiero filosofico quando deve istruire una macchina, dopo averlo progressivamente marginalizzato nell'educazione dei propri giovani. Filosofia e, spesso, anche psicologia vengono considerate discipline di serie B rispetto a materie ritenute più "utili" o prestigiose, come fisica, medicina o, in certi periodi storici, perfino la virologia. Che una parte dei commenti sia completamente fuori fuoco rispetto al contenuto del video non mi sorprende più. È un fenomeno al quale mi sono ormai abituato: io parlo di banane e qualcuno mi risponde illustrandomi le abitudini riproduttive delle scimmie. Al di là di questa nota di colore, vorrei porre una domanda molto semplice a chi conserva ancora una certa capacità di analisi e di discernimento: avete mai provato a confrontare il livello argomentativo di un'intelligenza artificiale ben progettata con quello espresso, mediamente, nelle discussioni pubbliche o sui social? La risposta, per quanto possa risultare scomoda, è sotto gli occhi di tutti. Ed è proprio questo il dato più inquietante: non tanto ciò che stanno diventando le macchine, quanto ciò che stiamo smettendo di essere noi. Buona giornata a tutti, Pier

  • https://youtube.com/shorts/skjl9D4Bp0A?is=2xIto6fyjXu1BeSg

  • 28 июл.1 1148214

    Diesel e benzina alle stelle! Prosegue la follia. Mentre i media stordiscono le persone con la storia della bodycam dei poliziotti, con l'autopsia dell'uomo deceduto durante l'arresto, con il caso del gioielliere, con Pirlo "putiniano" che non può guidare la Nazionale, con la terza ondata di calore destinata a essere "la più letale di sempre" e con altre vicende di rilevanza globale, anzi intergalattica — tanto che ormai sembrano interessare perfino i Grigi e gli alieni cavalletta — benzina e diesel sono arrivati a sfiorare i 2,30 euro al litro. Questo sì che è letale. Sempre più amici e conoscenti mi raccontano di essere ormai al limite, considerando che non pochi percorrono anche oltre ottanta chilometri al giorno per andare a lavorare, guadagnando, quando va bene, 1.500 euro al mese. E la botta la sente anche il sottoscritto, altro che le temperature. Come se non bastasse, è stata persino prorogata fino al 6 agosto la disciplina fiscale sul gasolio. Una misura che, più che una soluzione strutturale, suona come l'ennesimo intervento tampone, destinato a rinviare il problema invece di affrontarlo. Un copione che, al di là delle appartenenze politiche, sembra ripetersi puntualmente: destra e sinistra così lontane nella superficie del dibattito, così vicine nella profondità delle scelte. Attendiamo ora gli ulteriori rincari generalizzati causati dal disastro energetico prodotto da due delle guerre più infami e demenziali della storia recente: quella tra Russia e Ucraina e quella tra Iran e i vari "amici della democrazia". Due guerre che, a mio avviso, avrebbero potuto essere evitate se non fossimo governati da classi dirigenti irresponsabili e asservite a interessi che da questo disastro stanno ottenendo profitti enormi e un controllo sempre più esteso, mentre il conto viene presentato ai cittadini comuni. Leggo giornali che, anziché dare voce alla disperazione e all'indignazione delle persone ancora sane di mente, dispensano consigli su come risparmiare e pubblicano la mappa delle pompe di benzina meno care, cavalcando l'ormai consolidato assioma secondo cui il bravo cittadino è resiliente, sopporta e non si lamenta. E ricordate: tutto ciò che accade è fatto per il nostro bene, per la libertà, per la democrazia. E, soprattutto, ricordate che... andrà tutto bene. Sorprende, ma forse ormai neppure più, il silenzio della politica, dei sindacati e di gran parte delle organizzazioni che dovrebbero difendere il potere d'acquisto dei lavoratori. A chi mi chiede cosa fare, rispondo anzitutto questo: smettete di credere alla favola del nemico esterno. È proprio quella narrazione che rende accettabile, agli occhi di milioni di persone, una situazione che in condizioni normali sarebbe ritenuta intollerabile. Il nostro avversario più pericoloso non è fuori di noi: siamo noi stessi quando, alla prima fiaba che ci viene raccontata, invece di porre domande chiediamo semplicemente che ci rimbocchino le coperte. Un caro abbraccio a tutti coloro che cercano ancora di osservare la realtà con occhi liberi e una mente lucida. Gli altri, mi dispiace... dovranno farsi abbracciare da qualcun altro. Pier

  • Viviamo un'epoca di trasformazioni così rapide che definire l'identità culturale persino del nostro territorio è diventato difficile; figuriamoci quella di intere nazioni. Russia, Cina, Stati Uniti, Europa e perfino l'India, con le sue millenarie tradizioni spirituali e filosofiche, stanno cambiando a una velocità che, probabilmente, non ha precedenti nella storia. Se però c'è un elemento trasversale che noto, è il progressivo aumento del controllo esercitato attraverso l'intelligenza artificiale, i sistemi digitali e la raccolta dei dati, seppur con modalità differenti da Paese a Paese. Accanto a questo vedo crescere forme sempre più evidenti di censura e un progressivo restringimento di quella, pur fragile e imperfetta, libertà democratica che almeno in Europa avevamo forse conosciuto. Ho l'impressione che, su scala globale, ci stiamo lentamente spostando da sistemi politici altamente diversificati verso strutture plutocratiche transnazionali, tra loro profondamente interconnesse (pur restando spesso belligeranti), nelle quali il potere economico e tecnologico finisce per prevalere su quello popolare. Ma, al di là delle dinamiche politiche, economiche e culturali, continuo a pensare che la radice del problema sia sempre la stessa. Finché l'essere umano non desidererà conoscere realmente se stesso, continuerà a cercare fuori di sé ciò che nessun oggetto, successo, potere o piacere potranno mai offrirgli in modo stabile. Da questa ricerca cieca e incessante l'ego si espande inevitabilmente nelle sue forme più disarmoniche e illusorie e, con esso, gran parte dei conflitti individuali e collettivi. Per questo credo che il gesto più educativo e più amorevole che possiamo compiere verso le nuove generazioni sia anzitutto liberare noi stessi. Non possiamo pretendere di trasmettere equilibrio, pace e autenticità se siamo i primi a vivere nella paura, nell'avidità, nella competizione e nella continua ricerca di conferme esterne. I giovani imparano molto più da ciò che siamo che da ciò che diciamo. Ora, come giustamente ricorda un antico proverbio, "fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce". Al tempo stesso, non saprei dire con certezza quanti alberi oggi stiano crescendo e quanti, invece, stiano cadendo. So però una cosa per certo: la nostra attenzione dovrebbe essere rivolta soprattutto alla profonda comprensione di noi stessi e, attraverso essa, al riconoscimento della nostra vera natura. Da quella comprensione affiorano spontaneamente la bellezza, la pace e l'armonia, che si irradiano naturalmente anche intorno a noi. È proprio così che il bene si propaga: silenziosamente, come un virus benefico. Ed è forse questa la forma più autentica di rivoluzione, insieme spirituale e politica, che possiamo ancora realizzare. Perché da anime libere nascono genitori, educatori, insegnanti, politici e legislatori di spessore. Non sono le leggi, per quanto giuste e necessarie, a rendere gli uomini buoni e consapevoli; accade piuttosto il contrario: sono uomini e donne interiormente liberi, consapevoli e amorevoli a creare, rispettare e custodire leggi giuste e, con esse, una società più umana. Buona domenica a tutti, Pier 📭 Per ricevere tutti gli aggiornamenti t.me/dadrimoffical

  • 24 июл.1 185357

    https://youtube.com/shorts/RU2Yk8-PBjo?is=z-ClnBwNjF85qmvo

  • 23 июл.1 205435

    https://youtube.com/shorts/xycMOFno3h0?is=2lrQxaqboFbj77Bk

  • 23 июл.1 217271

    La separazione accade prima di tutto dentro di noi, quando il mondo che ci circonda, nei primi anni di vita, ci convince di essere soltanto un corpo che nasce e muore. Questa idea, interiorizzata, genera e rafforza progressivamente un corpo psichico, cioè l'idea di essere questo o quello, di dover raggiungere questo o quello per poter essere qualcuno e meritare amore, rispetto e attenzione. Genitori identificati propongono, involontariamente, un'idea identificata di noi. Il bambino, non avendo ancora alcuna idea di sé, assorbe ciò che gli viene trasmesso e ci crede. Soprattutto perché tutto gli viene presentato come ovvio, indiscutibile: perché gli adulti lo credono vero o, più spesso, perché lo vivono in modo del tutto meccanico e inconsapevole. Se almeno ci avessero detto: «Di questa vita non ci abbiamo capito granché. Non credere a nulla: osserva, indaga, verifica tutto con la tua esperienza.» Oppure: «Noi crediamo in questo, ma tu non prendere mai nulla per vero solo perché lo diciamo noi. Guarda sempre con i tuoi occhi, con il tuo cuore e con la tua intelligenza.» Ti immagini che meraviglia? Un ambiente interiormente libero insegnerebbe invece che abbiamo un corpo, un nome, delle capacità e delle qualità, ma che non siamo nulla di tutto questo nella nostra essenza. Come essenza siamo pura presenza e consapevolezza, il cui riconoscimento si riflette nella mente come libertà assoluta e gioia non causata. L'unità va riscoperta prima di tutto in noi stessi. Solo allora si comprende che la nostra essenza è la medesima che, come sostrato, vivifica ogni essere e ogni cosa. È ciò che mostrano l'esempio dell'onda e dell'oceano, oppure quello della centrale elettrica e delle infinite luci della città. Tutto questo, come dico sempre, è osservabile qui e ora. Non c'è nulla da credere o da teorizzare. Mi osservo e, se in me è ancora presente l'identificazione, vedo quali pensieri su me stesso mi abitano e ai quali continuo a identificarmi, cioè a credere. Vedo come siano proprio queste identificazioni a generare inevitabilmente la sofferenza e comprendo che io non posso essere un'idea di me stesso. Quando cadono tutte le idee di me, cadono tutte le paure e, soprattutto, cade la paura fondamentale: l'idea della morte. 📭 Per ricevere tutti gli aggiornamenti t.me/dadrimoffical

  • 22 июл.1 211343

    https://youtube.com/shorts/7w06n50ovAk?is=wwx_sB48e9Brm3bC

  • 21 июл.1 12336

    Perché io sono io, tu sei tu, lui è lui? Non c'è dubbio che, nell'esperienza, esista una sensazione di essere "questo io". Io sento di essere qui, in questo corpo. Vedo Francesca, Luca e Giovanna davanti a me e presumo che ciascuno di loro provi la medesima sensazione di essere "io". La domanda allora scende ancora più in profondità: perché questa sensazione di essere "io" è qui e non là? È una domanda che, a mio avviso, la mente non può risolvere. Se prendiamo sul serio l'analogia del sogno fatta nel mio ultimo video, ogni personaggio potrebbe dire: "Io sono io". Eppure, durante il sogno, l'esperienza si svolge sempre da un unico punto di vista. Perché proprio quello? La mente non trova una spiegazione. Può costruire teorie, ma restano ipotesi metafisiche. Io proporrei di spostare completamente il fuoco dell'indagine. Prima di chiederci perché questa prospettiva e non un'altra, chiediamoci: chi è il soggetto che rivendica quella prospettiva? C'è infatti un fatto molto curioso. La sensazione "Io sono" è universale. Non dice mai: "Io sono Pierluigi". Dice semplicemente: "Io sono". "Pierluigi", "Francesca", "Luca" sono contenuti che vengono aggiunti successivamente. Forse la domanda nasce perché confondiamo due livelli: l'"Io sono" puro, identico in ogni esperienza, che possiamo chiamare coscienza universale, e il punto di vista fenomenico, sempre particolare: questo corpo, questa storia, questi ricordi, cioè la coscienza identificata. È come l'onda che si crede separata. Dice: "Io sono quest'onda". E, dal suo punto di vista, ha ragione. Ma quando si disidentifica e assume il punto di vista dell'oceano, può dire: "Io sono quest'onda, tutte le onde e l'oceano intero." Da un punto di vista oggettivamente verificabile, il perché l'Assoluto si manifesti come questa prospettiva anziché un'altra non credo sia dimostrabile. Possiamo formulare modelli concettuali, ma nessuno può verificarli. Se un modello aiuta a sciogliere il nodo dell'identificazione, è utile, ma non per questo è vero. Se invece rafforza l'identificazione, è dannoso, ma non necessariamente falso. Mi torna in mente una splendida risposta di Nisargadatta Maharaj, riportata in Io sono quello. A un visitatore disse: "Ti verranno offerte molte vie di fuga. Valida sarà soltanto quella che ti porterà fuori dalla prigione." C'è poi un ultimo aspetto che, secondo me, merita attenzione. Quando chiediamo: "Perché io sono questo e non quello?", stiamo ancora assumendo che esistano davvero due soggetti separati. Ma è proprio questa l'ipotesi da indagare. Siamo certi che esistano due, quattro o miliardi di soggetti distinti? Oppure esiste un'unica coscienza che appare simultaneamente come infiniti centri esperienziali? Questa, secondo me, è la vera frontiera dell'indagine. Non trovare una spiegazione, ma verificare se l'ipotesi di partenza — che esistano molti "io" realmente separati — sia fondata oppure sia soltanto ciò che l'esperienza immediata suggerisce. Riprendendo la metafora dell'onda, finché essa vede soltanto se stessa ha ragione a credersi "questa" e non "quella". Ma quando riconosce di essere acqua, quell'idea appare per ciò che è: una prospettiva relativa. Non completamente falsa, perché descrive l'esperienza dell'onda; ma neppure assolutamente vera, perché ciò che l'onda è, in realtà, è l'oceano stesso. In quel riconoscimento la domanda "perché io sono questa onda e non un'altra?" perde spontaneamente significato, perché il soggetto che la pone non è più l'onda, ma l'acqua che è presente in tutte le onde. 📭 Per ricevere tutti gli aggiornamenti: t.me/dadrimoffical

  • 21 июл.1 034293

    https://youtube.com/shorts/7nboU2NtpQw?is=dZqSsl5GwcpUCHwq

  • 19 июл.1 167195

    https://youtu.be/lAKQd7RoaZk?is=HcGdsC9OC5VHcy-y

  • 18 июл.1 224293

    https://youtu.be/11rDWG-d0i4?is=M6BqcFi_ZLlh_NLj