DARSI PACE - MARCO GUZZI
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Sotto sotto c'è sempre un venticello di paura in fondo al nostro cuore, un piccolo o grande rovello che più o meno dice sempre così: ma che mi succederà dopo? domani? tra un mese? quando uscirò per strada? se mi ammalerò? se perderò questa o quest'altra persona? quando morirò? Quel venticello non è affatto carino, anzi è proprio velenosetto, avvelena infatti almeno un po' qualsiasi nostra situazione terrena, ponendoci in uno stato perenne di allerta, sotto perpetua minaccia. Arduo è fronteggiare questo sottile veleno! Dovremmo esercitarci di continuo su due fronti: 1) tornare e ritornare in quello stato profondissimo eppure sempre a portata di mano che è la Sfera dell'Incondizionato: la Pace cioè, non come la dà il mondo, con le sue continue e imprevedibili variazioni, ma come ce la dona Dio, l'Eterno Presente, il Grande Grembo, lo Spirito che ci ama, di cui siamo fatti, e in cui tutti vorremmo abitare consapevolmente e senza alcuna paura. Questo esercizio ci insegna gradualmente che per davvero sussiste una Dimensione che nessun evento potrà mai violare o sottrarci: lì troviamo e troveremo sempre il nostro Rifugio; 2) il secondo esercizio consiste nell'imparare a morire alla nostra identità separata, e a lascarci andare così nell'abisso dell'ignoto, sperimentando quanto questo abbandono non solo non ci distrugga, ma ci conceda al contrario un'esperienza inaudita di stabilità e di pace. Anche la nostra morte corporale sarà così? Ci desteremo felici e contenti in una luce beata e sentiremo con tutto il nostro essere che ciò, che ci siamo sforzati qui di credere, è proprio vero: siamo davvero immersi in una Vita senza fine, in una Grazia sapiente e intelligente, e siamo perciò da sempre protetti: capiremo in un lampo di pura evidenza e di grande commozione che tutto segue un suo Senso benevolo, e che la morte e il male, ciò che più abbiamo temuto, sono soltanto ombre evanescenti, dietro le quali l'unico Sole, l'Eterna Gioia, la nostra Vita Vera splende da sempre, pronta ad accoglierci e a consolarci, asciugando con mano materna tutte le nostre lacrime secolari. Marco Guzzi
La nostra mente ordinaria è spesso preda della mania dei paragoni: ci paragoniamo agli altri, alle loro qualità, alle loro età, ai loro successi e alle loro sventure, e poi paragoniamo anche ogni nostra situazione ad altre, forse migliori o forse peggiori: e questa acqua è troppo gassata o troppo liscia, e oggi fa troppo caldo, freddo, piove troppo, c'è troppa arsura, troppo traffico, poca gente, e questa commessa è troppo lenta, troppo affrettata, e mia moglie è troppo buona, troppo egoista, poco truccata, troppo truccata, stava meglio ieri, l'anno scorso, e così via, in un continuo confronto procede la nostra mente, fateci caso, e per giunta quasi sempre sfavorevole a ciò che ora abbiamo, siamo, possediamo. Così però non ci concediamo quasi mai di stare in questo momento e di godercelo fino in fondo così com'è. E ignoriamo di conseguenza la beatitudine della riconoscenza: stupendo è infatti questo momento di calore, questa pioggia, questo lavoro che sto facendo; è proprio meraviglioso questo momento in cui posso prendermi cura della mia paura, e posso accudire il mio terrore del domani, e posso cullare il mio bambino desolato, mettendolo tra le braccia di un Amore che tutto accoglie e risana; ma lo fa solo ORA, e lo può fare solo se noi la smettiamo di sfuggire alla sua Presenza, alienandoci in una infinità di paragoni. La mania del paragonare infatti ci sposta semplicemente dalla adesione pura al presente, che è sempre infinitamente più spazioso e in fondo più gioioso di quanto normalmente riteniamo. Vi auguro, cari amici, di godervi con tutto il cuore questo momento ovunque voi siate e in qualsiasi situazione, pur difficile, vi troviate. Impariamo ad abbandonarci dentro questo presente, non ce ne sono altri, in verità, questo e solo questo però può essere sempre un momento meraviglioso, un luogo di belle sorprese e di incredibili rivelazioni. Marco Guzzi
Siamo ad un crocevia interiore: quale direzione vogliamo scegliere? Possiamo davvero incontrare Dio? Domenica 23 Agosto nelle Marche, ci regaliamo uno spazio aperto di dialogo e riflessione: avremo la straordinaria occasione di incontrare Giovanni Amendola, che ci presenterà il suo nuovo libro "Dio al crocevia" edizioni Paoline collana Crocevia diretta da Marco Guzzi. Un'opportunità unica per confrontarci con l’autore su come vivere una fede più realizzata e meno rappresentata, e sulla consapevolezza e la trasformazione personale oggi. In un tempo pieno di incertezze e rumore, avvertiamo tutti il bisogno di fermarci, fare silenzio e porci le domande che contano davvero. Passate parola e venite con chi desidera condividere questo tempo con noi! Gruppo regionale Darsi Pace Marche Abruzzo e Molise
Si dice che il lupo perda il pelo ma non il vizio. Questa umanità, ancora troppo sbilanciata sulla sua vecchia modalità di stare al mondo, è certamente un lupo famelico. Ma a forza di perdere pelo sta rimanendo nuda e la sua vergogna è esposta senza scampo. Proprio la nudità però lascia vedere in trasparenza che dentro ciascuno di noi è già stato piantato il seme del nuovo germoglio. Primo passaggio: accorgersene. Secondo passaggio: annaffiare e accudire il germoglio e così farlo sviluppare. Se ognuno si assumerà la cura del proprio seme, sarà inevitabile la crescita di un'immensa lussureggiante foresta... Ci sentiamo, giustamente, scoraggiati di fronte a tanto buio dentro e fuori di noi, impotenti e messi all'angolo e ci diciamo: ma noi cosa possiamo fare? Ho l'impressione che ciò accada anche perché ci aspettiamo eventi grandiosi, una sorta di bacchetta magica che all'istante porti il cambiamento. Se invece iniziassimo a pensare la trasformazione di questo mondo come qualcosa che lavora lentamente, gesto dopo gesto, intanto a partire da un assetto di pensiero che diventa azione del piccolo, io credo che dentro di noi si farebbe strada un senso del poter fare e cioè del potercela fare a dire no a questo tipo di mondo. Sono persuasa che le nostre ordinarie scelte quotidiane, che smentiscono questo sistema e gli danno torto, abbiano effetti che magari ora non riusciamo ancora a vedere, ma che di sicuro stanno coagulando già in rivolgimenti inauditi e bellissimi. In Darsi Pace lavoriamo costantemente a questo. Insieme. Iside Fontana (Darsi Pace Piemonte)
"Coloro che vogliono cambiare il mondo finiscono spesso per rovinarlo". Così recita un antico detto della Sapienza taoista. Guardando al Novecento, e al fallimento storico dell'idea di Rivoluzione, a destra come a sinistra, questa frase sembra essersi realizzata con precisione matematica. . . Ma per noi occidentali le cose non possono mai finire così. Solo così. . . Chiedersi quale prassi politica è oggi possibile, significa né più né meno che interrogarsi sul soggetto di questo prassi, mettere in questione tanto volontarismo rivoluzionario, tanto umanismo novecentesco, oggi scaduto, per riempire questo vuoto con una forma più ampia e areata di soggettività politica. . . Ne parla Andrea Granato con Luca Cimichella sul canale youtube dell'Indispensabile https://youtu.be/EeJOOb3DNSA?is=SFW-Otz9bZT-yk6
Le ultime parole di Lorenzo sulla graticola. Le drammatiche parole di Lorenzo, martire a Roma nel III secolo sotto la persecuzione di Valeriano, ci fanno pensare a un Dio punitivo e violento, che mette alla prova i suoi eletti, per temprarli e per riparare le colpe di un’umanità corrotta e disobbediente. Ma nel lavoro dei Gruppi Darsi Pace non cerchiamo forse di superare tutte le immagini sacrificali del divino? Riprendendo le tesi dell’antropologo francese René Girard, Marco ci ha sempre ricordato come la venuta di Cristo elimini ogni ambiguità riguardo all’idea di Dio, che si rivela una volta per tutte come amore incondizionato, bene assoluto: un padre misericordioso che dà sempre e soltanto vita, perdono, e amore. E’ difficile però conciliare questa visione con il mistero della sofferenza e del male. Come può Dio permettere il dolore dei suoi figli? Perché non interviene a cambiare il corso degli eventi, accelerando la realizzazione del Suo Regno? Possiamo provare a spiegare il senso della sofferenza umana come il pedaggio per una carne del pianeta ancora troppo avvelenata e contraffatta, l’esito di un sistema di cause ed effetti che non ha nulla a che fare con Dio, ma resta lo scandalo del dolore innocente, resta il grido, l’invettiva contro un destino spietato e all’apparenza profondamente ingiusto. La contemplazione della passione di Lorenzo ci aiuta a penetrare il dramma del nostro tempo di crisi e di sconvolgimenti: ci troviamo infatti su un crinale della storia veramente apocalittico, nel senso che si rivela sempre più chiaramente la fine di un mondo e di una modalità di essere uomo. Qualcosa di nuovo vuole nascere in noi, oltre i crolli dei vecchi sistemi e la decadenza delle civiltà. Anche se il visibile sembra suggerirci il contrario, possiamo essere certi che questa nuova umanità crescerà inesorabilmente, donandoci vita e illuminando il buio di tutte le nostre storie. In questa notte di stelle cadenti, affidiamo alle lacrime del santo i nostri desideri più profondi e ‘siderali’: essere canali dell’amore che continuamente ci ricrea, essere semi capaci di donarsi, per non rimanere soli, ma per rinascere e portare molto frutto (Gv 12, 24). Nel 2005 moriva mio fratello Giulio, ucciso da un motoscafo guidato da persone incompetenti (una tragedia che purtroppo si rinnova ad ogni estate). Non aveva potuto usare il telescopio ricevuto come regalo di Natale: il mio desiderio e la mia speranza è che ora potrà contemplare le meraviglie di Dio faccia a faccia. (Paola Balestreri) Le ultime parole di Lorenzo sulla graticola La tua chiesa in muratura è diroccata. Detriti e calcinacci ingombrano il sagrato. Dalla cupola sfondata un olocausto Di luce sventra le navate Custodi da secoli del buio. Tutto questo per me non ha importanza. Ben cotto ti piace l’umano. Sgrassato. Io amo la tua lingua colossale, L’abbraccio dei tuoi denti di balena Stritolanti Che ci uniscono in un’unica assemblea. Amo il banchetto Della mia carne, mentre scricchiola Tutta la carcassa Ci nutriamo della vera eucaristia. (Marco Guzzi, Figure dell’ira e dell’indulgenza, 1997) https://youtu.be/MP6xKqUWx6E?is=QEeN_ksOHlPA2Pdk
Il nostro pensiero, lasciato a se stesso, tende a ruotare intorno ad alcuni nuclei molto negativi. è come calamitato da questi nuclei che emettono emozioni spesso molto pesanti. C'è in noi un Grande Magnete della paura, una Stazione Radio della disperazione, un Canale che notte e giorno trasmette pensieri ben poco rassicuranti sulla nostra salute, sul nostro futuro, sugli altri e le loro ostilità, sul mondo intero, preda di forze così tanto oscure. Anche se a volte non ne siamo consapevoli il Magnete continua ad operare, e la Radio-Morte continua a trasmettere le litanie del nulla e della perdizione, che a loro volta producono fortissime emozioni: malumori, paturnie, apatie, noia, angoscia, disperazione, e così via. Sì, le cose funzionano proprio così, che fare allora? La prima parte del lavoro consiste nel rendercene conto, nel contattare cioè il Magnete, nello studiare come funziona, ogni volta di nuovo, senza stancarci mai, creando così immediatamente un Punto Esterno di osservazione e di ascolto. Non bisogna cioè lasciarlo operare sotto coperta, o se volete nell'inconscio. Va dissotterrato invece e portato alla luce, alla luce di un punto di vista altro, più profondo e in definitiva più forte del suo magnetismo autodistruttivo. Poi la luce indenne della Coscienza non condizionata potrà iniziare a lavorare sul Nucleo infetto, spurgarlo giorno dopo giorno, fino a estirpare la fistola, la fonte cioè di tutta l'infezione. E' solo allora che tutti i pensieri più negativi iniziano a illimpidirsi, e comprendiamo come in un lampo di guarigione che veramente: Tutto concorre al bene di chi ama Dio (Rm 8,28): tutto, anche ciò che all'inizio ci fa tanta paura. Marco Guzzi
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In occasione dei festeggiamenti in onore della VERGINE MARIA IMMACOLATA, PATRONA DI DIAMANTE Vi invitiamo lunedì 10 agosto 2026 alle ore 21:30 in piazzetta San Biagio BASILICA IMMACOLATA CONCEZIONE DIAMANTE (CS) SERATA DI CONVERSAZIONE E ARRICCHIMENTO CULTURALE sul libro Edizioni Paoline della collana Crocevia diretta da Marco Guzzi: "DIO AL CROCEVIA - Come credere nel XXI secolo?" di e con Giovanni Amendola INTERVENTI Don Giovanni Mazzillo Pontificia Accademia di Teologia Giovanni Amendola Autore del libro MODERA Anna Storelli Segretaria Consiglio Pastorale Parrocchiale Don Franco Liporace Don Giuseppe Lagatta Don Domenico Pandolfi Il Consiglio Pastorale Parrocchiale Ci vediamo lì!
📹In attesa di rivederci lunedì 17 agosto con Marco Guzzi per registrare il 6º episodio del ciclo di dirette estive La Nuova Alleanza, a questo link potete trovare la Playlist di YT dove recuperare o rivedere tutte le puntate precedenti. Vi invitiamo a seguirle proprio come se fosse una serie tv. Non ve ne pentirete! A presto. https://youtube.com/playlist?list=PLZeY0sCUW6Io&si=iBX2wOsioy3adGNp
I poveri Banda avevano una sola grande fortuna, che divenne la loro maledizione: nelle loro isole indonesiane cresceva l'albero da cui si ricavava la noce moscata, e solo nelle loro isole. Avevano una società abbastanza democratica e religiosa, ricca proprio del commercio di questa spezia davvero preziosa e molto ricercata. Fu però proprio questa fortuna a determinare la loro sventura: la Compagnia olandese delle Indie orientali infatti non gradiva la libertà commerciale dei Banda, e voleva assicurarsi il monopolio della noce moscata. Fu così che nel 1621 Jan Pieterszoon Coen, governatore delle Indie orientali, ordinò ai suoi soldati di impossessarsi delle Isole dei Banda, e in poche settimane la quasi totalità della popolazione, circa 15 mila persone, fu sterminata o ridotta in schiavitù. In tal modo finalmente gli Olandesi poterono organizzare lo sfruttamento di quelle terre sulla base dello schiavismo e della pura e semplice logica spietata del profitto. Lo scrittore indiano Amitav Ghosh ha raccontato questa storia abbastanza ignota del genocidio dei Banda nel suo libro "La maledizione della noce moscata". Egli scrive: "E' importante notare che nell'ascesa geopolitica degli imperi occidentali la violenza non è stata secondaria, bensì centrale". E vedendo lo scenario attuale, questa catastrofe in diretta dell'Egemone Occidentale, sembra che anche ora le oligarchie criminali euro-atlantiche non sappiano utilizzare altri strumenti che lo sterminio e la menzogna nell'illusione di continuare a sfruttare la terra e a massacrare ogni essere umano. Ma ormai dovrebbe essere chiaro, almeno a chi abbia ancora un barlume di lucidità, che il tempo degli Impuniti è scaduto, e che la violenza produce e produrrà effetti autodistruttivi sempre più immediati su chi continui a fomentarla. Nessun impero cioè si allargherà più con nuovi genocidi, ma solo la vergogna e la catastrofe saranno la ricompensa per i Nuovi Deliri Imperiali, e per tutti gli Scherani e i Sicari che applaudono, ciechi e fessi, nell'ultimo Trionfo della (loro) Morte. Perché "se Dio muore è per tre giorni poi risorge" (Guccini). Marco Guzzi
Vogliono la guerra, non i Tedeschi, che a quanto pare non sono affatto propensi ad arruolarsi, ma il ceto dominante germanico, quella oligarchia che ha nel Cancelliere Merz e nel ministro Pistorius le sue punte di diamante. Vogliono che la Germania diventi una ambitionierte Rahmennation, un'ambiziosa Nazione Quadro, e cioè la nazione guida di un'Europa, pronta a scontrarsi a tempo indeterminato con la Russia. Una vecchia storia che sembra ripetersi, orribile e monotona! Siamo nella Zeitenwende, come proclamò il Cancelliere Scholz il 27 febbraio del 2022, e questa svolta dei tempi coincide appunto con il prepararsi ad una guerra di lunga durata contro il nuovo nemico, guerra presagita al massimo entro il 2029. Dobbiamo, dice Pistorius, diventare Kriegstuchtig, pronti a combattere. Che bella lingua quella tedesca, costruisce nuovi concetti unificando le parole, e così tutto assume un suono più categorico, sia nel bene che nel male. Forse per questo Heidegger riteneva che il tedesco fosse la lingua finale della filosofia, dopo quella aurorale, e cioè il greco. Panzerbrigade, sentite come suona eroico e kriegstuchtig: la Brigata Corazzata 45 si è già schierata a Vilnius, in Lituania, con una Aufstelkungsappell (cerimonia di schieramento), il 22 maggio del 2025, perché appunto la potenza militare tedesca deve irradiarsi in tutte le nazioni circostanti, a partire dall'Olanda. Merz vuole creare "il più forte esercito convenzionale d'Europa", e quindi vuole arruolare centinaia di migliaia di ragazzi, per cui ha introdotto la Bedarfwehrpflicht, una leva obbligatoria di necessità, cioè arruoliamo chi vogliamo se lo riteniamo necessario... Ma qui sorge un grosso problema: i giovani tedeschi non hanno alcuna voglia di morire per Merz e per le oligarchie finanziarie che rappresenta (in un recente sondaggio il 60% dei tedeschi non si è detto disponibile a prendere le armi....). Oltretutto la Germania viene da decenni di antimilitarismo radicale, di smantellamento di tutte le tradizioni militari prussiane o tedesche in generale, troppo compromesse con il Terzo Reich. Nel 2018 la ministra della difesa Ursula von der Leyen firmò il Traditionerlass in cui si autorizzava solo il riferimento alla tradizione della Bundeswehr dal 1955 in poi. Per decenni inoltre i tedeschi sono stati formati al rifiuto categorico delle armi, fino a gridare: Soldaten sind Moerder: i soldati sono assassini, e a disprezzare ogni orgoglio nazionale, fino a porre come slogan di una manifestazione anti-AFD nel 2015, cui partecipò anche il leader dei Verdi e successivamente vicepresidente del Bundestag Claudia Roth,: la Germania è solo "merda schifosa". E allora? E allora o questo piano di Riarmo si estinguerà in un flop, utile solo ad arricchire le industrie della morte, oppure il sistema della guerra dovrà fare un passo in avanti molto più drastico, e imporre un regime di guerra, in cui volenti o nolenti i ragazzi europei diventeranno carne da macello. Sarà bene comunque prepararci. Marco Guzzi
La situazione è questa. Il Governo espande la spesa militare di oltre 22 miliardi, indebitandoci e non escludendo il ricorso ai fondi Safe. L’Ucraina chiede altre armi. La Russia continua gli attacchi e i raid. Kramatorsk viene evacuata, Kupyansk è in sofferenza. Nonostante i grandi aiuti economici dell’UE (ieri sono arrivati altri 1,4 miliardi di fondi dai profitti generati dagli asset russi), il numero di missili intercettori nel 2026 è stato meno di un terzo di quelli recapitati nel 2025. E intanto si continua a morire. In Iran, gli USA sono davanti alla più inutile e clamorosa sconfitta militare degli ultimi decenni. Il governo iraniano è ancora lì, a contrattare la gestione di Hormuz con l’Oman. L’esercito americano, svuotati gli arsenali, rimane preda dei cambi repentini di posizione di quello psicopatico arancione. Mentre in Italia si avviava il secondo giorno del settimo round dei negoziati sul Libano, l’esercito israeliano bombardava un centro di preghiera. Dall’inizio della guerra, ha occupato un quinto del Libano, ucciso 4mila persone e sfollato un milione di civili, gettando anche bombe al fosforo con una logica coloniale. Ecco, dinanzi a questo variegato disastro, io penserò anche solo di simpatizzare alle prossime elezioni soltanto con chi prenderà radicalmente una posizione dura contro questa follia. Ciò significa: no riarmo per sostenere la guerra in Ucraina, progetto di riprendere i rapporti con la Russia, ruolo attivo e autonomo dell’Italia nel Mediterraneo. Questo è il minimo. Sotto, tenetevi la vostra pantomima che noi restiamo a casa, e prepariamo una proposta seria per quando ci lascerete il paese, spero non del tutto distrutto. Gabriele Guzzi
Vittorio Emanuele Parsi è professore di Relazioni internazionali all'Università Cattolica di Milano. Ha idee e posizioni opposte alle nostre, crede infatti che sia giusto continuare ad armare l'Ucraina, e che la Russia potrebbe avere effettivamente intenzione a "prenderci gusto" a invadere altri paesi. Queste posizioni però non ci hanno impedito di avere un confronto rispettoso, e per me anche proficuo, in questo caso. Credo infatti il modo migliore per sconfiggere il proprio avversario polemico, sia sempre quello di comprenderne a fondo le ragioni, di confutarne le argomentazioni, e anche, lì dove è possibile, di imparare dalla sua visione del mondo. Non so se questo sia avvenuto nell'intervista con Parsi, ma per me è stata comunque un passo di crescita, e anche di convincimento che il momento storico richieda ancora più intelligenza, confronto critico e consapevolezza. Perché un'intera classe dirigente politica e intellettuale vuole veramente la guerra, il riarmo come scelta fondamentale dei prossimi anni, e questo richiede un risveglio, una partecipazione e un'aggregazione nuova da parte di tutti noi, se vogliamo concepire i presupposti di una rivoluzione non violenta. Francesco Marabotti https://youtu.be/U-U7OsLXOlk?is=InBK6iCouEVmtsbE
🟢COME OGNI ANNO, DA SETTEMBRE SARANNO APERTE LE ISCRIZIONI AL MOVIMENTO DARSI PACE. Per avere un’idea riassuntiva di quello che facciamo in Darsi Pace può essere utile leggere questo breve depliant ⬇️ "Darsi pace" è un Movimento culturale che si esprime attraverso Gruppi di liberazione interiore, la cui natura e finalità sono illustrate in questo volumetto. Avviati nel 1999 per impulso di Marco Guzzi, i Gruppi "Darsi pace" svolgono una ricerca sperimentale nell'orizzonte di una riconiugazione tra fede cristiana e modernità. La fede cristiana, cioè, viene rilanciata come esperienza concreta e costante di nuova nascita: scioglimento del nostro vecchio io ego-centrato, dominato dalla paura e dall'odio, ed emersione di un nuovo io spirituale, più libero e più felice. Il fascicolo, suddiviso in brevi sezioni, con citazioni e slogan che arricchiscono e precisano il discorso, illustra il fondamento teorico, la struttura e il metodo adottato dai Gruppi. Il Movimento culturale "Darsi pace" ha la sua base teorica nella collana Crocevia, diretta da Marco Guzzi per Paoline Editoriale Libri, nella quale sono pubblicati non solo i manuali dei Gruppi, ma anche altri testi in sintonia con la ricerca svolta dal laboratorio. Vi aspettiamo! www.darsipace.it 📗 https://www.paolinestore.it/darsi-pace-93.html
Possiamo ancora dirci sovrani di noi stessi? "Siamo sempre più portati a “chiedere a ChatGPT”, a cercare una risposta pronta senza sforzo, senza tentativi, senza errori. Il problema non è tanto chiedere ad un chatbot, ma è acquisire la sua risposta come fosse verità assoluta senza metterla in discussione. Nulla è perduto, anzi, nelle profondità dell'essere umano c'è un anelito alla libertà, spesso inascoltato." Leggi qui l’articolo completo di Paolo Giuliodori 👇 ✍️ https://movimentoindispensabile.it/nellepoca-dellartificiale-possiamo-dirci-sovrani/
Noi non moriremo mai, disse Tyrannosauro al suo compagno, noi siamo i più forti, e anche i più crudeli. Noi perciò dobbiamo dominare su tutti gli altri. Tutta la terra è nostra. E tutte queste bestioline indifese sono il nostro pasto quotidiano, la delizia delle nostre fauci implacabili. Hai proprio ragione T-Rex, soggiunse Spinosauro, forte della sua strabordante grandezza, sono 180 milioni di anni che dominiamo su tutta la terra, e nulla potrà mai mutare. Guarda questi poveri mammiferi, sono minuscoli, e vivono come topi dentro le loro tane notturne. Fu allora che un'asteroide immenso precipitò alla velocità del fulmine sulla terra, e tutto cambiò, i dinosauri scomparvero per sempre, e iniziò una nuova fase dell'evoluzione. Si trattò della quinta estinzione di massa. Oggi, dopo circa 66 milioni di anni, sembra che stiamo vivendo la sesta: l'Estinzione dell'Antropocene. Ma i Dinosauri contemporanei, che oggi sono solo bande di uomini disperati e affamati, continuano a credere di essere invulnerabili. Ma il Cielo non la pensa affatto così! Marco Guzzi
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Tutte le bestie della storia stanno uscendo dai loro nascondigli. C'erano anche prima, ma molto occultate. Ora mostrano i loro denti bestiali, per sbranare la docile carne dei bambini. "Tra le loro malvagità continui la mia preghiera" (Sl 141,5). Troviamo, fratelli, troviamo insieme l'area invulnerabile del nostro cuore dove nulla e nessuno potrà mai colpirci. Troviamo l'area dell'eterno amore, dell'unità, della pace, e allora potremo affrontare anche questa fase di bestie trionfanti, e scoprire increduli che proprio ora si sta facendo Giorno, ora che preme la più nera fame delle bestie. "Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Sarà forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? (...) Ma, in tutte queste cose, noi siamo piú che vincitori, in virtú di colui che ci ha amati. Infatti sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun'altra creatura potranno separarci dall'amore di Dio che è in Cristo Gesú, nostro Signore." (Rm 8,35-39) Marco Guzzi
Una bella intervista di Gloria Peruzzi a Marco Guzzi durante l’evento di Romena con Simone Cristicchi. Riprese e montaggio di Riccardo Lolli Buon ascolto! https://youtu.be/1BdeJt4HYF8?is=i_9vvA3UBqROJOwP